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Uniamo i colori dell’arcobaleno
Perché sappiamo che un bambino accolto oggi
è un uomo migliore domani

A Cernusco sul Naviglio, nello stesso periodo, si è avviata un’altra importante esperienza di convivenza e accoglienza, grazie alla collaborazione tra cooperativa Comin, associazione Sguardi e Fondazione I care ancora.

Mi piace ricordare come tutto sia nato da una cena e precisamente da uno squisito branzino preparato dalle mani sapienti di Maria. Stava iniziando l’autunno del 2002 e ci trovavamo a Cascina Nibai, (il luogo dove in quel momento abitavano le famiglie di Sguardi) e, tra il branzino e un po’ di vino, Dario butta fuori una proposta per Comin: perché non ristrutturare la parte ancora diroccata della Cascina per farla diventare la casa di una nostra comunità e avviare un progetto di accoglienza condiviso? Insomma una bella bomba e una bella sfida che la cooperativa accetta. 

E da qui parte un percorso di confronto, di studio per definire bene i contenuti e porre le condizioni di fattibilità. Questo percorso sarà, per diversi motivi, lungo più di quanto da noi desiderato. Il motivo di questo allungamento dei tempi risiede soprattutto nella difficoltà di reperire il luogo adatto nel quale realizzare il progetto. Infatti le altre realtà che abitavano allora Cascina Nibai non approvarono la proposta delle famiglie e non fu possibile attuare il progetto in quel luogo. Sia Sguardi che Comin, però, mantennero con convinzione l’intenzione di attuare questo progetto, ritenuto utile e pieno di nuove possibilità positive. Ci si mise quindi al lavoro per individuare un nuovo luogo in cui realizzarlo. Il primo luogo identificato fu un ex centro sportivo in disuso a Cassina de Pecchi. Il Comune, che inizialmente si era dimostrato disponibile e convinto, alla fine non accettò la proposta. Si esplorò in seguito un’altra possibilità sempre nel territorio di Cassina de Pecchi: Cascina Bindellera, una grande Cascina diroccata. Si era allargata la cordata vista l’entità degli spazi. Questa volta fu la cooperativa Comin a bocciare il progetto. Un’assemblea molto calda e controversa, una delle poche della nostra storia, alla fine bocciò la proposta che fu ritenuta insostenibile sul piano finanziario, anche perché gli altri partner erano ritenuti poco affidabili, in particolare sotto questo aspetto. Con il senno di poi, anche se io facevo parte di coloro che hanno sofferto molto per quella decisione, posso dire che fu una decisione opportuna e saggia, essendo davvero forti i rischi di non sostenibilità nel realizzare il progetto in quel luogo e a quelle condizioni. Poco tempo dopo, poi, si profilò una nuova possibilità: un terreno in disuso nel centro di Cernusco, sul quale era situato il vecchio oratorio femminile, chiuso in quanto confluito nel Sacer, struttura unitaria dei due oratori. Il terreno apparteneva alla Casa dell’antico ospitale di Santa Marcellina, ovvero le Marcelline. Intenso e bello il confronto con loro che ha portato all’accordo per l’acquisto del terreno, avvenuto alla fine di febbraio del 2010 (vedi Rogito per acquisto terreno). A questo punto il progetto ha avuto la possibilità di procedere in modo più spedito, anche perché il tempo intercorso per reperire il luogo non era stato del tutto inutile: era stato possibile affinare i contenuti pratici ed educativi del progetto oltre alle forme di collaborazione tra le diverse parti in gioco.

La situazione del terreno offrì alcune importanti opportunità: in primo luogo l’essere inserito nel cuore della vita cittadina consentiva la possibilità di relazione e di partecipazione alla vita sociale; il fatto poi di essere un terreno vuoto apriva possibilità nuove per il tipo di casa da costruire. Una bella opportunità che ha permesso di sviluppare ricerca e pensiero a questo riguardo. Le riflessioni furono poi presentate all’assemblea dei soci del 9 febbraio 2010. (vedi Slide di presentazione all’assemblea). La decisione fu quella di approvare l’avvio del progetto con il relativo piano finanziario e di procedere gestendo direttamente la costruzione e pensando a materiali naturali, rinnovabili, facilmente smaltibili e che consentissero un risparmio energetico e una vita salubre al proprio interno. Ci si rivolse alla ditta Rubner di Chienes in provincia di Bolzano per costruire una casa prefabbricata in bioedilizia: una casa in legno misto a pannelli di fibragesso e cellulosa, isolati con canapa e sughero: il legno presenta le caratteristiche ideali per la realizzazione di case ecologiche trattandosi di una materia prima rinnovabile, duratura e con proprietà di termoisolazione superiori alla media. L‘integrazione nella struttura dei materiali isolanti traspiranti, come la canapa e il sughero, crea condizioni climatiche straordinarie all‘interno degli ambienti. Per gli interessati che desiderano approfondire ecco la Relazione tecnica struttura. 

Il fatto che il terreno fosse libero ha offerto l’opportunità di progettare con libertà la dislocazione degli spazi.

La casa è composta al centro, a piano terra, da un salone polifunzionale per la vita della comunità e aperto al territorio sopra al quale (primo e secondo piano) è posto l’appartamento della comunità educativa. In ciascuno dei due lati due delle quattro case per le famiglie accoglienti ad ognuna delle quali è adiacente un mini alloggio per Housing sociale. Complessivamente 964 mq netti, nove abitazioni più il salone comune.

Anche se il terreno era libero, in verità dei vincoli ci sono stati, in particolare quelli legati alla concessione del permesso di costruire che necessariamente deve essere dato dal comune, tanto più che nel nostro caso si trattava di terreno vincolato ad uso sociale. Una trattiva non semplice con l’ufficio tecnico che, però, ci ha offerto la possibilità di presentare il progetto in maniera articolata alla giunta e al Consiglio comunale, che alla fine lo hanno accolto con positività.

Nell’autunno del 2011 finalmente è partita la costruzione della casa. Quel tipo di costruzione richiede tempi non lunghi, basandosi sul piazzamento di pannelli prefabbricati, per cui nella primavera dell’anno successivo le famiglie hanno potuto cominciare ad abitare la casa e in estate, al termine della scuola, anche la storica comunità di via Golfo degli aranci a Milano ha potuto trasferirsi. Vedi foto in fondo all’articolo

Facile intuire che la costruzione della casa comportò un grosso impegno finanziario da parte della cooperativa. Si riuscì a costruire un ottimo piano di sostenibilità e ci fu il sostegno da una parte di un mutuo concesso dalla BCC di Cernusco, che si dimostrò disponibile con noi anche perché il progetto era sostenuto nella città; dall’altra di donazioni o finanziamenti specifici sia da parte  di cittadini che di Fondazioni. Vedi il Volantino 1 e il Volantino 2 rivolti ai cittadini e le slide di presentazione del progetto per Fondazioni. Tante le iniziative poste in campo. Tra queste ricordiamo Le prove aperte della Filarmonica della Scala tenute Domenica 6 maggio 2012 a favore del Progetto La Girandola con il direttore d’orchestra Andrea Battistoni. Vedi Libretto del concerto.

Domenica 20 maggio 2012 c’è stata la festa d’inaugurazione, aperta alla popolazione di Cernusco, vicina al progetto. Il sindaco Eugenio Comincini, con la fascia tricolore, ha tagliato il simbolico nastro con i colori della pace. Tante le persone, piccoli e adulti, che hanno visitato la nuova comunità e hanno partecipato alle attività proposte. Vedi foto in fondo all’articolo

Ma è ora di entrare nel contenuto pedagogico del progetto.

Il primo obiettivo è quello di costruire un ambiente vitale, basato su rapporti di vicinanza solidale, che sia in grado di garantire ai ragazzi accolti risposte soddisfacenti ai loro bisogni evolutivi specifici. Un contesto di vita che permetta loro l’instaurazione di legami esistenziali ed identificatori importanti e nello stesso tempo rispettosi della loro soggettività e della relazione, quand’anche debole e spesso disturbante, con i propri genitori naturali. Per questo Girandola affianca alla passione di 4 famiglie affidatarie, la cura della comunità educativa residenziale per minori per sperimentare un modello di vicinato che generi benessere e metta al centro l’accoglienza. Tutto questo con un forte legame con la comunità locale. Si tratta quindi della sperimentazione di una nuova forma di collaborazione e contaminazione tra risorse spontanee di solidarietà e le competenze professionali incaricate dei compiti di cura sociale. Per approfondire i contenuti educativi del progetto vi rimandiamo al Progetto educativo generale e alla Carta del servizio della comunità familiaredella comunità educativa e del servizio di Housing sociale.

In concreto il progetto prevede infatti di:

  • Sperimentare l’avvio di un nuovo modello di comunità di accoglienza che si basi su una comunità di quattro famiglie che accolgono. La comunità di famiglie garantirà una presenza costante e si renderà disponibile ad un lavoro di progettazione educativa e di formazione. A tal scopo non tutti e due i genitori avranno un impegno lavorativo a tempo pieno fuori casa per meglio gestire i compiti educativi relativi alle accoglienze. 
  • Inserire a fianco della comunità di famiglie una comunità educativa della Cooperativa Comin con quattro educatori e otto minori accolti.
  • Prevedere l’accoglienza in piccoli appartamenti, adiacenti e collegati alle case delle famiglie, di donne sole con figli, di adolescenti in uscita da percorsi di comunità, di altre persone in condizioni di fragilità compatibili con l’ambiente familiare e il progetto nel suo complesso. Si vuole così garantire, oltre alle risposte educative di tipo professionale richieste da ogni specifica situazione, anche il sostegno e la vicinanza di una famiglia-risorsa. 
  • Progettare l’utilizzo degli spazi comuni, per favorire i rapporti con l’esterno in modo da rendere l’esperienza punto di riferimento per il territorio di Cernusco. Importante l’esperienza della Rete di Famiglie “La Mongolfiera”, che trova nella Girandola il proprio riferimento organizzativo.

Per governare il progetto, Comin, in linea con la propria impostazione organizzativa, costituisce un Esecutivo, composto da: un rappresentante dell’équipe della comunità, due rappresentanti della Comunità di Famiglie, i coordinatori della Girandola e due soci esterni nominati dalla Cooperativa Comin. La forma e la composizione dell’Esecutivo si modificherà poi nel tempo a secondo delle evoluzioni e delle esigenze operative.

A questo proposito mi piace ricordare alcune assemblee di Girandola, composte da tutti gli abitanti della casa, in cui si sono affrontate questione pratiche riferite alla gestione ma, a volte, anche contenuti più legati a questioni relazionali. Sono stati momenti forti e significativi. Per me sono state esperienze davvero particolari di umanità.

Rispetto alle comunità di accoglienza è, senza dubbio, da segnalare l’esperienza della comunità di accoglienza familiare. Quattro famiglie, con unica équipe, e con sostegni professionali comuni.

Pensata per consentire l’inserimento in famiglia anche per situazioni complesse, e una tipologia di comunità non prevista nelle unità di offerta della Regione. Per questo, come previsto dalla normativa, è stato necessario che il Comune di Cernusco sul Naviglio avviasse una sperimentazione per valutare l’efficacia di questo modello. Al termine del periodo previsto Comin produsse al Comune una Relazione di verifica della sperimentazione della comunità familiare La Girandola. Il comune alla fine del percorso inviò alla Regione la propria valutazione positiva riguardo all’esperienza sperimentata. Sul piano istituzionale, però, non ci fu alcun passo formale per cui la comunità familiare rimase circondata sul piano istituzionale da un alone di indefinitezza.

Due parole in più sui partner di Comin nel progetto La Girandola, ricordati all’inizio.

L’Associazione Sguardi era un’esperienza ormai consolidata nel territorio di Cernusco di alcune famiglie che da più di dieci anni avevano deciso d’impostare la propria vita sulla relazione, sulla vicinanza, sula creazione di legami comunitari come strada per la costruzione del loro benessere familiare e, di conseguenza, anche quello delle situazioni di disagio sociale che nel tempo hanno incontrato. La comunità familiare Sguardi è una delle comunità familiari di MCF (Mondo di Comunità e Famiglia).

L’occasione concreta dell’incontro di Comin con Sguardi è stato l’impegno comune per lo sviluppo di una rete di famiglie aperte all’accoglienza nel territorio di Cernusco e di alcuni comuni limitrofi che ha dato origine alla Rete di Famiglie “La Mongolfiera”, promossa dalla cooperativa Comin e che ha trovato nella comunità di famiglie di “Sguardi” un importante punto di riferimento. Con il tempo la collaborazione ha prodotto fiducia e vicinanza ed ha reso possibile un percorso, sempre più profondo, di contaminazione e di arricchimento reciproci.

La Fondazione “I Care Ancora”, che abbiamo già presentato nel capitolo 19, è partner allo scopo di “dare gambe” alle idee e offrire garanzie di continuità, di tenuta e di fedeltà agli obiettivi originari del progetto, sulla base dei valori e dell’esperienza che la contraddistinguono.

Per facilitare la collaborazione all’interno di un progetto così delicato, che mette in gioco la vita quotidiana di alcune famiglie per raggiugere obiettivi comuni di accoglienza e di crescita educativa delle persone accolte, si è ritenuto opportuno sviluppare un accurato confronto preliminare che ha portato alla stesura del documento Accordi tra le parti, per facilitare la gestione di eventuali complessità nello svolgimento quotidiano delle attività.

Per quanto riguarda il coinvolgimento di Fondazione I care, un passo importate è consistito nella costruzione e nella presentazione del Progetto girandolHOUSING a Fondazione Cariplo. Parte centrale di questa azione è la vendita dei mini alloggi ad I care da parte di Comin. In questo modo è stato possibile ottenere un importante contributo economico da parte di Cariplo che ha dato una mano a farsi carico del costo significativo relativo alla costruzione dell’immobile. Vedi Accordo di partenariato. Tra gli obiettivi di questo progetto figurava anche una valutazione del modello di housing sociale specifico di Girandola, che ha evidenziato l’efficacia della vicinanza familiare per facilitare il raggiungimento degli obiettivi dei percorsi di autonomia. Per quanto riguarda gli esiti operativi del progetto rimandiamo alla Relazione tecnica di restituzione alla Fondazione Cariplo e ad un sintetico articolo di I care. All’interno del progetto è stato avviato uno studio per confrontare le esperienze di Housing sociale in atto nelle comunità di ACF. Vedi Report dello studio sul modello di Housing sociale nelle comunità di ACF Lombardia.

L’avvio di Girandola ha avuto un’eco anche su alcuni organismi di stampa. Se sei interessato puoi trovare tra gli allegati una piccola rassegna stampa: Il Giorno, Corriere della sera, Il Segno

Questa cronaca della nascita e dei primi passi della Girandola non è stata sicuramente in grado di far rivivere la bellezza dei colori vivaci che il girare della girandola produce ancora ogni giorno. Qui sono riuscito solo a far intuire qualcosa. Ma le parole questo possono fare. Un po’ di colore in più può essere fornito da qualche fotografia che trovate qui sotto e soprattutto dalle parole delle famiglie coinvolte.

Chiediamo a Dario e Maria cosa ricordano dell’avvio di Girandola.


Poi Fabrizio ci ha scritto il suo parere sul rapporto tra Comin e Sguardi

Il rapporto con Comin è stato contrassegnato dalla volontà reciproca di intensificare e dare significato all’incrocio che si era verificato. Per noi è stato importante trovare in Comin un interlocutore istituzionale che cogliesse le nostre specificità. Cioè la nostra informalità, che però è in grado di aprirsi alla relazione e che questa relazione produce delle risorse intorno.

Per noi è stato importante che Comin non si limitasse nell’interlocuzione alla possibilità o meno di creare un servizio, ma che abbia colto l’essenza del nostro essere, che non è prestazionale in prima battuta. Comin è sempre rimasta aperta nell’ascolto e nel guardarci, per provare a capire come questa nostra relazione potesse creare un probabile servizio alla città.

Perciò Comin ha avuto il coraggio di aprire con noi un nuovo orizzonte di lavoro che non si muoveva sui suoi terreni conosciuti. È stato dunque un percorso in cui noi percepivamo molto bene che sotto si muoveva un fiume positivo e nuovo, puntato al nuovo e al sogno comune di immaginare un nuovo modello di stare nella città. Fondato sulla comune scommessa sulla relazione, pur nella diversità di organizzazione. Esperienza riuscita di apertura, che è uno dei nostri fondamenti.

E sulla Governance del progetto

Il coordinamento di Girandola ha testimoniato bene la relazione tra Comin e Sguardi. Non scontata, anzi richiedente per tutti una revisione esistenziale che facesse i conti con una concretezza di approccio quotidiano diversa. Da una parte una comunità di famiglie timorosa di trovarsi improvvisamente di fianco un gigante che la schiacciasse e dall’altra un’organizzazione che ha dovuto sforzarsi di accettare i limiti di noi nuovi interlocutori. Cioè: Comin, per resistere, ha dovuto imporsi di accettare la debolezza dell’informalità per andare a scoprire con tutta se stessa se veramente la cosa fragile con cui si trovava ad avere a che fare potesse segnalare una novità che funzionasse. Il coordinamento nei primi 10 anni di vita concreta alla Girandola ha dovuto imporsi di cambiare esso stesso, di trovare sempre nuove giustificazioni, di andare a scovare se c’era un tesoro o se era solo un miraggio. Il coordinamento ha avuto la caparbietà di crederci fino in fondo accompagnando un quotidiano che portava verso una frontiera auspicata, ma praticamente sconosciuta. La competenza sull’affido non si discute neanche. Ma direi eroico è stato in alcuni frangenti addirittura affidarsi a noi con tutti i nostri limiti e operare fattivamente per trovare quotidianamente una nuova opportunità, rinunciando alle forme di gestione fino ad allora conosciute. A volte si è trattato di avvolgere addirittura le vele, scommettendo che quel mare lì così indecifrabile conducesse ad un qualche approdo sicuro, ma non segnalato nelle carte a disposizione.

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Inaugurazione 20 maggio 2012

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