L’avvio del servizio di ADM richiese di inquadrare (nel corso della sperimentazione) e arrivare a definire (anche successivamente alla sperimentazione) le fondamentali connotazioni epistemologiche del servizio: le specificità del nuovo “campo” di intervento; il ruolo, le posizioni e i compiti dei diversi attori che a vario titolo intervengono o sono parte di esso; gli strumenti e le risorse necessarie alla realizzazione del servizio e/o a supporto della sua qualità.
Al fine di circoscrivere compiutamente le diverse questioni emergenti, il Comune di Milano[1] aveva mantenuto attivo nel corso della sperimentazione il Gruppo di Lavoro Centrale, in modo tale che, avvalendosi dei contributi dei diversi Enti gestori del servizio, fosse possibile tracciare con precisione i limiti e le specificità del servizio di ADM nei suoi diversi aspetti, così come esso veniva a costituirsi.
In parallelo, anche all’interno di Comin venivano progressivamente sollevate ed affrontate tematiche e problematiche omogenee, riguardanti in particolare le motivazioni e i riferimenti socio-culturali del Servizio, al fine di definire un approccio metodologico corretto ed efficace al nuovo servizio*
Proviamo di seguito a ricostruire sinteticamente l’insieme essenziale di tali questioni e tematiche, in quanto esse rappresentano il quadro concettuale fondamentale (inteso come sistema di domande aperte) entro cui nel tempo si è progressivamente formato ed evoluto – potremmo dire fino al presente – il pensiero e la pratica pedagogica degli interventi di Assistenza Domiciliare ai Minori.
IL RAPPORTO CON LA FAMIGLIA E IL RUOLO DELL’OPERATORE
Fin dalle origini il servizio ADM è stato fortemente caratterizzato e interiormente connotato dalla delicata questione del rapporto tra l’operatore e famiglia destinataria del servizio stesso. Il muoversi “da ospiti” all’interno di un sistema di relazioni e scambi comunicativi preesistenti, con proprie regole di funzionamento e valori di riferimento da rispettare, ha comportato una necessaria e approfondita riflessione sul ruolo e sulla “posizione” dell’educatore entro il sistema familiare.
In particolare è stato subito chiaro come il posizionamento dell’operatore ADM sia fondamentalmente “preso” dalla tensione tra due opposte polarità e mandati:
- da un lato, quello dell’empatia, del supporto e dell’accompagnamento educativo (con il rischio di un’eccessiva “alleanza” con la famiglia);
- dall’altro, quello dell’osservazione e del controllo istituzionale (con il rischio di un eccessivo schiacciamento sull’esigenza di acquisire informazioni e sulle richieste “normative” del Servizio Sociale e dell’Autorità Giudiziaria).
La riflessione al riguardo maturata all’interno di Comin nei primi anni di pratica dell’ADM ha portato a comprendere la necessità di mantenere un equilibrio tra queste due polarità, tenendo conto delle fondamentali istanze contenute in ciascuna di esse. Ciò nella più ampia prospettiva di un autentico rispetto antropologico nei confronti della famiglia, capace di concretizzarsi in una chiara definizione degli obiettivi dell’intervento e del relativo contratto con il nucleo e con i Servizi Sociali.
LA CENTRALITA’ DELL’EQUIPE
Data l’impostazione del servizio, in cui di fatto l’educatore si trova ad operare da solo, apparve subito necessario garantire ad ogni operatore la possibilità di potersi confrontare con i propri colleghi in adeguati momenti di riflessione interna, predisposti ad hoc, per condividere esperienze, riflessioni, ansie e dubbi relativi al lavoro di ciascuno. Ciò anche al fine di:
- arrivare ad estrapolare una sintesi comune e a definire i contenuti del progetto di intervento educativo relativo al singolo nucleo, creando i presupposti per poter verificare in seguito l’autonomo intervento di ogni singolo educatore;
- favorire lo sviluppo di un’effettiva corresponsabilità tra i diversi operatori sia riguardo i singoli interventi educativi – che benché attuati dal singolo operatore sono considerati di responsabilità dell’intera équipe – sia riguardo all’organizzazione del Servizio in tutti i suoi aspetti.
LA FIGURA DEL COORDINATORE E L’AMBITO DELLA SUPERVISIONE
Fin dall’origine è stata prevista per il Servizio ADM la figura del coordinatore, come ruolo di facilitazione al funzionamento e al lavoro dell’équipe, ma anche di supporto e confronto professionale per i singoli operatori.
Il coordinatore dell’ADM era inoltre progressivamente investito di una serie di funzioni tecniche di programmazione, verifica e garanzia rispetto all’andamento dei casi e all’operato dei singoli educatori in relazione al progetto stabilito; di mediazione e connessione tra la Cooperativa e il Servizio Sociale per quanto riguarda la presentazione e l’abbinamento dei casi; di raccordo sia tra i singoli operatori ADM, sia tra il Settore ADM e il resto della cooperativa.
Oltre alla figura di coordinamento, si è ritenuto fin dall’inizio importante sostenere l’équipe del Servizio ADM attraverso un ambito di supervisione – condotto da una figura professionalmente esperta – che potesse fungere da luogo di elaborazione di letture pedagogiche delle situazioni e delle dinamiche familiari in cui gli operatori si trovavano di volta in volta immersi; di definizione di possibili strategie di posizionamento ed intervento educativo; di esplicitazione di risonanze emotive e personali – in conseguenza alla situazioni seguite – da parte sia dei singoli operatori, che dell’interna (o parte) dell’ équipe.
IL RAPPORTO OPERATIVO CON I SERVIZI SOCIALI
Il Servizio Sociale, nella persona delle Assistenti Sociali, è il soggetto che ha la titolarità e la responsabilità istituzionale dell’intervento di ADM. Ciò ha comportato fin dall’inizio la necessità di una intensa e stretta collaborazione tra il Servizio Sociale stesso e il soggetto che realizza di fatto l’intervento (COMIN, nel nostro caso) soprattutto riguardo agli obiettivi, alla loro ridefinizione e alle linee generali della metodologia di intervento per ciascuno specifico “caso” di ADM.
A partire dalle prime sperimentazioni è stato immediatamente chiaro che un nodo fondamentale per il buon andamento dell’intervento riguarda il corretto passaggio di informazioni tra educatore e Assistente Sociale. Per questo, si è subito avvertita l’esigenza sia di incontri periodici di verifica, sia di momenti di scambio “al bisogno”, cioè in occasione di specifici eventi o di particolari “svolte” nel percorso dei singoli interventi. È inoltre emersa precocemente l’esigenza di un “ritorno” alla famiglia delle informazioni fondamentali relative all’intervento progettato da Servizio Sociale e cooperativa, ed inoltre il passaggio e/o l’utilizzo delle stesse da parte di altri Servizi territoriali coinvolti. I contenuti, i termini e le modalità di tali ritorni e passaggi sono tuttavia da sempre in discussione e in evoluzione: le diverse scelte in questo ambito possono infatti – a seconda della loro opportunità ed efficacia – tanto potenziare che inficiare la prosecuzione dell’intervento.
Ulteriori aspetti che si sono rivelati fin da principio essenziali da co-gestire tra Servizio Sociale e cooperativa riguardano da un lato la chiara definizione dei contenuti del contratto educativo con la famiglia e le modalità di presentazione di tale contratto alla famiglia stessa; dall’altro l’individuazione dei criteri con cui gestire le informazioni/confidenze che l’educatore riceve dalla famiglia.
IL PROBLEMA DELL’INQUADRAMENTO E DELL’UTILIZZO DEGLI OPERATORI
Alcune caratteristiche tipiche del Servizio ADM, che portano ad esempio a concentrare le richieste di intervento principalmente nelle stesse fasce orarie (pomeriggio post-scolastico), la novità del Servizio e il tipo di rapporto con l’Amministrazione Comunale (Convenzione per ora di intervento) hanno fin da principio comportato alcune difficoltà nell’inquadramento contrattuale e retributivo degli operatori, che parevano andare nella direzione di favorire la precarietà di questo tipo di occupazione. Ciò ebbe come conseguenza, in particolare nei primi anni, un elevato turn-over degli operatori, che portava ad una dispersione di esperienza lavorativa, oltre che del capitale/strumento formazione.
[1] Nella sezione Approfondimenti sono riportati anche alcuni documenti del Comune di Milano in cui si riportano gli esiti di queste riflessioni
