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Visita protetta in Spazio Neutro durante la pandemia

Possiamo rivivere l’intrusione del virus nei nostri Spazi neutri ascoltando le parole di Anna, l’operatrice che l’ha vissuta, spulciando il suo racconto di quell’esperienza contenuto nelle relazioni di restituzione fatte in quei giorni, di cui riportiamo alcuni e brani e che potrete leggere integralmente tra gli allegati. Ma ascoltiamo Anna…

A partire dal 24 febbraio 2020 l’Italia chiudeva le Scuole per il progredire della gravità della situazione sanitaria nazionale.

In quelle prime due settimane gli operatori del Servizio hanno svolto il loro lavoro in condizioni protettive non ancora ottimali come tutti i cittadini in quanto il Virus in circolazione viaggiava ad una velocità superiore al tempo necessario per dotarsi di strumenti di difesa di cui oggi si dispone in grandi quantità.

Pian piano che la situazione andava peggiorando si è cominciato ad introdurre come modalità alternativa di visita la videochiamata con un indirizzo ben preciso. Il minore veniva preservato dall’uscire di casa per raggiungere il Servizio, mentre la persona incontrante si recava a Spazio Neutro per collegarsi in presenza dell’operatore ed effettuare così un incontro con il minore del tutto diverso dalla consueta visita in stanza.

 In questo periodo le indicazioni, concordate con il servizio Tutela, sono state quelle di sospendere tutti gli incontri laddove le circostanze permettessero contatti gestiti indipendentemente dal servizio (situazioni con già attivi contatti telefonici in autonomia, o gestibili da educatori di comunità…), di sostituire con videochiamate gli incontri per quelle situazioni in cui le parti trovassero un accordo in merito e mantenere in presenza solo gli incontri per i quali non fosse possibile giungere ad un accordo alternativo con le parti coinvolte. Fino a fine aprile l’organizzazione e la gestione   del servizio sono stati completamente definiti attraverso una stretta e costante collaborazione tra i committenti e Comin. Solo nel decreto Cura Italia (23 aprile 2020) si veniva ad esplicitare una normativa specifica per i servizi di Spazio Neutro che prescriveva per il solo mese di maggio 2020 la sospensione di tutti gli incontri in presenza e la sostituzione laddove possibile degli stessi con incontri in modalità da remoto.

In questi mesi il Servizio è stato costretto ad una drastica ridefinizione delle strategie di intervento cercando in tutti i modi di garantire laddove possibile il minimo di continuità relazionale agli utenti.   In particolare in Comin si è costituito il Comitato Sicurezza Covid, composto dal presidente, dall’R.S.P.P, dal medico del lavoro e dal R.L.S che, in stretta collaborazione con i responsabili dei vari servizi, si è occupato della predisposizione di protocolli adeguati alla gestione dell’emergenza sanitaria nei servizi e al loro costante monitoraggio e aggiornamento.

Gli operatori hanno riscontrato negli utenti una particolare comprensione e collaborazione ben al di là delle aspettative iniziali. Ciò che comunque emergeva abbastanza chiaramente in generale era la paura e il timore per la situazione in divenire.

Dal mese di giugno 2020 l’attività in presenza è gradualmente ripresa pur mantenendo attiva anche la possibilità di usufruire delle videochiamate al fine di mantenere la continuità di visita e relazione in un periodo ancora fortemente influenzato dalle necessarie misure di prevenzione (quarantene, isolamenti, malattie…).

Si è arrivati così a fine anno con la nuova fase critica a cavallo tra il mese di novembre e dicembre 2020, che ha costretto tutti ad un nuovo confronto con la situazione sanitaria in aggravamento. Questa volta, però, la presenza di dispositivi adeguati e dei vari protocolli d’intervento periodicamente rivisti hanno permesso di poterla fronteggiare più preparati.

Pur nella difficoltà evidenziata, la gestione presso lo Spazio Neutro si è dimostrata efficace in quanto nessun operatore è risultato contagiato dal virus. Nonostante i molti giorni di malattia accumulati dagli operatori, quando all’inizio si era costretti ad attendere a lungo un appuntamento per un tampone e per l’esito dello stesso, nessun test ha dato esito positivo. 

L’équipe, anche se in modalità da remoto, si è rivelata la vera forza nella gestione dell’emergenza sanitaria rispetto al servizio, uno spazio dove confrontarsi su nuove procedure, mai sperimentate in precedenza, dove mettere in comune competenze e supportarsi nell’apprendimento anche di nuove abilità informatiche. Un sostegno nell’interpretazione dei protocolli, nella gestione delle comunicazioni alle famiglie, nel trovare nuove strategie relazionali nella gestione degli incontri da remoto prima ed in presenza ma con nuove regole poi. L’équipe è stata inoltre il luogo dove far emergere fatiche e la propria emotività personale e lavorativa cercando insieme un modo per canalizzarle in maniera più funzionale.

Insieme si è cercato di istituire nuove prassi di lavoro.

Risposta delle famiglie – Adulti

L’elemento ricorrente negli adulti è sempre stata la preoccupazione generale per la situazione, accompagnata nel tempo, man mano che i mesi trascorrevano e la condizione sanitaria viveva di alti e bassi continui, da una stanchezza mentale di fondo. Il conciliare il lavoro da casa per alcuni con tutto il resto è stata una novità a cui far fronte. Per i minori inseriti in comunità o in famiglie affidatarie qualche criticità è emersa nell’organizzazione delle visite per la rigidità dei protocolli che coinvolgevano più persone all’interno delle strutture e per alcuni casi di positività riscontrate che hanno reso necessario un periodo di quarantena cautelare, non sempre facilmente accettato dal genitore/parente.

L’adulto incontrante ha faticato ad accettare, soprattutto nella fase iniziale della ripresa degli incontri post lockdown, la raccomandazione dettata dalle indicazioni dei protocolli d’intervento di rispettare le distanze anche all’interno dello spazio di visita.

Evitare di abbracciare e baciare il proprio figlio, non avendolo visto per un lungo periodo, non è stata assolutamente una condizione facile da accettare e da far rispettare a livello emotivo relazionale. Inoltre la riorganizzazione del servizio ha portato alla riduzione della frequenza/durata degli incontri e questo aspetto ha trovato molte resistenze negli incontranti e reazioni di dispiacere da parte di molti minori.

La Risposta dei minori

Un po’ come per la didattica a distanza che hanno saputo far loro in tempi rapidi, così per le nuove modalità di svolgimento degli incontri o le procedure da rispettare, i minori sono quelli che hanno dimostrato fin da subito un significativo adattamento, comprendendo l’importanza di assumere uno specifico atteggiamento/comportamento di fronte alla situazione sanitaria in essere. Per esempio il rispetto dell’uso delle mascherine è stato fin da subito colto dai bambini/ragazzi come fondamentale per evitare rischi di contagio.

La risposta è stata comunque positiva da ogni punto di vista (collaborazione, partecipazione, rispetto delle indicazioni).

Il fatto di dover rinunciare ad abbracci e baci ricevuti dall’adulto incontrante, con il quale piacevolmente in precedenza si potevano condividere queste emozioni ed affetti per alcuni è stato un elemento importante con cui inizialmente si è dovuto fare i conti. Alcuni minori hanno rivelato capacità e competenze nel relazionarsi con i genitori da remoto sorprendenti. Per contro il fatto di essere a casa con affidatari o collocatari è stato in alcuni casi motivo di affaticamento o “inquinamento” dell’incontro. Alla ripresa degli incontri in presenza, in alcuni minori si è notato un rifiuto del contatto con il genitore dovuto ad un eccesso di preoccupazione trasmessa dal collocatario. In alcuni casi, in presenza di ragazzi adolescenti, la regola del distanziamento è stato un valido aiuto per ridimensionare atteggiamenti eccessivamente invadenti di genitori in difficoltà nel riconoscere l’adeguatezza di tali comportamenti in relazione all’età dei figli.

E noi …

L’affrontare insieme le difficoltà dovute al contesto ha permesso di cogliere aspetti inediti delle famiglie con cui lavoriamo. Questo è stato più facile in particolare nelle situazioni in cui la relazione tra operatori e genitori era già consolidata, cosa che ha permesso di continuare a porre fiducia in questo rapporto e nel servizio in generale. Spesso affrontare insieme tutte le nuove emergenze, ha fatto sì che si creassero momenti e spazi di rapporto individuale (come incontrarsi al servizio senza il minore per gestire la videochiamata) e questi hanno contribuito a facilitare l’instaurarsi di una relazione o il consolidamento della stessa.

Una difficoltà incontrata a livello emotivo è stata ed è tuttora sicuramente quella di dover far rispettare le “distanze affettive” tra genitori e figli. È contro natura e contro il senso del lavoro che si fa dover dire ad un minore di non abbracciare o baciare la madre/il padre o viceversa, se si ha la percezione chiara che questa cosa faccia bene alla ricostruzione o al consolidamento di un rapporto relazionale adeguato.

È stato complesso “re-imparare” a supportare, mediare, facilitare le relazioni tra incontranti e minori con modalità mai sperimentate, tramite il mezzo tecnologico prima e con le distanze ed i protocolli poi… si è dovuto trovare un nuovo personalissimo modo di entrare in relazione, di modulare un intervento… non sempre nelle nostre corde di operatori e di persone.

Se le équipe da remoto sono risultate limitanti e meno efficaci e gratificanti, un punto a favore di queste modalità di riunione è stato sicuramente quello relativo agli incontri di rete: la possibilità di incontrarsi da remoto ha oggettivamente facilitato l’organizzazione delle reti. È risultato molto più facile fissare la data tra i diversi soggetti coinvolti, vedersi in maniera più tempestiva e più frequente, con meno complicazioni per l’organizzazione del servizio e dell’agenda di ognuno. 

… come ci siamo sentiti 

È stato un periodo faticoso, perché si è dovuto affrontare una serie di situazioni delicate in condizioni non sempre adeguate e, almeno in una fase iniziale, anche sprovvisti delle “armi di difesa” necessarie. Un anno segnato da tanti grandi cambiamenti che hanno portato con sé un ricco bagaglio di emozioni contrastanti: paura per sé e per gli altri (essere contagiati o contagiare), rabbia per aver dovuto lavorare in condizioni pericolose e faticose, tristezza per tutto ciò che ci circondava e all’idea che questa situazione potesse compromettere progressi raggiunti nel lavoro pre-pandemia, soddisfazione nel riuscire a superare limiti e nello sperimentare nuove metodologie di lavoro ed un sentimento di costante incertezza sul presente e sul futuro personale e lavorativo. 

… come abbiamo vissuto il nostro lavoro

Siamo stati un misto tra eroi e pazzi…eroi perché abbiamo permesso a genitori e figli, parenti e minori di poter mantenere il loro diritto di visita in condizioni estremamente critiche…folli perché in alcuni frangenti lo si è fatto facendo salti spazio-temporali (spostamenti tra Rho e Cornaredo continui, gestione degli spazi con altre associazioni, visite in fase iniziale di pandemia in condizioni di rischio e costante incertezza, avvio di modalità di incontri da remoto in assenza di strumenti tecnologici adeguati…)  

È stato un po’ un gioco d’improvvisazione, navigando a vista, in situazioni di incertezza, tentando di trovare sempre nuove strategie, imparando nuove cose, cercando di barcamenarsi tra sentimenti, emozioni e situazioni familiari degli operatori proprie ed altrui, gestendo incombenze burocratiche che non ci appartengono molto. 

Valorizzazione degli apprendimenti da mantenere e riproporre in futuro.

Usciti dall’emergenza più grave, ma nel perdurare della situazione di incertezza e limitazione delle attività, abbiamo ritenuto utile organizzare una formazione per gli operatori, volta a condividere le difficoltà e consolidare gli apprendimenti relativi alle nuove tecnologie utilizzate. La formazione dal titolo “Interventi di Spazio Neutro a distanza: soluzione di emergenza o modalità operativa innovativa per il futuro? Aspetti legali, tecnici, psicologici e questioni di senso per un utilizzo consapevole dello strumento”. (Una Sintesi dei contenuti del corso è stata pubblicata in questo blog nella sezione Radura).

L’esperienza della pandemia infatti, oltre a lasciare strascichi pesanti da vari punti di vista negli operatori e nelle persone con cui lavoriamo, ha, per contro, anche aperto nuove strade e ipotesi di lavoro che intendevamo approfondire, quale strumento di lavoro utile per chi come noi lavora sulla relazione “difficile” e “distante” come obiettivo prioritario.

Ricordiamo che tra gli allegati potete consultare La Relazione Il servizio di Spazio neutro al tempo del Covid inviata a Sercop e quella dallo stesso titolo del Servizio di Corbetta, oltre al rimando all’articolo Interventi di Spazio Neutro a Distanza: soluzione d’emergenza o modalità operativa innovativa per il futuro?