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Nel processo di crescita del nostro lavoro di affiancamento alle esperienze di affido familiare è stata importante la collaborazione con il Comune di Milano, con i lati positivi e le difficoltà attraversate. In questo articolo seguiremo il percorso di questa collaborazione, che ci ha portato a consolidare la convinzione di approfondire l’alleanza con le famiglie e con la proposta del nostro modello di affido, che noi chiamiamo Affido accompagnato, gestito appunto assieme all’Associazione Familiare La Carovana.

Fin dai primi momenti, negli anni 80, quando ha cominciato a prendere forma l’impegno dell’amministrazione per la diffusione dell’Affido familiare con la costruzione del primo Regolamento eravamo presenti per fornire collaborazione all’impegno del Comune. A mano a mano che il nostro lavoro in questo campo si è rafforzato è aumentato anche il livello della collaborazione. Abbiamo già raccontato il processo articolato che ha portato alla nascita del progetto Unduetre a casa e quindi al consolidamento del servizio di Pronta accoglienza in famiglia.

Per cominciare a raccontare le esperienze di collaborazione più recenti è opportuno ricordare il progetto Promuovere e sostenere reti per l’affido familiare nel comune di Milano presentato nel 2009 dal Comune di Milano, assieme ad alcuni enti, alla Fondazione Cariplo che poi lo ha finanziato. Già il titolo del progetto esprime chiaramente l’approccio del lavoro e la convinzione di voler sviluppare sinergie con le realtà sociali che nella città sono impegnate nel sostegno all’affido familiare. Oltre ai soggetti partner formali del Progetto: Comin Cooperativa Sociale di Solidarietà, Fondazione L’Albero della Vita, Fondazione Caritas Ambrosiana, La Strada Società Cooperativa Sociale, Spazio Aperto Servizi, Università Cattolica del S. Cuore, diversi altri enti, espressamente citati nel progetto allegato sono stati poi coinvolti nell’operatività.

Alla base del progetto c’è, infatti,  la convinzione del Comune di Milano che ciò che può risultare determinante per rilanciare la cultura dell’affido in una città complessa come Milano sia la capacita di collaborazione, cooperazione e confronto di soggetti diversi per storia, cultura e sensibilità, il livello di conoscenza e fiducia reciproca che si creerà tra loro, la facilita delle loro interazioni, il livello del loro coordinamento, la capacita di riconoscere e valorizzare la funzione sociale di ognuno degli attori coinvolti, la capacita di darsi linguaggi, metodologie, strumenti comuni e di mobilitare risorse sufficienti a garantire la stabilita nel tempo dei servizi messi a sistema.

L’attuazione di questo progetto ha permesso al comune di affinare la collaborazione con le realtà sociali operanti in città nel campo dell’affido e di consolidare la convinzione che ne ha determinato l’avvio.

Per questo l’Amministrazione decide di tentare di dare continuità a tale modello metodologico, facendo diventare elemento strutturale del lavoro del Comune sull’affido la collaborazione con queste realtà sociali e con i loro operatori. A tal fine nel 2013, il Comune promuove una gara d’appalto strutturando una collaborazione in tre fasce, di diversa entità economica. Comin, che si presenta in Ati con Grande Casa e Diapason, viene esclusa per un errore formale da parte nostra, per poi essere ripescata mesi dopo per aggiudicarsi la fascia di entità economica più piccola che non era stata assegnata. 

Le tre Ati che partecipano a questo bando nei tre lotti sono:

Ati 1: Satellite Affido composta da Spazio Aperto Servizi – Tutti insieme a Piccoli passi

Ati 2: Affidiamoci composta da Albero della vita – Comunità Nuova – CAM – CAF

Ati 3: Comin, La Grande Casa, Diapason

Al termine di questa collaborazione nel giugno del 2016 il Servizio Affidi del comune elabora il documento Il Progetto di Affido familiare – Approfondimenti condivisi, nel quale fa il punto delle acquisizioni metodologiche affinate negli anni 2013-2016 in attuazione del bando. Questo documento origina da un approfondito confronto tra gli operatori del Servizio Affidi e gli operatori delle organizzazioni convenzionate di cui sopra.

Per questo nel 2016 il Comune di Milano pubblica il Bando denominato Percorsi/interventi integrativi di affido familiare promossi, attivati e monitorati attraverso il servizio coordinamento affidi del comune di Milano il cui Capitolato prevede questi obiettivi:

  • Incentivare l’utilizzo dell’affido familiare per minori di età in situazione di difficoltà familiare
  • Sostenere le famiglie affidatarie in momenti di incertezza e difficoltà
  • Consentire l’accoglienza anche per ragazzi con difficoltà relazionali o comportamentali, grazie all’accompagnamento di figure educative professionali
  • Consentire il rientro nelle famiglie d’origine sempre grazie all’accompagnamento di educatori.

Un aspetto davvero rimarchevole di questa esperienza, che ci vede protagonisti, riguarda il fatto che gli enti del terzo settore decidono di partecipare in modo congiunto e definiscono i Punti fermi di questa scelta riguardo alla visione e al modello operativo. Per questo si costituisce una grossa Ati, denominata L’affido in città per partecipare assieme al Bando di gara. Questa Ati di cui Comin è capofila è composta anche da: Cometa, L’albero della vita, Caf, Spazio Aperto Servizi, Comunità nuova, La Grande Casa, Tuttinsieme, Cbm e Diapason. 

Nel Modulo Offerta Tecnica l’Ati espone la propria proposta di lavoro nei campi del reperimento, della formazione delle nuove famiglie, dell’abbinamento con i casi e del sostegno alle famiglie in situazioni di particolari problematiche educative. A questo proposito è opportuno evidenziare come non viene previsto per la famiglia il riferimento costante del partner educativo, ma il coinvolgimento di un educatore che sostiene il ragazzo e la famiglia in situazioni di particolare crisi. Nel progetto, oltre alla metodologia e alla composizione dello staff delle diverse professionalità, vengono evidenziate diverse proposte innovative, rese possibili dalla presenza capillare delle organizzazioni e dai servizi da essi proposti e dalla collaborazione con le associazioni familiari. Tra queste anche l’obiettivo di cercare di mettere a fuoco la presa in carico familiare di minori stranieri non accompagnati. 

Sulla base del Progetto presentato l’Ati ottiene la gestione del progetto. 

A rinforzare questa scelta di partecipazione aperta, la scelta dell’Ati di stipulare una convenzione con le associazioni familiari, che per motivi di diverso genere non potevano far parte dell’Ati al fine di rendere possibile un loro contributo attivo alle azioni. In verità il comune non approva la scelta di coinvolgere le altre associazioni familiari perché non prevista nel Contratto stipulato, supponendo che si possa parlare di subappalto. Negli incontri di chiarimento chiede anche formalmente che ogni iniziativa svolta nella città sul tema affido sia prima sottoposta al Comune.

Sentiamo ora dalla voce di Maria Luisa Coi, coordinatrice dell’Ati il suo ricordo e alcune valutazioni del lavoro svolto in quella importante esperienza.

Eravamo partiti molto carichi, con l’intento di riuscire a gestire tutto davvero insieme, avevamo formato le diverse equipe: sensibilizzazione e formazione famiglie, dove è stato pensato il logo comune, momenti di promozione comuni, anche con alcune associazioni firmatarie del protocollo (A Piccoli Passi, fondazione RAVA, La Carovana) e svolgevano le formazioni congiuntamente più cooperative insieme, suddividendoci poi le famiglie a fine formazione (tutte le cooperative).

Abbiamo condiviso le modalità di valutazione delle famiglie con una équipe multiprofessionale (As, psicologi ed educatori) e multi appartenenza (Comin, Cometa, SAS, CAF, Tuttinsieme, Albero della Vita) che si incontrava periodicamente per confrontarsi sui percorsi di conoscenza.

Abbiamo infine creato “l’équippona” educativa (eravamo 16/17 educatori) con supervisione mensile.

Secondo me si è creato un buon clima di collaborazione e riconoscimento reciproco, nonostante le differenze e le iniziali diffidenze e pregiudizi. Naturalmente c’era differenza tra chi metteva solo gli educatori e chi aveva invece anche i rapporti con le famiglie, perché si condividevano più momenti di équipe.

Il rapporto con il Comune ha visto alcune frizioni da subito nel modo in cui noi intendevamo l’accompagnamento educativo, concordavamo nella pronta accoglienza 0 – 3 perché era stata una sperimentazione col progetto Cariplo nel 2010/11 e validata con Affidabile (il libro scritto insieme col Comune). Per gli affidi classici invece c’era un’indicazione chiara sull’intervento a supporto delle situazioni di crisi. È stato riconosciuto che in avvio a volte poteva essere utile la presenza educativa, ma non sempre e per tutta la durata. Sicuramente gli interventi sono durati mediamente di più del tempo breve inizialmente previsto.

Sulle valutazioni delle famiglie non ci sono stati problemi e venivamo coinvolti anche nella fase di abbinamento, anche se su questo a volte c’erano discussioni e non sempre gli operatori del comune consideravano paritariamente quelli di cooperativa.

Dopo il triennio di durata di questo appalto il Comune indice una nuova gara dai contenuti sostanzialmente simili. 

Comin decide, assieme alle realtà con un approccio alla gestione dell’affido familiare vicino al nostro, di non partecipare alla gara e di sospendere questa collaborazione con il Comune di Milano. Il motivo fondamentale di questa scelta risiede nella maturata convinzione che questa impostazione del lavoro in sostanza non consente lo sviluppo nella città di esperienze di Affido accompagnato, nelle modalità costruite assieme a La Carovana. Come abbiamo visto, nella metodologia della collaborazione con il Servizio Affidi si è previsto l’affiancamento educativo, ma solo in situazioni di emergenza e per durate tendenzialmente brevi. 

Una delle caratteristiche fondanti del nostro modello sta invece proprio nella stabile collaborazione della famiglia con il partner educativo per tutta la durata delle accoglienze. Diversamente da quanto auspicavamo la collaborazione sviluppata durante l’esperienza descritta non è stata occasione per far accogliere la nostra prassi, ma alla fine si è rivelata, alla prova dei fatti, un ostacolo.

Abbiamo proseguito con convinzione la feconda collaborazione con le Famiglie de La Carovana e la diffusione dell’affido accompagnato in altri comuni. C’è stato anche un risvolto culturale e politico di questa azione che ha prodotto un frutto buono: nel febbraio del 2020 Regione Lombardia ha emanato una delibera con la quale istituisce come strumento di lavoro le Reti di famiglie per l’Affido sostenute da équipe tecnica, definendone le caratteristiche e aprendo il percorso per il loro accreditamento. 

Ciò ha reso possibile, in tempi recenti, la definizione e la stipula di una convenzione con le reti da parte del Comune di Milano. Ma di questo parleremo in maniera diffusa più avanti.A conclusione di questo articolo è opportuno ricordare il lavoro svolto dal Tavolo Affido del Comune di Milano. È stato l’ambito di confronto che, per alcuni anni, ha consentito di sviluppare un confronto tra gli operatori del Comune e le realtà operanti nella città nel campo dell’accoglienza familiare.