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Il racconto di Mosso

Per cominciare: Mosso in breve
L’obiettivo di mosso per noi di Comin e B-CAM dall’inizio era quello di accompagnare l’ex Convitto del Parco Trotter e una serie di attori della rete territoriale nella realizzazione di un sogno. Persone e gruppi che da decenni si erano battuti perché un luogo dimenticato, abbandonato, di 6.000 metri quadri venisse recuperato. Nel quartiere hanno fatto tutta la battaglia perché tutto questo dal punto di vista politico ed economico-finanziario riuscisse ed era necessario che una cooperativa importante del territorio come la Comin stesse dentro a questa ventura, ascoltandola e accompagnandola.

mosso, dal suo sito internet, si definisce oggi come un “ecosistema dove coltivare desideri, un luogo multiforme che indaga le differenze e confonde le distanze, dove l’inclusività è l’inizio di un percorso di crescita e le aspirazioni sono capacità da coltivare ogni giorno”. 


La cornice che inquadra il progetto del punto di comunità mosso è una cornice del Comune di Milano; un bando di assegnazione con Convenzione di 17 anni.

Oggi abbiamo davanti a noi una dozzina di anni. Il Comune di Milano ha dato questo spazio alla capofila, La Fabbrica di Olinda, con l’ATI per la gestione e la sostenibilità, dopo il quarto anno devono pagare l’affitto. I primi quattro anni nel dispositivo co-costruito da Fondazione Cariplo e Comune con Fondazione che ha erogato un contributo di start-up che aveva due finalità:
1) pagare gli operatori per tenere aperto il luogo con attività di bar-portierato, ristorazione, spazio di intrattenimento, cultura, formazione, centro diurno per giovani, spazio manualità 
2) pagare le spese di trasformazione dello spazio per adeguare quella che all’inizio era stata ristrutturata tutta come una scuola a tutte le attività.

A mosso oggi ci sono:
-un Bar-Portierato (con diversi sportelli, attività e la connessione a servizi e progetti dell’ecosistema territoriale del quartiere e del Municipio 2) 

-un ristorante-pizzeria e la relativa cucina
-un Centro diurno per adolescenti
-uno spazio dedicato alla manualità
-un’area dedicata alle culture con sala blu e capriate nelle quali si svolgono diversi tipi di attività
-una piazza esterna con tavoli che ospita festival, market…
mosso vive anche grazie a diversi inserimenti lavorativi di persone fragili nei settori della ristorazione e della somministrazione.  

Prima di mosso: incontro tra Comin e B-CAM

Le cooperative Comin e la piccola realtà di B-CAM https://www.b-cam.it/ si sono incontrate in quartiere intorno al 2015-2016 con il progetto Via Padova coesione sociale 3.0 e da lì hanno iniziato a collaborare continuando a sviluppare la propensione comune al dialogo con le realtà locali (associazioni, cooperative, parrocchie, gruppi informali, cittadini attivi, aziende…) e le diverse reti territoriali di prossimità del quartiere e del Municipio 2 intorno a numerosi temi; cura degli spazi pubblici, aiuto a minori e famiglie in difficoltà, sostegno alimentare, promozione di punti di incontro e riferimento territoriale, promozione del libro e della lettura, sostegno alimentare.
Il tandem cooperativo tra Comin e B-CAM si è sviluppato progetto dopo progetto, relazione dopo relazione, generando una visione convergente per il lavoro di rete, lo sviluppo di comunità nell’accompagnarsi con persone e organizzazioni nel quartiere promuovendo passione progettuale ed impegno per le azioni dal basso, l’attivazione di pratiche di advocacy su tutta una serie di sfide urbane (diritto alla casa e alla città accessibile, qualità degli spazi pubblici, sostegno alimentare, rigenerazione urbana…).

Per continuare: mosso e il quartiere

Tornando a mosso l’obiettivo vero e proprio era creare nell’ex-Convitto un punto di riferimento locale che oltre le tempistiche limitate dei progetti e dei servizi potesse costruire qualcosa di nuovo e duraturo; mettere insieme delle realtà no profit (del quartiere e della metropoli) nel realizzare anche dei servizi e delle attività di carattere commerciale con delle progettazioni e servizi di carattere sociale e culturale che trovassero una loro sostenibilità ed intreccio in grado di durare nel tempo in autonomia. Tutto questo con l’obiettivo di costruire un modello di relazioni che riguardasse tanto le realtà del territorio quanto le realtà cooperative e associative incluse nel progetto, ma soprattutto, cosa che un po’ mancante, il rapporto con la pubblica amministrazione. Il luogo è infatti di proprietà del Comune di Milano; un bene di interesse pubblico, cioè un luogo dove c’è un parco scolastico con scuole materne, elementari e medie. Il Trotter è un Parco scolastico: un polmone verde e allo stesso tempo un luogo storico di formazione per circa 1400 bambini e bambine. 

Le azioni che come cooperative Comin e B-CAM realizziamo dentro a mosso sono delle azioni che riguardano i temi dell’inclusione sociale e si concretizzano nel Centro Diurno Astrolabio, con il pezzo anche dei ricongiungimenti familiari (Cassiopea), il Bar-Portierato di quartiere (oggi con il sostegno di Fondazione Comunità di Milano) che vuol dire essere lì con degli operatori e volontari di altre realtà che realizzano sportelli per dare risposte non solo a bisogni (la casa, il lavoro, i giovani, i migranti, il veterinario, l’assistenza legale ai senza fissa dimora…) ma anche provare a costruire sulla base dei desideri, che nel territorio ci sono, altre azioni (cura degli spazi pubblici, spazi per eventi e attività sociali e culturali, eventi dentro e fuori lo spazio dedicati alla promozione del libro e della lettura, alla cura delle persone, al protagonismo dei giovani, al riuso e riciclo, allo sport e tempo libero…).

B-CAM cura le attività di community management più prosaicamente coordina le relazioni con il territorio e le istituzioni locali provando a tenere un canale di dialogo con il quartiere e oltre.

Ci sono una serie di cose concrete rispetto alle quali siamo in relazione con realtà come: La Casa della Cultura Musulmana, l’Associazione BellArquà, il Circolo Buonarroti, il Comitato Abitare via Padova che abbiamo contribuito (anche noi come Comin e B-CAM) a ideare e costruire insieme agli Amici del Parco Trotter, Via Padova Viva, professionisti, docenti, ricercatori e studenti universitari, attivisti del quartiere, Mutuo Soccorso Milano
Come cooperative sociali e associazioni ci siamo detti che noi con la nostra azione sociale e culturale nel quartiere diamo un contributo all’aumento dei valori degli immobili e abbiamo sentito il dovere, la responsabilità di fare qualcosa a livello politico, cioè di dire che queste cose devono e possono stare insieme. Battersi perché i luoghi del quartiere siano più belli, ma anche perché il quartiere continui ad essere giusto e accogliente nei confronti di tutti. Ora Abitare in Via Padova a livello cittadino, non solo, è conosciuta come una realtà trasversale dove ci sono organizzazioni e persone molto diverse che interloquiscono con la pubblica amministrazione e ragionano dei bisogni abitativi.

Legambiente, Orti di Via Padova e altri volontari si trovano a mosso o in altri punti del quartiere e si occupano di tenere puliti e coltivare degli spazi pubblici.

mosso spazio abilitante di relazione e progetti locali
mosso ha ospitato anche, e costruito col Comitato Abitare in Via Padova, momenti di confronto sui temi dell’abitare; momenti culturali e politici. Mosso ha anche ospitato Sconfinati festival del Naga, ha ospitato anche il festival Scirocco con Mediterranea sui temi delle migrazioni e molte altre rassegne, giornate, mostre fotografiche e talk a tema sociale.  
Ci sono questioni che parlano delle contraddizioni che viviamo, nel senso che da un lato aprire al volontariato vuol dire aprire a chiunque a fronte di spazi che hanno una valenza pubblica e in molti chiedono di poter utilizzare. C’è chi si approccia con un’idea un po’ strumentale, “mi serve lo spazio”, “lo uso per fare quello che so fare”. Però noi siamo anche un soggetto e progetto che deve durare nel tempo e stare in piedi, quindi chiediamo a chi entra a mosso di inserirsi in una logica di scambio e dialogo reciproco che vuol dire essere corresponsabili della gestione dello spazio anche sul piano economico e quello più complessivo della tenuta e dello sviluppo progettuale.

Lavoro immateriale e incontro tra professionalità in mosso

Se voi guardate Instagram o il sito internet di mosso avete prevalentemente un’idea di mosso che è un posto dove la gente va a ballare, a divertirsi o a partecipare ai mercatini o a bersi l’aperitivo.

Accadimenti evidenti che devono continuare ad avvenire perché garantiscono la sostenibilità e la fruizione da parte di un pubblico ampio e diversificato. Mercatini, una volta al mese come minimo, si tratta del FLUG Market, che significa Festa Lunga Un Giorno in cui ci sono degli espositori del mondo artigianale e contemporaneamente c’è una festa dove le persone possono ascoltare musica, mangiare street food, con lo spazio aperto. C’è anche Buona Domenica Market.

Andando in un posto dove si beve la birra, capisci subito che è un bar o una birreria, dove si mangia la pizza che è una pizzeria, mentre quello che si fa in un Portierato come il nostro è decisamente più immateriale. Rendere visibile quello che lo è meno comporta tutta una serie di sforzi che riguardano la comunicazione, quella sui social e non, la presenza di operatori di rete e di punti di contatto, la capacità di restare in ascolto, esitare e fare degli apprendimenti. Pratiche e saperi che nascono e maturano, tra conflitto e collaborazione, mettendo insieme attività commerciali (pur essendo no profit), attività che non sono commerciali, lavoratori provenienti da mondi diversi come educatori, operatori di rete con professionalità che si occupano di marketing e comunicazione con obiettivi, modi di pensare diversi.

Però bisogna cercare di lavorare a queste coesistenze. L’apprendimento più grosso è costituito dal fatto che tutto quello che sembra semplice in realtà diventa estremamente articolato, complesso, faticoso delle volte al limite dell’impossibile.  O ancor meglio ci sono continui nodi da sciogliere.

Abbiamo inoltre imparato che ogni luogo che gestiamo nel quartiere anche lo spazio pubblico (Tunnel Boulevard) e anche la Madia ha dei vincoli e delle opportunità e dobbiamo sapere stare un po’ sul filo.

E’ un gioco di equilibri molto molto delicato e che tanti attori sono in ballo ma c’è anche la necessità che gli interventi e le attività proseguano, durino nel tempo pagando un affitto al Comune, la manutenzione ordinaria e straordinaria,  il mutuo per le spese di allestimenti e di investimenti degli spazi che Olinda ha dovuto sostenere e dare lavoro a diverse persone, tra quelli che lavorano stabilmente e quelli che lavorano nelle stagioni di picco; persone che sono a mosso con progetti di inclusione lavorativa. 

Da questo punto di vista è giusto sottolineare come mosso sia un processo di rigenerazione urbana e anche umana al tempo stesso, così come piace a noi. 


mosso e le istituzioni locali: tra criticità e speranza
Purtroppo il principale apprendimento in negativo è che quello che auspicavamo fosse il ruolo delle istituzioni che continuassero ad accompagnarci nel percorso, non è solo un problema di risorse, ma proprio di sguardo, di attenzione, è svanito nel tempo. Siamo orfani di questa presenza. I destinatari del progetto mosso sono le persone del quartiere; dai genitori con i bambini e bambine, i ragazzi e le ragazze, ma anche le aziende, le organizzazioni del territorio, che in diverse maniere usano degli spazi, costruiscono dei progetti e dei servizi con noi. Naturalmente l’obiettivo è quello di tenere insieme sia le persone che hanno dei bisogni forti, la marginalità sociale intesa dal bisogno abitativo a quello alimentare, a quello educativo, la solitudine, con anche le persone che invece stanno bene e possono trovare in mosso un posto dove stare ancora meglio, all’aria aperta, bersi un aperitivo, partecipare a delle attività che hanno un valore culturale, sociale e politico. Le aspettative erano tante e continuano ad essere alte, malgrado tutte le difficoltà.
Tanti problemi che hanno a che fare con mosso devono essere risolti da più assessorati; sicurezza, commercio, verde, politiche sociali, partecipazione, educazione e manca una comunicazione e un forte coordinamento inter assessorile.
La sostenibilità economica resta un’urgenza strutturale. Non è infatti più tempo di trattarla come una sfida tra le tante. Garantire l’esistenza stessa di mosso richiede un’azione coordinata: un sistema di finanziamenti (mix di risorse) più stabile composta da partnership pubbliche e private fondate sul riconoscimento del valore sociale, strumenti amministrativi che consentano a spazi ibridi come mosso di non dover scegliere tra accessibilità e sopravvivenza.
È essenziale che la sostenibilità non venga demandata unicamente alla parte commerciale o all’incertezza dei bandi, ma affrontata come una priorità condivisa da chi immagina una città più equa.

Con tenacia e passione confidiamo che i nodi possano venire al pettine e prima o poi essere felicemente sciolti!

Per saperne di più

Consigliamo di consultare il report della attività del 2024 di mosso che offre uno spaccato di quanto realizzato e dei suoi limiti