Sfide in Comunità
Anche questo articolo sarà suddiviso in due parti. Presenteremo una sintesi delle principali questioni attraversate dalle nostre comunità nei primi quindici anni del 2000, attraverso la sintesi operata in occasione dello stage Passwords e poi cercheremo di raccontare alcuni eventi, anche se riserveremo due articoli specifici per quanto riguarda lo sviluppo di due importanti progetti avviati nel secondo decennio del 2000: L’Albero della macedonia e La Girandola.
La Relazione delle comunità per lo stage 2015 inizia presentando le principali sfide che ci si trova ad affrontare:
- la difficoltà di garantire la sostenibilità economica del servizio;
- a fronte di questa difficoltà paradossalmente si registra anche un considerevole aumento degli adempimenti burocratici richiesti;
- il tempo delle accoglienze, contingentato in modo spesso non calibrato alla situazione dei ragazzi e delle loro famiglie
- una carenza di presa in carico delle situazioni di sofferenza psicologica che sentiamo lasciate nelle nostre mani;
- e alla fine, ma non ultimo, il diffondersi di un’immagine sociale negativa delle comunità.
A ciò vengono contrapposti come punti di forza:
- esperienza e competenze nel sostegno alla genitorialità multiproblematica;
- professionalità e motivazione dei nostri educatori;
- il sistema Comin;
- il collegamento con le altre comunità a cominciare da quelle aderenti al Cnca;
Forniamo solo un elenco delle parole che hanno storicamente connotato l’intervento pedagogico delle comunità e di quelle nuove che si vanno aggiungendo, rimandando alla lettura della relazione allegata chi volesse entrare maggiormente nel merito.
Queste le parole storiche: Accoglienza; Appartenenza; Condivisione; Autonomia; Valorizzazione della famiglia d’origine; Territorialità; Motivazione e Professionalità.
Tra le parole nuove che più spesso ci troviamo ad usare ricordiamo: Accreditamento; Resilienza; Specificità delle comunità familiari; Scelta di vicinato.
Rispetto invece agli eventi significativi avvenuti in questo periodo, ne nominiamo solo alcuni: la fusione delle due comunità Bicocca e Resistenza, diminuendo in questo modo il numero delle comunità educative; il decennale della comunità familiare il Melograno; la chiusura già narrata della comunità mamma -bambino di via Scialoja e lo stage di Comunità tenuto a Bobbio nel giugno del 2013, tal titolo E se fosse? ….. di cui alleghiamo il Programma.
Altri due li presentiamo in maniera più estesa: Il Progetto Andata e Ritorno e l’esperienza dell’Ati RAM (Rete di Accoglienza per la tutela dei Minori).
Il Progetto Andata e Ritorno, che noi consideriamo come prosecuzione dell’esperienza di Tandem, si è sviluppato grazie ad un Progetto finanziato con fondi 285/97 al Cnca Lombardia all’interno del V Piano infanzia del comune di Milano 2012- 2014. Operativamente è stato poi gestito da tre operatori di Comin, di Diapason e di La Grande Casa. Come si evince dalla Scheda tecnica del Progetto Andata e Ritorno prevede (a differenza di Tandem) di entrare in gioco fin dal momento dell’inserimento del minore in comunità, con un intervento intenso nei primi sei mesi in cui si svolgono incontri costanti con la famiglia per aiutarla a vivere e rielaborare i propri sentimenti per poter collaborare con efficacia al lavoro educativo della comunità. Il progetto si rimette poi in moto in maniera forte al momento del ritorno a casa del figlio dopo il periodo in comunità per facilitare il ricongiungimento. Al termine del progetto il modulo di Andata e Ritorno è progressivamente diventato una possibilità integrativa dell’offerta delle nostre comunità: su richiesta dell’Ente inviante è possibile attivare il modulo con un’integrazione della retta. Si legge pertanto nella carta dei servizi delle comunità tra le prestazioni offerte: “Il progetto A&R (Andata & Ritorno) è destinato alle famiglie i cui figli sono allontanati dal nucleo e inseriti in comunità. “Andata & Ritorno” intende perseguire i seguenti obiettivi generali:
- ridurre i tempi di permanenza dei minori all’interno delle comunità educative;
- garantire alla famiglia un sostegno pedagogico, orientato ad un recupero delle competenze genitoriali;
- affiancare il Servizio Sociale nel sostegno alla famiglia di origine tanto nella fase di inserimento, quanto nella fase di dimissioni dalle comunità educative;
- diffondere buone prassi nella funzione di sostegno alle famiglie d’origine.
Il servizio si configura come un supporto alle famiglie con figli in fase di ingresso, di permanenza o dimissione dalle comunità. L’intervento prevede un tempo indicativo di sei mesi complessivi di lavoro, idealmente “a cavallo” della data di inserimento o dimissione del minore dalla comunità, da valutare assieme al Servizio Sociale referente del caso” .
Per una presentazione più efficace del progetto ti proponiamo un bel video che racconta Andata & Ritorno.
E veniamo ora al racconto dell’esperienza dell’Ati RAM (Rete di Accoglienza per la tutela dei Minori): un’esperienza davvero particolare e unica nella nostra storia. Nel dicembre 2003 le cooperative sociali La Grande Casa, La Cordata, Comin e Libera Compagnia di Arti & Mestieri Sociali si sono costituite in Ati e hanno ricevuto dal Distretto Sociale Sud Est Milano la Concessione amministrativa di servizi e prestazioni di accoglienza etero familiare per minori. Il Distretto aveva pubblicato un Avviso pubblico di procedura concorrenziale ad evidenza pubblica per la concessione amministrativa di servizi e prestazioni di accoglienza etero familiare per minori.
Il pensiero guida che ha promosso la costituzione dell’Ati è quello di credere che “svolgere una funzione sociale complessa come quella relativa all’accoglienza dei minori, è una responsabilità di rilievo. Occuparsi di tutelare i diritti dei minori significa agire un intervento di rilevante valenza preventiva, significa darsi una prospettiva d’azione pluriennale e di ampio respiro, significa investire sul futuro delle comunità locali in cui viviamo. L’ambizione che abbiamo è soprattutto quella di contribuire a fare cultura sull’accoglienza dei minori”. (vedi Articolo su Prospettive sociali e sanitarie – Giugno 04 che presenta senso e significati dell’esperienza). Se è il sistema nel suo complesso chiamato a fare cultura e intervento sulla tutela minori, non si può che ragionare in merito all’importanza di interventi che sappiano fondarsi sulla cultura della multidisciplinarietà, dove le professionalità psico-sociali dialoghino “sullo stesso piano” con l’approccio pedagogico-educativo.
In questo modo Il Servizio Pubblico concede la propria funzione esercitata sui bisogni di accoglienza dei minori alla Rete Accoglienza Minori, mantenendone la Regia e la titolarità, senza esternalizzare quindi la responsabilità ultima ma creando le premesse per la corresponsabilità fra pubblico e cooperazione sociale sulla risposta al bisogno di collocamento dei minori del distretto in strutture residenziali. Tale corresponsabilità si esercita nella fase di ricerca delle strutture residenziali più adeguate, del filtro e dell’inserimento effettivo del minore e del monitoraggio del percorso educativo individualizzato dello stesso. Vedi documento Concessione amministrativa di servizi e prestazioni di accoglienza etero familiare per minori a cura del Distretto e presentato al momento formativo del 10 maggio 2005.
A tal fine l’ATI ha presentato un ampio e articolato Progetto nel quale sono presentate sia l’articolazione del metodo di lavoro e delle forme di collaborazione che la descrizione specifica di tutte le 25 progettualità operative e delle 4 aggiuntive messe a disposizione.
Nel concreto ogni proposta di inserimento in comunità viene sottoposta al gruppo di coordinamento che individua la struttura più idonea, per la costruzione di un efficace progetto educativo, tra quelle messe a disposizione dalle quattro cooperative. Ascoltiamo in questo audio Mafra che ha rappresentato Comin nel gruppo di coordinamento e che ci racconta di questa sua esperienza, sottolineando la soddisfazione per il livello di collaborazione sviluppato di cui conserva ancora un bel ricordo.
Innovativa e coraggiosa la scelta del distretto e molto complessa e piena di difficoltà si è poi dimostrata l’esperienza di collaborazione con l’Ati RAM. Nonostante il clima di collaborazione nel lavoro del gruppo di coordinamento e il genuino desiderio di partnership con il distretto, nel corso del progetto si sono via via registrate difficoltà operative e divergenze nel lavoro che hanno consigliato la non prosecuzione della concessione che quindi non è stata rinnovata. Rimane l’idea interessantissima di un sistema di accoglienza integrato che avrebbe bisogno di essere approfondita per diventare una modalità efficace e significativa.
