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L’argomento di questo stage dice molto: La ricerca della felicità come possibile convergenza pedagogica.

Risuona subito il collegamento con le riflessioni che hanno dato vita al libretto Come Sisifo? di cui lo stage di Cernusco rappresenta la prosecuzione. Sono utili un paio di precisazioni introduttive. 

In primo luogo il posto in cui si è svolto lo stage ovvero Cernusco, un territorio ormai abitato in modo stabile dalla cooperativa. Una formula nuova insomma: non si tratta più di uno stage residenziale in cui i soci si ritrovano per un paio di giorni, in un luogo lontano, possibilmente bello a livello naturalistico. Si è deciso di restare in un luogo della cooperativa, anzi di rinforzare l’appartenenza con una presenza forte e visibile di Comin.

La seconda precisazione riguarda invece il tema delle riflessioni. Non stiamo parlando tanto di cosa sia per ciascuno la felicità, ma piuttosto della tensione verso di essa nel cammino di tutti: la ricerca della felicità come luogo in cui scoprire l’umanità comune anche a prescindere dalle tensioni diverse e specifiche di ciascuno, dalle idee differenti di felicità. Una lente specifica, un nuovo sguardo con cui osservare il lavoro educativo: un incontro tra persone differenti, spesso molto differenti, tutte però in cammino verso il loro sogno specifico. Questo nella relazione tra soci ma anche, forse soprattutto, nella relazione educativa con le persone che accogliamo e con cui lavoriamo.

Per questo motivo sono stati individuati i seguenti quattro i fuochi di approfondimento sviluppati durante i lavori preparatori dello stage:

1.       La ricerca della felicità nel lavoro con le famiglie immigrate

2.       La ricerca della felicità nel lavoro con gli adolescenti

3.       La ricerca della felicità nella comunità sociale

4.       La ricerca della felicità nel lavoro cooperativo in Comin

Ognuno di questi gruppi di lavoro ha avuto, come detto, un duplice campo di ricerca: quello su di noi educatori e quello che riguarda la ricerca della felicità delle famiglie immigrate, dei nostri ragazzi in crescita, del far parte della comunità sociale e della cooperativa. Ogni gruppo ha avuto il mandato di preparare un contributo specifico da presentare all’inizio dei lavori a Cernusco.

Lo stage si è tenuto il 14 e il 15 aprile del 2018 nelle sedi della cooperativa nella città ovvero la Girandola e la Filanda.

Prima di entrare nel merito dei contenuti del lavoro attuato in quei due giorni è opportuno presentare le attività collaterali che, come al solito, sono elemento importante di quello che avviene nello stage. Cominciamo dallo spettacolo teatrale Potevo essere io di Arianna Scommegna, ottima attrice oltre che amica, che, coincidenza provvidenziale, era già in programma al Teatro Agorà di Cernusco il venerdì’ sera prima dell’inizio dei lavori. Nutrita la partecipazione dei soci che hanno avuto la possibilità di assistere allo spettacolo con un biglietto a prezzo ridotto. Il contenuto dello spettacolo, davvero molto bello, è assai attinente alle tematiche del nostro lavoro. Anche al sabato sera uno spettacolo musicale, questa volta offerto dalla cooperativa, condotto da Alessandro Cassani con la partecipazione dei Domo Migrantes. Lo spettacolo è stato preceduto da un’apericena e da una degustazione di vini curata dalla nostra socia sommelier Marta Mandorlo. Anche la domenica pomeriggio al termine del lavoro uno spettacolo teatrale dei Barabba’s clown, rivolto in particolare ai bambini. Senza dimenticare i pranzi in comuni, preparati per noi dagli anziani dell’associazione Amici del tempo libero.

Ma veniamo finalmente ai contenuti emersi nello stage. Cominciamo dal titolo. Finora abbiamo illustrato l’argomento che poi ha svolto il ruolo di sottotitolo. Il titolo individuato aveva un tono un po’ fiabesco: E vissero tutti felici e contenti? Per dare una certa leggerezza e il punto di domanda per richiamare l’atteggiamento di ricerca.

Come si evince dal programma dei lavori per prima cosa la presentazione dei due conduttori dello stage. Una novità i conduttori sono due. Un uomo e una donna, una socia di Comin, un esterno alla cooperativa, anche se amico: Gabriella Gabrielli e Ennio Ripamonti, lo stesso conduttore dell’ultimo stage, quello di Chiavenna. Il loro compito è però quello consueto: restituire, la domenica mattina, il lavoro svolto durante lo stage, dai loro diversi punti di vista. I lavori di sabato mattina, che si sono svolti nel salone della Girandola, come da programma sono incentrati sulle restituzioni dei quattro gruppi di lavoro preparatori. Restituzioni con tagli e stili diversi, ma tutte belle e coinvolgenti e arricchite di qualche spunto artistico. Lo scopo dei contributi, come detto sopra, è indagare, ascoltare le attese di felicità nei soci e nelle persone con cui lavoriamo.

Il primo contributo è riferito alla ricerca di felicità negli adolescenti con cui lavoriamo. Tante voci, tanti visi, tante aspirazioni e timori comunicati con un bel video.

Le voci delle famiglie immigrate sono invece sintetizzate in alcune slide che trovi tra gli allegati. Mi piace comunque anticipare alcuni contenuti. Il percorso di ricerca della felicità è stato articolato presentando la necessità di riuscire ad articolare la compresenza di atteggiamenti che possano apparire contrapposti: 

– saper cogliere l’attimo felice, ma anche progettare la felicità; 

– saper vivere la vicinanza, ma anche la lontananza degli affetti; 

– felicità condivisa con gli altri, ma anche come momento per sé; 

– felicità quando si realizzano le aspettative, ma felicità anche nella fatica del percorso per raggiungerla.

Riporto due stimoli significativi presentati: “Pensando alla situazione di migranti spesso si fa riferimento a una condizione sospesa, incerta, o di un essere tra due storie, due società, tra diverse forme di cultura… questo «essere tra» non preclude la possibilità di «essere con», di sentirsi parte di una storia comunitaria anche se ciò non è affatto semplice”. “Per cogliere la complessità del processo migratorio occorre recuperare uno sguardo che ne colga aspetti meno visibili: i desideri, i sogni e le necessità che muovono così tante persone, le fatiche spesso non dicibili da parte di chi giunge e anche di chi accoglie, i problemi più o meno urgenti da considerare, ma anche quelli legati a una progettualità forte di vita”.

Pieno di immagini e di richiami artistici il contributo del gruppo che ha riflettuto sulla ricerca della felicità nel rapporto con la comunità sociale che è sintetizzato nelle slide che hanno fatto da traccia all’esposizione.  A partire dalla costatazione di come spesso nelle comunità trovano spazio sentimenti rancorosi, viene poi presentata la sfida stimolante di saper coniugare e vivere positivamente atteggiamenti che parrebbero contrastanti come ad esempio il conflitto e la collaborazione, integrando le differenze riuscendo cioè a cogliere la specificità e il valore della propria identità, riconoscendo al contempo lo stesso valore nell’identità dell’altro, anche nella sua diversità. Viene poi dato spazio alle immagini gioiose della partecipazione alla Milano Marathon, di cui abbiamo dato una ampia rassegna nel precedente articolo. La fatica di correre è tutta tua ma la forza oltre che da te stesso arriva anche dal sentirti e dall’essere parte di un’impresa collettiva dal sentire cioè forte e reale la presenza degli altri con te.

Di taglio letterario altri due contributi. Nel primo di questi, un testo di Margherita D’amico, Gulu una discesa agli inferi, letto da Silvia e Anna ci si chiede, a partire da una situazione di pericolo concreto e quotidiano, quanto sia importante trovare nella comunità percezione di sicurezza e di protezione. Il secondo contributo letterario è un dono della Sciura Maria, un’anziana della Casa del tempo, che ci ha consegnato un piccolo scritto dal titolo E come sarà bello in cui ci dice con chiarezza di come sia importante affrontare con il giusto atteggiamento le cose semplici di ogni giorno. E poi senza accorgersi alla sera ci si scopre felici. Questo invito alla capacità di vivere con semplicità ma col giusto piglio il quotidiano si collega alla canzone di Fabi, Costruire, proposta, assieme ad altri stimoli musicali, dal gruppo di lavoro al termine della propria esposizione. 

Invitandoti al piacevole e utile ascolto https://drive.google.com/file/d/1VcXpKpw5iDQZv4R0x5Z9ZPuBImBmQXWO/view?usp=sharing

riporto il ritornello della canzone perché, di solito, noi di una storia ci ricordiamo il finale, la partenza e il traguardo: 

Ma nel mezzo c’è tutto il resto, 

e tutto il resto è giorno dopo giorno 

e giorno dopo giorno è silenziosamente costruire

e costruire è sapere

e potere rinunciare alla perfezione.

Il tema dell’ultimo contributo del mattino si riferisce al rapporto tra felicità e lavoro educativo in Comin e ha avuto il proprio punto di partenza dal testo Come Sisifo? concluso e presentato in quel periodo. Come abbiamo detto, lo stage di Cernusco è da vedere anche come approfondimento di alcune delle riflessioni condensate in quel libretto, molto importante per la cooperativa.

L’altro punto di riferimento sono stati i risultati del questionario sul benessere percepito dai soci, somministrato nel 2017, che abbiamo già presentato in un precedente articolo di questo capitolo. In quella rilevazione l’ultima domanda posta ai soci era proprio questa:

Quanto pensi che lavorare in Comin abbia incidenza sullarealizzazione della tua felicità?

Come possiamo notare la metà dei 165 soci che hanno risposto al questionario (91,7% del totale) ha dichiarato che il lavoro in Comin incide molto sulla realizzazione della propria felicità, circa il 10% moltissimo e un quarto dei soci ha risposto abbastanza. Risposte un po’ diversificate ma molto significative.

È stato presentato poi uno studio specifico incrociando la risposta a questa domanda con le altre domande del questionario per verificare l’incidenza dei diversi aspetti analizzati nel questionario riguardo al raggiungimento della felicità nel lavoro in Comin. Sono interessanti e significativi questi incroci ma non è possibile esporli qui. Rimandiamo però, chi fosse interessato, alla lettura del file degli incroci nella sezione Approfondimenti.

Alla conclusione dei lavori del mattino, lo stage si è spostato in Filanda dove, dopo pranzo, si sono tenuti i gruppi di lavoro, composti in modo trasversale, per lavorare tutti sullo stesso tema, a partire degli interventi del mattino. I conduttori dei gruppi si sono incontrati poi con i due formatori esterni che, come al solito, hanno avuto il compito di riportare i contenuti dei gruppi di lavoro. Per questo però vi chiediamo un po’ di pazienza per attendere il prossimo articolo.