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Formazione: l’intervento di rete e altro

Chiudiamo questo capitolo parlando un po’ del lavoro formativo di questi anni. O meglio dell’argomento principale che ha arricchito la riflessione in cooperativa: l’intervento di rete. Questa riflessione ha contribuito sia alla nascita di nuovi interventi che allo sviluppo dei servizi ormai già consolidati.

Parleremo poi a conclusione anche dello stage di Endine tenutosi nel settembre del ’92. Vivere stage formativi rivolti a tutti i soci comincia a diventare una tradizione della cooperativa.

Torniamo a parlare dell’intervento di rete. Cominciamo ricordando la formazione preliminare all’avvio del Centro di prevenzione di Turro. L’argomento è stato proprio l’intervento di rete, a partire dagli studi sviluppati su questo tema in quegli anni. Eravamo guidati in questo da ASSCOM (associazione per lo studio e lo sviluppo della comunità), con cui si costruì una partnership solida ed efficace, continuata poi con la supervisione al lavoro sviluppato dal progetto.

Anche nei servizi, ormai consolidati della Comin, emerse la convinzione sull’importanza di approfondire gli input offerti dagli studi sull’opportunità di coinvolgere nel lavoro sociale le reti di appartenenza dei soggetti di cui ci si occupa. Questo approccio al lavoro sociale infatti era considerato affine a diverse sensibilità presenti negli orientamenti della cooperativa.

Cominciò a frasi evidente che un limite legato al primo periodo successivo alla deistituzionalizzazione fosse quello di enfatizzare il ruolo del lavoro svolto dalla rete dei servizi sociali. A fianco dei servizi formali lavora e ha sempre lavorato un’altra forma di benessere. Per comprenderla è necessario allargare solamente il concetto di “cura sociale”, non interpretandola solo come fatto intenzionale, ma come risposta non strutturata e fornita da coloro che sono maggiormente collegati al soggetto in questione (vedi “Arianna nella rete” tesi di Vincenzo Salvi pag. 79, consultabile in sede).

Per questo si ritenne utile organizzare altri momenti formativi per approfondire questi strumenti di lavoro rivolti anche agli operatori degli altri servizi della Comin. Significativo ed intenso il lavoro svolto nel settore ADM. A partire da “una due giorni formativa” condotta da Roberto Merlo e Francesca Oliva si strutturò all’interno del GRED ADM un lavoro costante di approfondimento teorico per comprendere le modalità più opportune di applicare l’intervento di rete all’interno del servizio ADM. Si costituì anche un gruppo di lavoro per coordinare e sviluppare questa azione di approfondimento, con la collaborazione di Francesca Oliva.

I contenuti teorici dei formatori, gli articoli di studiosi, gli interrogativi scaturiti, i verbali e le riflessioni del GRED …. sono contenuti in un numero monografico di Cominciance sull’intervento di rete di maggio del ‘92 (vedi qui). L’attenzione formativa e operativa sul tema è proseguita in modo specifico. Può essere significativo riportare gli esiti di una mini ricerca attuata nei mesi di febbraio e marzo del ‘93 dal gruppo di approfondimento sulle potenziali reti delle famiglie in carico al servizio di ADM. Da questa mini ricerca fatta su 18 famiglie emerse l’isolamento completo di 8 di esse, oltre alla classificazione del tipo di rete di ciascuna delle altre 10 famiglie. Un documento con un piccolo report di questa ricerca consegnato al GRED è stato pubblicato sul numero di Cominciance del mese di Aprile del ‘93, alla cui lettura rimendiamo eventuali interessati.(vedi qui)

Anche il lavoro delle comunità, già aperto alla valorizzazione del rapporto con la famiglia di origine, arricchì la convinzione di dover ricercare soprattutto al di fuori, nella rete di appartenenza dei ragazzi, le possibilità di evoluzione dalla situazione di disagio dei ragazzi e delle loro famiglie. L’approfondimento di questo approccio ha arricchito la riflessione della cooperativa anche nella costruzione di nuovi interventi. Nel racconto della nascita del Centro diurno Filo d’Arianna, ad esempio, come racccontato nell’ultimo articolo, è evidente l’importanza del coinvolgimento delle reti di appartenenza dei ragazzi nell’azione educativa sviluppata dal nuovo progetto.

Abbiamo anticipato di voler chiudere raccontando dello stage di cooperativa che si è tenuto ad Endine nel settembre del ‘92. È importante anche perché consolida l’abitudine, che progressivamente diventerà tradizione, di attuare a cadenza più o meno costante (ogni due anni circa, salvo imprevisti) uno stage formativo aperto a tutti i soci. Il contenuto dello stage di Endine è stato quello di riflettere sulle nostre modalità di presa di decisione attraverso un’impostazione di tipo laboratoriale alternata a momenti di riflessione su quando era avvenuto nei laboratori. Possiamo rimandare, chi fosse interessato a saperne di più, alla lettura del resoconto (sfortunatamente non completo) pubblicato anch’esso su  Cominciance (vedi qui). Ci sembra però importante riportare la metafora della iperprotettività materna usata in quel contesto per rappresentare un rischio presente in Comin. Il tentativo di ricercare l’unanimità nella presa di decisione, il mito di voler salvaguardare la posizione della minoranza possono avere come conseguenza quella di cancellare le differenze oppure di affossare i bisogni dell’individuo davanti a quelli della comunità come l’iperprotettività materna può portare il figlio a mettersi in secondo piano rispetto all’aspettative o alle esigenze materne, ponendo limiti alla propria crescita, alla propria libertà, e infine anche alla propria salute mentale. Nei fatti poi il termine “mamma Comin” ha preso piede tra di noi, diventando una citazione frequente, con diverse sfumature, ma spesso con l’intento di suonare campanelli d’allarme verso il rischio di cancellare responsabilità individuali o di negare differenze che invece possono diventare generatrici di sviluppo positivo.