L’obiettivo del capitolo 21 è quello di cercare di riattraversare il percorso di riflessione attuato dalla cooperativa a cavallo dei primi due decenni del Duemila. Lo faremo raccontando l’esperienza degli stage di cooperativa avvenuti tra il 2007 e il 2015. Il significato che Comin attribuisce allo stage, diventato ormai un appuntamento tradizionale di ogni triennio, è duplice: da una parte rappresenta un’importante occasione per riflettere e confrontarsi intorno a tematiche ritenute cruciali, senza dover per forza arrivare a sintesi condivise o a decisioni operative, certi però che i pensieri sviluppati orienteranno in modo determinante il lavoro e le scelte della cooperativa nei mesi successivi; l’altro obiettivo dello stage è offrire un’occasione per incontrarsi e per approfondire la conoscenza tra soci che, lavorando in servizi e territori differenti, hanno poche opportunità di incontrarsi nel lavoro quotidiano. Lo stage è sempre stato molto prezioso anche sotto questo aspetto.
Spezzando quindi un pochino lo sviluppo cronologico del racconto della Nostra Storia presenteremo i quattro stage avvenuti in quegli anni.
- Cominceremo con lo stage Alchimie tenutosi a Pescegallo in Val Gerola tra il 13 e il 14 ottobre 2007. Come si evince dal sottotitolo – Efficacia e professionalità in Comin tra echi di ieri e voci di oggi- tra gli obiettivi di lavoro vi è quello di riflettere sulla connessione tra vecchi e nuovi soci: valorizzare i valori costruiti negli anni, restando aperti al contributo dei nuovi arrivati.
- Nell’ottobre 2009 a Verbania lo stage Shamandura, vincoli, libertà e orientamenti nella costruzione del nostro domani. La shamandura è un “ormeggio” un “corpo morto” a cui, nel Mar Rosso, le imbarcazioni devono legarsi in fase di ormeggio per evitare di devastare la barriera corallina con l’uso delle proprie ancore. L’immagine indica l’invito a partire, a continuare il viaggio con speranza, sicuri che poi ci sarà sempre una shamandura cui appoggiarsi, in modo adeguato, per passare la notte.
- Il titolo del terzo stage presentato è L’Arcipelago: isole diverse con un mare in comune. Questo stage ha avuto una configurazione diversa da quella tradizionale. È infatti diviso in due fasi: La prima fase si è attuata l’8 ottobre del 2011 attraverso Il Festage, come abbiamo raccontato nel capitolo 19. Un momento intenso e prezioso di festa e pensiero, nel quale hanno preso parola le realtà vicine che costituiscono appunto il cosiddetto Arcipelago di Comin. A partire dai contributi portati nel Festage nei mesi successivi si è sviluppato un processo di approfondimento che ha preparato i contenuti per il lavoro nella seconda fase dello stage, che si è svolta a Bobbio, nel mese di maggio del 2012.
- Infine il quarto stage che ripercorriamo è quello dal titolo Passwords per entrare nel nostro futuro, tenutosi a Chiavenna nel mese di aprile 2015. Lo scopo assegnato dalla cooperativa a questo stage è essere un’importante occasione di elaborazione intorno alle assi portanti su cui si fonda il pensiero e l’intervento pedagogico di ciascuno dei nostri servizi e della cooperativa nel suo insieme. Ridire le parole su cui si basa l’intervento educativo dei nostri servizi servirà anche per ridefinire l’identità e la Mission della cooperativa nel suo insieme e fornire orientamento nelle scelte di sviluppo che Comin sarà chiamata ad operare nel prossimo futuro.
Tutti e quattro questi stage si sono dimostrati importanti laboratori di pensiero e negli articoli di questo capitolo sarà offerta l’opportunità -forse un po’ impegnativa, ma sicuramente molto utile per cercare di comprendere e rileggere lo sviluppo del pensiero di Comin- di entrare nel dettaglio dei contenuti emersi in ciascuno di essi e di accedere ad alcuni dei documenti più significativi prodotti.
Concluderemo il capitolo mostrando il dépliant di presentazione della cooperativa costruito in quegli anni. Due parole solo sull’immagine usata per rappresentare la cooperativa che è anche l’immagine simbolo di questo capitolo. Prende spunto da uno dei misteri della vita quotidiana delle nostre comunità (ma anche di molte famiglie, soprattutto di quelle un po’ numerose): il numero consistente di calzini spaiati che via via vanno inspiegabilmente accumulandosi. Ma vuole rappresentare l’armonia dei colori che la vicinanza delle differenze può produrre. Un’armonia sentita come immagine forte, rappresentativa di Comin.
