Agli inizi del 1980 può dunque dirsi ormai consolidata una formula diversa: la responsabilità educativa non è più affidata alla figura della vice-madre coadiuvata dalla famiglia d’appoggio, bensì ad una équipe mista di educatori.
Questo cambiamento sottende una maturata coscienza del ruolo, della “professionalità” dell’educatore, figura ben diversa, ma non per questo meno motivata e disponibile, dalla “buona madre” prevista nel Villaggio SOS*. Gli educatori, infatti, si assumono il compito dell’elaborazione delle linee pedagogiche. Essi avvertono inoltre l’esigenza di costituirsi in équipe collegiali e corresponsabili e di programmare attraverso appositi incontri il proprio lavoro con i minori, affinché l’azione educativa sia dettata da precisi criteri pedagogici.
Si avverte il bisogno di un confronto sistematico anche tra tutti gli educatori delle diverse équipe, nonché l’urgenza di aggiornare la propria preparazione attraverso veri e propri momenti di studio.
Le proposte degli educatori vengono accettate. Le singole équipe programmano il loro lavoro; si forma il gruppo degli educatori (Gr.Ed.) come momento autogestito di scambio, verifica, studio.
Del Gr.Ed. fanno parte inizialmente gli educatori e i soci delle famiglie vettore. Gli obiettivi di lavoro di questo gruppo sono:
- analizzare gli atteggiamenti educativi di ogni équipe giungendo all’elaborazione di una linea pedagogica comune;
- verificare in modo continuativo l’operato di ogni équipe;
- favorire la formazione permanente degli educatori e la continua acquisizione di nuovi strumenti professionali.
Nell’agosto 1980, dopo un anno di lavoro di analisi all’interno del gruppo, il Gr.Ed. richiese un corso di formazione specifica che si tenne a Favaro, nei pressi di Biella possiamo vedere in questo corso l’inizio della tradizione degli Stage Comin. Questo momento formativo fu strutturato a partire dall’analisi dei disagi che ognuno individuava all’interno del proprio ruolo, con lo scopo di ridefinire i limiti, i compiti, i rapporti istituzionali. I partecipanti al corso di Favaro continuarono in seguito ad approfondire alcune piste di cambiamento con il compito, assegnato dalla cooperativa, di formulare proposte di ristrutturazione. Espressero inoltre l’esigenza che gli incontri del Gr.Ed. venissero, ogni tanto, condotti da un esperto.
Il dibattito iniziato dal Gr.Ed. ebbe come esito una ristrutturazione della cooperativa:
- venne definitivamente respinta, in quanto considerata inadatta a salvaguardare la continuità del servizio, l’istanza di volontariato puro propugnata da alcuni soci, istanza legata anche alla difficoltà di instaurare un rapporto costruttivo con il Comune di Sesto San Giovanni, che non considerava convenienti le comunità sotto l’aspetto organizzativo ed economico. Tale istanza era sorta all’interno del gruppo educatori durante il lavoro di studio della ristrutturazione della cooperativa.
Tre soci, tra cui anche il Sig. Villa, primo socio fondatore, uscirono dalla Comin per dare vita all’associazione SOL.CO. (Solidarietà e Cooperazione) che operò per alcuni anni a Sesto;
- fu consentito anche agli educatori di diventare soci della cooperativa*;
- ebbe luogo un processo di ristrutturazione degli ambiti decisionali all’interno della cooperativa, di specificazione di ruoli diversi, di ampliamento degli interventi realizzati a favore dei minori in difficoltà.
* Vedi documenti nn. 6, 7 e 8.
*Ad esempio: il metodo di lavoro. Si ravvisava infatti la necessità di giungere alla specificazione di quattro momenti fondamentali: analisi del fabbisogno e delle risorse, progettazione, attuazione e verifica. Vedi anche documento n 10 “Proposta per un corso di formazione”.
