Vai al contenuto

Era il maggio 2003 quando un gruppo di operatori sociali e di realtà cooperative e associative del nord Italia, tra cui la cooperativa Comin, si riunisce a Milano e decide di fondare AssociAnimAzione.

Era un periodo in cui l’animazione socioculturale viveva di correnti e contrapposizioni metodologiche anche molto forti, non sempre comprensibili agli occhi di chi guardava all’animazione come metodo per fare educazione, per coinvolgere giovani e comunità in percorsi emancipativi. Forse anche per questo, si è voluto con quell’atto fondativo sollecitare uno sguardo più aperto e improntato a uno spirito di ricerca nel solco degli insegnamenti di don Aldo Ellena, colui che potremmo definire il padre spirituale di AssociAnimAzione. Sono suoi infatti l’impegno sul versante dell’animazione sociale e culturale unanimemente riconosciuto, la collaborazione con la rivista Animazione Sociale e, in particolare, l’animazione dei Corsi biennali per la formazione di animatori a Milano cui si era arrivati al riconoscimento della Regione Lombardia nel 1985. Esempio poi seguito da altre regioni.

La costituzione di AssociAnimAzione parte dalla scrittura della Carta Dei Principi (vedi allegato) il cui incipit è tratto, non a caso, da una frase di don Ellena: “L’animazione è una pratica sociale finalizzata alla presa di coscienza e allo sviluppo del potenziale represso, rimosso o latente, di individui, piccoli gruppi e comunità” e colloca la sua azione nel territorio “al fine di favorire i processi di crescita della capacità delle persone e dei gruppi di partecipare e gestire la realtà sociale e politica in cui vivono”.

Una Carta che non solo non ha perso il suo valore fondativo ma che è sempre attuale, soprattutto per quanto concerne il ruolo dell’animazione in rapporto alla costruzione condivisa delle risposte ai problemi che le persone vivono e percepiscono nel proprio territorio. E questo è tanto più significativo se si pensa al crescente e quasi inarrestabile individualismo – inteso come il prevalere dell’interesse individuale a discapito di quello collettivo – di cui siamo vittime oggi nelle società occidentali. A questo individualismo l’animazione contrappone, per l’appunto, la responsabilizzazione collettiva nella costruzione di processi comunitari.

E che dire poi dell’attuale fase storica in cui il Terzo Settore e le istituzioni iniziano a confrontarsi in una dimensione di maggiore sussidiarietà attraverso gli strumenti della co-programmazione e della co-progettazione con la Carta che oltre vent’anni affermava l’importanza della “costruzione dialogica della comunità” richiamandosi alle dimensioni del dialogo e del confronto (e scontro) come metodo per lo sviluppo del benessere di una comunità.

Non solo, in un’epoca in cui la distanza tra la politica e i cittadini pare essere giunta al livello di guardia, la Carta dei Principi ci rimanda alla necessità di lavorare per “individuare spazi di relazione, confronto e scontro generativo per sostenere la progettazione di cambiamenti possibili”. La Carta insomma ci riporta a quella che potremmo definire la questione delle questioni del nostro tempo, vale a dire la partecipazione in grado di generare fiducia e appartenenza perché volta al cambiamento. È l’anima politica dell’animazione che emerge da questo testo e il lavoro sociale senza quest’anima semplicemente rischia di essere, a nostro giudizio, inefficace e forsanche controproducente. D’altro canto, l’animazione, anche in forza dell’influenza originale delle contestazioni studentesche e operaie degli anni ’60, tende ad evidenziare le contraddizioni della nostra società, guarda a ciò che genera inclusione e esclusione, non si accontenta di uno sterile protagonismo di facciata, anzi forse questo è il rischio più grande che corre perché potrebbe vanificarne l’anima più dirompente e innovatrice.

Infine ci piace sottolineare qui il richiamo della Carta all’importanza di contaminare e lasciarsi contaminare dalle altre professioni (i “compagni di viaggio”) perché la dimensione politica del cambiamento non può essere prerogativa solo dell’operatore sociale, i riferimenti valoriali di tale metodo possono e devono essere al centro di altre figure professionali perché sia possibile il cambiamento auspicato.

Sulla base di tale spinta, dal 2003 ad oggi AssociAnimAzione è cresciuta e si è evoluta modificando il proprio profilo organizzativo secondo i bisogni, gli obiettivi e le risorse disponibili. Ad oggi l’associazione, iscritta all’Albo Nazionale delle Associazioni di Promozione Sociale, conta una quarantina di enti iscritti, sparsi soprattutto nel centro nord Italia, un bagaglio di numerosi eventi formativi nazionali con migliaia di presenze di operatori sociali e non solo, una produzione di materiali sull’animazione ed il lavoro sociale di articoli e pubblicazioni. Ma di questo non vi diamo subito soddisfazione rimandandovi alla prossima volta.