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Valorizzazione delle risorse è un progetto attuato all’interno della V Piano Infanzia del Comune di Milano, che riveste una significativa importanza per quanto riguarda i rapporti di collaborazione tra il Comune di Milano e le realtà del Terzo settore rispetto alla gestione dei Servizi Sociali. Con questa esperienza, infatti, inizia un’integrazione di realtà esterne all’amministrazione comunale nella gestione di alcuni aspetti del Servizio sociale di base, integrazione che si è implementata nel tempo e che continua ancora oggi. È significativa naturalmente anche nella storia della nostra cooperativa, capofila dell’Ati individuata per la gestione del progetto e da allora sempre presente nelle forme rivestite nel tempo da questa collaborazione. Una collaborazione che si mostra importante e delicata e che continua a richiedere attenzione, per gestire in maniera efficace le relazioni professionali ed istituzionali sotto differenti punti di vista.

Questa situazione ha avuto come prima naturale conseguenza il fatto che Comin abbia modificato la caratteristica di essere una cooperativa essenzialmente di carattere pedagogico, composta da educatori, ampliando le caratteristiche dei propri operatori che ora includono in maniera significativa anche altre professionalità a cominciare da Assistenti sociali e Psicologici. 

Ma veniamo ora al racconto del progetto, cominciando dai motivi che hanno condotto il Comune su questa strada. Come si legge nel bando di gara specifico, che comprende anche due altri obiettivi, con “ValorizzAzione delle risorse il Comune intende rispondere ai bisogni emergenti evidenziatisi negli ultimi anni, sia con l’aumento della domanda, spontanea e non, di sostegno e protezione di famiglie con bambini/e e ragazzi/e (più che raddoppiata in 4 anni), sia con la complessità crescente delle problematiche portate ai servizi, sempre più di tipo relazionale ed educativo (conflittualità, gestione dell’adolescenza, mediazione tra modelli/esperienze di legami di genere e generazionali molteplici etc). Con la presente progettazione, si intende rispondere in tempi più definiti specializzando gli interventi di valutazione delle competenze genitoriali e delle risorse del contesto di vita per rimettere a fuoco Progetti Personalizzati finalizzati e negoziati con le famiglie”. 

In particolare possiamo individuare come obiettivi specifici quelli di superare la difficoltà nel far fronte in maniera solerte alle richieste di indagine sociale inviate dall’Autorità Giudiziaria, che in quel periodo vedevano una lunga lista d’attesa, e di cercare di ridurre i tempi di permanenza in comunità dei minori allontanati, perfezionando la capacità di presa in carico delle problematiche familiari e il rapporto con le comunità di accoglienza.

Per questo la finalità è di orientarsi alla ricomposizione efficace e monitorata degli interventi a favore di tutti gli attori in campo, a cominciare dai genitori, in tempi certi e su piste di lavoro condivise. Per questo si ritiene necessario procedere a una riflessione sul lavoro sociale e socio-educativo che sia realmente in itinere e capace di introdurre elementi innovativi sia tecnico-metodologici che organizzativi.

Comin decide di rispondere all’appello del Comune di Milano, cercando partner affidabili con cui affrontare questa nuova sfida, stimolante ma complicata e densa di nodi significatici da sciogliere. Si definisce una compagine composta, oltre che da Comin che viene scelta come capofila, anche da IRS, Spazio Aperto Servizi, Diapason e Consorzio sociale SIS, che per svolgere questa attività costituiscono un’Ati. 

Nello Schema tecnico del progetto per la legge 285 sono definiti senso, obiettivi e azioni previsti e tempi previsti. 

In particolare si definiscono tre aree di azione:

Gestione unità operativa delle indagini sociali con l’obiettivo di intensificare il lavoro producendo circa 500 indagini sociali e psicosociali all’anno. Attraverso attività formative e di confronto ci si propone inoltre di rivedere l’impostazione del lavoro e uniformare le prassi d’intervento nelle diverse zone della città. Importante anche l’indicazione di trasformare la fase di analisi/valutazione psico- sociale del nucleo familiare in un percorso breve di sostegno alla genitorialità, favorendo nel nucleo il livello di consapevolezza possibile evidenziando i fattori di protezione esistenti;

Gestione dell’unità operativa Residenzialità al fine di ridurre i tempi di permanenza in comunità e favorire il coinvolgimento delle figure gestionali nella gestione del progetto. A questo fine si costituisce un gruppo di lavoro con il compito di studiare il fenomeno (dati e numeri, esperienze operative e riflessioni metodologiche),costruire una mappatura ragionata delle risorse territoriali riguardanti l’area della residenzialità, ipotizzare buone prassi, nuovi strumenti per favorire la gestione degli inserimenti in comunità e predisporre forme e strumenti nuovi di sostegno nella gestione dei singoli casi, finalizzati al recupero e alla valorizzazione delle competenze genitoriali e al contenimento dei tempi dei ricoveri (gruppi di genitori, costruzione del progetto di inserimento, rapporti con la comunità, monitoraggio del percorso).

Costruire ed attivare percorsi di formazione e di supervisione per gli operatori che quale prima risorsa della relazione di aiuto, necessitano di continui e specifici supporti formativi e di supervisione che ne garantiscano il benessere e conseguentemente un lavoro sociale e socio-educativo efficace.

Affiancare percorsi di ridefinizione delle buone prassi e di riordino delle attività e procedure, con percorsi formativi mirati (ad es. cos’è e come si fa in pratica il sostegno alla genitorialità negli interventi socio-educativi, trattamento della conflittualità genitoriale, conduzione di gruppi di genitori).

Sul piano metodologico in termini generali il progetto si propone di favorire nel lavoro degli operatori il passaggio:

  • da “lavorare su” a “lavorare con”
  • da rilevare carenze a individuare e potenziare risorse
  • da presa in carico totale a ascolto, coordinamento, monitoraggio
  • da lavoro per prestazioni a lavoro su processi e su progetto
  • da interazioni duali a interazioni plurali
  • da lavoro separato a lavoro cooperativo.

E per il Settore: 

  • da definire e suddividere strutture e ruoli a proporre e sostenere connessioni e collaborazioni
  • da richiamare verticalità e gerarchie a facilitare orizzontalità e collaborazioni orizzontali
  • da imporre direttive e controlli a rappresentare problemi e obiettivi
  • da utilizzare dati per documentare a trattare dati per gestire

È prevista per il progetto sperimentale la durata di un biennio dal 1° gennaio 2013 al 31 dicembre 2014. Visto l’andamento positivo della sperimentazione saranno deliberate proroghe annuali nel 2015 e nel 2016, con la firma di una nuova convenzione.

Cerchiamo ora di riportare gli esiti concreti dell’operatività sviluppata durante il progetto e a questo riguardo abbiamo restituzioni, curate da IRS, davvero ben fatte. 

Il primo aspetto da sottolineare riguarda il metodo di lavoro: si è trattato di un’esperienza gestita in maniera realmente collaborativa e concedendosi momenti di riflessione ben curati. Voglio citare quanto scrive, a nome dell’ Ati, Emanuele Bana, Coordinatore della cooperativa, nella Premessa del libretto Allargare lo sguardo – Percorsi di valorizzazione delle risorse nell’intervento con i minori e i loro genitori: poco più 100 pagine, curate da Casartelli e De Ambrogio di Irs e pubblicate da Prospettive sociali e sanitarie in collaborazione con il Comune di Milano, che riportano gli esiti e soprattutto le riflessioni degli attori del progetto. Il testo è presente tra gli Allegati e chi fosse interessato ad approfondire, anche solo qualche aspetto specifico, trova pane per i propri denti.

Emanuele dice questo: “La coprogettazione è stata una nuova esperienza dentro le nostre organizzazioni, ancor prima che nell’incontro con il Comune di Milano: l’esercizio di una continua negoziazione e contrattazione al fine di perseguire gli obiettivi, valorizzando gli apporti di tutti, ci ha permesso di riconoscere in questo strumento di lavoro una prassi consolidata della nostra capacità in primis di fare rete e, aspetto non meno importante, di costruire legami. Legami che non sono mai stati intesi come cordoni da stringere dentro vincoli definiti e circoscritti, ma nodi che continuano ad essere intrecciati verso la costruzione di una rete sempre più ampia ed integrata, volta ad accrescere risorse sociali ed economiche, a moltiplicare le ricchezze e quindi in sintesi a costruire un nuovo

modello di welfare di comunità.” 

Il primo capitolo di questo testo articola poi più in dettaglio l’esperienza di coprogettazione precisando che coprogettare non basta, la chiave della ricomposizione e valorizzazione delle risorse sta nella cogestione: è soprattutto l’azione in comune, sul campo, che rinsalda i legami di collaborazione.

Esemplificativo è l’organigramma del progetto (tra gli allegati) che è una rappresentazione plastica di quanto Silvia Zandrini ed Emanuele Bana (referenti per il Comune e per l’ATI) dicono insieme: “Abbiamo deciso di costruire l’organigramma del progetto 285 come un meccanismo a ingranaggi, collegati tra loro da cinghie di trasmissione: non c’è un unico motore centrale, tutte le équipe di lavoro condividono la propria forza con tutte le altre. Una posizione centrale è assunta dallo staff di direzione, che è il luogo in cui le funzioni politiche e le dimensioni operative si incontrano e trovano la loro sintesi. Un altro aspetto da sottolineare è la coesistenza in tutti gli ingranaggi di Ente Pubblico e ATI.” 

Dopo aver descritto l’importante azione di governance del progetto entriamo nel merito degli esiti prodotti dal lavoro rispetto alle tre aree di intervento previste. Anche a questo proposito troviamo un aiuto prezioso nel Report di autovalutazione del progetto Valorizzazione delle risorse prodotto nel maggio del 2016. Un documento prezioso perché costruito e gestito con metodo efficace e partecipato ed esposto in modo chiaro e trasparente riportando oltre ai numeri dei prodotti anche la valutazione degli esiti definendo gli esiti positivi come gli aspetti carenti.

Rispetto alla gestione dell’Unità operativa indagini partiamo dall’aspetto quantitativo: a marzo 2016 erano state concluse 1.532 indagini e 210 erano in corso. Il tempo medio di realizzazione dell’indagine è stato- per il 2015 – di 5 mesi per le indagini chiuse (era 4,4 mesi nel 2013; 4,6 mesi nel 2014), quindi nella media poco superiore ai termini di 4 mesi definiti nelle Linee Guida. Nonostante questi numeri non si riesce ad esaurire completamente la lista d’attesa.

In questa fase del progetto il 38,2% delle indagini è stato chiuso senza nessun pregiudizio; il 31% con proposta di provvedimento e il 3% con proposta di allontanamento. Un diagramma riporta più in dettaglio gli esiti delle indagini.

Sulla base di questi dati è stato possibile, tra le altre cose, articolare valutazioni sia sul piano delle necessità sociale, sia sul versante organizzativo, coinvolgendo anche gli attori professionali ingaggiati nella tutela dei minori, in primo luogo Tribunali e ATS.

Un aspetto davvero significativo riguardo al lavoro sviluppato dal progetto in questa area è stato il lavoro formativo e di confronto sviluppato tra gli operatori delle diverse unità operative Indagini del Comune che ha portato a definire le Linee Guida sperimentali per la realizzazione delle indagini sociali e psico-sociali nella città di Milano, che costituisce un modello comune di intervento orientato alla valorizzazione delle competenze genitoriali e alla costruzione di alleanze con le famiglie e che viene lasciato come patrimonio materiale importante per l’Amministrazione, anche con la definizione di format di lavoro omogenei. Necessaria la diffusione dei contenuti elaborati per favorire un efficace utilizzo da parte degli operatori. Cito tra gli strumenti usati per comunicare agli operatori gli esiti del lavoro il convegno Progetto valorizzazione risorse – dagli obiettivi alle azioni concrete: incontro di lavoro per operatori/operatrici delle organizzazioni coinvolte svolto a Palazzo Marino il 24 marzo 2014.

Elemento centrale di questa metodologia, definito già nella fase di stesura del progetto, è proprio il tentativo di attuare il passaggio dall’indagine intesa come fotografia statica delle capacità e incapacità genitoriali al “trattamento breve”: cercare di uscire da un approccio unicamente “giudicante”,  per mettere in atto un processo capace di far emergere le potenzialità positive, spesso un po’ nascoste, sviluppando durante l’indagine un processo evolutivo capace di avviare il tentativo di cominciare a sciogliere i nodi che hanno determinato la richiesta dell’Autorità Giudiziaria. 

È attraverso questo approccio che il percorso di indagine diventa capace anche di fornire indicazioni relative ai percorsi di sostegno alla genitorialità, alle forme e ai contenuti di affiancamento educativo per la famiglia, fino anche alle forme di tutela eventualmente ritenute indispensabili per garantire la crescita dei minori.

Si tratta davvero di un esito positivo del progetto, anche se in alcuni casi si sono riscontrate poi difficoltà a realizzare percorso di continuità tra il trattamento realizzato nelle indagini e una presa in carico da parte dei servizi territoriali, anche al di fuori di un quadro di provvedimento, continuando quanto realizzato nella fase di Indagine.

Riguardo al lavoro svolto dal Gruppo Residenzialità possiamo identificare questi risultati:

– È stata definita, costruita e diffusa la cartella In Viaggio Verso Casa, dedicata all’elaborazione della progettualità e delle relative verifiche e valutazioni relative all’inserimento di minori in comunità residenziale. 

– È stata costruita una mappa delle risorse dedicata a raccogliere tutte le opportunità e risorse presenti sul territorio per sostenere famiglie e minori, realizzate sia da soggetti istituzionali sia da enti informali (associazioni, parrocchie, etc). La mappa è finalizzata a sostenere il lavoro degli operatori del Servizio Sociale nell’individuazione di possibili supporti per i minori e le famiglie, anche per sostenere il rientro in famiglia del minore. 

– Sono stati realizzati complessivamente 10 gruppi rivolti ai genitori seguiti dal Servizio Sociale Professionale Territoriale, di cui 5 sono stati indirizzati a genitori di bambini e ragazzi accolti in comunità residenziali 

Sicuramente, per quanto riguarda nello specifico Comin, è importante sottolineare la produzione della cartella In Viaggio Verso Casa soprattutto perché è diventata strumento stabile di lavoro delle comunità nostre e anche di altre organizzazioni, soppiantando le griglie dei vecchi PEI che da quel momento si sono chiamati PEC (Progetto Educativo Condiviso). Questo strumento parte dal Progetto Quadro costruito dall’assistente sociale al momento dell’inserimento in cui sono evidenziati obiettivi, risorse e compiti dei diversi soggetti che agiscono nel progetto, a cominciare dalle famiglie. Dal Progetto Quadro discendono gli obiettivi condivisi del lavoro educativo e sociale, per i quali vengono definiti di volta in volta obiettivi e compiti di ciascuno e tempi di verifica. Tutto ciò con per favorire lo scioglimento dei nodi, agevolando il ritorno a casa dei minori allontanati. Nei fatti, però, alla diffusione dell’utilizzo del nuovo strumento nelle comunità ha fatto riscontro la difficoltà da parte degli assistenti sociali del Comune ad accettare l’utilizzo del nuovo strumento, nonostante fosse messo a disposizione da parte del progetto un accompagnamento all’impiego dello stesso.

Come già detto, fondamentale per il raggiungimento di questi risultati è stato l’ impegno formativo e di supervisione messi in campo. Nel corso della durata del progetto sono state erogate complessivamente 640 ore di formazione e supervisione e i partecipanti complessivi alle attività formative sono stati oltre 550. Sono stati previsti momenti formativi per favorire il benessere degli operatori nel corso delle attività, ma anche come approfondimento di aspetti specifici (importante ad esempio il sostegno alla costruzione della metodologia e alla gestione dei gruppi genitori) oppure per accompagnare alla definizione di nuove forme organizzative del lavoro o di Linee Guida. Nel Report di autovalutazione allegato potete trovare anche grafici che riportano dati sulla percezione del gradimento degli operatori sulla formazione ricevuta.

La valutazione positiva del lavoro sperimentale svolto in Valorizzazione delle risorse ha favorito la scelta dell’amministrazione di cercare di rendere stabile, al proprio interno, l’integrazione e il metodo di lavoro costruito. Per questo motivo nel 2016 indice una gara d’appalto per la gestione triennale, a partire da Luglio 2016, di Percorsi/interventi integrativi di Indagine sociale.  Naturalmente i soggetti che hanno partecipato al progetto decidono di candidarsi per proseguire il lavoro intrapreso. Si costituisce pertanto L’Ati Indagini che però presenta alcuni cambiamenti nella compagine, a cominciare dal Capofila, che in questo caso diventa Spazio Aperto Servizi. Il raggruppamento è così composto: Spazio Aperto Servizi, Comin, Diapason e come nuovo soggetto la cooperativa Farsi Prossimo. Viene predisposta l’Offerta tecnica che viene accolta e quindi l’Ati ottiene la gestione del servizio.

Parallelamente, però, si decide anche di attuare una proroga del progetto 285 per tutto il 2017, con il prolungamento della convenzione in atto, allo scopo prioritario di esaurire la lista d’attesa riguardo alle indagini, ma anche per proseguire alcuni aspetti degli altri due obiettivi. Nella relazione sintetica di valutazione Bana riferisce il raggiungimento degli obiettivi (in particolare la chiusura della Lista d’attesa delle indagini) del Progetto Valorizzazione delle risorse che conclude così felicemente il proprio percorso.

Anche l’attuazione del bando, gestita da un’équipe separata di operatori, ricalca la metodologia elaborata nel progetto. Nella Relazione Indagini 2017 sottoscritta dal capofila dell’ Ati si sottolineano infatti con chiarezza i punti di forza costituiti dal disporre di una metodologia consolidata oltre che chiaramente descritta, di una positiva esperienza di collaborazione pregressa e di un lavoro costante di supervisione e di formazione comune che facilitano un lavoro efficace e produttivo. 

Emergono, però, anche alcune criticità e tra queste segnalo il fatto che in questo bando è prevista, per l’ATI, una remunerazione del lavoro sulla base del numero di indagini svolte (che sono suddivise in semplici/articolate/complesse) e non sulla base delle ore di lavoro svolte, come invece avviene per i dipendenti comunali. 

Questa modalità rendicontativa, dovuta sostanzialmente alla necessità di evitare il rischio che il rapporto possa essere configurato come intermediazione di mano d’opera, ha presentato due principali limiti, che nel tempo si è cercato di superare:

  1. non riconoscere sempre un compenso adeguato al lavoro complessivo svolto dall’ATI, che è superiore alla somma delle singole prestazioni svolte dagli operatori, visto che comprende anche il lavoro organizzativo, politico, di riflessione e legame con il territorio;
  2. richiedere, per la sostenibilità economica del servizio, un carico di lavoro degli operatori dell’ATI molto maggiore rispetto a quello degli operatori dell’amministrazione comunale, che rischia quindi di determinare una disparità di trattamento tra figure professionali identiche. Sotto questo aspetto è importante registrare il costante di lavoro nel proseguimento dell’integrazione tra Terzo Settore e Amministrazione comunale nella gestione del servizio sociale, anche a prescindere dal differente livello di produttività che si è registrato in questa prima fase della collaborazione.

La positività degli esiti della collaborazione induce il Comune di Milano a tendere ad allargare l’integrazione anche in altri ambiti del lavoro sociale di base. Per questo nel 2017 il Comune di Milano indice gara divisa in due lotti. Il primo per la gestione di Attività di Segretariato sociale professionale e trattamento breve e il secondo di Attività di trattamento della conflittualità genitoriale e/o maltrattamento di cui vi alleghiamo i capitolati. Entrambi i bandi prevedono una durata biennale a partire dal 1° giugno 2017. Si costituiscono per partecipare due ATI diverse: per il Lotto 1 Comin è capofila e con noi partecipano Spazio Aperto Servizi, Azione Solidale e Farsi Prossimo; per il lotto 2 Il capofila è Diapason che partecipa assieme a Comin e a Nivalis.

Non entriamo adesso nel merito dei contenuti di queste nuove collaborazioni. Più avanti affronteremo in dettaglio le esperienze di integrazione nella gestione dei servizi sociali di base, che si sono via via ampliate, raccontando l’oggetto, le forme e i contenuti delle collaborazioni, i punti di forza e gli elementi migliorativi messi in atto fino ad oggi nella delicata e feconda esperienza di gestione Integrata del Servizio sociale nel Comune di Milano.