Quarant’anni tutti da sentire
2015: Comin compie quarant’anni. Quarant’anni tutti da sentire. Come per una signora anche per un’organizzazione, a quest’età, la bellezza acquista un sapore nuovo: diventa più consapevole, ricca e sfaccettata. Qualche rughetta magari comincia ad intravvedersi, ma la bellezza si fa più completa.
In questo 25 capitolo ricorderemo quel bel compleanno di Comin. I festeggiamenti alla Madia, le iniziative, anche una premiazione: l’Ambrogino d’oro da parte del comune di Milano.
Ma il festeggiamento dei quarant’anni è stata anche l’occasione per “fare pensiero” e comunicarlo. In questo caso sono state due le questioni approfondite e comunicate attraverso due convegni. La prima elaborazione è stata portata nel convegno dal titolo “Chi educa rischia” per raccontare l’esperienza costruita nell’ accoglienza e nell’ educazione comunitaria. Anche nel titolo vuole essere una prosecuzione “personalizzata” del bel convegno proposto poco tempo prima dal Cnca Lombardia dal titolo appunto “Chi non rischia non educa”.
Forse più incisivo il secondo approfondimento. Era già in atto un processo di riflessione per definire il modo specifico di Comin per cercare di orientarsi e vivere con consapevolezza le contraddizioni presenti nel panorama del lavoro sociale. Un bel confronto, tanti pensieri che sono stati poi sintetizzati in un libretto di scrittura collettiva, dal titolo “Come Sisifo? – Essere cooperativa per abitare le contraddizioni del lavoro sociale”, presentato in un convegno a Palazzo Marino.
Questo processo di riflessione ha definito i sette pilastri del nostro modo di vivere la cooperazione che sono stati oggetto di riflessione in modo costante negli anni successivi.
Il lavoro di riflessione, possiamo dire, è stato un atteggiamento permanente ed efficace in modo particolare in quegli anni. Dopo il percorso che ha condotto allo Stage Password che ha reso possibile la revisione pedagogica dell’impostazione di tutti i servizi ormai consolidati in Comin, di cui abbiamo riportato gli esiti più volte nei capitoli precedenti, l’attenzione si è soffermata soprattutto su aspetti di carattere più generale e complessivo, come già avvenuto nel caso di “Sisifo”. Ciò ha prodotto la riscrittura di alcuni documenti identitari -come il Codice etico del lavoro in Comin e il Documento d’Identità-, del Regolamento del socio lavoratore e soprattutto la costruzione di un nuovo strumento di lavoro: Il Piano strategico triennale. Tra gli obiettivi previsti nel piano strategico, figura anche la valutazione e il rafforzamento delle alleanze. L’obiettivo di valutare le nostre collaborazioni ha portato alla costruzione del Sociogramma.
Ci sono state anche altre ricadute sul piano organizzativo. La più importante è senza dubbio la costituzione delle sei Aree Gestionali, in cui si è articolato il lavoro fino da allora svolto dalla realtà indistinta da noi chiamata Amministrazione. Questo importante miglioramento organizzativo delle funzioni di gestione centrale deve essere considerato assieme al processo di valorizzazione e perfezionamento del lavoro svolto dalle Unità Territoriali.
Il lavoro di ripensamento pedagogico dei servizi è proseguito, invece, con il rafforzamento del ruolo dei Gruppi ad hoc.
Tra le novità intercorse in questo periodo figura anche la partecipazione per un triennio alla Milano Marathon.Concluderemo questo capitolo riportando gli esiti dello stage tenutosi nel 2018 a Cernusco. Per la prima volta siamo rimasti dunque in un nostro territorio, passando dalla formula Stage residenziale a quella Stage territoriale. Interessante l’argomento dello stage: La ricerca della felicità come possibile luogo di incontro pedagogico. Sono richiamate alcune suggestioni presenti nel documento Come Sisifo? Il lavoro di preparazione dello stage si è sviluppato attraverso l’approfondimento di quattro diversi fuochi: il lavoro con le famiglie immigrate; il lavoro con gli adolescenti; la ricerca della felicità nella comunità sociale e nel lavoro in Comin.
