Nei prossimi due articoli racconteremo l’esperienza specifica di due realtà che hanno abitato l’Anfiteatro.
Cominciamo da Cassiopea, anche perché i ragazzi e le famiglie di questo progetto sono stati tra i primi che hanno preso casa qui, dopo l’apertura. Due parole su Cassiopea. In primo luogo rimandiamo all’articolo specifico nel capitolo 14 della Nostra Storia, che racconta appunto la nascita e i primi passi di questa bella storia all’interno del grande progetto Orsa Maggiore.
Cassiopea è proprio una bella storia per quello che è successo nel dispiegarsi dei giorni, ma anche per il significato che riveste in senso più complessivo in riferimento all’evoluzione della convivenza nelle nostre comunità: consentire e favorire i ricongiungimenti familiari significa prevedere nel futuro una società multietnica, eterogenea, con evidenti ricadute su tutti gli aspetti della vita sociale, economica e politica; prevedere e accompagnare, infatti, l’inclusione degli immigrati nel sistema del welfare, la socializzazione scolastica delle seconde generazioni, la possibilità di acquisire la cittadinanza, il pluralismo dei valori e dei modelli di comportamento, la convivenza interetnica ed interreligiosa ci sembra l’unica strada per lo sviluppo della nostra civiltà che ci pare vecchia e un po’ malata.
Come raccontato Cassiopea agisce in modo sfaccettato per favorire il ricongiungimento: sul gruppo dei ragazzi, sui rapporti familiari, sui genitori.
Spesso per i ragazzi la migrazione è un evento in qualche modo subito, che sradica da legami e appartenenze, ma che al contempo richiama desideri e aspettative ancestrali, come quella di ritrovare i propri genitori dopo anni di mancanza. Scelta e necessità allora finiscono per confondersi, creando fratture identitarie e identità rese insicure da quelle fratture. Ed è forse per questo che a Cassiopea anche la proposizione di sé e dei propri interessi, desideri, diviene spesso un momento critico, caratterizzato da silenzi densi, da difficoltà a riconoscersi. E così spesso si esprime se stessi solo nel gruppo dei pari, dove ciò che si cerca è proprio un’appartenenza che possa aiutare a definirsi, lasciandosi più che altro definire dagli altri. E questo fa sentire i ragazzi riconosciuti e fa desiderare di restare, e tornare. L’obiettivo quindi è cercare di aiutare i ragazzi a prendere contatto con sé stessi e con i propri desideri, i propri pensieri, per stimolare un’assunzione di consapevolezza, evitando che accettino qualunque definizione esterna in modo acritico e spesso spersonalizzante.
Per far questo, è necessario molte volte affrontare e mediare coi ragazzi le posizioni e le comunicazioni familiari, che necessariamente hanno un peso e un valore nel loro percorso, perché fondano il senso del loro essere qui, ma che non sempre sono di semplice gestione o comprensione.
È reciproca la difficoltà di figli e genitori nel mettersi nei panni dell’altro, anche solo per immaginarne gusti o desideri, anche se quell’altro è colui che ci ha generati trasmettendoci anche un patrimonio culturale. Coi ragazzi e con le famiglie si parla di desideri e aspettative per il futuro, ma è senz’altro un tema che richiede una buona consapevolezza del presente e un processo di “riappacificazione” con la propria nuova identità.
Un tratto caratteristico della storia di Cassiopea è stato il ruolo attivo svolto dalle famiglie, sia riguardo al lavoro sulla propria genitorialità, sia in riferimento allo sviluppo complessivo del progetto. L’arrivo in Anfiteatro per diversi motivi ha favorito alcuni aspetti dell’attività dei genitori sia per quanto riguarda la socializzazione tra di loro che il collegamento con altre realtà.
Ma prima una breve descrizione della bella storia di questo gruppo di genitori. I primi passi di questo gruppo, composto dai genitori dei ragazzi neo ricongiunti che frequentano il progetto, risalgono al 2003.
Negli anni il gruppo, formato da persone di varie nazionalità, con una prevalenza di donne sudamericane, si è ricomposto più volte e, al momento dell’arrivo all’Anfi, comprende anche alcune famiglie che hanno terminato il percorso, ma che ritengono utile rimanere perché identificano e connotano questo contesto ancora come uno spazio di condivisione e di sostegno per loro, assumendosi il ruolo, consapevole per gli altri, di testimoni delle difficoltà incontrate ma anche della possibilità di superarle. Una volta al mese il gruppo si ritrova per offrire aiuto reciproco nel difficile cammino della ricostruzione del proprio ruolo di genitori nel ricongiungimento con i figli, facilitati in questo dalla presenza di un’educatrice e di una mediatrice culturale, anche mamma felicemente ricongiunta con i propri figli. Sempre ricchi e preziosi questi incontri in cui la comunicazione è facilitata ed ognuno si sente legittimato ad esprimere le proprie emozioni perché riconosce un profondo atteggiamento di ascolto da parte degli altri, entrambi buoni frutti del percorso di crescita avvenuto negli anni. A volte, laddove vengano riscontrate particolari difficoltà di una famiglia, l’affiancamento degli operatori si esprime nel suggerire e accompagnare a percorsi psicologici individuali dove affrontare i nodi problematici della propria storia. Il percorso di crescita del gruppo ha favorito in alcune famiglie il desiderio di aprirsi ad un’ottica di cittadinanza che rispetti anzi trovi forza nella loro esperienza peculiare. Per questo una parte delle famiglie ha deciso di formare un sottogruppo che si è denominato “Cassiopea: gruppo genitori in movimento” e che si è dato il mandato di confrontarsi con altri gruppi di genitori con figli adolescenti, sostenendo e offrendosi come testimonianza per altre famiglie che stanno affrontando lo stesso percorso di ricongiungimento. L’Anfiteatro si dimostra un luogo propizio a favorire questa scelta. Sono stati diversi i momenti di incontro e di festa. In fondo all’articolo trovi alcune foto che danno colore al ricordo di queste iniziative
Il ruolo attivo dei genitori di Cassiopea si è sviluppato anche nel favorire le attività del progetto in senso complessivo. Un bell’esempio da ricordare sono i pranzi di autofinanziamento per organizzare momenti di vacanze comunitarie, in cui le mamme sono state prezioso soggetto attivo. Anche la partecipazione al Festage e l’essere considerate da Comin come parte dell’arcipelago sono segnali del ruolo attivo svolto dalle mamme di Cassiopea nell’attuazione del progetto. Questa esperienza rinforza nella cooperativa la consapevolezza, maturata negli anni, che le famiglie che incontriamo possono diventare, in un percorso graduale senza forzature, risorsa per il territorio uscendo dalla logica di soggetti unicamente fruitori di un servizio. L’attivazione di gruppi informali di cittadini a partire dalla condivisione di un problema comune può diventare partecipazione politica, portando ossigeno alla nostra democrazia a cui spesso manca l’aria.
All’Anfiteatro è proseguito il lavoro di rete che ha sempre caratterizzato Cassiopea. In particolare efficace la collaborazione iniziata nel 2003 con il Servizio Immigrazione del Comune di Milano e la cooperativa Terrenuove per sviluppare e sperimentare modalità di azioni efficaci allo scopo di facilitare il buon esito dei ricongiungimenti familiari. Gli obiettivi generali di questo gruppo di lavoro riguardano la ricerca di strumenti ed iniziative in grado di informare, sostenere e accompagnare i cittadini nelle diverse tappe del percorso del ricongiungimento familiare: decisione di attuare un ricongiungimento, attivazione delle procedure necessarie, previsione delle difficoltà a ricongiungimento avvenuto, sostegno ai nuclei familiari.
Tra i frutti positivi di questo lavoro di rete è sicuramente da ricordare il Progetto ICSS – Non un progetto qualunque (Intercultura counselling scuola socializzazione) attuato assieme alla Fondazione Paolo Alberto Dal Bue nel 2010 all’interno del IV Piano Infanzia del comune di Milano ex lege 285/1997.
La collaborazione con questa Fondazione, che agisce su un territorio attiguo a quello di Comin, ha riguardato anche in passato l’affiancamento ad adolescenti italiani e stranieri in riferimento ai loro percorsi scolastici e di orientamento formativo e nelle attività sul territorio, con competenze e attività specifiche per le due organizzazioni. È nata dunque l’idea di intrecciare le diverse competenze su questa fascia d’età per offrire una gamma più ampia di possibilità e per potenziare la rete di soggetti operanti sul territorio.
Come si evince dalla Scheda del progetto oltre alle azioni trasversali il Progetto Icss prevede di agire in 4 aree:
1 Interculturalità: di fronte alle istanze poste dalle famiglie e dai ragazzi stranieri in merito all’inserimento scolastico, si è pensato di accoglierli predisponendo uno sportello informativo sul sistema scolastico italiano con la finalità di dare precise e corrette informazioni, al fine di poter chiarire dubbi e prevenire incomprensioni relative ad aspettative e desideri della famiglia;
2 Counselling: le azioni di quest’area, che hanno coinvolto ragazzi sia italiani che stranieri, sono nate dalla convinzione che sia utile creare un linguaggio comune tra gli operatori delle diverse agenzie per progettare e valutare insieme gli interventi in un sistema integrato che metta in rete scuola, counsellor, educatori e risorse territoriali sia informali che formali;
3 Scuola: prevedendo percorsi di orientamento e riorientamento riservati a ragazzi di terza media e primi anni delle superiori per la scelta della scuola superiore, articolati in modo da mettere il ragazzo e la famiglia nella condizione di scegliere il percorso d’istruzione superiore sulla base non solo dell’offerta formativa, ma anche dei propri desideri e magari di operare dei cambi di rotta se le cose sembrano non funzionare come previsto. Oltre a ciò percorsi di sostegno scolastico e di affiancamento allo studio;
4 Socializzazione e scoperta del territorio attuate in particolare attraverso le attività di Cassiopea.
Nelle attuazioni delle azioni svolte con i ragazzi e le loro famiglie è stato possibile continuare a perseguire in modo organico gli obiettivi e le collaborazioni sviluppate da Cassiopea.
Molto significativo il lavoro di restituzione degli esiti e del pensiero sviluppato nel lavoro di ICSS che è avvenuta in due modalità:
-la produzione del libretto ICSS: non un progetto qualunque che riporta attraverso le riflessioni degli attori coinvolti gli esiti del lavoro alla cui interessante lettura rimandiamo
– un convegno tenutosi proprio all’Anfiteatro Martesana che ha offerto la possibilità di comunicare e di confrontarsi intorno all’esperienza maturata nell’attuazione del progetto ICSS.
La collaborazione con il Centro Paolo Alberto Dal Bue si è fatta via via più positiva ed efficace al punto da avere un impatto duraturo e significativo sul futuro della cooperativa. Infatti, in considerazione dell’età avanzata e quindi delle energie che cominciavano a diminuire, le due responsabili della Fondazione hanno proposto a Comin di farsi carico di alcune delle attività da loro svolte. In questo modo inizia in cooperativa il nuovo servizio Passpartù, che ha come focus principale l’orientamento nelle scelte scolastiche e lavorative di ragazzi, immigrati e non solo. Importantissima e preziosa anche l’opportunità offerta a Comin di proseguire la collaborazione attuata con la Fondazione Opera San Francesco che negli anni ha continuato, fino ad oggi, a finanziare e a sostenere con regolarità il Progetto Pit Stop, nuovo progetto che integra le attività di Cassiopea con le attività di sostegno psicologico, in ambito scolastico e non solo, svolte da Passpartù.
La convivenza in Anfiteatro di Cassiopea con il progetto di centro diurno Astrolabio, arrivato lì qualche anno dopo, ha avvicinato l’operatività dei due servizi al punto che, come abbiamo già avuto occasione di dire, si è progressivamente creata una storia comune tra i due progetti che ha portato a dare un nome nuovo alle attività che in futuro si chiameranno Astropea.
