Comin è un laboratorio di pensiero e una fucina di nuove iniziative e, come abbiamo già detto, questo è facilitato dal sistema esterno di incentivi allo sviluppo di sperimentazioni nel Welfare grazie a leggi specifiche di settore o a Bandi di Fondazioni. Ma non è solo per questo. Nel tempo si è consolidata un’altra situazione: riceviamo proposte di collaborazione da parte di associazioni, gruppi di famiglie, altri soggetti della comunità allo scopo di trovare in Comin l’aiuto necessario per realizzare sogni o progetti che da soli non sono in grado di attuare.
Questo ha fatto sì che siano nati diversi percorsi per lo studio di fattibilità delle proposte ricevute e ritenute valide e attinenti alla visione di sviluppo della nostra cooperativa. Non tutti questi progetti sono riusciti ad arrivare in porto e vedere la propria realizzazione, anche dopo percorsi lunghi e complessi, attraverso il coinvolgimento di partner di diverso genere e ruolo. Comin non ritiene comunque che questo tempo di gestazione sia “tempo perso”, in ragione del lavoro di confronto, di discussione, di messa in gioco di risorse e di visioni circa lo sviluppo di progetti volti a far crescere il benessere delle comunità. Per questo motivo riteniamo utile riservare nel racconto della nostra storia uno spazio dedicato al ricordo di questi percorsi, come già accennato nell’intro al capitolo. Se da un certo punto di vista è significativo ricordare le istanze che ci hanno animato anche se non siamo riusciti a concretizzarle, da un altro è sempre istruttivo riguardare le esperienze non riuscite perché hanno sempre molto da insegnare.
Lo facciamo ricordando, come esempio, quello più consistente che ci ha impegnato in maniera intensa nel percorso di progettazione: Com’incasa, denominato in Comin anche Progetto Grifo.
Si tratta in sostanza della costruzione e dell’apertura di una grande struttura recettiva nella zona sud di Milano da dedicare in parte ad Ostello (dedicato in particolare all’accoglienza di familiari di persone in cura presso i grandi ospedali milanesi), ad alloggi per studenti e a progetti di Housing sociale.

Tutto è nato dall’incontro con Giuseppe Frigo, un imprenditore “particolare”, molto motivato e generoso, amico di Comin da tempo, che ci ha proposto di attuare assieme questo suo progetto, riconoscendo in noi i valori operativi necessari per conferire all’iniziativa l’impronta da lui desiderata. La cooperativa ha ritenuto la proposta molto stimolante e confacente alle proprie linee di sviluppo, anche se molto impegnativa, e ci siamo imbarcati insieme nell’avventura di costruire la fattibilità di questo progetto molto complesso.
Intenso inizialmente il confronto con l’immobiliare Grifo (costituita da Giuseppe per gestire il progetto) per definire i contenuti generali, costruire una rete di rapporti con le realtà territoriali interessate e coinvolgibili e poi gli studi tecnici necessari per affinare in maniera approfondita gli elementi di fattibilità a cominciare da quello economico – finanziario per finire a quello gestionale.
Ha preso così forma un progetto che prevedeva un utilizzo dell’immobile così strutturato: al piano terra reception e servizi di accoglienza, al primo piano studentato, al secondo piano ostello, al terzo piano appartamenti per Housing sociale temporaneo, al quarto piano appartamenti destinati a co-housing per persone anziane. Le progettazioni relative a questi ultimi due piani sono collegate più direttamente ad evoluzioni progettuali già in seno alla cooperativa. Vi erano poi proposte per l’utilizzo comune di spazi situati nel seminterrato e del loggiato all’ultimo piano. Palestra per ginnastica dolce, spazi per famiglie e bimbi, sale aperte a realtà del territorio e al primo piano anche spazi disponibili per l’avvio di attività produttive. Queste ultime proposte pensate con l’intento di favorire un’impostazione della struttura intergenerazionale ed aperta e integrata al territorio.
Molto intenso il lavoro di coinvolgimento degli attori sociali interessati. Poiché l’immobile è situato a Rozzano, nei pressi della struttura ospedaliera Humanitas, la prima interlocuzione è stata proprio con la direzione dell’ospedale e con l’adiacente Humanitas University, che si sono dimostrate interessate all’utilizzo della struttura. È questo il motivo che ci ha indotto a prevede un piano riservato ad uno studentato e a connotare l’ostello soprattutto per l’accoglienza di parenti di persone ricoverate ad Humanitas tra i cui utenti molti provengono da altre regioni e affrontano grandi problemi di diverso tipo per seguire i propri familiari nel delicato momento delle cure necessarie. Per approfondire l’organizzazione dell’accoglienza dei parenti dei malati si è strutturata anche una collaborazione con la rete A casa lontani da casa che opera in Milano per favorire questo tipo di accoglienza. Importanti anche l’interlocuzione con l’Amministrazione comunale di Rozzano e con il Tavolo del terzo e quarto settore territoriale oltre al confronto con altre realtà del Settore. Tra queste significative le collaborazioni già consolidate con ASD Muoviti e con la Fondazione I care ancora.
Si è costruito in questa prima fase dei lavori un piano economico finanziario e si è costituito un Comitato di Monitoraggio composto da rappresentanti del Cda di Comin e fiduciari dell’immobiliare Grifo con lo scopo di valutare l’andamento della progettazione in tutti i suoi aspetti. A questo comitato si è aggiunta successivamente anche la Cooperativa Vedogiovane divenuta strada facendo partner progettuale.
A conclusione degli approfondimenti e della stesura di un business plan è stato sottoposto un pre -progetto al Bando Housing sociale di Fondazione Cariplo che valorizzava l’ipotesi progettuale e ci invitava a costruire il Progetto definitivo. Nel mese di luglio 2015 si è fatto quindi il punto della situazione per l’assemblea dei soci che ha approvato l’ipotesi di costruire un progetto da presentare alla Fondazione. (vedi slide presentate in assemblea). Il lavoro di stesura e presentazione sviluppato assieme a Vedogiovane è stato molto complesso e articolato (due fasi di presentazione, una fase di integrazione) e ha prodotto il Progetto Com’incasa Housing – una storia da abitare. Il tutto si è concentrato nei mesi estivi del 2015, presentazione ad ottobre 2015, integrazione richiesta a febbraio 2016, approvazione marzo 2016 con assegnazione di un contributo di euro 350.000,00, condizionato alla presentazione in fase rendicontativa di documentazione attesta l’attivazione di convenzioni con Comune di Rozzano, Piano di Zona, Humanitas e Humanitas University, Rete A casa lontani da casa.
L’ottenimento del finanziamento offre nuova linfa all’iniziativa. Si fissano gli obiettivi per l’attuazione del progetto anche attraverso momenti formativi e consulenze specifiche di parte di esperti sui diversi aspetti che producono: lo studio del modello di gestione della struttura ricettiva ostello, l’approfondimento di come la costruzione della struttura dovesse corrispondere al suo effettivo utilizzo e alla sostenibilità dello stesso, lo studio del pricing relativo alle varie possibilità di accoglienza offerta da Com’in casa, la definizione del budget e del piano finanziario triennale. Si cominciano anche a costruire proposte per i materiali per la commercializzazione dell’ostello e dello studentato.
I problemi sono subentrati in riferimento ai tempi della costruzione della struttura che ha risentito fortemente della scelta del costruttore di seguire personalmente il cantiere e ogni singola fase di lavorazione, con l’idea di controllare nei minimi particolari secondo una propria idea progettuale l’esecuzione dei lavori, modificandoli anche strada facendo rispetto a planimetrie esecutive, stipulando contratti con i fornitori senza penali e variabili rispetto ai tempi concordati. Anche rispetto ai contenuti specifici della costruzione sono via via emerse divergenze con Giuseppe. Alla fine i tempi si sono dilatati in modo smisurato e questo ci ha messo, per correttezza, nella condizione di chiudere l’interlocuzione con Fondazione Cariplo su Com’incasa, rinunciando al finanziamento ottenuto. A questo punto è stato una conseguenza inevitabile per noi uscire con dispiacere e delusione dal progetto. Per la cronaca: dopo alcuni anni è terminata la costruzione e Giuseppe Frigo ha realizzato il suo sogno aprendo l’ostello, che ha concretizzato la propria particolare tipologia e modalità di accoglienza.
Prima di concludere l’articolo mi piace fare un breve accenno anche ad un altro bel progetto nel quale ci siamo impegnati e del quale ci siamo appassionati senza riuscire ad arrivare in porto: la Casa ecologica di Paderno Dugnano. Tutto è partito da una proposta del Circolo locale di Legambiente (Grugnotorto) che aveva appunto il sogno di costruire un luogo che fungesse da sensibilizzatore nella città per favorire uno sviluppo ecologico, ambientale e sociale. Il circolo ha ritenuto che una collaborazione con noi potesse essere la strada per realizzare questo proposito. Avevano per questo identificato una struttura di proprietà del comune ormai abbandonata, all’interno del Parco Borghetto a Palazzolo, una frazione di Paderno Dugnano.






Siamo a cavallo del 2010, un po’ prima e un po’ dopo, e l’idea di Legambiente nell’incontro con Comin ha arricchito la progettazione di contenuti educativi e sociali. Come si può leggere in una Presentazione del progetto fatta in quegli anni, oltre al taglio ecologico della ristrutturazione secondo i migliori criteri di risparmio energetico e di bioedilizia e alle attività di consulenza e sensibilizzazione sul tema della sostenibilità ambientale, la Casa ecologica diventava il luogo in cui svolgere attività educative per ragazzi e per le famiglie, per i gruppi Adm; il parco adiacente si presta per diverse attività animative, anche in collaborazione con il servizio territoriale Carcatrà. Oltre a diventare sede territoriale di Comin e Legambiente.
In seguito ad interlocuzioni sull’idea progettuale, e alla delibera del consiglio comunale, l’amministrazione pubblica nel 2008 un Bando per l’assegnazione in concessione dello spazio. Naturalmente Comin e Legambiente presentano il Progetto LA CASA ECOLOGICA DEL PARCO BORGHETTO – Un progetto di ecologia ambientale e sociale per il Comune di Paderno Dugnano, che ha il sostegno e la proposta di collaborazione di alcune facoltà universitarie milanesi: la Facoltà di Architettura, Politecnico di Milano (dott.ssa Silvia Piardi), Facoltà di ingegneria, Politecnico di Milano (dott. Gianluca Ruggieri) e Facoltà di sociologia, Università Statale Milano Bicocca (dott.Tommaso Vitale).
Il nostro progetto è l’unico presentato e pertanto otteniamo la concessione dell’immobile e nel 2009 si ottiene anche il nulla osta da parte delle Belle arti. Rimane il grosso problema del reperimento dei fondi necessari per avviare la ristrutturazione. Come espresso nella delibera comunale a questo riguardo si ipotizza un costo di circa 150.000 euro e un canone annuale di circa 10. 000 euro come base per definire il computo degli anni di assegnazione. In realtà i costi di ristrutturazione sono già superiori in fase iniziale e nel progredire della progettazione edilizia lievitano in maniera molto sensibile, assestandosi intorno ai 400.000 euro. È intensa l’attività di ricerca fondi sia all’interno del territorio che con la costruzione di progetti per le Fondazioni ma non otteniamo il risultato sperato e necessario per proseguire l’affascinante progetto. Inoltre in seguito a nuove elezioni cambia il colore dell’amministrazione e il nuovo sindaco Marco Alparone, che tra l’altro, assieme al suo schieramento, aveva votato contro la citata delibera che ha predisposto il bando per l’assegnazione della struttura, non è disponibile al fatto che il Comune riveda i conteggi, partecipando in parte alle spese di ristrutturazione. Questa situazione rende insostenibile un tale investimento su una struttura di cui non siamo proprietari. Per questo motivo il progetto non ha seguito e muore lì. Fa piacere dire che nel 2024 il FAI nomina il Parco Borghetto Luogo del cuore.
Chiudiamo l’articolo citando anche il bando ICAM, a cui avevamo partecipato costruendo un progetto per gestire un’esperienza di carcere a custodia attenuata per mamme con figli che poi non ha avuto continuità, oppure alcuni progetti per la costruzione di luoghi di convivenza per famiglie accoglienti arenatisi in fase più o meno avanzata di studio di fattibilità.
In ognuno di questi progetti “mai nati” vediamo comunque dei piccoli germogli di idee e di sogni che magari si sono sviluppati in altro modo o che sono stati punto di partenza per successive progettualità.
