Adm-Adh- Scolastica
Il titolo stesso, utilizzato dal servizio per presentare la propria situazione allo stage Passwords, è emblematico di un grosso cambiamento avvenuto. L’educativa scolastica e l’intervento sulla disabilità sono ormai diventati parte integrante del lavoro svolto dagli operatori della domiciliarità. Questo richiede ampliamento dello sguardo, affinamento di nuove competenze e sviluppo di nuove culture pedagogiche.
Come detto per presentare la situazione complessiva partiamo dalla bellissima Relazione del servizio Adm- Adh-Scolastica, presentata allo stage e frutto del seminario di studio svolto all’Anfiteatro il 25 e il 26 giugno 2014, in concomitanza con una delle prime bombe d’acqua che stanno diventando ormai abituali. È davvero bella e per questo ti invitiamo a fare lo sforzo di leggerla. Ne vale la pena! Qui presentiamo solo qualche spunto. All’interno della consapevolezza di agire in un contesto complesso e difficile ci si sente rafforzati dalla coesione interna della cooperativa e da una generale profonda motivazione degli educatori.
Tra gli strumenti a disposizione degli educatori, partendo dalla costatazione che il principale strumento di lavoro siamo noi stessi con la capacità di valorizzare la nostra professionalità, con il nostro potere e la capacità di entrare in relazione, si pone in risalto, tra gli altri aspetti, l’importanza di un efficace lavoro di rete indispensabile per rendere possibile un intervento condiviso che si fonda su una efficace progettazione educativa e sociale, in cui è coinvolta anche la famiglia assieme ai servizi.
Dalle riflessioni fatte, in quei due giorni, sono emersi questi contenuti fondanti l’epistemologia del nostro lavoro educativo di cui qui vi riporto solo i titoli:
- Dimensione del non giudizio
- Accoglienza
- Essere consapevoli delle nostre emozioni
- Saper staccare la spina
- Lavorare in un’ottica sistemica
- Essere agenti e soggetti di cambiamento
- Riconoscere, promuovere e valorizzare l’altro nel rispetto delle sue specificità
- Condivisione. Progettare “con” e non “su” qualcuno
- Lavorare con il sorriso
- Lavorare con vicinanza emotiva ed empatia sapendo però prendere le giuste distanze
- Mediare
- Prendersi cura delle relazioni per educare.
- Dare e riceve fiducia
- L’educatore=colui che sogna con le famiglie
Oltre a quanto detto, ogni anno regolarmente fino alla nuova riorganizzazione in UT, il settore ADM ha presentato una relazione sul proprio andamento e sulle tematiche affrontate. Chi avesse bisogno di saperne di più può quindi consultarle all’interno dei Bilanci sociali di ogni anno, oppure consultare le relazioni presentate agli stage, già inserite tra gli Allegati.
Qui vi presentiamo una tabella contenuta tra questi documenti, che presenta i punti di forza e le difficoltà del servizio domiciliare.
| Richiede e consente (punti di forza) | Non può escludere (punti di debolezza) |
| alto livello di progettualità (interventi educativi “su misura”, lavoro di rete, partnership col S.S, possibilità di sperimentazione) | indeterminatezza del ruolo (livello alto di aspettative e rischio di richieste anomale da parte di un S.S. in emergenza cronica, sempre più grave compromissione delle situazioni in carico) |
| autonomia e responsabilità personale | solitudine |
| flessibilità organizzativa e mentale | frammentazione/precarietà |
| maturazione personale e professionale (equilibrio relazionale, “adultità”)alto livello di coinvolgimento personale | alto livello di coinvolgimento personale emotivo, fisico; difficile riconoscimento di confini tra ambito personale e lavorativo.(mancanza di un setting ben definito) |
A cui aggiungiamo un elenco più puntuale degli aspetti concreti di disagio per l’educatore ADM che derivano dalle strutturali debolezze del lavoro:
- impossibilità di raggiungere un regime di Tempo Pieno
- dispersione del part-time in tutto l’arco della giornata
- variabilità dell’orario di lavoro nell’arco dell’anno (per interruzioni, sospensioni, riduzioni degli interventi seguiti o ampliamenti con necessità di non sempre possibili “recuperi” di ore o “decurtazioni bonus”)
- definizione “obbligata” del periodo di ferie
- assoluta rigidità dei vincoli di budget con pesanti ricadute sui tempi di riflessione (equipe, supervisione, progettazione delle attività)
- riconoscimento parziale per formazione
- alta incidenza di costi e disagi per trasporti
- rimborsi parziali di costi per utilizzo cellulare, materiale per attività, automezzo personale
- ulteriore frammentazione, oltre a quella strutturale, conseguente alla necessità di lavorare in altri servizi per compensare il part-time.
Cerchiamo a questo punto di presentare alcuni degli eventi che hanno connotato lo sviluppo del servizio in quegli anni.
L’evento sicuramente più significativo riguarda il passaggio al sistema dell’accreditamento nei territori del Garbagnatese e di Milano, con le varie sfaccettature che assume nei diversi contesti, dove il bisogno di razionalizzazione delle risorse economiche si collega a contenuti politici legati all’istanza di favorire la libera scelta della famiglia (per lo più illusoria), con ricadute di ambiguità nella relazione educativa con la famiglia. Tutto ciò con l’aggiunta di un’accentuazione delle rigidità gestionali.
A Paderno e nel Garbagnatese la voucherizzazione è stata gestita nella prima fase sperimentale in maniera così restrittiva da non essere assolutamente sostenibile nel nostro modello. Ciò ha reso necessario un confronto serrato in tavoli di confronto istituzionale, svolto in maniera congiunta con gli altri enti accreditati, nel quale sono stati messi in luce i punti di debolezza del sistema proposto.
Nonostante queste interlocuzioni il successivo bando per l’accreditamento prevedeva le stesse modalità con una quota economica che non consentiva l’attuazione di un servizio qualitativo e pertanto giudicata non sostenibile. Ciò ha dato origine ad un serrato confronto interno alla cooperativa, che ha coinvolto anche tutti i 16 operatori del servizio e che ha portato alla scelta assai sofferta e dolorosa di non partecipare al bando. Le conseguenze immaginabili sono state la fine del rapporto con diverse famiglie, con la conseguente perdita del lavoro per gli operatori oltre a lasciare l’intervento in un territorio in cui eravamo presenti da 15 anni. In una Lettera ufficiale (allegata al Bilancio sociale 2010), inviata a tutte le amministrazioni comunali del distretto, all’azienda consortile, alle assistenti sociali e alle altre cooperative accreditate, dopo aver espresso la sofferenza che accompagnava la scelta, abbiamo enunciato le motivazioni della non partecipazione al bando per l’accreditamento. Questa lettera che ti invitiamo a leggere sintetizza un momento cruciale e sofferto nella storia della nostra cooperativa.
A Milano l’accreditamento ha comportato alcuni disagi che però sono stati più contenuti e gestibili in quegli anni. Nella sostanza non c’è stata voucherizzazione e la scelta dell’ente da parte della famiglia è sempre stata gestita con il Servizio sociale. Per quello che ci riguarda, da parte nostra c’è stato un grosso aumento dei casi assegnati, con la conseguente difficoltà di dover implementare in maniera significativa il numero degli operatori. Possiamo dire che l’interlocuzione istituzionale, almeno nei primi anni, sia stata più efficace. Si è costituito un coordinamento tra gli enti gestori del servizio, che ha reso possibile un confronto congiunto con i tecnici comunali per la revisione delle condizioni di lavoro, con l’obiettivo di affinare le modalità di gestione dell’accreditamento. Per rivolgerci in modo diretto alle famiglie abbiamo adeguato il materiale per la comunicazione. (Vedi volantino Adm accreditamento)
Un altro importante evento nella storia di questo servizio è avvenuto nel territorio del Rhodense, nel quale Comin gestiva questo servizio in alcuni comuni. Nel 2008 si è costituita l’azienda intercomunale Sercop per la gestione congiunta dei servizi sociali, in capo ai 9 comuni dell’area. L’azienda ha deciso di non applicare il sistema accreditamento e nel 2009 ha indetto una gara d’appalto per la gestione dei servizi ADM-ADH e di sostegno scolastico per tutti i comuni del distretto. La scelta è stata quella di costituire un’ATI composta da Comin (capofila) e Stripes, Tre Effe, Serena e GP2, riunendo le cooperative che già gestivano i servizi nei diversi comuni. Non sono state poche le difficoltà di avvio di questa nuova forma di collaborazione, sia rispetto al rapporto con il consorzio, sia per affinare la collaborazione nell’ATI, alla ricerca di prassi e di modalità di lavoro condivise, in quanto non esistevano significative collaborazioni preesistenti tra Comin e le altre cooperative. Inoltre le condizioni dell’appalto hanno comportato in alcuni aspetti un peggioramento delle condizioni di lavoro, rispetto a quelle vigenti nei comuni nei quali operava la cooperativa. Ciò ha fatto emergere un certo disagio provato dagli educatori in queste fasi convulse di cambiamento.
È stato necessario un lungo lavoro per costruire un livello efficace di collaborazione con le altre cooperative e per affinare la collaborazione con Sercop. Negli anni però si è consolidata la collaborazione in modo che la presenza di Comin nel territorio si è fatta via via più significativa.
Facciamo adesso un piccolo passo indietro nel tempo per ricordare un importante momento pubblico di elaborazione sul servizio di domiciliarità. Mi riferisco al convegno Violazione di domicilio? tenutosi a Paderno Dugnano in collaborazione con l’amministrazione comunale il 16 novembre 2006. È stato un evento significativo di ripensamento del servizio sotto diversi aspetti, cercando di fare il punto sulle acquisizioni professionali e sociali costruite negli anni. L’esperienza di Comin è stata presentata da Gabriella Pietrogrande nel ricco intervento Educare in punta di piedi: metodologia, evoluzioni, sfide dell’ADM: “l’intervento educativo domiciliare è un intervento “forte”, che potrebbe essere intrusivo configurandosi come una sorta di “violazione di domicilio” se non si proponesse consapevolmente di entrare in casa d’altri in punta di piedi. E allora l’ADM non può e non deve essere un lavoro in solitudine, ma piuttosto un lavoro in autonomia: non può cioè essere lasciato alla gestione del singolo operatore, ma deve essere realizzato pur sempre in autonomia dall’educatore titolare che tuttavia lo pensi, lo progetti e verifichi attraverso il costante confronto con l’équipe (educatori e coordinatore) e con l’équipe condivida la responsabilità della linea educativa. E l’équipe territoriale diventa il laboratorio dell’ADM in Comin, il luogo dove il “come” dell’intervento educativo domiciliare diventa metodologia (è di metodologia che dovrei parlare) non è l’esperienza tout court, neanche una lunga esperienza, ma la riflessione e l’elaborazione che se ne fa.” Dopo queste premesse Gabriella presenta e articola in modo analitico la metodologia costruita negli anni da Comin e le sue possibili evoluzioni oltre alle sfide che aspettiamo nel futuro In allegato oltre all’intervento sono disponibili anche le slide. Sono seguiti altri interventi che hanno presentato il Ruolo del servizio sociale nel servizio di Adm e le questioni legate alla governance dei rapporti inter-istituzionali, con il contributo di attori con cui collaboriamo in altri territori (Silvia Zandrini di Milano, Guido Ciceri dirigente del comune di Settimo Milanese e Tommaso Vitale dell’università Bicocca).
Nel convegno sono stati citati anche alcuni interventi sperimentali, nati dal pensiero del servizio nella specificità del territorio:
–Trampolino, con l’obiettivo di avviare un intervento per il rafforzamento del ruolo della famiglia all’avvio del servizio ADM
– Argonauti, progetto nella scuola media per contrastare l’abbandono scolastico
– Pallastrada, un progetto a gruppo in collaborazione con l’oratorio di Paderno
– Mille e una notte, incontri di sostegno alla genitorialità per le famiglie del Carcatrà.
Concludiamo questo articolo con la presentazione di questo momento importante di approfondimento svolto in partnership con un’amministrazione comunale, quella di Paderno Dugnano, con cui abbiamo collaborato per diversi anni.
