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Le reti e il modello dell’affido accompagnato

Riprendiamo il filo del racconto sull’esperienza delle reti lasciato alla fine del capitolo 11. Abbiamo visto che l’atteggiamento principale della cooperativa è stato quello di non mollare il colpo, una volta conclusi i progetti finanziati che hanno dato origine alle esperienze, e garantire l’accompagnamento alle reti a prescindere da finanziamenti, ma anche continuare a cercare nuovi bandi e nuove possibilità operative. Il fatto poi che sul piano culturale la proposta avesse preso piede ha fatto sì che in diversi territori, con forme e per motivi differenti, si siano avviate proposte per la costruzione di reti di famiglie aperte. Alcune di queste reti hanno avuto vita breve, altre si sono assestate e continuano ancora il proprio intervento. Se vuoi puoi consultare la tabella delle reti che riporta l’elenco delle esperienze sviluppate negli anni. 

In questo articolo ci soffermiamo sul percorso di valutazione interno e di ripensamento su quanto attuato dalle reti di famiglie e da Comin insieme a loro.

In primo luogo una constatazione di fondo: anche le famiglie accoglienti vivono le contraddizioni e le difficoltà che caratterizzano la situazione di fragilità di ogni famiglia nel nostro contesto. Ritorna in mente un’affermazione fatta da una famiglia al primo corso di formazione: “…siamo un po’ tutte famiglie in difficoltà. Solo che qualcuna ne ha troppe”. 

Nel corso di questi anni è stato possibile affinare la riflessione su queste preziose esperienze. Occasione speciale a questo riguardo il confronto sulle Reti di famiglie sviluppato all’interno del Gruppo minori del Cnca. Un momento importante per la diffusione culturale della proposta è stato il convegno tenutosi nel 2002 a Firenze al Palazzo della Signoria dal titolo Ci vuole tutta una città per far crescere un bambino. Vedi Programma del convegno.

In Comin a partire dal 2004 si è avviato un percorso di riflessione e di studio, con il coordinamento di Elisabetta Dodi, una ricercatrice esterna alla cooperativa. Per rivisitare e valutare il progetto si è scelto di coinvolgere tutte le persone che hanno partecipato alla realizzazione e allo sviluppo delle reti (famiglie, operatori, servizi sociali, enti pubblici, consulenti e testimoni) anche attraverso la somministrazione di questionari. Gli esiti di questo lavoro capillare sono stati consegnati alla cooperativa nell’ampio e dettaglio documento Valutazione delle reti che è possibile consultare nella sezione Approfondimenti.

I risultati sono stati rielaborati in diversi ambiti: nelle reti, in un gruppo di lavoro specifico, nell’équipe degli operatori (anche con il supervisore), nel   Settore Famiglie. Il percorso si è concluso in un seminario aperto tenutosi il 23 febbraio del 2006 dal titolo: Quale insieme tra la Comin e le famiglie accoglienti. Vedi documento Quale rapporto tra Comin e associazioni di famiglie. Gli esiti del seminario sono stati sintetizzati in un documento presentato e approvato dall’assemblea dei soci in ottobre dello stesso anno. 

Il lavoro di valutazione e di ripensamento ha portato alla definizione di una nuova strategia che prevede questi due pilastri:

  • la proposta dell’affido accompagnato: nella sostanza l’obiettivo è quello di garantire ad ogni famiglia affidataria la possibilità di disporre, come nel caso delle famiglie professionali, di un tutor (che però preferiamo chiamare partner educativo);
  • la costituzione di una associazione di famiglie collegata e sostenuta da Comin anche se formalmente autonoma. 

Due strategie diverse ma tra loro strettamente connesse.

Strumento forte per l’attuazione del primo “pilastro” è stato la costruzione, la presentazione e l’approvazione del Progetto Affido accompagnato da parte della Fondazione Cariplo.

Diversi gli obiettivi del progetto (tra cui anche l’avvio del servizio di Pronta accoglienza in famiglia) ma possiamo dire che uno dei più specifici riguarda la qualificazione professionale del partner educativo. Tre sono state le tappe a questo proposito: l’individuazione di un gruppo di soci idonei alla costruzione e all’attuazione di questo compito; un percorso formativo ad hoc per questi operatori (vedi Piano formativo); la costituzione di un’équipe dei partner educativi (detti P.E.)

L’ obiettivo era quello di valorizzare le possibilità di rafforzamento delle famiglie e di accrescere la serietà dell’approccio istituzionale all’affido senza diminuire le responsabilità e l’attuazione della funzione di tutela pubblica garantite dagli enti locali. Infatti gli assi portanti del nostro modello di affido accompagnato sono il partner educativo, la rete di famiglie e il ruolo necessariamente svolto dal servizio sociale. Nonostante questa nostra consapevolezza non sono state poche le resistenze e le contrarietà incontrate, in particolare nei servizi sociali che spesso leggevano la nostra proposta come svalutativa del loro ruolo o in competizione. Per far fronte a questa incomprensione il progetto prevedeva momenti di confronto e di dibattito per la condivisione e la diffusione del nuovo modello.

Tra gli altri obiettivi il progetto presentato a Fondazione Cariplo metteva in campo anche azioni di sensibilizzazione che spesso sono state svolte in collaborazione con altre realtà territoriali. Ciò ha permesso sia di individuare nuovi strumenti per la sensibilizzazione e soprattutto nuove famiglie interessate a mettersi in gioco sia nell’affido classico, sia nel servizio di Pronta Accoglienza. Se vuoi saperne di più Vedi Relazione di rendicontazione su azione sensibilizzazione.

Passiamo ora al secondo “pilastro” ovvero la costituzione di una associazione di famiglie collegata e sostenuta da Comin anche se formalmente autonoma. Già nelle ipotesi iniziali del progetto che ha dato il via alle reti si prevedeva la costituzione in associazione autonoma di ogni rete. Nei fatti però solo poche di esse si erano date una veste formale. A questo punto è sembrata strada efficace quella di costituire un’associazione unica. Le motivazioni principali di questa opzione erano state identificate nel documento approvato dall’assemblea dei soci Comin:

  • esigenza di formalizzare il rapporto tra Comin e le famiglie per diversi motivi. Citiamo come importante tra questi la possibilità di proporre e di attuare operativamente il modello dell’affido accompagnato, che richiede che le famiglie possano rapportarsi agli enti locali in modo coordinato con Comin;
  • necessità di uno strumento per dare visibilità sociale, culturale e politica al “movimento” che in un certo senso è rappresentato da queste famiglie;  
  • possibilità di avere uno strumento in più per la crescita delle famiglie e per il collegamento tra le reti;
  • opportunità di “razionalizzare” le risorse e l’investimento della cooperativa per il sostegno all’accoglienza familiare senza continuare ad inseguire bandi vari per trovare fondi per garantire la continuità dell’esperienza delle reti.
  • utilità di un contenitore per lo sviluppo ed il sostegno di altre innovative proposte di accoglienza familiare (es. Unduetre, famiglie in comunità …) 

A partire dalla scelta assembleare si è sviluppato all’inizio del 2007 un percorso di confronto tra rappresentanti delle reti e operatori della Comin che progressivamente ha portato alla definizione dei contenuti culturali e di un processo che ha reso possibile poi la costituzione de La Carovana- famiglie accoglienti in movimento. Ma di questo avremo modo di parlare più avanti.

A conclusione di questo articolo è opportuno esplicitare un aspetto metodologico che poi è diventato punto di forza nella nostra collaborazione con le famiglie accoglienti: più che risorse da coinvolgere e con cui lavorare, per noi si è sempre trattato di partner con cui collaborare, con punti di vista specifici da accogliere e valorizzare. 

Per questo con il tempo questa alleanza si è strutturata con la collaborazione di tutti, creando cultura, progetti, metodologie condivise. Si è costruita insieme una storia comune.