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Nasce una nuova comunità familiare per bimbi piccoli

Lo sviluppo del progetto di Pronta accoglienza in famiglia di bimbi piccoli, sviluppato attraverso il Progetto Unduetre… a casa, ha reso evidente l’importanza di pensare anche nuove risposte in considerazione dell’entità numerica del fenomeno dell’allontanamento dalla propria famiglia dei bimbi, nei primissimi anni di vita, in particolare nel primo anno, (vedi Scheda minori in carico al pronto intervento Comune di Milano) e del fatto che per alcune situazioni non è possibile da subito l’inserimento in famiglia. Da questa convinzione prende forma il progetto di una comunità familiare di pronta accoglienza per bimbi 0-3, in grado di consentire la cura quotidiana in un clima familiare e il lavoro educativo necessario per la gestione del progetto, nel rapporto con i servizi e con le famiglie e eventuali altri soggetti coinvolti.

Questo progetto ha preso consistenza nel 2006 grazie alla scelta della famiglia di Lucia e Paolo di connotare alcuni anni della propria vita con questa forte scelta di accoglienza. Lucia svolge anche la funzione di coordinatrice/educatrice all’interno della stessa comunità familiare mentre il marito Paolo, libero professionista, svolge la propria attività lavorativa all’esterno della comunità e offre a questa il suo contributo come volontario residente. 

La Nostra Casetta è nata a Zinasco in una porzione di cascina ristrutturata, all’interno dello stesso cortile in cui si trova l’altra Comunità familiare Il Melograno. Una vicinanza molto felice e piena di opportunità per le due comunità che ha favorito un avvio sereno per La Nostra Casetta. La casa non è molto spaziosa e consente l’accoglienza di massimo 4 bimbi, garantendo spazi adeguati ad una serena convivialità quotidiana. 

La Nostra Casetta si configura come Comunità di pronta accoglienza per bambini di 0-3 anni e pertanto spesso l’inserimento in comunità ha come obiettivo l’osservazione del bimbo e della sua famiglia in vista della definizione del progetto di vita più idoneo. Si tratta di prendersi cura del minore fintanto che il Tribunale e i Servizi possano prendere la decisione più opportuna fornendo anche, da parte degli educatori, elementi utili a tale decisione, anche attraverso l’osservazione della relazione tra la famiglia d’origine e il bambino. Spesso dopo questa fase si prospetta la necessità di lavorare per preparare l’inserimento del bimbo in una nuova famiglia per un affido etero familiare o per l’adozione. In particolare in queste situazioni è opportuno che gli inserimenti siano abbastanza rapidi. Si afferma nel Progetto istituzionale per l’avvio della comunità, presente nella sezione Approfondimenti, che non si reputano opportune permanenze superiori ai 18 mesi anche se purtroppo la storia di Casetta racconta anche di permanenze più lunghe, considerata la tenera età dei bambini e i tempi necessari per giungere all’individuazione della nuova famiglia. Importante in queste situazioni frequenti è anche il lavoro di affiancamento alla nuova famiglia durante il periodo di avvicinamento per favorire la conoscenza del bimbo ed un positivo approccio.

In altre situazioni si decide invece per il rientro del bimbo nella sua famiglia d’origine: qui si rende necessario un efficace affiancamento alla famiglia naturale per aiutarla ad acquisire le competenze per gestire in modo efficace la cura e le attenzioni necessarie alla crescita del figlio. In questo caso può succedere che i tempi di permanenza in comunità si possano allungare.

Elemento determinante per l’efficacia dell’intervento della comunità è naturalmente il lavoro dell’equipe educativa composta dagli educatori professionali e dalla famiglia. A fianco del lavoro della comunità si è sviluppato, in un appartamento a Pavia, un Servizio di Spazio Neutro, che ha permesso di gestire in modo efficace gli incontri dei bimbi con le loro famiglie d’origine come pure il collaterale lavoro di osservazione delle dinamiche relazionali esistenti.

L’abitazione di Via Ferrari era composta da due camere da letto, una per la famiglia e una più ampia per quattro culle e un divano letto per l’educatore, un’ampia sala giochi e una cucina abitabile. Al piano terra c’era una stanza ad uso ufficio. 

I primi anni di Casetta vedevano la presenza di tre educatrici + e un’assistente all’infanzia (la dolcissima Alba ormai non più tra noi) . La convivenza forzata e inevitabile negli stessi ambienti della famiglia era divenuta negli anni non funzionale al progetto. Gli spazi erano inadeguati e non consentivano un’autonomia alla coppia e allo stesso tempo un’autonomia dell’educatore nella gestione del servizio. È nata così l’idea di spostarsi all’interno dello stesso territorio, per mantenere la vicinanza con il Melograno, e nel 2008 si procede pertanto all’acquisto dell’abitazione di via Negri. Un’ampia villetta su due piani, con intorno 1000 mq circa di terreno coltivabile. Si provvede alla ristrutturazione della casa in modo da uniformarla ai requisiti richiesti da Ats Pavia e a renderla un luogo accogliente per la comunità. I lavori di ristrutturazione iniziano nell’autunno del 2008 e si concludono nella primavera del 2009. Nel mese di giugno dello stesso anno la comunità si trasferisce.

La nuova abitazione di via Negri dà vita a una nuova era de “la Nostra Casetta”. Intanto, il progetto di ristrutturazione è curato nei minimi dettagli: definizione degli spazi e ovviamente migliorie strutturali (pannelli solari, riscaldamento a pavimento, ampio giardino recintato, presenza di ingressi separati) in linea con il progetto della Comunità familiare oltre alla scelta degli arredi specifici per un servizio 0-3 anni. 

Il servizio, sebbene focalizzato sulla fascia 0-3, nel tempo ha accolto anche bambini più grandi, ma rimanendo sempre un servizio per piccoli con limite per l’accoglienza fino ai 6 anni di età e quindi prima dell’inizio della scuola primaria. 

 L’abitazione di via Negri consente un ampliamento dell’accoglienza che passa da 4 a 6/7 bambini. La presenza di tre camere da letto rende possibile la disposizione di due culle/lettini per camera, un bagno per bambini e un bagno adulti. Finalmente l’agognata camera educatori /ufficio, una cucina ampia e un’immensa sala  a giorno con tante finestre. Infine un portico e un ampio giardino, nonché l’acquisto di un furgone per il trasporto di più bambini. Fino ad allora ci si muoveva con la propria auto. 

Al piano superiore a disposizione della famiglia una casa con cucina, un soggiorno con un ampio balcone, una camera matrimoniale, un’altra camera ospiti e un bagno. I due piani erano separati all’ingresso da una scala. 

La nostra Casetta nel tempo si è modificata negli equilibri interni e mi riferisco alla presenza delle educatrici. Intanto aumenta l’impegno orario della figura di assistente da 15 h passa a 25/30h, permane in un primo momento un assetto con tre operatrici full time, ma l’aumento dei piccoli ospiti ha portato ad avere a disposizione quattro operatrici full time.

Nel giungo del 2010 motivi personali inducono la coppia a scelte diverse che pongono fine alla comunità familiare. Si apre un periodo travagliato di ripensamento che porta alla decisione di continuare la positiva esperienza della Nostra Casetta trasformandola in comunità educativa. 

Fu un periodo di rinnovamento e di evoluzione. Si modifica il ruolo del coordinatore, l’equipe cambia il suo modo di lavorare e si riorganizza: quattro educatrici full time e una part time. È stata un’equipe dinamica e in movimento: nuove maternità, nuove educatrici e nuovo coordinatore. Impegno sempre forte e costante nei confronti delle richieste dei bimbi e dei loro progetti. Importante anche il contributo di alcuni volontari, preziosissime figure di supporto soprattutto durante il faticosissimo periodo di pandemia.

L’esperienza della comunità continua fino al 2022, dopo aver fatto fronte anche agli anni del Covid, quando anche a causa dell’incipiente difficoltà nel trovare educatori la cooperativa decide di concludere l’esperienza.

Prima di concludere, abbiamo bisogno di ascoltare una testimonianza in grado di trasmetterci il senso e lo spirito che hanno animato la comunità. Lo chiediamo a Rosanna, che per diversi anni è stata educatrice della Nostra Casetta. 

Se vado indietro nel tempo vivo l’amarezza di un servizio che non c’è più, di un tempo passato e vissuto. Casetta è stata anima e cuore, forza ed energia di vite che si sono intrecciate, di dissapori, di racconti e di storie. Le storie dei piccoli ospiti che per ben 16 anni hanno con le loro voci colorato le pareti di quella casa di via Ferrari prima e di via Negri dopo in un nebbioso paese del pavese. 

La Nostra Casetta nasce da una visione originaria di Comin che ha risposto a una tipologia di bisogni, per cui necessitava un nuovo modo di fare accoglienza. Sono stati circa 78 i minori nella fascia tra i 0 e i 6 anni, accolti dal 2006 al 2022 tutti con provvedimento del Tribunale per i Minorenni, in particolare il TM di Milano, ma anche di Bologna, Trento e Pavia. 

Molti, moltissimi i bambini accolti e adottati, tanti in affido, pochi i rientri in famiglia; a memoria ne ricordo circa tre.   

Ma cosa è stata “La nostra Casetta”? È stato un servizio che ha offerto ai suoi piccoli ospiti un nuovo futuro. Non è mai stata una comunità qualunque, piuttosto una famiglia allargata che, dalla sua nascita fino alla sua realizzazione e vita ci ha sempre creduto e provato. 

Ricordo interminabili cene e lunghe serate in loop sul cartone del cuore, piuttosto che i giochi “matti” nei caldi pomeriggi estivi o le corse con i passeggini e le battaglie di cuscini per casa.  

Ricordo occhioni sbrilluccicanti, vocine brulicanti, morbide manine, passetti furtivi, risate e sorrisi gioiosi, bambini urlanti e capricciosi e la certezza di esserci l’una per l’altra che risuonava in caldi abbracci e nell’ affetto sincero. 

Il “must” era la colazione: un tintinnio di tazze piene di latte fumante e di biscotti al cioccolato, il caffè per i grandi, le chiacchiere prima dell’inizio del turno e la giornata era lesta ad avere inizio. 

Casetta è stata un progetto che ha generato nuove seconde possibilità: ai suoi piccoli ospiti il diritto ad una famiglia, alle loro famiglie d’origine l’occasione di una scelta d’amore e alle coppie che abbiamo incrociato in questi tanti anni l’essere padre e madre di nuovi figli.

E a tutti quelli che come me ci sono stati, chi per anni, chi per mesi o giorni, spesso con il maglione segnato da una striatura di latte o da schizzi di pappa in viso, il dono di una Casetta che rivive nella gioia dei ricordi di una storia di cuore.