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Un evento importante riferito all’esperienza dei Centri Diurni è il passaggio all’accreditamento nel rapporto con il comune di Milano, committente dei due centri diurni Astrolabio e Filo d’Arianna che oltre al progetto Cassiopea sono i nostri Centri diurni attivi in questo periodo. Ci facciamo anche in questo caso aiutare dalla Relazione per lo stage Passwords per presentare gli assunti pedagogici di base del lavoro svolto in questo servizio e per sviluppare la riflessione sulla nuova modalità introdotta dall’accreditamento. Viene sottolineato a questo proposito come il contesto nel quale lavorano i centri diurni non può prescindere da un intenso rapporto con il territorio, inteso sia come ambiente/quartiere circostante, sia come visione cittadina. Questa sfida nasce dai significati educativi che l’apertura all’esterno implica in sé e nella relazione con i ragazzi. Per inciso possiamo dire che questo orientamento è coerente anche con il disegno dell’amministrazione comunale che si rispecchia nell’impostazione del VI Piano Infanzia ex lege 285 nel quale sono diversi i progetti legati al tema del protagonismo dei ragazzi nella città, a cominciare da Socialità di quartiere, che vede coinvolti alcuni centri diurni operativi nella città, tra cui Astrolabio.

Tornando agli assunti pedagogici: nella costruzione del progetto educativo naturalmente è centrale il ruolo svolto dall’équipe educativa ma la riflessione è aperta al gruppo nelle sue diverse accezioni: il gruppo dei ragazzi, il gruppo dei genitori, l’equipe di educatori in continuo dialogo e collegamento per rendere tutti gli attori più protagonisti della vita all’interno del progetto (significativo sottolineare come anche i ragazzi sono stati partecipi del lavoro di riflessione che ha portato alla stesura della relazione presentata allo stage).

Cambia invece il significato e l’utilizzo di alcune parole: il terminepresa in carico”, inteso come visione e cura molto individuale delle singole storie, è stato gradualmente messo da parte anche per creare una differenza tra i centri diurni e gli interventi individuali domiciliari. Rimane lo sguardo sulla persona intesa come parte di un gruppo perché nel modello pedagogico” le persone non sono individui ma sono relazioni”.  La parola individuale non viene più utilizzata come indicante un rapporto esclusivo tra educatore e il “suo caso”, altro termine che stiamo sostituendo con la parola “storia”. 

I centri diurni non si pongono più come realtà con un confine molto definito, tale da creare un nido, ma vogliono porsi come luoghi più fluidi in cui il “dentro” esce per fare esperienza reale di socialità cittadina, e il “fuori” entra offrendo nuove possibilità di cambiamento. 

Nella storia di Astrolabio questo fatto appare evidente anche rispetto alla sede fisica del progetto. In questo periodo, precisamente durante l’estate 2014, avviene infatti un altro cambiamento della sede del progetto che si trasferisce da via Caroli e si inserisce insieme al progetto Cassiopea nel contesto dell’Anfiteatro Martesana che, come vedremo nel prossimo capitolo, nel 2010 finalmente ha visto risolti i diversi problemi che ne impedivano l’apertura (di cui abbiamo già raccontato nel capitolo 15) rendendo possibile l’accesso agli spazi interni e l’avvio delle attività. Astrolabio si situa quindi all’interno di un luogo di connessione e di costruzione della comunità, inserendosi in modo significativo all’interno delle dinamiche specifiche e delle attività di quel luogo. (vedi documento Cut Milano aprile 2014)

Rispetto alla sede fisica del progetto, Il Filo D’Arianna ha vissuto un’esperienza differente, rimanendo sempre legato allo stesso spazio nella propria storia: Cassina Anna situato a fianco della Biblioteca di quartiere a Bruzzano. Anche in questo caso una situazione in cui è possibile attuare azioni di collegamento con attività del quartiere. A proposito della sede fisica in relazione al processo di accreditamento si è reso necessario operare un chiarimento riguardo al diritto di utilizzo della struttura da parte nostra. Da principio, infatti, il Consiglio di zona aveva assegnato l’utilizzo dello spazio al Servizio sociale per attuare questo progetto. Da allora nessun altro atto pubblico aveva disciplinato l’utilizzo di quei locali a Cassina Anna. Si è trattato quindi di definire un’assegnazione chiara degli spazi a Comin per rendere legittima la possibilità di richiedere l’accreditamento da parte della nostra cooperativa. 

Ritornando all’impostazione educativa del lavoro svolto nei Centri, rimandiamo alla lettura di due esempi delle carte del servizio che presentano in modo formale i contenuti del lavoro nel regime di accreditamento: la Carta del servizio del Filo d’Arianna del 2013 e quella di Astrolabio del 2018.

Tra queste modalità di lavoro mi piace sottolineare due caratteristiche: il coinvolgimento diretto dei ragazzi anche per quel che riguarda l’impostazione e la programmazione delle attività svolte attraverso l’Assemblea generale di gruppo, uno strumento che vede il coinvolgimento e la partecipazione attiva di minori ed educatori, ed è previsto per una triplice finalità: 

– condividere l’andamento della vita di gruppo e verificare lo stato di benessere dei partecipanti (riflettere su episodi accaduti e sul loro significato, sull’andamento di specifiche attività, su come si è stati in esse); 

– riflettere su dinamiche relazionali nel gruppo, in un contesto protetto e mediato dagli adulti (elaborare differenze di opinione, vivere i conflitti); 

– co-progettare con i minori e costruire insieme, dentro il contenitore “Centro Diurno”, attività specifiche (prevedendo le varie fasi di progettazione, implementazione e verifica finale), con l’obiettivo di favorire il protagonismo dei ragazzi e di strutturare il progetto in modo sempre più rispondente ai bisogni e ai desideri dei minori che lo vivono. Gli educatori declinano con le adeguate metodologie questo strumento a seconda delle età dei minori, tenendo presente la cornice di riferimento educativo in cui si colloca. (vedi Carta del servizio Astrolabio 2018).

L’altro aspetto che mi piace sottolineare è riferito al Sostegno alla genitorialità nelle famiglie dei ragazzi inviati. La cura del nucleo familiare avviene, similmente a quella del singolo ragazzo, essenzialmente a due livelli: 

– a livello di gruppo attraverso incontri cadenzati mensili di “confronto guidato” su tematiche legate alla relazione genitori-figli e alla fase di sviluppo dei ragazzi per offrire ai genitori un varco per uscire dall’isolamento della singola situazione. Un’ulteriore opportunità per favorire l’incontro all’interno del gruppo e la creazione di una rete tra i genitori risiede nella proposta e nella realizzazione di momenti di convivialità cadenzati (cene con i genitori, momenti di festa, …); 

– a livello individuale, per rendere ancora più efficace il lavoro educativo con il ragazzo, fra équipe educativa e genitori si cerca sinergia, attraverso telefonate periodiche di aggiornamento e incontri di confronto sull’andamento del Progetto. 

Il coinvolgimento attivo delle famiglie ci collega all’esperienza del Progetto Cassiopea perché il coinvolgimento attivo delle famiglie diventa una caratteristica sempre più connotante l’azione di Cassiopea e in questo caso non solo per quanto riguarda il ruolo svolto nella gestione della specifica situazione familiare, ma anche in riferimento all’attuazione complessiva del progetto. 

Il trasferimento di Astrolabio all’Anfiteatro, dove già aveva sede il Progetto Cassiopea, ha fatto nascere una connessione sempre più stretta tra i due progetti, anche sul piano operativo. Nel tempo la progettazione delle loro attività e delle azioni sarà sempre più connessa al punto che, come vedremo più avanti, la storia condivisa dei due servizi si darà il nome di Astropea.

Come vedremo nel prossimo articolo la vita nell’Anfiteatro è stata piuttosto animata e l’affluenza delle persone, in particolare degli adolescenti, a volte era poco controllata e disturbante. Il lavoro educativo di Astrolabio, pur mantenendo la convinzione di agire in apertura e connessione con il territorio e la città, necessitava di un filtro maggiore sull’invasione di soggetti esterni, nella costruzione della relazione educativa con i ragazzi. Per questo nel 2018 Astro decide cambiare sede per trovare casa in via Pimentel, vicino alla Madia e alla sede operativa di Comin.

Questa scelta, assieme ad altri motivi, ugualmente importanti, ha determinato, come vedremo, la scelta di Comin di non partecipare nel 2018 all’appalto per la riassegnazione dell’Anfiteatro Martesana.