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Ormai lo stage biennale diventa una tradizione feconda e importante nella vita della cooperativa. Riandare con la memoria ai contenuti e alle esperienze vissute allo stage, diventa senza dubbio anche un modo importante per ripercorrere e comprendere meglio il percorso della cooperativa.

Anche raccontare lo stage Alchimie ci aiuta quindi nel racconto della Nostra Storia. Siamo nel 2007 e il titolo da solo è molto evocativo: Alchimie – Efficacia e professionalità in Comin tra echi di ieri e voci di oggi. Richiama bene la sensazione di sentirsi in un momento di passaggio e per questo esprime la tensione di chi desidera rimanere fedele alla propria Mission in modo vero ma aperto, di chi è consapevole della necessità di dare forme nuove alla propria presenza per essere in grado di rispondere al mutare delle situazioni. Si collega in modo chiaro allo slogan scelto proprio nel 2007 come rappresentativo degli obiettivi che la cooperativa si pone per quell’anno: “Vecchie radici, ali nuove”. Una dimensione emblematica di questa tensione è esemplificata nell’inserimento efficace e creativo nella cooperativa dei nuovi soci, per lo più giovani portatori di nuove modalità di declinare i valori e i principi storici della Comin.

È stato, come d’abitudine, anche un momento gioioso e molto partecipato. Questa volta il contesto era un po’ diverso. In montagna, al Pescegallo in cima alla Val Gerola.

Anche il percorso di partecipazione è stato intenso e allargato, coinvolgendo sia i Settori che le singole équipe.

Alle équipe è stato chiesto di portare il proprio contributo riempiendo la sagoma qui a fianco con le caratteristiche dell’educatore/trice “perfetto”, utilizzando questo corpo “di tutti e di nessuno” in tutte le sue parti…. Come sono (cosa fanno…) le mani di un educatore? E i piedi? E la testa? E il cuore…?

E inoltre di segnalare, se emergono, le caratteristiche legate a una connotazione anagrafica e/o di genere (m/f) o di altro tipo se si ritengono importanti. Le diverse risposte sono poi state poi riportate tutte assieme su una grossa sagoma e presentate come stimolo di riflessione e di confronto durante i lavori in plenaria nella prima mattina dello stage. Vedi foto della sagoma riassuntiva.

Ai Settori invece il compito di preparare una relazione che riporti i punti di forza e le difficoltà dei propri servizi. Inoltre viene chiesto loro di riflettere su come entrano in gioco i soci nel pensare e nel comunicare l’efficacia dei servizi. Questo avendo presente due sguardi specifici: quello dei ragazzi e delle famiglie con cui lavoriamo e mantenendo una particolare attenzione all’interazione tra vecchi e nuovi soci. Come previsto dal programma dei lavori i contributi dei settori sono stati anch’essi presentati all’inizio dei lavori dello stage.  Da queste relazioni emergono sia la grossa fatica, in particolare nei servizi domiciliari e nelle comunità che il cosiddetto mix retributivo presente in cooperativa, ovvero le ricompense non economiche che possono essere offerte nel nostro lavoro e nel modo di gestirlo assieme, anche se mitigano solo in parte lo scarso riconoscimento economico che viene offerto rispetto alle fatiche del lavoro. Se vuoi conoscere nel dettaglio i contenuti specifici di ogni settore puoi consultare le Relazioni presentate.

Il via ai lavori è stato comunque dato da un breve contributo del coordinamento che con poche pennellate ha fornito un quadro della situazione della cooperativa presentando alcune emergenze da tenere presenti nella riflessione:

  • necessità di costruire un sistema integrato di risposte: Comin può essere definita anche come federazione ma è forte la necessità di integrare il lavoro dei servizi e dei settori, in particolar modo nell’integrare il sapere specifico costruito dai diversi servizi;
  • fare un salto di qualità da parte dei Settori per favorire uno sviluppo qualitativo dei servizi;
  • riconoscere lo sforzo di innovazione che ci anima; tenere alta l’attenzione a non ridurre questo sforzo ad un atteggiamento tecnicistico che si stacca dalla comunità e non punta a salvaguardare i diritti di cittadinanza;
  • tenere presente, anche in una occasione come questa, l’emergenza economica che attraversa la cooperativa mettendo in pericolo l’esistenza stessa degli interventi;
  • richiamare l’esigenza di lavorare per un inserimento efficace dei nuovi soci che è uno dei fuochi della riflessione dello stage.

A proposito di questo ultimo aspetto vi invitiamo a dare un occhio alla simpatica relazione a due voci, un dialogo tra un vecchio e una bambina, fatto di immagini e domande e delle risposte date da Claudio (il vecchio) e Daniela (la bambina).

Apparentemente incomprensibile il titolo del loro contributo: 1979”. Si tratta in realtà di una strana coincidenza tra i due: l’anno di nascita di Daniela e l’approdo di Claudio in Comin. Emblematica anche la domanda che fa da sottotitolo: Non c’è più il futuro di una volta? Colpisce ancora adesso vedere come vengono usate parole diverse, che a volte sembrano di significato opposto per dire concetti che poi si assomigliano (davvero emblematico il binomio verticalità/orizzontalità, per esprimere valori simili). Del resto il riconoscimeto di un approccio comune sotto le differenti forme esteriori tra vecchi e nuovi soci è stato poi un elemento diffuso nei lavori dello stage. Il dialogo tra il vecchio e la bambina si chiude con due brevi pensieri della buonanotte: il primo è che il riconoscimento e la valorizzazione delle differenze rafforza e arricchisce l’identità che è viva, un lungo filo che si mantiene e soprattutto si trasforma nel tempo; il secondo e ultimo pensiero è più poetico, un solo sentiero non è il sentiero.

Finora non abbiamo ancora presentato il conduttore esterno che nei fatti ha svolto un importante funzione di pungolo per la nostra riflessione. Si tratta di Tommaso Vitale, amico, acuto sociologo, professore universitario (ora emigrato in Francia e docente a Science Po). Il suo primo contributo è stato quello di introdurre i lavori di gruppo, previsti nel pomeriggio, dopo una bella polentata. Il suo breve Intervento, che vi invitiamo a leggere, ci ha messo subito in discussione. Si è riferito a 4 parole che ha sentito spesso nominare negli interventi della mattina e che per lui contengono insidie:

  • Bisogno è la prima di queste parole. Cita due aspetti: i bisogni e dei cittadini sono spesso definiti dagli amministratori o dai professionisti e inoltre ritiene più efficace partire dallo sguardo sulle capacità piuttosto che sui bisogni;
  • Scarsità è la seconda parola, perché ci fa ragionare come se le risorse economiche fossero una dotazione data e fissa. Ci invita pertanto a sviluppare competenze di negoziazione sia nei confronti delle istituzioni che della comunità sociale per far crescere convinzione e investimenti;
  • Progetto: non è detto che abbiamo necessità di progetti; la cultura del progetto ha ormai invaso il nostro mondo. Anni fa era necessario innovare per uscire dagli schemi. Sottolinea l’importanza della Negoziazione soprattutto verso il territorio. A questo proposito dice che la parola “risorsa” è fuorviante perché ci si riferisce a qualcosa di costituito mentre è più generativo imparare a riconoscere i potenziali presenti nella comunità;
  • Professionalità è certo una parola di cui non si può fare a meno, ma può essere riduttiva. Non c’è solo la professionalità individuale, ma per produrre cambiamento è necessaria un’organizzazione collettiva che disponga di sguardi non solo professionali e individuali, ma che si arricchiscono di confronto e di occhi capaci di individuare le potenzialità per il cambiamento.

Sono poi seguiti i gruppi di lavoro. Cinque gruppi costituiti in modo eterogeneo, ma con lo stesso mandato: riflettere intorno alla professionalità degli educatori con due fuochi. Uno sguardo d’insieme con al centro l’utente (partire dalla situazione e richiesta e reale ascolto del feedback) e ricerca intorno all’esistenza di una professionalità “nuova” e una “esperta” e al loro incrocio.

Come d’abitudine nella gestione dei nostri stage, la domenica mattina viene introdotta da una relazione corposa del conduttore col duplice scopo di riportare gli esiti dei lavori di gruppo e rimandare la propria lettura di quanto avvenuto. Fin dalla premessa Tommaso esplicita che il suo contributo sarà centrato più sulla condivisione delle sue impressioni, che sulla restituzione degli esiti del lavoro dei gruppi, anche perché le riflessioni prodotte nei diversi gruppi sono per lo più coincidenti. Nella sezione Approfondimenti puoi consultare il testo della sua relazione che ha intitolato La cultura cominista nell’epoca del vortice. Venti punti, trattati in modo sintetico, denso di analisi sociologica, ma anche di pungoli per Comin, di cui qui riportiamo i più significativi per chi scrive:

  • Il disinvestimento sul Welfare state è chiaro e irreversibile; sui diritti prevalgono le disponibilità di bilancio.
  • Rispetto al disagio più che la presa in carico prevale la preoccupazione sulla sicurezza sociale
  • Riduzione del potere di acquisto e famiglie indebolite.
  • Le controculture (anche Comin si pone come controcultura) devono essere consapevoli di essere fortemente alternative.
  • Centratura sui territori, cercando anche di modificare/ampliare le alleanze identificando i nuovi potenziali del cambiamento nelle comunità.
  • Necessità di acquisire nuove competenze: alla già citata capacità di negoziazione si aggiunge l’importanza di saper comunicare a più livelli (informale, organizzato, con i media, virtuale) per giustificare la propria azione e aumentare la consapevolezza del possibile cambiamento.
  • Rispetto al feedback non limitarsi solo alla relazione educativa ma chiedere feedback anche alla comunità sociale e al territorio.
  • La questione cambiamento generazionale può essere considerata come mito che usiamo come cornice culturale per descrivere la contraddizione. In realtà i vecchi considerano la cooperativa come processo, fragile da sostenere; i nuovi come prodotto. Questa differenza è del resto legata anche al livello diverso di gestione delle responsabilità. È importante stare dentro la contraddizione, giocando a ping pong tra processo e prodotto. Spingersi in modo pesante in una delle due direzioni porta all’autodistruzione.
  • Salario monetario e salario reale (mix retributivo). Due osservazioni: il problema salariale non è interno alla cooperativa, ma deve essere posto a livello di sistema; è importante sfruttare maggiormente il potenziale mutualistico presente in cooperativa.
  • Rispetto all’organizzazione del lavoro è necessario ricercare una coniugazione congiunta delle potenzialità presenti nelle dimensioni orizzontalità e verticalità.
  • E alla fine uno slogan concordato assieme ai conduttori dei gruppi. Niente è un caso e tutto lo è: ALCHIMIE.

Necessariamente scarno e zoppicante questo elenco. Vi rimandiamo di nuovo agli approfondimenti in cui troverete anche una sintesi del dibattito seguito alla relazione di Tommaso che riporta intuizioni e proposte dei soci.

Al termine dello stage è stato consegnato ai soci un questionario di valutazione. Se vuoi, puoi consultare i dati relativi alle risposte o i commenti dei partecipanti. E anche accedere al volumetto completo di restituzione.

Finora non abbiamo accennato all’importanza per la vita della cooperativa dell’occasione di convivialità che lo stage offre: mangiare assieme, giocare, cantare, chiacchere assieme. Al Pescegallo c’è stata anche l’occasione di una passeggiata notturna tra i boschi. Lo facciamo ora attraverso una galleria fotografica: che bello vedere le nostre facce più giovani o ricordare il viso di qualche socio che ha lasciato la cooperativa.