Interventi di Spazio Neutro a distanza: soluzione d’emergenza o modalità operativa innovativa per il futuro?
Aspetti legali, tecnici, psicologici e questioni di senso per un utilizzo consapevole dello strumento

Dall’emergenza pandemia e dalla conseguente necessità di usar strumenti di comunicazione a distanza per garantire il diritto di visita sono partite riflessioni e formazione sulla questione. In questa preziosa sintesi Anna Costa mette a disposizione i contenuti emersi dall’esperienza e dalle riflessioni.
Prezioso anche il decalogo finale che contiene le attenzioni da tenere presenti nell’utilizzo di questa modalità comunicativa che, se ben impiegata, può presentare aspetti virtuosi.
La proposta di questa formazione è nata in Comin nel 2020, in piena pandemia, ed ha poco alla volta preso forma, grazie all’esperienza significativa dei suoi operatori di Spazio Neutro, che non hanno mai smesso di lavorare per tutto il periodo di emergenza sanitaria, alla collaborazione dei consulenti di Comin dott.ssa Isabella Gandini (supervisione SN), Michele Mastrosimone (consulente informatico) e dott. Massimo De Carli (consulente legale) ed alla partecipazione delle colleghe del Servizio di Tutela Minori di Sercop – Ambito del Rhodense.
Nonostante un certo rifiuto da parte di molti di noi, se non di tutti, nei confronti dei “surrogati” tecnologici che ci siamo trovati ad utilizzare in quel periodo per poter continuare a garantire la relazione tra genitori e figli in carico ai nostri servizi, nel tempo è venuto spontaneo cercare di interrogarsi su cosa (e quanto, e -soprattutto- come…) poter salvare ed integrare nelle consuete metodologie utilizzate nei servizi di Spazio Neutro.
Durante i primi incontri del corso è emersa, un po’ sottotraccia ed in parte inattesa, la consapevolezza di avere sempre contrapposto “l’incontro di Spazio Neutro” alla “videochiamata” trascurando il fatto che un intervento di Spazio Neutro è già fatto di molte cose diverse. È importante infatti ricordare che Spazio Neutro è un nome dato convenzionalmente, ma abbiamo il compito di riformulare i nostri servizi in un’accezione più completa, funzionale ed efficace, per uscire dall’impasse dell’etichetta del tipo di intervento da erogare. Nel tempo infatti, dalla nascita di questi servizi ad oggi, altre “varianti” di incontri si sono affiancate al canonico incontro protetto in presenza, in maniera più discreta e senza destare tutte le reazioni e le resistenze che troviamo oggi in questo contesto. Pensiamo ad incontri al servizio che vedono una presenza non costante dell’operatore in stanza, o che si svolgono all’aperto o sul territorio (e che garantiscono un livello minore di osservazione e protezione) o in alcuni casi persino a casa dell’incontrante; incontri che si svolgono in autonomia con solo avvio e conclusione alla presenza dell’operatore o persino passaggi protetti in cui l’operatore è un mero “tramite” tra adulti che non possono/vogliono incontrarsi ma dove non vi è alcuna richiesta di facilitazione o protezione della relazione. In alcune situazioni è stata anche autorizzata la partecipazione dell’incontrante a momenti quali cerimonie, feste, eventi sportivi, in assenza di operatori, e con l’intervento di Spazio Neutro ancora attivo. Tutte queste azioni sono poco alla volta entrate a far parte della consuetudine degli interventi e non è più messo in discussione il loro utilizzo (in linea generale, a prescindere dai singoli casi). La differenza rispetto all’utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento degli incontri, al quale non possiamo escludere che – poco alla volta – saremmo comunque arrivati in futuro, è che ci siamo ritrovati in questa situazione improvvisamente, e in una situazione di emergenza sanitaria e umana senza precedenti. E – oggettivamente – essendo del tutto impreparati. Inoltre ci si è dovuti confrontare con un modus operandi diametralmente opposto a quello che siamo abituati e formati a fare: di solito il nostro lavoro è frutto di una fase di pensiero articolata, mentre nei primi mesi si è agito senza avere il tempo di “mettere testa” in ciò che facevamo. È stato questo, presumibilmente, il motivo del generale vissuto di forzatura e rifiuto. Oggi cerchiamo quindi di recuperare ciò che abbiamo perso e di imparare da un’esperienza indubbiamente negativa.
Consapevoli di questo, l’obiettivo della nostra formazione diventa ora, a fronte della necessità e dell’obbligo di garantire gli incontri, quello di individuare delle modalità per riuscire a farlo in una maniera chiara, definita, condivisa e tutelante.
Sappiamo di dover imparare ad usare questi strumenti in modo che non ci affatichino ulteriormente, visto il periodo di stanchezza attraversato, e che non rendano difficile la relazione, ma al contrario ci aiutino a renderla più leggera e a semplificare le procedure e il lavoro.
Riassumendo quanto è emerso dai primi incontri possiamo dire che ciò che ritenevamo impossibile in realtà si è rivelato possibile grazie ad alcuni elementi:
- Il video può assumere la funzione di barriera/schermo, ma anche di protezione/medium che ci aiuta a vedere da un altro punto di vista il qui ed ora. Utilizzo della modalità online come qualcosa che ci aiuta a posizionarci in una “metaposizione”, che può essere utile per vedere cose, aspetti, dinamiche che ci sfuggono quando siamo all’interno della stanza, coinvolti nella dinamica stessa, fisicamente vicini all’altro. Può essere, dunque, uno strumento utile per trovare la famosa “giusta distanza”. Non è quindi meno significativa dell’incontro in presenza, se si dedica il giusto tempo ad una riflessione a posteriori, esattamente come quando si compila il diario dell’incontro.
- Le emozioni possono essere più mediate, soprattutto le emozioni forti che travolgono e sequestrano. L’emozione ha il tempo di essere trasformata, ragionata e vista da un altro punto di vista.
- C’è una maggior possibilità di fare rete, in modo più ecologico e più facilitato nelle tempistiche.
- La maggior conoscenza di strumenti tecnici che facilitano la relazione, ci dà anche modo di interrogarci su come utilizzare degli strumenti nuovi e differenti che ci arricchiscono e arricchiscono l’altro.
Possiamo quindi dire che è possibile utilizzare questi strumenti quando:
- Abbiamo strumenti che conosciamo e sappiamo gestire (regola Aurea RTFM)
- Abbiamo un decalogo legislativo e tutti possono usarlo
- Abbiamo uno strumento democratico, a patto che:
- Le piattaforme siano disponibili per tutti
- Ci sia una preparazione idonea
- Acquisiamo un consenso informato
- Garantiamo la qualità del servizio
Poiché il primo punto di queste linee guida è evidentemente il fatto che la relazione deve beneficiare dello strumento è giunto il momento di concentrarsi sull’individuazione dei casi e delle situazioni in cui l’online può essere inserito utilmente all’interno di progetti AL DI FUORI dell’emergenza.
PER IL LAVORO TRA SERVIZI:
- Le presentazioni fatte in occasione di una nuova attivazione sono utili da remoto, si riesce ad organizzarle più velocemente e questo riduce i tempi necessari alla presa in carico e all’avvio dell’intervento;
- Anche l’organizzazione di incontri di rete fatte tra molti servizi è più semplice ma in questo caso bisogna stare attenti a prevedere comunque un tempo abbondante per farle; la comodità del remoto spinge a pensare che sia tutto più rapido, ad “incastrarle” tra un appuntamento e l’altro: soprattutto quando ci sono all’ordine del giorno decisioni importanti sui progetti non si può rischiare di avere connessioni instabile e perdere alcuni contenuti, poco agio per dare spazio agli interventi di tutti, necessità di interrompere per accavallamento di impegni …
- Sarebbe opportuno utilizzare anche in questi riunioni delle norme generali quali nominare un conduttore che dà spazio e voce a chi alza la mano, un incaricato di fare il verbale che poi viene condiviso con i presenti (che possono eventualmente rettificare/integrare in un secondo momento) ed agli assenti.
- Utile per colloqui congiunti con genitori molto conflittuali; quando si vuole condividere delle comunicazioni o trovare accordi ma la presenza nella stessa stanza è complessa o vietata da ordinanze o altro.
PER GLI INCONTRI PROTETTI
- Quando un genitore abita geograficamente lontano, l’alternanza tra incontri in presenza e video-incontri potrebbe aiutare a mantenere la continuità che sarebbe altrimenti difficile garantire: in questi casi le diverse modalità di incontro vanno concordate tra servizi all’avvio dell’intervento o in un aggiornamento del progetto in rete.
- Un’occasione temporanea può essere quella di un bambino o un genitore in lungodegenza (non raffreddore o influenza) o persone anziane con difficoltà di movimento, invalidità temporanee.
- In situazioni in cui il genitore è sottoposto a misure di detenzione di vario genere: questo eviterebbe che per lentezze delle procedure giudiziarie, talvolta bloccate a causa di cavilli burocratici, gli incontri si interrompano per lunghi periodi, con rischio di grave deterioramento della relazione. Inoltre spesso le case circondariali non hanno ambienti idonei agli incontri, sottopongono i bambini che devono recarsi agli incontri a lunghe attese, e procedure estenuanti di ammissione ai locali. Operatori e minori in genere sono impegnati, per un incontro in carcere della durata di un’ora, almeno mezza giornata con evidenti ricadute su impegni lavorativi e scolastici.
- Quando il minore e il genitore non si vedono da tanti anni, incontrarsi online potrebbe aiutare a gestire le emozioni; in questi casi spesso i minori oppongono fermi rifiuti all’incontro e non è comunque possibile assolvere al mandato dell’AG. Un approccio in video potrebbe essere inizialmente venuto come meno impattante e portare ad un avvicinamento e ripresa degli incontri in presenza graduale.
- Quando, oltre ai genitori, sono coinvolti altri parenti e l’incontro riguarderebbe gruppi numerosi di persone. L’alternanza di incontri in presenza e videochiamate potrebbe permettere di includere nonni, zii ecc. in numeri più grandi ovviando a problemi di spazi poco adeguati, situazioni confusionarie e di difficile gestione pratica.
- Laddove sia opportuno organizzare un recupero di incontri mancati, in caso di impossibilità di riorganizzare il calendario e trovare spazi e tempi per farlo nel planning del servizio.
Come i video-incontri rispondono alle caratteristiche di Spazio neutro
L’operatore ha la supervisione della situazione e il controllo dell’incontro online soprattutto se questo prevede la presenza del minore al servizio. L’incontro garantisce il mantenimento della relazione, ma non della “visita”. È evidente che spesso non siamo in grado comunque di garantire la visita, per esempio per il rifiuto del minore a procedere, anche se siamo in presenza.
Lo spazio non è solo neutro, ma è anche un’integrazione di servizio: un qualcosa che si può mettere in campo allargando lo sguardo su altro, un arricchimento, qualcosa di integrativo, che permette di intercettare domande o bisogni che prima non erano intercettabili perché necessitavano di presenza.
Nel video-incontro però non viene garantito uno spazio fisico. Il fatto di vedere e conoscere attraverso uno schermo non è una “visita” tradizionalmente intesa. Quando ci sono bambini molto piccoli la videochiamata non è per nulla funzionale, ma lo è la chiamata tra adulti o l’invio di documenti e filmati del bambino che mantengono un legame ed una possibilità di seguire la crescita del bambino, senza obbligarlo ad una chiamata senza senso. Non deve essere un surrogato dell’incontro di Spazio Neutro, ma la possibilità di garantire una relazione a distanza, e deve essere temporanea.
Immaginare la stanza virtuale come uno strumento in più, ma non necessariamente una stanza aggiuntiva dello spazio neutro (perché non ha alcune caratteristiche e non può essere tale). Considerarla invece come uno strumento altro, in cui poter fare un altro tipo di lavoro, è più corretto e funzionale (virtualità come strumento aggiuntivo e non sostitutivo). La stanza virtuale diventa quindi una fase, una tappa da inserire nel percorso di alcune famiglie dello spazio neutro, dove già è stato fatto un lavoro sulla relazione e dove non è necessario un forte lavoro di mediazione dell’operatore.
Come condurre la relazione?
- Spiegare in modo chiaro e approfondito l’utilizzo dell’online rispetto alla presenza. Aumentare quindi le spiegazioni orali per supplire alla minor comunicazione non verbale (chiarezza/trasparenza).
- Costruire un setting che non confonda ma che rassicuri e sia sempre lo stesso (sicurezza).
- Diminuzione della resistenza. Davanti allo schermo le persone si sentono meno controllate e più libere (disinibizione da schermo).
- Necessità di condurre un colloquio preliminare per definire i confini dello spazio neutro virtuale.
- Aiutare anche l’altro genitore a capire la modalità: comprendere che l’incontro online ha la stessa importanza, autorevolezza e soprattutto finalità di un incontro in presenza.
LE CONDIZIONI IRRINUNCIABILI
È quindi giunto il momento, per poter integrare questo nuovo strumento nell’elenco di quelli a disposizione dell’operatore di Spazio Neutro, di stendere il decalogo delle condizioni “sine qua non”:
- Avere strumenti tecnologici idonei e una connessione stabile; non svolgere contemporaneamente più di un incontro in remoto.
- Individuare una piattaforma unica, decisa a priori e utilizzata per tutti i casi (per Comin sarà Google Meet, come previsto dalle norme della Cooperativa).
- Fare una formazione volta all’acquisizione di competenze pratiche per la gestione delle videochiamate e degli strumenti utili (creazione di account dedicati, utilizzo delle stanze virtuali per accoglienza e saluto o per eventuali interruzioni…).
- Avere stanze e spazi dedicati, esattamente come per le visite, e non ritenerli meno impegnativi dal punto di vista dello spazio fisico (no ufficio, sala d’attesa, …).
- Svolgere la fase preliminare necessariamente in presenza; gli incontri in video possono essere utili se c’è una conoscenza e una relazione pregressa tra operatore, minori e adulti coinvolti.
- Ipotizzare gli interventi online già in fase di progettazione e presentazione del caso con il servizio inviante (frequenza, durata, obiettivi…), da definire in seconda battuta dopo la fase di ambientamento e conoscenza del minore.
- Non utilizzare la modalità da remoto con bambini di età inferiore a 5/6 anni (ed in ogni caso valutarne l’effettiva idoneità dopo l’ambientamento).
- Svolgere le videochiamate con la presenza del minore al servizio, nel caso in cui non siano presenti educatori (comunità, ADM…) o adulti di riferimento realmente – e non formalmente – collaboranti.
- Creare una routine di inizio visita e di saluto, seppur con una modalità diversa rispetto alla presenza, ma che, esattamente come si fa al servizio, sancisca chiaramente per tutti i due momenti di “passaggio”.
- Creare e stampare un regolamento semplice e chiaro sulle modalità di svolgimento degli incontri online, da condividere e far firmare ad entrambe le parti (come per i calendari, regolamenti, ecc.…).