Anche nei primi dieci anni del 2000 è proseguita la nostra convinta partecipazione al Coordinamento Nazionale delle Comunità di Accoglienza. Mi piace iniziare questo articolo utilizzando la raccolta di un lessico fatta in quegli anni da Marco Vincenzi per sintetizzare il patrimonio che ci porta il Cnca.
“gruppi (non in primis cooperative, associazioni…), comunità; condivisione, marginalità, tenerezza;
…dove il margine diventa frontiera; tra utopia e quotidiano; prassi-teoria-prassi; dare dignità ai contesti; spiritualità e politica; diversa normalità; cittadino volontario; educare, non punire; quando un’asina educa il profeta; saperi e sapori; riduzione del danno; abitare le domande; non incarcerate il nostro crescere; resistere e traghettare; pensare a rovescio; decrescere per il futuro; lavoro sociale; comunità accoglienti; i diritti alzano la voce (diritto ai diritti); giovani politiche; desiderio e cambiamento; grammatica di minoranze (la logica del soffione); beni comuni, sociale, ambiente, economia; futuri dai sud del mondo…”
Non è certo possibile articolare queste suggestione come tutti gli altri contenuti del lavoro svolto dal CNCA in quel decennio, per cui rimandiamo chi fosse interessato a saperne di più al sito istituzionale della Federazione.
In questo capitolo affronteremo il lavoro svolto dal Gruppo Minori e dall’Area (poi diventata Federazione) Lombardia, anche perché in questi due ambiti Comin ha svolto un ruolo di responsabilità.
Intenso è stato il lavoro svolto dal Gruppo Minori che riportiamo in generale sottolineando soprattutto gli argomenti trattati e i principali eventi organizzati.
Iniziamo, non solo per ordine cronologico, ricordando il Seminario dal titolo “Dalle comunità di accoglienza ad una comunità capace di accoglienza” tenutosi a Collevecchio in provincia di Rieti nei giorni 3 e il 4 novembre 2000. Il titolo chiarisce beni i contenuti ed il taglio dei lavori e ci piace ricordarlo anche perché rappresenta una questione che abbiamo progressivamente portato nella federazione nazionale e che solo recentemente ha portato al cambio del nome del Cnca in Coordinamento nazionale comunità accoglienti. Negli approfondimenti puoi leggere un documento che riporta oltre al significato del seminario le belle relazioni di Marco Tuggia e Gennaro Izzo.
Ricordiamo nel 2000 la partecipazione di alcuni gruppi del Cnca minori, tra cui anche Comin, al progetto di Aspem “Violenza nei confronti dei minori nel nord e nel sud del mondo. Modelli di risposta a confronto.”: convegno e viaggio in Perù, che ha reso possibile un confronto bello e prezioso con alcune esperienze peruviane attraverso interessanti visite in loco oltre all’organizzazione di un convegno a Como sul tema. Conviene ricordare a questo proposito anche il rapporto con alcuni gruppi ecuadoriani appartenenti al consorzio Confie, con i quali il Cnca ha sviluppato una collaborazione molto significativa e protratta nel tempo che ha reso possibile anche un dialogo con il governo dell’Ecuador per la definizione delle linee delle politiche sociali.
All’inizio del 2000 ha preso forma il confronto tra le esperienze delle reti di famiglie aperte all’accoglienza che fanno riferimento a gruppi del CNCA. Si tratta di un confronto davvero significativo che ha favorito lo sviluppo di queste reti e che in forme differenti continua fino ad oggi.
Dopo due anni il primo evento pubblico organizzato su questo tema: il già citato convegno “Ci vuole tutta una città per far crescere un bambino” che si è svolto nella bellissima cornice di Palazzo Vecchio a Firenze il 28 settembre del 2002. Vedi programma. Nel convegno è stato presentato il testo dal medesimo titolo che riporta il frutto del confronto sviluppato in quegli anni dalle nostre reti.
Tra le altre cose durante il convegno viene espressa da diverse persone l’esigenza di trovare il modo per rimanere in contatto, per imparare a sentire l’impegno quotidiano collegato non solo con le famiglie della nostra rete ma anche con quella di altre reti che nei diversi territori vivono a modo proprio e con la propria creatività le stesse scelte. Nasce da qui l’idea di Retinrete, uno strumento di collegamento tra le reti di famiglie aperte all’accoglienza nate vicino a gruppi che fanno riferimento al CNCA, il coordinamento delle comunità di accoglienza. Uno strumento diviso in tre parti: la prima contiene alcuni agili articoli di carattere generale. La seconda è invece dedicata a raccogliere i contributi specifici, inviati di volta in volta dalle singole reti. L’ultima è solo impostata ed è lasciata a disposizione di ogni rete che potrà inserirvi le comunicazioni rivolte alle proprie famiglie. Tra gli allegati il primo Retinrete. Il lavoro di confronto tra le reti è proseguito anche attraverso incontri regolari ed è stato sintetizzato in quegli anni in un documento interno intitolato Micro- macro e in un articolo apparso su Animazione Sociale: L’insostenibile leggerezza dell’accoglienza familiare?
Contemporaneamente si è sviluppato all’interno del Gruppo minori anche il confronto, a partire dall’accoglienza in comunità, sulla tematica del Rapporto con la famiglia d’origine dei ragazzi accolti. Le consapevolezze principali condivise si riferiscono all’imprescindibilità dell’appartenenza familiare, la necessità di non lasciare sole queste famiglie nel percorso per riappropriarsi delle proprie competenze genitoriali ma di cercare di coinvolgerle nel progetto di crescita dei propri figli. La sintesi di queste riflessioni è avvenuta nel convegno Il diritto di essere figli – come accrescere le capacità educative di bambini e ragazzi allontanati da casa, che si è tenuto a Roma nel settembre del 2001. Preziosa la Sintesi prospettica e le slide a cura di Stefano Ricci.
È un piacere particolare per me ricordare anche il convegno nazionale Paulo Freire- reinventando un messaggio, promosso con altre organizzazioni: Centro Sociale Ambrosiano, Animazione Sociale, Istituto Paulo Freire e tenuto a Milano nel Centro Pime il 25 maggio 2002. Proprio un bel momento che ha poi reso possibile la ripubblicazione della Pedagogia degli oppressi da parte dell’editrice EGA.
Nel 2003 il lavoro di confronto nel Gruppo minori si è incentrato sul rapporto con i minori stranieri partendo dalla percezione del rischio di tornare a considerare gli stranieri immigrati, e con essi anche i loro figli, soprattutto come elementi portatori di pericolosità sociale. Come si legge nel Programma di lavoro proposto.
Il confronto si è sviluppato su due fuochi diversi: il sostegno alla pedagogia interculturale a partire da una rilettura, riproposizione, socializzazione, confronto……. delle nostre esperienze sia di accoglienza (comunità…) sia di aggregazione e socializzazione; il sostegno all’esigibilità dei diritti di cittadinanza, in particolare il diritto del minore alla propria famiglia d’origine(ricongiungimenti …),il diritto alla tutela con particolare riguardo ai minori non accompagnati, il diritto all’autodeterminazione ed alle pari opportunità.
Entrambi i filoni di lavoro sono confluiti in due convegni nazionali. Rispetto alla pedagogia interculturale il bellissimo incontro tenuto a Milano nel maggio del 2004 Figli di chi? che noi ricordiamo, oltre che per la profondità dei contenuti, anche perché è stata l’occasione per l’incontro prezioso con Suad. Il frutto di quelle giornate che stato poi riportato nel testo: Figli di chi? – La sfida di crescere insieme tra culture diverse che se desideri puoi consultare nella sezione Approfondimenti.
Rispetto invece all’esigibilità dei diritti di cittadinanza il convegno si è tenuto a Firenze il 12 ottobre del 2005 e recava il titolo: Un futuro che viene da lontano – Diritti di cittadinanza dei minori stranieri.
Il gruppo minori ha svolto anche un lavoro di approfondimento sul futuro delle comunità, a partire anche dall’assunto legislativo che sancisce la chiusura degli istituti e dalla convinzione che chiudere gli istituti non basta. Non basta definirsi comunità. È necessario poter e saper garantire ai ragazzi accolti competenze specifiche che li rendano capaci di affrontare con consapevolezza situazioni e bisogni, accanto ad uno stile di vita familiare e all’inserimento nella vita sociale del territorio. Un percorso di confronto durato un paio di anni. Partito dal seminario di Montesilvano svolto dal 3 al 5 novembre del 2005 (Nella sezione Approfondimenti puoi visionare le slide dell’intervento di Stefano Ricci: Storia ed attualità dell’intervento comunitario per minorenni – le comunità tra utopia e quotidiano, è proseguito con i tre seminari tenuti nel 2006 dal titolo LUOGHI ANCORA COMUNI: Quale futuro per le comunità per minori: il primo nel mese di gennaio concentrato sull’analisi, a maggio la proposta e in ottobre la sintesi. Tutto il lavoro è stato condensato in un testo dal titolo Responsabilità comuni presentato nel convegno di Rimini il 14 dicembre dello stesso anno.
L’ultimo ambito di lavoro che presentiamo riguarda la riflessione intorno al rapporto con i giovani e alle politiche relative che ha portato il gruppo a presentare al consiglio nazionale la proposta di organizzare un gruppo di lavoro specifico e trasversale per costruire proposte del Cnca su queste tematiche (vedi report al consiglio nazionale).
È importante riferire anche della nuova organizzazione del lavoro del gruppo ad hoc che dal 2003 prevede appunto la costituzione del gruppo dei referenti di area, che fungerà da ambito di programmazione e di approvazione degli esiti di ogni lavoro. Questa nuova metodologia di lavoro si rende necessaria per essere presenti con maggior tempestività ed in modo condiviso nel lavoro di definizione delle politiche nazionali e soprattutto per rendere possibile una presenza più incidente a livello regionale e locale facendo però attenzione a mantenere quel lavoro di base, caratteristica preziosa del lavoro del gruppo minori. Rimandiamo alla lettura del verbale del primo incontro dei referenti di area del febbraio 2003 che contiene anche un punto sugli ambiti di lavoro aperti di cui abbiamo parlato sopra.
Concludiamo questo articolo con un altro richiamo al lavoro nazionale più complessivo, ricordando i bellissimi incontri biennali di Spello, diventati per alcuni anni appuntamento costante, e per noi molto arricchenti. Ricordiamo nel 2009 l’incontro Scolpire storie: a partire dalla domanda “Esiste una via d’uscita che permetta a noi, alle nostre famiglie, alle nostre organizzazioni di riprendere slancio per agire nel presente in direzione di un futuro possibile?” L’invito è “Cercare essenzialità, bellezza e giustizia nell’oggi.” Per Comin poi una preziosa anticipazione delle riflessioni offerte dal nostro stage Shamandura, che si terrà poco dopo.
Ricordiamo anche due importanti campagne: “NON AVERE PAURA” promossa come momento di sensibilizzazione sociali per il superamento delle paure legate ai pregiudizi razziali e “METTIAMOCI IN GIOCO” per contrastare il gioco d’azzardo; oltre al cartello “I DIRITTI ALZANO LA VOCE”, promosso al fine di chiedere alla politica rinnovata sensibilità e impegno in difesa dei diritti sociali e per la promozione di un nuovo welfare. Rimandiamo al testo Resistenza e cittadinanza– Welfare di comunità e diritti universali nell’Europa dei popoli pubblicato nel 2006 che espone la visione che ha dato origine al cartello.
