In questo articolo proseguiamo il racconto della collaborazione di Comin con famiglie aperte all’accoglienza raccontando alcune nuove esperienze attuate in questo periodo. Due nuove comunità familiari, il Condominio solidale Il Pane & le Rose di Cernusco e Porta Aperta un servizio di Housing sociale in famiglia a Busto Arsizio.
Cominciamo a descrivere le due comunità familiari. Sono entrambe strutturate in maniera differente dalle due esperienze già avviate nel passato: il Melograno e La Piroga. In questi due nuovi casi si tratta di comunità familiari che prevedono un numero minore di accoglienze e nelle quali è più centrale il ruolo svolto dalle famiglie residenti, sempre affiancate da un’équipe educativa che però prevede un numero più limitato di educatori, per lo più con un impiego part time.
La prima di queste due comunità si è data il nome di Agape e si è attuata nel territorio di Marcallo con Casone, vicino a Magenta, all’interno della casa di Ettorina e Oliviero che hanno stipulato un Contratto di comodato d’uso con Comin. L’incontro con la famiglia è avvenuto tramite Dante Tunesi, un nostro socio che ha raccolto il loro desiderio di aprire la propria casa e favorito l’aggancio con la cooperativa. Dopo il periodo di costruzione del progetto, Agape ha iniziato le proprie accoglienze nel 2015, privilegiando l’accoglienza di un numero limitato di bimbi: fino a 6 bimbi (di cui uno neonato) con un’età compresa tra 0 e 8 anni. La presenza della famiglia residente è pensata per garantire la continuità relazionale e affettiva, molto importante per attuare progetti individualizzati nel caso di bambini in tenera età o di situazioni complesse. (Vedi Carta del servizio). Rimanendo sempre forte l’obiettivo di favorire il rientro dei bimbi presso la propria famiglia naturale, sono state comunque diverse, anche in considerazione dell’età, le situazioni per le quali invece si è reso necessario l’inserimento in una nuova famiglia, adottiva o affidataria. Oltre all’équipe educativa composta dalla famiglia, dagli educatori e dal coordinatore, partecipano alla vita della comunità anche l’Esecutivo, composto anche da tre soci nominati dal Cda di Comin, e i volontari che progressivamente si sono avvicinati alla comunità, grazie alla feconda presenza di Agape nel territorio. La comunità Agape è stata attiva dal 2015 fino al 2020, quando un grave problema della famiglia ha reso impossibile la continuazione del servizio.
Come detto, anche Le Orchidee si struttura come una piccola comunità che ruota intorno alla famiglia di Mariella e Simone. Si tratta di una famiglia incontrata da Comin all’interno del servizio Affido professionale che ha espresso il desiderio di ampliare la propria scelta di essere famiglia accogliente, diventando appunto perno di una piccola comunità familiare. Il loro desiderio è stato accolto e dopo la messa a punto del progetto la comunità ha preso il via a Vignate, all’interno della casa della famiglia, accogliendo fino ad un massimo di 4 minori, in considerazione del fatto che Mariella e Simone già accolgono due ragazzine in affido familiare. Anche in questo caso viene disciplinato il rapporto tra Comin e la famiglia per l’utilizzo della casa attraverso un Comodato che rispecchia nei contenuti quello stilato per Agape. Anche la Carta del Servizio e il Modello organizzativo della Comunità sono nella sostanza simili a quanto descritto sopra. La gestione della comunità da parte di Comin è stata di breve durata. Iniziata nel 2019 si è conclusa nel 2022 in seguito a divergenze con la famiglia riguardo alla conduzione della comunità.
Di taglio molto diverso è l’esperienza del Progetto Casa del Pane & delle Rose che parte dalla scelta coraggiosa del Comune di Cernusco sul Naviglio di dedicare una palazzina frutto di scomputo di oneri edilizi per “proporre una formula innovativa e sperimentale di condominio solidale che consenta di invertire il circolo vizioso di aumento della fragilità e allentamento della coesione sociale”. L’obiettivo è quello di creare un luogo aperto alla comunità sociale sul territorio cernuschese, in cui possano svilupparsi occasioni feconde di incontro tra situazioni di fragilità e risorse positive della comunità, un luogo pensato come “incubatore” per lo sviluppo di nuove politiche di Welfare comunitario.
Una scommessa affascinante, ma molto impegnativa che ha anche aperto confronti e sollecitazioni nella città. Il Comune decide di aprire un’Istruttoria Pubblica per l’attivazione di un partenariato con ETS ai fini della co-progettazione di interventi innovativi e sperimentali per la gestione del condominio solidale con concessione dei locali della palazzina di proprietà comunale di via Bachelet a Cernusco sul Naviglio. Comin decide di partecipare assieme a La Fondazione Somaschi e la Libera compagnia di Arti e Mestieri sociali e per questo si predispone una Proposta progettuale preliminare per offrire la propria candidatura alla coprogettazione. In questa proposta si prevede un’articolazione dell’utilizzo dei 15 appartamenti e dello spazio comune e si definisce il ruolo dei tre partner: I Somaschi si ingaggiano nell’accoglienza di mamme con figli e nell’Housing sociale, Arti e Mestieri in un progetto per l’autonomia di persone con disabilità e Comin sul versante delle famiglie accoglienti. Nella sostanza Comin si impegna ad identificare e poi a sostenere la presenza delle due famiglie conviventi a sostegno del progetto e ad avere il medesimo ruolo rispetto al custode sociale. Propone inoltre l’accoglienza di minori all’interno delle due famiglie conviventi, strutturando una comunità familiare simile alla sperimentazione avviata in Girandola, oltre ad un lavoro nel territorio per la diffusione di esperienze di accoglienze familiari in rete. La proposta, presentata al comune dalle nostre tre organizzazioni, viene scelta e si avvia pertanto un tavolo di coprogettazione con i funzionari del Comune. Il tavolo non approva la nostra proposta di lavoro sull’accoglienza nelle famiglie e propone/impone invece di avviare un Centro diurno sperimentale all’interno dello spazio comune al primo piano.
Per il resto la proposta viene sostanzialmente accolta e si definisce nel mese di ottobre 2017 il Progetto progettuale nel quale si struttura pertanto questa organizzazione complessiva degli spazi della palazzina:
- 3 appartamenti (2 duplex ed un trilocale) dedicati ad ospitare gli alloggi per l’autonomia mamma-bambino, + 3 appartamenti per il servizio di housing sociale temporaneo saranno organizzati e gestiti dal capofila Fondazione Somaschi, che assumerà anche un ruolo di coordinamento;
- 3 appartamenti (1 duplex e un nuovo appartamento) per i progetti di autonomia e di sollievo sul tema della disabilità saranno organizzati e gestiti dal partner Libera Compagnia di Arti e Mestieri Sociali;
- 4 appartamenti (organizzati in forma di duplex con uno spazio comune da destinare alle attività di raccordo interno-esterno del Condominio) per le famiglie e lo spazio comune per il centro diurno sperimentale saranno organizzati e gestiti dal partner COMIN;
- 1 appartamento da dedicare ad ufficio e spazio multifunzionale, quale sede operativa dei referenti delle singole progettazioni e spazio aperto al territorio, sarà organizzato e gestito in condivisione dai soggetti del costituendo RTI.
Pertanto le nostre tre organizzazioni costituiscono nel novembre 2017 un Raggruppamento Temporaneo di Imprese (RTI), per gestire operativamente il progetto.
Dal punto di vista della metodologia di lavoro il condominio prevede l’attivazione di:
- strette forme di raccordo tra gli enti coinvolti nella gestione degli spazi abitativi, sia in termine di programmazione delle attività/gestione dell’immobile che di raccordo nella fase di valutazione e presa in carico dei potenziali beneficiari;
- una “cabina di regia”, all’interno della quale riteniamo significativo il ruolo del Comune, con la presenza stabile di una figura afferente al Servizio Sociale;
- rapporti di collaborazione con le altre progettualità attive sul territorio.
Anche se non partito direttamente da una proposta di Comin, l’impegno della cooperativa per la costruzione del Centro diurno è stato portato avanti con convinzione.
Come si evince dal Progetto di Centro diurno sperimentale, contenuto nel Progetto tecnico definitivo, sono caratteristiche fondanti del servizio:
– il sostegno tra famiglie
– la sinergia familiare/professionale
– la permeabilità col territorio
E il lavoro si svolge in stretta connessione con i Servizi sociali che identificano le situazioni familiari da proporre al Centro diurno e collaborano poi in modo particolare nel lavoro con i genitori.
Il lavoro del Centro diurno, a cui abbiamo dato il nome di Panpetalo, ha fondato il proprio intervento integrando il lavoro di due educatori, delle due famiglie conviventi nel condominio e di un gruppo significativo di volontari, provenienti dal territorio circostante, cercando di perseguire gli obiettivi educativi del progetto in modo specifico rispetto alla situazione specifica di ogni ragazzo e della sua famiglia. Vedi Scheda Panpetalo per sito
A nostro avviso il lavoro del Centro si è svolto positivamente sia sotto l’aspetto educativo che per quanto riguarda il coinvolgimento di volontari, ma dopo il primo anno il comune ha proposto di sospendere la sperimentazione, per motivi a noi ancora non del tutto chiari, forse perché auspicavano un intervento basato quasi esclusivamente su risorse volontarie. Nonostante la nostra opposizione e il confronto anche molto teso con il Comune all’interno del Tavolo di co- progettazione dopo una sola stagione l’esperienza di Panpetalo si è interrotta e gli spazi relativi sono stati destinati all’implementazione del Centro per la prossimità familiare.
Il primo periodo di avvio di Casa del pane & delle rose, un progetto innovativo e coraggioso che prosegue ancora a tutt’oggi le proprie attività, non è stato molto facile per la nostra cooperativa, sotto diversi aspetti e ci siamo trovati in diverse occasioni a gestire una collaborazione difficile e conflittuale con l’amministrazione comunale. Anche le relazioni all’interno del RTI non sono state sempre facili, soprattutto perché ciascuno era concentrato sull’attuazione del proprio servizio. Di fatto non ci siamo sentiti spalleggiati nel confronto a volte difficile con il comune.
Come detto l’esperienza del condominio solidale è ancora in essere. Più avanti vi racconteremo lo sviluppo di quest’esperienza fino ad oggi.
La terza nuova esperienza di accoglienza familiare che vi raccontiamo in questo articolo è la partenza del Progetto Porta aperta. “Porta Aperta” è un servizio di “Housing sociale in famiglia” che propone opportunità di accoglienza abitativa e di accompagnamento a persone in situazione di fragilità. Il progetto è nato dall’incontro tra la cooperativa Comin e la famiglia Milanese-Merletto residente a Busto Arsizio. Quella di Sara e Matteo è una famiglia accogliente che ha scelto di condividere i propri spazi ovvero l’appartamento contiguo alla propria abitazione e di mettersi a disposizione in termini di vicinanza relazionale e prossimità personale, disciplinando la disponibilità del piccolo appartamento attraverso un “comodato d’uso gratuito” alla cooperativa Comin.
Come descritto nella Carta del servizio, nel modello condiviso tra Cooperativa Comin e la famiglia, questo tipo di accoglienza prevede la declinazione di sostegni specifici di tipo professionale (sostegno educativo a favore di minori, sostegno educativo in percorsi verso l’autonomia, sostegno educativo per l’implementazione delle capacità genitoriali, percorsi di educazione finanziaria), che vengono definiti in accordo con il Servizio Sociale inviante. Nei fatti Porta aperta si è dimostrata risorsa preziosa in particolare per ragazzi neomaggiorenni in uscita da comunità e che necessitano di un accompagnamento nel loro percorso verso l’autonomia.
Questa esperienza rinforza la convinzione di Comin, già sperimentata in Girandola, dell’efficacia di sviluppare esperienze di accoglienza in Housing affiancate da famiglie.
