In questo capitolo cercheremo di fare il punto specifico sui servizi storici della cooperativa, cercando di presentare in modo sintetico gli eventi che riguardano il loro sviluppo nel primo quindicennio degli anni 2000 e a tratteggiare anche l’evoluzione del pensiero pedagogico da essi sviluppato.
A questo proposito disponiamo delle preziose relazioni preparate da ogni servizio in vista dello stage Passwords che abbiamo già citato e che cercheremo di valorizzare in modo sintetico all’interno degli articoli specifici. Può essere utile ricordare la griglia proposta ai servizi per costruire la propria relazione, che proponeva di affrontare l’esposizione seguendo questi tre punti:
- Il contesto: quali i punti di forza del servizio, quali i nodi problematici, le sfide, le debolezze.
- L’epistemologia (i fondamenti pedagogici del servizio): quali sono le parole classiche usate per descrivere i fondamenti pedagogici del servizio? Ci sono parole nuove che usiamo adesso?
- Strumenti: che cosa ci viene chiesto? Di quali strumenti pedagogici dobbiamo dotarci per riuscire a cavalcare il cambiamento in atto? Quali nuovi vestiti devono indossare i nostri valori operativi, per essere rispondenti alla situazione attuale, in linea con la nostra storia?
Mantenere il profumo. Intitoliamo così il capitolo perché l’istanza di mantenere la qualità degli interventi nonostante il periodo di difficoltà economiche ed istituzionali attraversato è stata espressa più volte e in più maniere. Abbiamo preso spunto da una citazione presente nella relazione del Coordinamento allo stage Shamandura e ripresa a conclusione della Relazione di fine mandato 2010. È una citazione di Hetty Hillesum, fatta in punta di piedi e con assoluto rispetto, consapevoli dell’enorme differenza di situazione: “Ci sembra evidente comunque in questa situazione il rischio di venire travolti e di trovarsi poi ad operare in contesti fortemente negativi. Essere cercatori di senso in contesti avversi richiede profondità di spirito e umiltà. E sappiamo che, pur fondandosi sull’atteggiamento di ciascuno, questa scelta diventa efficace solo come scelta collettiva. Il compito è quindi, per ricordare Hetty Hillesum, anche se lei si trovava in un contesto ben più drammatico, di far in modo che Comin mantenga un’anima ben odorosa in mezzo a queste esalazioni viziose”.
Dividiamo il racconto in due capitoli perché sono davvero tanti i servizi e i progetti dei quali vogliamo dire. In questo capitolo oltre a fare il punto, come detto sui servizi più storici, quali domiciliarità, comunità, sostegno all’accoglienza familiare e centri diurni, avremo l’opportunità di presentare importanti sperimentazioni sviluppate da Comin in quegli anni, nell’ambito dell’accoglienza comunitaria. Nel prossimo capitolo racconteremo invece dei servizi e dei progetti di promozione o di più recente avvio.
Come vedete per la presentazione dei servizi abbiamo mantenuto la suddivisione classica dei settori, nonostante il passaggio all’organizzazione centrata sulle Unità territoriali, di cui abbiamo parlato nel capitolo scorso. Ciò risulta per ovvie ragioni funzionale per il racconto di questi contenuti. Se sei interessato al panorama dei servizi attivi in quegli anni puoi consultare l’Elenco dei servizi nelle diverse UT nel 2012.
Dopo aver assolto il compito principale che in genere assegniamo alle Intro, prima di passare all’esposizione dei contenuti specifici, cerchiamo di fare un quadro sintetico del pensiero complessivo che animava cooperativa su queste questioni, anche se nei precedenti capitoli, in particolare nel capitolo 21 (quello sugli stage), già tanto è stato detto a questo proposito.
Lo facciamo presentando alcuni spunti presenti nelle Relazioni di fine mandato di quegli anni, riguardo agli obiettivi che si presentavano alla cooperativa.
Nella già citata Relazione di fine mandato 2010, dopo aver espresso il vissuto generale di sentirsi come cooperativa IN MEZZO AL GUADO tra difficoltà e aspettative di approdo, rispetto allo sviluppo dei servizi così si esprimeva il Cda:
“I diversi servizi verso dove. Come dicevamo, anche i servizi consolidati stanno vivendo direttamente, ciascuno a proprio modo, le conseguenze del cambiamento in atto. Cerchiamo di valutare le prospettive in modo specifico:
- Le comunità: le esperienze innovative di comunità familiari che stanno partendo, oltre alla gestione del consistente investimento economico che stanno richiedendo, porteranno contributi anche riguardo allo sviluppo delle comunità educative che da alcuni anni stanno attraversando un periodo di ripensamento (che tra l’altro ha portato alla decisione di fondere le comunità di Resistenza e Bicocca come risposta alla scarsità di inserimenti di minori e di “vocazioni” educative). Serviranno attenzione nel comprendere il potenziale migliorativo delle comunità familiari e anche coraggio nelle eventuali decisioni.
- L’Adm: il sistema dell’accreditamento si sta diffondendo a condizioni che rendono ancora più difficile la sostenibilità economica dei servizi (come testimonia il bando di accreditamento nel Garbagnatese). Da un lato la contrazione della spesa è generalizzata, dall’altro noi vogliamo attuare questi interventi solo a determinati standard di qualità, per i quali i Servizi Sociali esprimono apprezzamento. Il margine di manovra sembra ridursi.
- Gli interventi di promozione: i due progettoni di coesione sociale finanziati da Cariplo sono un’opportunità importante da non sprecare. Un’altra sfida che si prospetta è connessa all’intenzione di diverse Amministrazioni comunali di dare gli spazi in gestione: avere a disposizione delle strutture senza finanziamenti sufficienti per farle funzionare (Giardino, Anfiteatro Martesana o Carcatrà che siano) è una sfida che può essere vinta solo assieme alle famiglie, ai giovani, ai ragazzi fruitori… e che ci richiederà energia e pensiero rinnovati.
- Il lavoro con le famiglie accoglienti: proprio in questi giorni si è tenuto un seminario interno per il ripensamento delle strategie di affiancamento alle famiglie accoglienti. I risultati progettuali ci sono e sono confortanti, però il riconoscimento economico deve essere sempre rincorso tra bandi di poco respiro, oppure ci dobbiamo fare carico anche dei costi: serve una strategia diversa e risolutiva. Se esiste, presuppone sicuramente un ulteriore rafforzamento dell’alleanza con le famiglie e richiede la capacità di mantenere reali le istanze di giustizia e di controllo democratico dei processi”.
Della Relazione di fine mandato 2013, alla cui lettura rimandiamo, nominiamo solo le sfide identificate negli anni a venire per la cooperativa. Così vengono presentate:
Nell’esporre quelli che a nostro parere rappresentano i nodi di sviluppo che siamo chiamati ad affrontare nei prossimi mesi, e che sono già presenti, almeno in nuce, nelle questioni che ci stiamo già “smazzando” e che emergono dal quadro di analisi che abbiamo appena tratteggiato, presentiamo delle coppie dialettiche che non viviamo come contrapposizioni ma come tensioni contrastanti da riuscire a coniugare nel nostro intervento. E la sfida sta proprio qui.
Vi esponiamo solo i titoli di questi poli dialettici, rimandando ancora alla lettura chi fosse interessato a comprendere l’articolazione proposta dal Cda di allora.
- Apertura al desiderio e alla sostenibilità economica
- Territori diversi ma un unico progetto
- Significati, rigore, mutualità nel lavoro
- Luoghi di cura e cura dei luoghi
- Nella comunità in dialogo con le istituzioni
- Nel solco della nostra storia per l’apertura a nuovi fronti.
