Come WeMi anche QuBì rappresenta per Comin imboccare una nuova strada, un percorso non ancora esplorato come attività organica svolta dalla cooperativa.
Tutto è partito dalla volontà dell’allora presidente di Fondazione Cariplo Giuseppe Guzzetti, stimolato dai dati di alcune ricerche che presentavano la povertà infantile come urgenza fondamentale. Basti pensare che la situazione di povertà delle famiglie si incrementa con la presenza di un numero significativo di figli: secondo i dati ISTAT relativi al 2016 se si prende a riferimento la popolazione generale, si trova in condizione di povertà assoluta il 7,9% delle persone, ma se si guarda la situazione dei bambini e dei ragazzi, l’incidenza sale al 12,5%. Sebbene non siano disponibili dati ufficiali, alcune stime dell’Osservatorio di Fondazione Cariplo fanno ritenere che la condizione dei più giovani sia allarmante anche in una città come Milano: potrebbero infatti essere circa 21.000 i minori in povertà assoluta, cui possono mancare un’alimentazione regolare ed equilibrata, una casa adeguata e riscaldata, cure mediche e l’accesso ad attività di svago, sportive, culturali, aggregative che penalizzano le loro opportunità di crescita.
A partire da queste analisi Fondazione Cariplo ha promosso, con il sostegno di Fondazione Peppino Vismara, Intesa Sanpaolo e Fondazione Fiera Milano, il programma QuBì, la ricetta contro la povertà infantile che ha voluto mettere in campo una strategia integrata di interventi per contrastare la povertà a Milano, partendo dalle famiglie con minori.
La finalità del programma era quella di rafforzare la capacità della città di Milano di individuare le persone in povertà, fare in modo che potessero ottenere le risorse a cui hanno diritto e che si potesse promuovere, anche attraverso la collaborazione del pubblico e del privato sociale, percorsi di miglioramento della condizione dei minori in povertà e delle loro famiglie.
Per questo viene pubblicato nel 2018 Al bando le povertà che presenta il programma contro le povertà infantili e invita le reti del terzo settore già operative nei territori di riferimento a presentare progetti per collaborare al programma. Il bando presenta elementi davvero innovativi e vale per questo la pena di invitare alla sua lettura.
Citiamo qui alcuni di questi elementi innovativi che ci paiono i più significativi:
– L’identificazione dei NIL (Nucleo di Identità Locale), in sostanza i quartieri, come territorio specifico dell’intervento, ponendo l’attenzione, sulla base dei dati di povertà specifica, ai quartieri a cui il programma si rivolge in via prioritaria: Loreto, Padova, Viale Monza, Città Studi, Parco Lambro, Lodi-Corvetto, Umbria Molise, Ponte Lambro, Stadera-Gratosoglio, Giambellino-Lorenteggio, Barona, Selinunte, Baggio, Forze Armate, Quarto Oggiaro, Villapizzone, Gallaratese, Niguarda, Bruzzano, Dergano. Come si nota nel Municipio 2 sono 3 i NIL coinvolti (Loreto, Padova, Viale Monza).
– Il coinvolgimento diretto del Comune di Milano che mette a disposizione un’assistente sociale di comunità, con il compito di connettersi alla rete di quartiere, per collegare il lavoro istituzionale già presente nel territorio, a cominciare dall’erogazione del REI;
– Essere un bando flessibile, aperto alla costruzione di nuove ricette non preventivate. Per questo si indicano ingredienti di fondo, rimanendo aperti a nuove integrazioni e appunto alla costruzione condivisa a partire dalle ricette iniziali previste in ogni quartiere;
– La messa a disposizione di un Budget di comunità, un portafoglio a disposizione di ciascuna rete per spese libere non previste in fase di avvio del progetto;
– L’invito a costruire reti di quartiere stabili ma aperte. Le varie ricette prendono gli ingredienti portati dalle azioni già in essere dei partecipanti alla rete che presenta la proposta progettuale che però è aperta anche al lavoro di nuovi soggetti incontrati nel corso delle attività. Ogni rete deve identificare un capofila.
– La connessione nella rete di quartiere ma anche l’integrazione con il lavoro degli altri NIL della città. A questo proposito il Municipio 2 comprende tre NIL, ma un’unica assistente sociale di comunità anche per facilitare l’integrazione del lavoro;
– L’invito a far emergere le situazioni sconosciute di povertà, quelle famiglie che meno bussano alle porte dei servizi e delle altre risorse territoriali.
Insomma spazio alla creatività dei cuochi!
Nei tempi previsti per la presentazione delle proposte, Comin, in collaborazione con B-CAM Cooperativa Sociale, elabora la ricetta “Dare voce dare corpo” in riferimento al NIL Loreto, proponendosi come capofila di una rete composta da 20 realtà di diversa natura. La proposta che presenta i componenti della rete e le loro attività già in essere, le modalità di connessione e le ipotesi per il loro potenziamento, le strategie previste per arrivare in contatto con le situazioni di povertà sommerse, e le azioni concrete per migliorare le condizioni di vita delle famiglie con minori in povertà.
Oltre alla predisposizione delle azioni di sistema, formazione e gestione del tavolo delle risorse, messa a punto degli strumenti di raccolta/valutazione delle situazioni e monitoraggio delle azioni, l’architettura di “Dare voce dare corpo” prevede due chiavi di lettura da cui far poi cadere a cascata altri interventi: appunto la parola e il corpo.
La prima area è quella della parola: insegnamento della lingua italiana ai genitori stranieri e il sostegno allo studio dei figli. La lingua è qui agita come forma di cittadinanza, accesso alle opportunità da cui discende la possibilità di aumentare competenze necessarie per muoversi nel sistema dei servizi di aiuto, per sostenere colloqui di lavoro, per implementare le relazioni nel quartiere…
La seconda area elettiva è quella del corpo, nella quale sono compresi i temi della salute, dell’alimentazione, dello sport, del movimento. È noto, infatti, che la quota più povera della popolazione è quella che si cura meno, che mangia peggio (spesso non meno, ma in modo scorretto), che riesce meno ad assumere una logica di prevenzione nei comportamenti di salute. Anche i questi casi ci possono essere interventi richiesti o altri promossi dalla rete: i contatti con la pediatra di base, con i consultori, con le farmacie o altri esercizi commerciali per l’aggancio precoce di situazioni critiche, le visite ai mercati e alle scuole per l’individuazione di indigenza nascosta e per la promozione di attività della rete. Infatti le azioni sviluppate in queste due aree sono non solo pratiche, di sostegno contro la povertà, ma anche forme di “aggancio”: consentono cioè di entrare in contatto con platee ampie di beneficiari e di raccogliere da ciascuno indicazioni preziose sulle condizioni del proprio nucleo familiare. Accanto a queste due aree ci sono quelle derivate, di intervento probabile: il nucleo conosciuto ad un corso di italiano ad esempio può manifestare un problema abitativo o di reddito o di ricerca del lavoro.
Veniamo ora alla descrizione dell’attuazione di questa ricetta. Come abbiamo detto l’azione di Comin all’interno del programma di Cariplo si è sviluppata nella gestione di QuBi Loreto, che comprende tre quartieri: NoLo, il primo tratto di Via Padova e Casoretto, insomma agisce a cavallo del Municipio 2 e del Municipio 3. Per il dettaglio delle attività svolte per attuare il progetto svolto rimandiamo chi fosse interessato alla lettura delle relazioni sui risultati del primo anno. Cerchiamo qui di raccontare in modo sintetico ed efficace quanto fatto. Può essere utile partire dall’ascolto del video in cui Anna Monti, nostra socia e coordinatrice del progetto, richiama il senso di QuBi.
Gran parte dell’azione inziale si è concentrata sul pensare e gestire la governance della rete dei soggetti che inizialmente è composta da 20 realtà eterogenee coordinate da Comin e B-CAM.
L’esigenza poi di allargare il lavoro, anche per agganciare situazioni di povertà sommersa è stata occasione per incontrare nuove realtà, già attive in modo efficace nel territorio per il raggiungimento degli stessi obiettivi di QuBi, che hanno deciso di coordinare le proprie azioni con il progetto. Importante a questo proposito anche l’esigenza di collegarsi con le realtà istituzionali legate all’apprendimento, in particolare le scuole, con il mondo dei servizi sociali e della salute, a cominciare dai pediatri di base e dai consultori.
Oltre all’implementazione della rete e alla sua governance, in linea con il progetto presentato, le azioni svolte hanno riguardato soprattutto il fronte educativo e sociale. Si sono incentivate le attività di sostegno allo studio, attraverso l’integrazione dei doposcuola esistenti nel territorio e la creazione di due nuove esperienze, al Trotter e al Bookstore di Via Boccherini, arrivando alla costituzione di una rete stabile di collegamento tra i doposcuola, per favorire l’arricchimento attraverso il confronto e lo scambio di esperienze. Importante anche la raccolta e la distribuzione di materiale scolastico e di libri di testo. Emblematico a questo proposito il regolamento definito per la gestione del budget di comunità che viene destinato direttamente ad esigenze di minori, come appunto la scuola o la partecipazione ad attività sportive o culturali o per incrementare il sostegno scolastico.
Importante anche la ricerca di luoghi o di occasioni per favorire incontri informali fra le famiglie più isolate. Collegate a questa esigenza anche le iniziative del programma Salute nei cortili, nelle quali si proponevano esperienze di educazione ad uno stile di vita sano oppure la merenda negli Orti urbani di Via Padova. Vedi ad esempio un dépliant di presentazione di una di queste iniziative. Concludiamo il resoconto delle iniziative del primo anno ricordando che lo sportello di accesso di QuBì era situato a Bell Net, uno spazio sequestrato alla criminalità, situato in Via Venini e assegnato a Comin proprio all’inizio del 2019, nel quale si sono attuate diverse iniziative da parte di associazioni di NoLo e la pubblicazione settimanale del Bollettino sulla ricerca del lavoro curato da ALA Milano.
Poi, durante il secondo anno, è arrivata la pandemia e sono cambiate le priorità. Il bisogno alimentare è diventato preponderante. Sia rispetto alle richieste che alla necessità di rispondere prontamente. Ciò ha posto la necessità di creare collegamenti e azioni straordinarie anche al di fuori della rete QuBi, anche perché molti dei volontari, in particolare quelli over 65, non erano in condizione di prestare la propria opera. Diversi operatori di Comin sono stati convogliati nella distribuzione dei pacchi alimentari anche in collegamento con l’apposito Hub del Comune di Milano. Vedi nello specifico le relazioni di monitoraggio del primo semestre e del secondo semestre del secondo anno. La gestione di questa emergenza ha reso possibile il coinvolgimento operativo di realtà commerciali e di nuovi soggetti del terzo settore disponibili a collaborare. C’è stata un’intercettazione diffusa del sommerso, quadruplicando il numero di famiglie entrate in contatto per la gestione di aiuti alimentari, oltre ad azioni spontanee di solidarietà come ad esempio la spesa sospesa tra vicini di casa. Dopo l’iniziale mobilitazione emergenziale, i soggetti e le risorse dell’aiuto alimentare sono aumentati (PoliMi Off Campus, Mutuo soccorso Milano, Milano positiva, buoni spesa del Comune di Milano, Hub Alimentare del fresco Municipio 3 del Banco Alimentare, organizzazione parrocchiale di Via Termopili e riorganizzazione dei Centri di Ascolto Caritas decanato Turro e San Vincenzo) e la loro reciproca conoscenza ci ha permesso di lavorare maggiormente sullo sviluppo delle connessioni, nella logica della progressiva messa a sistema che nel tempo ha portato alla costituzione di un nuovo HUB alimentare in zona che produrrà un’azione autonoma pur rimanendo collegato a QuBì. Ma di questo Hub racconteremo più avanti. In questo periodo c’è stata quindi un’implementazione degli aderenti all’Accordo di rete formale (Banco Alimentare, Hinode ASD, Medici in famiglia, Parrocchia Santa Maria Assunta in Turro, Praxis, Quintino di Vona, San Vincenzo) come pure di altre realtà territoriali che hanno mantenuto una collaborazione informale.
Le attività di altro genere sviluppate nel primo anno, come il sostegno scolastico e l’educazione sanitaria e anche Bollettino del lavoro, sono proseguite per lo più con strumenti online. Nel secondo semestre sono state possibili alcune attività ludico artistiche con bambini e si è avviata una raccolta di regali per Natale, che sono stati poi distribuiti presso la sede Bell Net. In questo periodo è stata pubblicata da QuBì una Guida per servizi e attività per minori e famiglia per facilitare l’accesso alle opportunità presenti in quartiere.
Riunioni a distanza hanno poi reso possibile il consolidamento della rete anche nelle condizioni di lockdown, evitando i rischi di accentramento e di dispersione di quanto era stato creato legati alla fase emergenziale della pandemia. È stata importante anche la connessione con WeMi per quanto riguardo le azioni di sostegno al reddito, anche attraverso consulenze a operatori o a volontari di QuBì.
Siamo arrivati in questo modo alla conclusione del progetto e l’incertezza diffusa nelle reti su come continuare le attività ha trovato risposta nella Fondazione Cariplo che ha pubblicato, sempre in collaborazione con altri enti finanziatori, un nuovo Al Bando la povertà- un bis ai quartieri, rivolto unicamente ai quartieri in cui agivano le reti QuBì già esistenti. L’obiettivo era, infatti, quello di rendere possibile e implementare le diverse attività in essere, secondo le metodologie già sperimentate e di favorire ancora di più l’emersione delle povertà, in considerazione anche della costatazione che l’evento pandemico ha reso più numerose e acute le situazioni di difficoltà. Si continuano quindi a perseguire gli obiettivi del progetto, cercando nuove forme di risposta, anche attraverso azioni a sostegno della coesione sociale. Viene inoltre resa possibile la presentazione di una Ricetta gourmet, progettando nuove e specifiche azioni all’interno di alcune aree definite. La rete costruisce in maniera sinergica la proposta progettuale condivisa QuBì Loreto: 4 A per alimentare il corpo e l’anima oltre alla Ricetta Gourmet Family Work, che ha l’obiettivo di facilitare l’inserimento lavorativo di papà o mamme disoccupate attraverso l’azione di Sportelli per il lavoro, il potenziamento dell’autonomia personale, azione di scouting nel territorio e l’affiancamento al disbrigo delle pratiche amministrative. Gradevole e chiara anche la lettura delle Slide che riportano i contenuti del lavoro: 4A (Ascolto, Accoglienza, Autonomia, Ambienti) che si concentrano sull’obiettivo del sostegno alimentare e del sostegno scolastico, dell’animazione e dello sviluppo di prossimità.
Abbiamo già spiegato con tante parole il lavoro di fondo per cui è meglio proporre un nuovo sistema di racconto: quello delle immagini. Segnaliamo quindi la pagina Facebook di QuBì per ripercorrerla a ritroso da oggi fino all’inizio e ricostruire così anche in modo visivo queste esperienze. Rimandando anche alla lettura delle Relazioni di monitoraggio, qui ci limitiamo a riportare per sommi capi le novità e gli eventi più importanti.
- Sicuramente la cura della rete e il suo ampliamento è stato uno degli impegni più importanti con esiti positivi, come si evince anche dalle slide e dal progetto appena citato che è stato presentato in modo formale da più di 30 realtà.
- Rispetto al sostegno alimentare vogliamo ricordare l’ampliamento del lavoro riguardo alle eccedenze e alla gestione degli sprechi, attraverso la collaborazione con diversi luoghi di distribuzione tra cui l’Ortomercato e la Coop di via Palmanova. L’acquisto di un mezzo (Food mobile) per la distribuzione del cibo oppure l’idea del frigorifero di quartiere per il mantenimento del fresco raccolto, la collaborazione con il progetto la Terra che non c’è promosso anche da Com’interra, assieme ad altri enti tra cui l’Università, oppure con gli Orti di Via Padova di Legambiente sono solo degli esempi del lavoro su questo che come detto sopra ha poi portato alla costituzione di un Hub alimentare nel Municipio 2.
- L’obiettivo di garantire sostegno scolastico è proseguito secondo lo schema consolidato. Importante la creazione di una rete tra i doposcuola che ha favorito il perfezionamento delle prassi di lavoro tra doposcuola e tra doposcuola e scuole, il potenziamento della ricerca e della formazione di volontari e il sostegno a situazioni di difficoltà oltre all’avvio di nuove esperienze. Implementata anche l’erogazione di Kit scuola e buoni acquisti per libri di testo, anche in collaborazione con alcune cartolerie e grazie a donazioni specifiche.
- Sono proseguite le attività consolidate durante il primo progetto, secondo le priorità definite. Sostegno quindi all’educazione sanitaria e alla promozione di attività sportive e culturali da parte dei figli di famiglie in situazione di difficoltà economica, sia attraverso proposte gestite direttamente dalla rete, sia con il sostegno economico per facilitare la partecipazione ad attività sportive. A questo proposito si è consolidato l’indirizzo di suddividere in due parti il budget di comunità: una parte mantenuta per attività a diretto sostegno di famiglie e l’altra per sostenere l’azione meritevole di nuovi agenti territoriali incontrati. Si è implementata anche l’azione per far emergere situazioni di povertà sommerse, implementando l’azione di sentinelle di quartiere formate e attente proprio a questo aspetto.
- È importante per implementare l’attuazione di questi aiuti e per la continuità di QuBì l’attività di Fundraising. Tanti i contributi di cittadini e anche di realtà commerciali a questo riguardo segnaliamo tre esperienze: Il Salvadanaio di quartiere, promosso nel 2023 da Comin e sostenuto anche attraverso l’ultima nostra partecipazione alla Milano Marathon, l’erogazione di buoni spesa, come ad esempio quelli offerti al Municipio 2 da Coop Lombardia per un ammontare di 30.000 euro e, infine, un Fondo di 50.000 euro costituito da un privato presso la Fondazione di Comunità a beneficio dell’attività di Comin all’interno di QuBì.
- Davvero significativa poi l’azione sviluppata da QuBì per favorire prossimità tra famiglie. A partire dalle attività di sostegno si sono sviluppate azioni mirate al superamento di un rapporto solo assistenziale, attraverso rapporti di reciprocità e lo sviluppo progressivo di protagonismo. Questo è stato favorito anche dalla costruzione di piccole progettualità specifiche come Famiglia aiuta famiglia e soprattutto il più recente ReciproCittà. Questi processi hanno portato alla costituzione di un gruppo di famiglie, per lo più immigrate, che ha definito i propri obiettivi e ha messo in moto, assieme agli operatori, gruppi di lavoro per raggiungerli. Possiamo citare ad esempio la preparazione alla scuola guida, l’apprendimento della lingua italiana di base, attività di conversazione con madrelingua su temi legati all’autonomia tra donne, all’educazione dei figli e alla salute femminile… (su quest’ultimo aspetto attraverso la collaborazione con LILT sono state possibili alcune visite mediche specialistiche gratuite all’interno di un Programma di prevenzione femminile); ma anche scambio di vestiti, attività di ginnastica leggera svolta nei cortili, attività di cucina…In questo percorso è diventato progressivamente più importante il bisogno di avere a disposizioni luoghi per incontrarsi e per sviluppare esperienze di convivialità, anche in considerazione della ristrettezza degli spazi domestici a disposizione delle famiglie. Un importante luogo di riferimento è stato trovato all’interno della Madia. Qui ha cominciato a svilupparsi l’attività di cucina di un gruppo di donne che ha reso possibile l’organizzazione di alcuni catering durante eventi specifici in Madia o nel territorio.
- E veniamo ai luoghi di QuBì, spazi di socialità diffusa, che costituiscono un riferimento per la costruzione e la promozione di relazioni e prossimità. Il radicamento e l’accessibilità di questi luoghi, condizioni importanti per lo sviluppo di coesione sociale, diventano importanti naturalmente anche per QuBì sia come “Sportelli” di accesso, sia come opportunità per lo sviluppo delle azioni. Ai luoghi ormai abituali si aggiungono in primo luogo Mosso, un particolare spazio del quartiere di cui avremo occasione di parlare più avanti, che diventa un punto importante di riferimento attraverso il progetto di Portierato di quartiere e come luogo per l’attuazione di eventi specifici e anche la sede della Fondazione Libellula appena arrivata in quartiere.
- Come non ricordare la ricetta gourmet Family Work a Km 0, seguita da ALA Milano, che ha reso possibile l’affiancamento nella ricerca di occupazione lavorativa nel quartiere e che ha trovato la possibilità di diffondersi anche nel territorio di alcuni municipi circostanti.
Importante e proficuo il collegamento istituzionale che ha permesso di costruire rapporti di fiducia e collaborazione in primo luogo con i municipi di riferimento e con i servizi sociali, favorito dal lavoro dell’assistente sociale di comunità. In questo momento poi si avvia e prende progressivamente forma un rapporto di coprogrammazione con l’amministrazione comunale per studiare le forme possibili per la prosecuzione dell’esperienza di QuBì nei diversi quartieri.
Proprio la possibilità di garantire continuità autonoma a questa bella sperimentazione induce le Fondazioni a prorogare il progetto QuBì prima fino a dicembre 23 e poi fino a Marzo 2024, momento in cui si è conclusa la coprogrammazione con il Comune di Milano che ha quindi pubblicato un bando per lo sviluppo di una rete QuBì in ognuno dei 9 Municipi.
La rete di QuBì Loreto ha quindi proposto alla Fondazione il Progetto QuBì 3.0 per continuare le attività fino a Marzo 24. È utile anche rimandare all’Accordo di rete per QuBì 3.0, che rende l’idea dell’importanza delle collaborazioni sviluppate. I numerosi enti firmatari, infatti, rappresentano solo una parte dei soggetti attivi nella rete. Per il dettaglio del lavoro svolto anche in quel periodo rimandiamo alla lettura delle Relazioni di monitoraggio di QuBì 3.0.
Finisce qui questo primo racconto sull’esperienza di QuBì, che a noi è parsa interessante e utile. In questi anni sono state accompagnate circa 2.000 famiglie. Nelle relazioni di monitoraggio allegate sono riportate le tabelle con il dettaglio del numero dei fruitori, suddivisi per categorie e nel tempo del progetto. Puoi trovare in quelle relazioni anche il racconto di alcune delle storie incontrate oltre a spunti critici di analisi e alla descrizione della Tipologia delle famiglie affiancate.
Più avanti, verso la fine dell’esposizione della Storia dei primi 50 anni di Comin, vi racconteremo della prosecuzione di QuBì, all’interno della coprogettazione con il Comune di Milano, presentando le caratteristiche assunte dal lavoro, a cominciare dalle esperienze di reciprocità e protagonismo delle famiglie attive nel progetto.
