Avvio della Pronta accoglienza in famiglia per bimbi 0-3
Non è stato facile rendere possibile l’avvio del Servizio di Pronta accoglienza in famiglia per bimbi piccoli e, anche alla luce delle resistenze incontrata, è consolante constatare che poi gli assunti di base che hanno fatto scaturire l’idea progettuale siano alla fine stati recepiti e soprattutto che ora questo modello di Affido sia diventato Servizio accettato e diffuso.
Il distacco del bambino dalla sua famiglia, talvolta necessario per la tutela del minore, è sempre un evento traumatico: se ciò riguarda un bambino molto piccolo o addirittura un neonato è un evento ancora più critico perché avviene quando il bimbo, a causa della sua giovane età e della fase evolutiva di sviluppo raggiunta, non è ancora in grado di sopportare questa separazione senza che ne risultino minacciate la sua identità e la sua possibilità di completare con successo il suo percorso di sviluppo. Questa consapevolezza impone che il contesto di accoglienza di un bambino piccolo o di un neonato che devono essere allontanati dal proprio nucleo familiare, riproduca al meglio le caratteristiche del contesto allevante nella nostra cultura, offra cioè figure sostitutive di riferimento stabili e in condizione di garantire dedizione esclusiva.
Eppure sono numerosi ogni anno i bimbi affidati al comune di Milano, soprattutto al momento della nascita, per i quali Il Servizio di Pronto Intervento deve trovare una sistemazione al di fuori della famiglia, in attesa che il Tribunale per i minorenni definisca le scelte più opportune per la tutela del bimbo. La conseguenza di questo è che spesso alcuni bambini passano i primi importanti momenti della propria esistenza in comunità oppure addirittura in ospedale.
Per dare un’idea chiara della situazione dalla quale è partita questa riflessione, alleghiamo di seguito una tabella che mette in luce alcuni significativi aspetti di ordine quantitativo:

Potersi riferire a persone stabili e affettivamente connotate è condizione importante per la costruzione di una positiva identità di un bambino ed è ormai acquisizione assodata negli studi di Psicologia evolutiva. Da qui scaturisce il progetto di costruire una rete di famiglie adeguatamente formate e disponibili ad accogliere, in poco tempo, un bimbo piccolo, all’insorgere di un’emergenza, almeno in quelle situazioni che lo rendono possibile.
Il primo passo per la realizzazione di questo progetto è stata la presentazione, nel 2003, di un Progetto L. nr. 23 alla allora Asl 2, con l’obiettivo principale di formare un gruppo di famiglie per questo nuovo e importante compito. Erano nostri partner in questo alcune realtà cernuschesi e l’associazione Mondo di comunità e famiglia. Alla fine del corso si era costituito un piccolo gruppo di famiglie, disponibili e formate, ma queste famiglie sono state per molto tempo risorsa inutilizzata per il progetto. Si sono infatti incontrate diverse paure, obiezioni, resistenze, in particolare tra i giudici del T.M.
Queste resistenze possono essere sintetizzate nelle seguenti tre: da una parte si teme che il rapporto intenso con una famiglia possa poi comportare un’ulteriore esperienza abbandonica per il bimbo nel momento del passaggio alla situazione di vita scelta per lui; d’altra parte al contrario si temono resistenze da parte della famiglia affidataria al momento della separazione. Infine c’è il timore che alcuni affidatari si rendano disponibili a questo tipo di accoglienza pensando di poter in questo modo “semplificare” il percorso adottivo.
Alcune di queste resistenze erano certamente dovute a preoccupazioni non del tutto infondate.
A questo proposito due sono state le strade: un impegno significativo sul piano culturale per favorire approfondimenti attraverso convegni, articoli, momenti di confronto …, che ha trovato risonanze e condivisione nel nostro mondo e ha favorito un proficuo confronto istituzionale. L’altro impegno è stata la messa a punto di un modello d’intervento che rendesse possibile affrontare i rischi identificati. Gli elementi basilari di tale modelli possono essere identificati nei seguenti:
- La dimensione tempo è sempre importante, in modo particolare quando si tratta di neonati o, in ogni caso di bimbi piccoli. Per questo si ipotizza una durata massima dell’accoglienza famigliare, definita in 6/9 mesi
- Un adeguato percorso di formazione in cui fossero affrontati elementi necessari per mettere in grado le famiglie per gestire questo progetto. Nel corso del tempo poi è sempre stato previsto un corso di formazione specifico per le famiglie del servizio di pronta accoglienza 0-3. Uno degli elementi centrali è la gestione della separazione e della consegna alla nuova famiglia. Le famiglie non sono lasciate sole: le lacrime non possono mancare ma i passaggi, purché gestiti bene, non si connotano come momenti di abbandono ma passaggi d’amore, nelle forme adeguate ad ogni situazione. In ogni caso viene identificata come condizione per partecipare al servizio per la famiglia, l’esistenza di figli propri;
- Il partner educativo è l’elemento centrale del modello. Sono diversi gli elementi che ne richiedono l’azione al fine di lavorare per accelerare i temi per la definizione del progetto per il bambino. Citiamo i più importanti: l’accompagnamento del bimbo agli incontri con la famiglia d’origine e l’eventuale gestione degli incontri protetti con i genitori naturali che diventano anche occasione per la lettura delle dinamiche in atto per aiutare l’eventuale il rientro a casa. Il Partner educativo svolge la funzione di “ponte” tra le due famiglie, cosa che avviene anche al momento dell’inserimento nell’eventuale nuova famiglia adottiva/affidataria di lungo periodo. Questa figura educativa affianca e sostiene la famiglia affidataria e soprattutto mantiene un rapporto costante con i Servizi e il Tm per contribuire ad una definizione solerte della situazione.
Se sei interessato ad un approfondimento del modello ti invitiamo alla lettura del documento: Unduetre a casa – linee pedagogiche. Sono utili a questo fine anche i materiali usati per la diffusione del Progetto che comunicano in modo sintetico senso e contenuti. Vedi dépliant. Particolarmente emozionante e da non perdere il breve video Ti ricordi? girato con le famiglie del Giardino della Madia. Un aiuto all’assestamento di Unduetre … a casa ci è stato fornito anche dal Progetto Affido accompagnato della Fondazione Cariplo che prevedeva questo progetto tra le proprie azioni.
Riteniamo comunque fondamentale per l’entrata a regime del Servizio di pronta accoglienza in famiglia, la collaborazione con l’Ufficio Coordinamento Affidi del Comune di Milano che ha condiviso convinzioni e impegno. Ciò ci ha posto nella condizione di formulare in modo formale, nel marzo del 2007, una proposta di collaborazione al Comune di Milano. Vedi lettera al dott. Daverio. Positiva l’accettazione dell’amministrazione comunale che ha portato al Progetto Affidabile inserito nel Piano Infanzia 285, che ha reso possibile la collaborazione operativa con gli operatori del Comune nell’attuazione del progetto. Vedi ad esempio il programma del corso di preparazione per le famiglie, che ricalca l’impostazione dei corsi già svolti negli anni precedenti. Significativo il seminario conclusivo organizzato con il comune dal titolo Affidabile, i cui atti sono disponibili in sede
Come detto nel tempo il servizio è entrato a regime ed è stato accolto come strumento importante anche da parte del T.M., e, oltre a noi, alcune altre reti di famiglie gestiscono quest’intervento.
È carino ricordare la composizione della prima equipe che ha seguito lo sviluppo di questo progetto: Mafra Marchesini era la coordinatrice, Maria Luisa Coi ed Elza Daga le altre due operatrici. Parlando di questo servizio è per noi importante ricordare Silvia Amato, una collega che ci ha lasciato e che ha seguito con passione e competenza il progetto nelle diverse collaborazioni con l’ente pubblico, ne ha steso le linee metodologiche e che è stata un Partner Educativo significativo per tanti bimbi e famiglie.
Nel corso di questi anni abbiamo accolto nel servizio 71 bambini, coinvolgendo 43 famiglie. Ogni anno si svolge un percorso formativo per nuove famiglie e alcune ripetono l’esperienza più volte.
Spesso nel salutare i bimbi al momento della partenza dalla famiglia di Pronta accoglienza verso il loro progetto di vita, si regala loro una fiaba utile al fine mantenere un ricordo nel tempo e favorire il senso di continuità nella loro vita. Alleghiamo come esempio Il grande volo di rondino.
Per rendere più viva e concreta la narrazione ascoltiamo Mafra che ci racconta in breve la sua esperienza e quella di due bimbi accolti da famiglie del progetto.
“In entrambe le Storie che seguono, come Partner Educativo, ho accompagnato i minori (i cui nomi sono naturalmente di fantasia) e le famiglie di Pronta Accoglienza per tutto il tempo necessario. In entrambi i casi, una volta che il progetto riguardante il minore ha preso una direzione definitiva, è venuto meno il mio ruolo e ha preso il via un rapporto di amicizia e di affetto che mi vede ancora coinvolta in diversi momenti familiari significativi”.
Miguel, un bimbo di due anni, vive da un po’ di tempo con la sua mamma Lydia, una 40enne arrivata in Italia da circa 15 anni, in una Comunità Mamma-Bambino. La vita di Lydia non è stata certamente facile: è diventata madre giovanissima; da sola ha deciso di lasciare il suo Paese e di venire in Italia; ha affidato i figli più piccoli alle cure dei nonni materni, e ha portato i due più grandi con sé e quando i due figli sono diventati maggiorenni anche le loro strade si sono divise. Lydia, ha poi incontrato Jose, il padre di Miguel, e con lui è iniziata una nuova tappa della sua vita. L’incontro di due fragilità, quelle di Lydia e quelle di José, non ha retto nel tempo ed è così che Lydia, rimasta sola, ha incominciato ad avere problemi di alcolismo ed è finita in Comunità con Miguel. Il percorso in Comunità ha permesso a Lydia di riorganizzare la sua vita: nel giro di poco è previsto il passaggio a un appartamento per loro due in totale autonomia. Poco prima di questo passaggio, Lydia muore improvvisamente per un attacco di cuore e questo mette in discussione il progetto: è tutto da riscrivere. Da una prima indagine fatta dai Servizi Sociali l’unica persona disponibile a prendersi cura di Miguel è la figlia di Lydia, Clara di 26 anni e madre sola di un bimbo di 6 anni. Occorre tempo per svolgere tutti gli accertamenti necessari e così Miguel arriva nella famiglia di Pronta Accoglienza, composta da madre, padre, una figlia di 12 anni e due figli di 9 e 5 anni. E’ amore a prima vista, amore che si esprime nei gesti, pensieri, attenzioni quotidiani di ciascuno e che permette di giorno in giorno a Miguel di fare dei grandi progressi su più piani. Nel frattempo Clara si è resa conto di non poter essere in grado da sola di prendersi totalmente cura di Miguel e così il progetto cambia: è necessario individuare una famiglia che sia disponibile a un affido a lungo termine. Individuata la famiglia tutti collaborano affinché il passaggio avvenga nel modo e nei tempi più rispettosi per Miguel. La disponibilità della nuova famiglia affidataria a valorizzare le figure significative per Miguel, ha sicuramente facilitato la creazione di un forte legame tra le due famiglie e ha anche permesso a Miguel di diventare un ragazzo amante della vita, benvoluto, con molti interessi e amici.
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Luce nasce con dei gravi problemi di salute e trascorre i primi 4 mesi della sua vita in ospedale, affidata alle cure del personale sanitario in quanto i suoi genitori hanno problemi di dipendenza. Parte un’indagine sociale. Quando Luce, sebbene con condizioni fisiche che richiedono cure e attenzioni specifici, può lasciare l’ospedale, viene individuata una famiglia di Pronta Accoglienza. Non tutto procede come sperato: la famiglia affidataria non è in grado di rispondere a tali bisogni. Si cerca quindi una nuova famiglia affidataria. Nella vita di Luce entrano Sofia e Gabriele, una giovane coppia disponibile a condividere con la piccola il tempo necessario ai Servizi di valutare la possibilità di un rientro della bimba nella sua famiglia di origine. Questa opzione si dimostra nel tempo non più perseguibile, dal momento che entrambi i genitori decidono di non farsi seguire dai Servizi ma di tornare al loro Paese, rinunciando in tal modo alla bimba. Dopo un’approfondita valutazione della storia di Luce e considerato il rapporto che nel frattempo si è creato tra Luce, Sofia e Gabriele, il Tribunale decide che Luce possa essere adottata da loro.
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Abbiamo inoltre chiesto a Emma oggi ventitreenne, figlia in una famiglia che ha accolto 6 situazioni di bimbi in pronta accoglienza un breve racconto della propria esperienza.
“La mia esperienza come sorella affidataria ha avuto inizio quando avevo sette anni ed è stata, ed è tuttora, un capitolo molto importante della mia vita. I bambini affidati erano tutti molto piccoli, dalla nascita a un anno e mezzo al massimo, e spesso sono rimasti con noi per periodi relativamente brevi, a eccezione dell’ultima, arrivata nel 2015, che è ancora parte della mia famiglia e Io sarà per sempre.
Una delle storie più belle di questo percorso è stata la riunificazione di uno dei bambini con la sua famiglia biologica. È stata una gioia immensa vedere che questa famiglia aveva superato le difficoltà avute all’inizio creando così un ambiente stabile, tranquillo e sicuro per il Ioro bambino. Ancora più bello è stato scoprire che negli anni successivi la famiglia si è allargata con altri due figli. È stato un lieto fine che ha confermato il valore dell’affidamento come un percorso di recupero e di fondamentale aiuto per molte famiglie.
La maggior parte degli altri bambini che abbiamo accolto nella nostra casa è stata adottata da famiglie che li hanno amati e accuditi come propri figli, dando Ioro speranza e amore e garantendo Ioro un futuro. Di molti abbiamo avuto notizie tramite gli assistenti sociali e gli educatori: sappiamo che stanno bene, sono amati e coccolati proprio come ogni bambino dovrebbe essere.
L’esperienza dell’affidamento mi ha insegnato la responsabilità sin da una tenera età: era un compito importante assicurarsi che questi bambini avessero tutto ciò di cui avevano bisogno, non solo materialmente, ma anche dal punto di vista emotivo; mi ha insegnato che l’amore può superare le barriere del tempo e dello spazio, e che anche periodi di tempo relativamente brevi possono avere un impatto duraturo sulla vita di una persona; infine mi ha reso consapevole dell’importanza della famiglia, non solo quella biologica, ma anche quella che si crea attraverso l’amore e la cura reciproca”.
