Cassiopea è una delle costellazioni più riconoscibili del cielo settentrionale, che a seconda delle stagioni è distinguibile per la sua forma a W o a M. Per la notte intera, è visibile nel cielo in tutta la fascia temperata dell’emisfero boreale. All’interno di Orsa maggiore, che, come abbiamo visto, si è occupata di sostegno alla genitorialità in situazioni difficoltà, abbiamo dato il nome di questa costellazione al progetto che intende offrire aiuto alle famiglie immigrate che vogliono ristabilire l’unità della propria famiglia, richiamando presso di sé i figli lasciati nel paese d’origine, spesso per molto tempo. Avevamo infatti sperimentato le grosse difficoltà di questi ricongiungimenti, sia sul piano delle relazioni familiari spesso da ricostruire da capo, sia per quanto riguarda la difficile sfida richiesta ai ragazzi per inserirsi nel nuovo contesto sociale. La costellazione diventa appunto metafora di un riferimento per orientarsi nel nuovo contesto.
Sono tante le famiglie, i genitori e i loro figli, incontrati e bastano certo le loro testimonianze a rendere evidenti le fragilità ma anche la bellezza, che caratterizzano i percorsi di ricongiungimento familiare.
Kimberly (17 anni, dell’Ecuador) descrive così il momento nel quale ha rivisto sua madre dopo sei anni di separazione: “Mi è sembrato strano…non mi ricordavo molto bene di lei, la vedevo in foto…ho pianto molto quando l’ho rivista…”. La madre parallelamente ricorda: “Tutto era cambiato…non era come prima… “
George 15 anni: “Per i miei compagni sono lo straniero filippino…. per gli amici di Manila sono l’italiano…per i miei genitori sono un figlio a metà……”
Hakil 16 anni: “In Egitto ero padre per i miei fratelli, aiuto per mia madre, ero un uomo. ……perché mi fate tornare bambino?”
Rosa, peruviana, ha una figlia: Pamela (15 anni). Rosa è partita per l’Italia ormai da 10 anni. Oggi sua figlia è arrivata finalmente a Milano: “All’aeroporto non l’ho riconosciuta… era una bimba di 5 anni quando sono partita, ora è una signorina truccata e con lo sguardo deciso”.
Silvia ha due figli: Maxim (16 anni) e Igor (14 anni). Dopo tre anni di attesa ha finalmente ottenuto il visto ed è partita per andare in Moldavia a prenderli. Questo nei pensieri di Silvia quando incontra i suoi figli: “Ho lasciato due fiori e ho trovato l’erba selvatica”.
Inès viene dalla Colombia, i suoi tre figli Sebastian, Kristine e Miguel stanno crescendo al Paese affidati ad un’amica. Sebastian lavora, Kristine si sta preparando all’università, Miguel frequenta la scuola con ottimi voti. Inès in Italia ha un buco nel cuore senza i suoi tre figli. Nonostante questo si domanda:” Faccio bene a portarli qui con me? Sarà la scelta giusta?”.
Susanna vive con suo marito e suo figlio Jean di 16 anni. Jean è arrivato in Italia due anni fa. In Perù viveva con la nonna da quando aveva 6 anni. Jean ha molta nostalgia della nonna, le telefona tutti i giorni e la chiama “Mami”. Susanna dice: “Mi sento una mamma a metà”.
Queste voci rappresentano la situazione di crisi spesso riscontrata nelle famiglie ricongiunte nelle quali si è potuto spesso notare un diffuso senso di inadeguatezza, da parte dei genitori, nel comprendere e sostenere i compiti evolutivi dei propri figli, che faticano ad entrare nel loro orizzonte. Abbiamo spesso riscontrato inadeguatezze nell’accudimento quotidiano (scarsa cura e igiene della persona; irregolarità dei pasti; scarsa attenzione all’attività scolastica; assenze prolungate dei genitori); incapacità di cogliere i sentimenti di perdita del minore legati alla condizione precedente l’arrivo in Italia; difficoltà nel riconoscere e sostenere un’identità autonoma del minore, con risorse e prospettive proprie; difficoltà a garantire al minore adeguati percorsi di integrazione.
E per i ragazzi le difficoltà non sono minori: se risulta difficoltoso adattarsi alla lingua, al clima, alle abitudini alimentari, al nuovo paesaggio urbano e umano, è ancor più difficoltoso ricomporre nella propria esperienza la frattura e lo scontro tra genitori e figli, due veri e propri “universi” ormai lontani. Per loro si prospetta il rischio dell’isolamento, dell’emarginazione e della devianza.
Cassiopea mira ad essere aiuto competente per queste famiglie e si pone l’obiettivo di agire parallelamente sia con i figli che con i genitori.
Per i ragazzi vuole diventare occasione di affiancamento educativo, di incontro con i coetanei, anche di soddisfacimento di bisogni primari (alimentazione, igiene …) quando necessario. Tutto questo attraverso un intervento diretto oppure favorendo l’inserimento in servizi già strutturati, a cominciare da quelli forniti dalla nostra cooperativa: Astrolabio, interventi educativi domiciliari…
Con i genitori importante il lavoro di affiancamento sia a livello individuale, sia attraverso il confronto in gruppo. Importante per tutti l’opportunità di incontro, di nuove conoscenze, della nascita di solidarietà reciproche, di nuove amicizie.
Questo per rendere possibile anche il lavoro congiunto tra genitori e figli, per riconoscersi guardando le reciproche difficoltà, le aspettative, le attese, gli obiettivi di ciascuno anche per favorire la costruzione di un progetto di famiglia. (Per una trattazione più completa vedi Cassiopea progetto iniziale nella sezione Approfondimenti e più in sintesi il doc 66 dépliant di presentazione del Progetto Cassiopea)
Cassiopea si configura come un progetto in divenire, le cui caratteristiche saranno meglio messe a punto durante la sperimentazione. Dagli esiti di questo progetto ci si augura di ricavare indicazioni operative per un più efficace intervento a sostegno della genitorialità da adottare non solo durante la fase di ricongiungimento, ma anche nel periodo che precede l’arrivo del minore in Italia. A questo proposito la Cooperativa Comin ha stipulato un Accordo di collaborazione con l’Ufficio Stranieri del Comune di Milano e con la Cooperativa Terrenuove. All’interno di questa collaborazione è stato possibile costituire un Comitato scientifico per valutare gli esiti delle prime fasi progettuali e soprattutto attuare un intervento nella città per facilitare il ricongiungimento familiare sia attraverso forme di sostegno alla genitorialità, sia attraverso l’affiancamento nell’affrontare i complessi aspetti burocratici. Nell’ambito di questo accordo è stato infatti possibile anche avviare una collaborazione con la Questura che ha permesso la costruzione di nuovo materiale informativo sulle procedure necessarie per il ricongiungimento. Significativo poi anche il lavoro di collaborazione con i Consolati per coinvolgere le famiglie nelle iniziative di preparazione al ricongiungimento.
Alla conclusione del progetto Orsa Maggiore la valutazione positiva degli esiti (vedi Relazione di Cassiopea al convegno di Orsa maggiore che contiene la narrazione stimolante dell’esperienza di Josè oltre ai dati numerici dell’azione del progetto) ha evidenziato l’opportunità di continuare l’intervento di Cassiopea. Ciò è stato possibile attraverso il finanziamento di un progetto presentato in due bandi relativi alla L.40 dal titolo Croce del sud.
Questo ha consentito di proseguire sia il prezioso intervento avviato con famiglie e ragazzi sia il lavoro culturale assieme all’Ufficio stranieri del Comune di Milano e con la cooperativa Terrenuove. Sono infatti continuati gli incontri mensili formativi di preparazione al ricongiungimento, promossi in collaborazione con i Consolati e che hanno visto sempre una grande partecipazione di famiglie. Da sottolineare la collaborazione con Terrenuove. Oltre a consentire a famiglie in situazione di particolare disagio psichico di accedere a interventi di etnopsichiatria, ha fornito un importante sostegno di supervisione e di formazione agli operatori di Cassiopea.
Si è implementata in questo periodo anche la collaborazione con altre istituzioni ed enti del terzo settore per facilitare l’inserimento dei ragazzi e delle loro famiglie nel contesto sociale della città. Queste collaborazioni hanno favorito anche un lavoro culturale per una maggiore attenzione al sostegno di queste situazioni. Citiamo come esempio il seminario dal titolo: Ricongiungimento familiare: una tessitura a più mani, tenutosi il 5 ottobre 2006 presso la Sala Cariplo – Via Romagnosi, 27 a Milano. Vedi Invito con il programma. Se hai desiderio di conoscere più in dettaglio gli esiti del lavoro di questo triennio ti invitiamo alla lettura della Relazione degli esiti del progetto Croce del sud, nella sezione Approfondimenti.
In riferimento al lavoro culturale svolto è il caso di ricordare anche l’articolo apparso su Prospettive sociali del 2008 e l’intervento al convegno internazionale sui servizi sociali, tenutosi a Riva del Garda, alla cui lettura vi rimandiamo.
La sede specifica del Progetto Cassiopea fino a questo momento è stata trovata all’interno dell’oratorio di Via Caroli, in coabitazione con il Servizio Astrolabio. All’inizio del 2006 è stato possibile dotarsi di una sede specifica connotata anche nell’allestimento degli spazi alle esigenze specifiche del progetto: Lo Spazio Cassiopea, situato in Via Termopili 7, in locali messi a disposizione dalla Parrocchia. In questo modo è stato possibile implementare l’azione specifica di Cassiopea, fornendo un ambiente più accogliente e idoneo sia ai ragazzi che all’attività delle famiglie. Vedi dépliant di presentazione dello Spazio Cassiopea. L’avvio dello Spazio Cassiopea è stato possibile anche grazie al finanziamento della Fondazione Vodafone, che ha contribuito alle spese di ristrutturazione e allestimento e poi di gestione dello Spazio, fino al 2008.
Il Progetto Cassiopea, pur arrabattandosi in mezzo a diverse difficoltà economiche, ha continuato la propria attività fino ad oggi, attingendo a finanziamenti specifici, cercando donatori, a volte invece solo grazie al sostegno economico della cooperativa e integrando la propria attività con il centro educativo diurno Astrolabio. Una storia lunga e preziosa che avremo certamente modo di continuare a narrare nel proseguire il racconto della Nostra Storia.
Ci fermiamo a questo punto nel fare il punto sul percorso di sperimentazione che ha caratterizzato il primo periodo dell’azione di Cassiopea: durante questa fase il progetto ha seguito più di 100 famiglie.
Una costante dell’affinamento del modello di intervento di Cassiopea è stata quella di andare con costanza nella direzione di favorire l’azione diretta delle famiglie e dei ragazzi, in un rapporto di reciprocità e auto- mutuo aiuto, soprattutto nei confronti delle nuove famiglie che accedevano al progetto, continuando sempre a porsi il problema della sostenibilità economica.
Concludiamo invitandovi all’ascolto della testimonianza di Anna Monti che ci dona ricordi e riflessioni sull’esperienza di Cassiopea di cui è stata attrice importante.
