Con questo articolo concludiamo il capitolo presentando una carrellata di alcune delle azioni sviluppate fra il 2015 e il 2020, concentrando lo sguardo in particolare sul nostro lavoro con i giovani.
Iniziamo presentando il progetto A Gonfie vele che ha come finalità fondamentale la costituzione all’interno della cooperativa di un servizio stabile e continuativo per l’orientamento e l’accompagnamento al lavoro per minori e giovani. Da tempo ci ponevamo la questione di riuscire ad agevolare i percorsi di autonomia dei “nostri” ragazzi, nelle comunità, nei centri diurni, in Adm, nei progetti territoriali … In questi percorsi la questione lavoro riveste ovviamente un ruolo importante. Una prova di questa sollecitudine la vediamo anche nel tema cui è stata dedicata la seconda partecipazione di Comin alla Milano Marathon: Aiutaci a costruire un futuro semplice che come abbiamo raccontato nel capitolo 25 aveva lo scopo di raccogliere fondi per sostenere i percorsi di autonomia dei nostri ragazzi, oltre a sensibilizzare sulla questione. Ma torniamo a Gonfie vele. Il Progetto è stato presentato assieme alle cooperative Arimo, Diapason e La Grande casa alla Fondazione Vismara, che lo ha finanziato, nel settembre 2017. L’obiettivo era quello di diffondere un metodo di lavoro costruito da Arimo e già sostenuto da Fondazione Vismara alle altre tre cooperative aderenti al progetto. La prima azione era quindi quella di individuare all’interno di ognuna delle cooperative due nuovi tutor in grado di accompagnare i ragazzi nel processo di inserimento.
Gli operatori (definiti tutor professionali) avrebbero lavorato uno staff distinto e indipendente dalle équipe dei servizi educativi delle cooperative coinvolti nel progetto. Ciò avrebbe permesso di tenere separato il ruolo dell’educatore di comunità da quello del tutor che avrebbe seguito il minore relativamente all’aspetto della sua formazione scolastica e/o lavorativa. Necessaria per i tutor un’accurata formazione iniziale, un costante lavoro in équipe e un affiancamento attraverso l’opportunità di supervisione.
Il metodo di lavoro del progetto ha puntato ad avvicinare al mondo del lavoro attraverso un accurato percorso di bilancio attitudinale e orientamento professionale, cui seguivano periodi di formazione on the job, talvolta affiancati da periodi di formazione a contenuto altamente professionalizzante rivolti a ragazzi che appartengono al segmento più fragile dei giovani in cerca di prima occupazione. L’intento è stato quello di evidenziare come punto di partenza l’individuazione e la valorizzazione delle attitudini e delle capacità specifiche di ogni ragazzo.
Il processo prevedeva quindi le seguenti fasi:
– Percorso di orientamento del giovane
– Ricerca aziende da parte del Tutor
-Colloquio conoscitivo e attivazione del tirocinio orientativo, previa predisposizione della documentazione e delle comunicazioni obbligatorie
– Attivazione dei tirocini formativi e professionalizzanti
– Counselling orientativo in itinere
– Supporto alla ricerca attiva del Lavoro
– Monitoraggio costante dei percorsi e confronto continuativo con l’orientatore sugli esiti
Presupposto necessario era quindi la capacità di coinvolgere un certo numero di aziende con l’obiettivo di arrivare a costruire e formalizzare partnership allargate, per la condivisione dell’impegnativo sforzo di portare al lavoro giovani altrimenti condannati a una marginalità sociale, pericolosa sia per loro stessi, sia per la comunità in generale.
Progressivamente il progetto ha allargato il proprio bacino, rivolgendosi anche a ragazzi inviati da altri servizi sociali.
Sul piano quantitativo il progetto si era proposto di seguire un numero contenuto ma progressivo di giovani (5 giovani il primo anno, 7 il secondo, 8 il terzo per ogni cooperativa aderente).
Oltre all’affiancamento a questi ragazzi A Gonfie vele si poneva anche due altri obiettivi:
– creare le condizioni per il proseguimento del progetto anche al termine del triennio finanziato da Fondazione Vismara;
– costruire un modello per la formazione e l’inserimento lavorativo per giovani in condizioni di svantaggio e con bassa scolarizzazione, che potesse essere assunto poi a livello almeno cittadino come possibile strumento per affrontare il pesantissimo dato sociale della disoccupazione giovanile.
Nei fatti, a conclusione del progetto con la Fondazione, A Gonfie vele è proseguito solo per pochi anni. Come si legge nel documento di Comin Appunti per questionario Fondazione Vismara: “Il progetto, conclusosi nel 2021 con la proroga concessa da Fondazione Vismara, è proseguito con lo stesso assetto fino a febbraio 2023. Si è sostenuto con fondi della cooperativa raccolti tramite campagne di fund raising negli anni precedenti e il pagamento diretto di alcuni Enti pubblici (Aziende speciali per i servizi, Servizi sociali territoriali del comune di Milano o Studi psicologici privati che offrivano l’intervento a loro pazienti, appunto privatamente). A partire dal febbraio 2023 non è più esistito un servizio a se stante, ma degli interventi di orientamento lavorativo e di sostegno al percorso di inserimento nel mondo del lavoro di persone fragili all’interno delle offerte dei nostri servizi di comunità o progetti generali legati al mondo giovanile (coprogettazioni con il comune di Milano sul mondo degli adolescenti e giovani Neet). In quanto servizio autonomo non siamo riusciti a trovare una sostenibilità costruendo delle relazioni con servizi pubblici in grado di farsi carico dei costi specifici di questi percorsi. Più facile è inserire alcuni percorsi (e le relative figure professionali formate e competenti) in servizi già ben consolidati (comunità, gruppi educativi ecc.)”.
I percorsi di accompagnamento all’autonomia per ragazzi usciti da percorsi di presa in carico (cosiddetti Care leavers) sono proseguiti quindi in forme diverse, in particolare in collaborazione con l’associazione Agevolando, costituita dagli stessi Care leavers, che è riuscita a produrre un’ efficace presenza culturale e politica, arrivando anche alla presentazione di una proposta di legge specifica, in questi anni.
Oltre a ciò, nel territorio del Comune di Milano, all’interno o a fianco dei diversi progetti per lo sviluppo della coesione sociale, si sono avviate negli anni successivi azioni volte a favorire l’inserimento lavorativo di giovani Neet. Di queste azioni come degli stessi progetti di coesione entreremo nel dettaglio più avanti, avviandoci alla conclusione del racconto dei primi cinquant’anni di Comin.
Cambiando territorio vogliamo in questo articolo ricordare brevemente due altri interventi: la riapertura del Picchio Rosso a Garbagnate Milanese e la partecipazione all’avvio del centro diurno Binario 2.0 a Magenta.
Cominciamo da Garbagnate.
Nel 2016, dopo sei anni dalla chiusura, il Picchio Rosso, centro d’incontro per bambini e ragazzi, riprende la propria attività. C’erano stati nel territorio, ma anche nell’apparato tecnico del Comune, pressioni per riprendere l’attività dopo la chiusura decisa dalla giunta, appunto nel 2010.
Si erano svolti nel frattempo alcuni progetti con l’obiettivo di favorire la gestione diretta da parte dei genitori di Spazi di incontro tra bimbi, prima nella stessa ludoteca e poi in un oratorio. Queste esperienze, portatrici di diversi aspetti positivi, hanno anche mostrato l’impossibilità di garantire continuità nel tempo della partecipazione operativa senza sostegno organizzativo e professionale. Da questa convinzione prende forma il progetto Le radici dell’albero, che ha come fuoco la promozione dell’invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni, nel quale viene previsto il sostegno di operatori alle attività volontarie e per questo viene indetta una Procedura negoziata ad invito, essendo un progetto di piccole dimensioni. Anche Comin riceve la Lettera d’invito e grazie al Progetto presentato incaricata di gestire le azioni previste dal progetto. La gestione di Le radici dell’Albero ha mostrato come l’attivazione dei cittadini nella gestione di attività diventa più efficace se accompagnata da figure educative che garantiscono il giusto supporto motivazionale e la “tenuta” della partecipazione.
Per questo l’Amministrazione Comunale, anche sulla spinta degli attori sociali coinvolti (scuole volontari, associazioni), si convince a proseguire questa esperienza anche all’interno della nuova progettazione dell’Area minori, giovani e famiglie, prevedendo la riapertura del Picchio Rosso, della Ludoteca e della Sala prove. Indice per questo nel giugno del 2016 una Gara tramite procedura negoziata per la selezione di soggetti del terzo settore per la co-progettazione di servizi/interventi complessi, innovativi e sperimentali riguardanti l’area delle Politiche giovanili e coesione sociale per la famiglia del Comune di Garbagnate Milanese. Nel documento pubblicato si specifica che la gestione dei servizi previsti deve avvenire nel solco tracciato da “…le radici dell’Albero sviluppando tutte le sue tematiche risultate di grande interesse e coinvolgimento: ambiente, sostenibilità, colture, salute e alimentazione, rapporto tra generazioni, memoria storica locale”.
La novità più importante, rispetto alla vecchia gestione di questi servizi, è riferita alla modalità di gestione della collaborazione: si passa dall’appalto alla coprogettazione, essa stessa preceduta da un processo di consultazione partecipata, con il contributo di diverse associazioni del territorio.
Comin si presenta al bando assieme alla cooperativa Spazio Giovani già attiva nel territorio di Garbagnate. Per questo presentiamo assieme il Progetto gestionale che viene scelto e possiamo quindi riprendere con soddisfazione il lavoro in quei centri rimasto in freezer per 6 anni e progressivamente scongelato. Le finalità generali del progetto comportano una gestione di quegli spazi connessa ad altri spazi e risorse del territorio, in un’ottica di sviluppo di comunità, prevedendo inoltre una stretta collaborazione dei soggetti gestori a tutti i livelli. Infatti la modalità gestionale della Coprogettazione facilita anche un’integrazione operativa con l’Amministrazione che avviene sia a livello complessivo nel Tavolo di Direzione Strategica del progetto, formato dai referenti istituzionali dei due enti partner e dell’Amministrazione Comunale, sia a livello operativo nell’equipe di lavoro integrata tra Comin e Spazio Giovani, prevedendo anche la collaborazione di operatori comunali. Infatti l’operatività si è svolta attraverso il lavoro di un’équipe integrata di operatori e coordinatori delle due cooperative (ma anche di operatori comunali) e gestendo i singoli servizi con equipe miste per favorire una reale collaborazione tra partner. All’atto dell’avvio della coprogettazione, e per i successivi tre anni, la ludoteca (che cambia il proprio nome in Ludoteca Il Sole, in quanto inizialmente inserita nel Centro polivalente dallo stesso nome) ha avviato il suo percorso nel quartiere di Bariana e sviluppando fin da subito il lavoro sul territorio rivolto a bambini della primaria e alle loro famiglie; il Picchio Rosso, invece, ha potuto solo avviare azioni di intercettazione e coinvolgimento di giovani garbagnatesi, lavorando sul territorio a causa della mancanza della sede, chiusa per lavori di ristrutturazione andati un po’ per le lunghe. La sala prove, che intrecciava il lavoro di protagonismo giovanile, è stata fin da subito seguita prevalentemente da Spazio Giovani.
Riprende così questa preziosa presenza nel territorio di Garbagnate in modo continuativo. Nel 2021 infatti, termine previsto per la conclusione dell’assegnazione, il Comune ha indetto un’altra procedura cui Comin partecipa ancora assieme a Spazio Giovani (gli operatori comunali dell’area giovani diventano a tutti gli effetti parte integrante dell’équipe di coprogettazione e tra i servizi in gestione rientra anche l’InformaGiovani ) e ottiene ancora l’assegnazione degli interventi che gestisce fino ad oggi. Ma dei contenuti operativi troveremo forse il modo di raccontare più avanti.
A Magenta
Concludiamo questo articolo con un breve accenno all’esperienza del Centro diurno Binario 2.0. È stata un’esperienza breve e gestita in stretta collaborazione con l’Azienda pubblica anche sul piano operativo. Comin è da tempo presente nel Magentino, inizialmente concentrando il proprio intervento nel campo dell’affido e della costruzione di reti di famiglie; una presenza che ha visto poi altre forme di collaborazione, tra le quali segnaliamo lo Spazio neutro a Corbetta, la comunità per minori Agape e la gestione del servizio ADM in due comuni (vedi documento Comin nel Magentino).
Nel 2015 i comuni dell’Ambito, all’interno del confronto per la costruzione del nuovo Piano di zona, identificano tra gli obiettivi d’intervento l’avvio di due centri diurni per minori, uno a Sedriano per la fascia delle elementari e uno a Magenta per ragazzi più grandi, per far fronte a difficoltà familiari presenti nel territorio che richiedevano una presa in carico significativa. Per questo l’Azienda che gestisce i servizi del distretto costruisce un Progetto Centri diurni e indice una gara per reperire il personale educativo.
L’azienda decide per mantenere il controllo anche della gestione operativa del progetto di prevedere un’organizzazione dell’équipe operativa composta da: 1 Responsabile (20 ore settimanali) e 1 Coordinatore (20 ore settimanali), entrambi direttamente assunti dall’Azienda;
4 educatori (38 ore settimanali ciascuno) reperiti tramite gara nel Terzo settore.
Si indice la gara per essere pronti a partire con l’operatività del centro nel settembre 2017.
Nonostante la perplessità, legata al coordinamento esterno dell’équipe degli operatori, decidiamo di partecipare, in considerazione della presenza nel territorio e della consolidata collaborazione con l’Azienda. A questo scopo costituiamo un’Ati assieme ad altre due cooperative: Albatros, radicata nel Magentino che funge da capofila e La Grande Casa, con la quale abbiamo una consolidata collaborazione. Insieme costruiamo l’Offerta tecnica per l’affidamento di servizi pedagogico/educativi e servizi accessori per il funzionamento di due centri diurni (la dizione della richiesta è già di per sé esplicativa…), partecipiamo alla gara e veniamo scelti.
Nei fatti invece dei due centri diurni previsti ne parte uno solo che assume la denominazione Binario 2.0, in seguito allo scarso invio di casi da parte dei comuni. La sede è a Magenta nella bellissima Villa Colombo e il centro si rivolge quindi ad una fascia di età ampia. Anche in futuro resterà un unico centro.
Lascio alle parole di Annalisa, una delle operatrici dell’équipe qualche ricordo e commento di questa esperienza.
“A livello di progetto direi che gli obiettivi potevano essere quelli di accompagnare la crescita del minore in un ambito protetto, vivere nuove esperienze e sostenere lo sviluppo delle competenze personali e sociali confrontandosi quotidianamente con un gruppo di pari.
A livello familiare supportare la famiglia nel proprio ruolo educativo, in funzione della crescita e del benessere del minore.
Le attività proposte al centro diurno erano più che altro laboratori (cucina, musica, creatività, scrittura…), momenti di scambio e confronto tra pari (gestione del conflitto, regole…) Erano previsti anche momenti di riflessione e colloquio personali con gli educatori.
Il progetto prevedeva un lavoro quotidiano di équipe e una stretta collaborazione e lavoro di rete con vari servizi ed associazioni del territorio. A livello personale posso dire che è stata un’esperienza lavorativa molto formativa, che mi ha permesso di sperimentare maggiormente il lavoro educativo di gruppo arrivando da esperienze per lo più individuali. Il lavoro di équipe é stato arricchente permettendo il confronto quotidiano con altre figure. Il lavoro con il gruppo, seppur a tratti faticoso, mi ha dato molti stimoli e possibilità di crescita personale e lavorativa.”
Vale pena menzionare il Progetto Tetris, finanziato dalla Fondazione Ticino Olona, presentato da Comin e i partner con l’obiettivo di favorire il coinvolgimento di volontari e di famiglie del territorio nella gestione delle attività del centro diurno, cercando la collaborazione di alcune realtà magentine e delle nostre reti di famiglie presenti nel territorio. (vedi Relazione finale)
In conclusione, mi limito a sottolineare che, nonostante la ricerca reciproca di una collaborazione efficace tra noi e l’Azienda, e una buona collaborazione all’interno dell’ Ati, il coordinamento esterno dell’équipe degli educatori è stato mal digerito da noi e ha comportato spesso divergenze operative spiacevoli, anche perché spesso si tendeva a far ricadere sugli educatori carenze direi più istituzionali legate soprattutto all’inserimento di situazioni inadatte e esplosive che spesso hanno messo in seria difficoltà la gestione del gruppo.
A conclusione del periodo previsto dall’appalto, abbiamo deciso di non presentare più la nostra candidatura per continuare la gestione di Binario 2.0, con dispiacere nostro e rammarico anche da parte dell’azienda: oltre alle difficoltà accennate sopra è stato un aspetto determinante per questa scelta anche il fatto che la gestione del Centro era inserita in un bando unico che richiedeva anche la gestione del servizio di ADM in alcuni comuni, sempre prevedendo il coordinamento esterno dell’équipe degli educatori, (cosa per noi inaccettabile in modo ancora più stringente nel servizio di educativa domiciliare) oltre a condizioni economiche che, a parere di tutta l’Ati, non consentivano l’attuazione di un servizio, secondo il metodo di lavoro per noi necessario per garantire alle famiglie e al committente un servizio di qualità.
