Come detto una delle conseguenze della chiusura del servizio di ADM in zona 10 e del Centro di prevenzione al disagio adolescenziale fu l’incentivo all’avvio di nuovi servizi, in particolare il progetto di centro diurno cui si stava pensando da tempo. In questo periodo fu infatti possibile avviare due centri diurni: una in via Padova e l’altro in zona 8, dove proseguiva il nostro servizio di ADM. Significativamente diversa fu la genesi (e anche poi la storia) di questi due nuovi servizi.
Cominciamo da quello partito prima. Comin era alla ricerca di un nuovo spazio, in cui inserire anche gli uffici amministrativi oltre al nascente Centro diurno, in quanto i locali di via Battaglia erano troppo angusti per queste due situazioni. Lo spazio fu individuo in un ampio seminterrato situato in Via Padova 93/95, che consentiva una suddivisione in grado di fare fronte alle due esigenze. L’attuazione del Centro Diurno aveva preso slancio anche da un progetto Vacanze in città organizzato nell’estate del 1994, al parco Martesana: infatti una buona fetta di ragazzi inviati al progetto dal Servizio Sociale, confluì poi nel Centro diurno, avendo già rotto il ghiaccio durante le vacanze e impostando la relazione educativa sviluppata nel Centro. Il servizio partì con 10 ragazzi inviati dai Servizi Sociali, che poi divennero una quindicina, con l’intenzione di aprirsi anche a “casi privati” (primo numero di Comiforma, 24 ottobre ’94): si trattava ovviamente di una presa in carico diurna, con possibilità di mensa, di svolgere i compiti e fare attività all’interno e all’esterno, come strumenti della relazione educativa. Il Centro era coordinato da Gabriella, ex operatrice del Centro di prevenzione, gestito da due operatrici, che integravano il lavoro con il servizio di ADM e da un nuovo operatore assunto ad hoc. Questo Centro ebbe vita breve: dopo un paio di anni, anche in seguito alla diminuzione degli invii, si aprì alla partecipazione libera di altri ragazzi del quartiere, per poi chiudere l’attività di Centro diurno e strutturarla integralmente come Centro di aggregazione giovanile. Ma di questa storia parleremo un’altra volta.
Differente, come detto, la genesi e la storia del Centro diurno in zona 8, nato come progetto a gruppo del Servizio di ADM e poi dopo un paio di anni strutturato come Centro diurno vero e proprio. Una caratteristica importante di questa esperienza può essere vista nella forte coprogettazione tra Comin e le assistenti sociali del Servio Sociale Materno Infantile di zona che ottenne dal Municipio l’assegnazione di uno Spazio all’interno di Cassina Anna, la sede della biblioteca del quartiere Bruzzano, in cui si collocò il progetto che prese il nome di Filo d’Arianna. Il progetto a gruppo iniziò la propria attività negli ultimi mesi del ‘95 e, come previsto, nell’estate del ‘96 si attuò in modo congiunto la verifica dell’iniziativa (vedi Verifica del Filo di Arianna). A conclusione di questa verifica si afferma: “Il progetto Il Filo di Arianna è stata un’esperienza estremamente positiva da tutti i punti di vista. I risultati ottenuti hanno confermato l’ipotesi iniziale di rendere il progetto definitivo, […] allargando la partecipazione anche ad altri ragazzi. In parallelo si potrebbe proporre un lavoro di gruppo con i genitori di questi minori pre-adolescenti per affrontare, in un contesto comune e strutturato, i nodi problematici tipici di questa età”.
Sembrò opportuno quindi trasformare il progetto a gruppo, frequentato da ragazzi seguiti nel servizio di ADM in vero e proprio Centro diurno, allargando la presa in carico anche ad altri ragazzi seguiti da Servizio Sociale. È significativo rimarcare la positiva e totale coprogettazione del nuovo servizio attuata tra educatori della nostra cooperativa e le assistenti sociali del SSMI di zona. (vedi copertina documento 57)
La denominazione Il Filo d’Arianna voleva sottolineare un percorso teso a riallacciare i singoli alla rete dei servizi esistenti, individuando nel piccolo gruppo l’ambito di risorse e potenzialità. Anche per le famiglie dei preadolescenti presi in carico il centro assumeva un ruolo particolare, perché consentiva loro di non vivere come esclusiva la condizione di disagio, permettendo di scoprire che si trattava di realtà comuni anche ad altre famiglie, con le quali era inoltre possibile confrontarsi, cercare risposte e supporti educativi, ottenere sostegno.
L’impostazione metodologica del progetto si fonda sull’approccio di rete, di più sull’integrazione tra il lavoro della rete secondaria (quella dei servizi) con le risorse della rete primaria. Si parte quindi “dalla considerazione che la risposta ai bisogni delle famiglie e dei minori estrapolata dal contesto in cui nasce e privata di una visione complessiva, costringe sempre più i servizi nell’angusto spazio della sola riparazione, rischiando peraltro di esaurire le risorse esistenti e potenziali” (vedi “Arianna nella rete” tesi di Vincenzo Salvi pag. 79, consultabile in sede).
Il Filo d’Arianna ha continuato la propria attività senza interruzioni ed è tuttora operativo nella sede di Cassina Anna. Nel corso degli anni l’amministrazione comunale ha modificato l’assegnazione dell’utilizzo degli spazi, inizialmente concessa allo SSMI di zona, attribuendola direttamente alla nostra cooperativa.
