“L’aria si è girata, il vento soffia contro. A noi basta un soffio di vento per venirci a guidare perché è tanta la voglia di partire e allora diciamo di non temere l’ignoto”: è la frase introduttiva dello stage Naviganti.
Certo i cambiamenti in atto nel sistema pubblico di cura (che va trasformandosi sempre di più in un mercato spesso sregolato e cieco nei confronti dei diritti dei cittadini fragili, sostenuto da una politica incerta e pure essa se non altro miope) rendono difficili orientamenti e scelte. D’altra parte è necessario avventurarsi in questo mare. Forte, però, il richiamo a non perdere l’orientamento (il sapore del nostro agire e accogliere nei servizi); insomma a mantenere i piedi piantati nella nostra terra, fatta di sogni, aspirazioni ma ormai anche di tanta storia e quindi del sapere e delle convinzioni rafforzate nel cammino fatto. A questo proposito è opportuno segnalare la consapevolezza di quanto sia prezioso il fatto di avere costruito negli anni un sistema di servizi articolato ed integrato a favore delle famiglie in situazione di disagio.
Un’esperienza che ci ha aiutato a comprendere e a valorizzare questa nostra ricchezza è stata l’audizione della Comin da parte della Commissione Bicamerale dell’Infanzia e dell’Adolescenza, che ci ha sentiti nel percorso di costruzione della Relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della L. 285/1997 e sul processo di chiusura degli Istituti per minori.
La gestione di questa tensione bipolare (avventurarsi nel nuovo e mantenere saldi i riferimenti costruiti nell’esperienza) ha richiesto un forte impegno di riflessione e ripensamento. Molto significativo a questo riguardo è stato il lavoro svolto durante lo stage residenziale I Naviganti, tenutosi a Tavernola (Co) nell’ottobre 2003. Davvero preziosi i contributi dell’amico Stefano Ricci, (conosciuto nel Cnca e allora direttore sociale nell’ATS Marche oltre che collaboratore dell’Istituto degli Innocenti di Firenze) che ha messo a nostra disposizione la sua importante e preziosa competenza. Nella sezione Approfondimenti è disponibile un resoconto dettagliato dei contenuti emersi che ti invito con calore a guardare. Anche adesso rileggendo gli atti, rimango colpito dalla preziosità di quel lavoro.
Nella Relazione introduttiva, fatta a due voci, Stefano risponde alle domande da noi poste. Sono stati presentati 4 i blocchi di domande: 1 scenari attesi e possibili sul futuro delle politiche sociali in Italia; 2 ruolo della cooperazione sociale impegnata nei servizi alla persona: prospettive, opportunità rischi; 3 orientamenti e tendenze nei settori di intervento della Comin; 4 cittadino – cooperatore; l’orizzonte della cittadinanza responsabile e solidale.
Non è possibile riportare, neppure in sintesi, i contenuti. Vi consigliamo davvero la consultazione in quanto contiene una lettura chiara di quanto stava avvenendo in quegli anni ed è un contributo utile per ricordare meglio il nostro cammino.
Anche i lavori di gruppo si sono rivelati molto significativi, soprattutto perché introdotti da relazioni, frutto di un lavoro accurato di confronto precedentemente svolto da gruppi di soci. Quattro gli argomenti: relazione con le reti di famiglie accoglienti; sostegno alla genitorialità; prospettive per il lavoro con gli stranieri; quale futuro per la prevenzione in Comin. Contengono stimoli che mantengono ancora, dopo 20 anni, significati utili per orientare il nostro lavoro.
Lo stage si è concluso con la Restituzione dei lavori di gruppo sintetizzata poi da Stefano Ricci.
I contenuti, letti in tre dimensioni (del sé, della cooperativa e del territorio) vengono sintetizzati in Immagini, Conferme, Suggestioni e Proposte.
L’IMMAGINE è quella della barca:
- Con quale barca navigare? Siamo gente abituata a dar di remo o al massimo ad esporre a volte la vela al vento. Ci chiede se non sia il caso di pensare di dotarsi di un motore;
- Tra i membri dell’equipaggio è necessario che si incontrino funzionalità e specializzazioni diverse;
- Le mete e la direzione della nave. Dove va la nave Comin? C’è bisogno di ridefinire le mete e di riorientarsi in questo mare in tempesta.
In tutti i lavori di gruppo sono emerse numerose mete che vanno nella stessa direzione ma che hanno bisogno di essere ben definite.
CONFERME: Stefano ha individuato tra noi come orientamento certo le tre P: Promozione, Protezione, Partecipazione. Non è casuale il richiamo alle tre P della convenzione O.N.U. per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.
SUGGESTIONI: Queste le tre suggestioni venute dall’ascolto dei gruppi.
Appartenenza: Significa sentirsi parte di, appartenere a qualcuno. Solo chi si sente di appartenere a qualcosa o a qualcuno può essere solidale, cioè sentirsi in sintonia con tutti quelli che fanno ciò che facciamo noi.
Compagnia: richiama la dimensione del navigare con e per; significa spezzare il pane insieme, essere compagni di strada. Camminare insieme vuol dire anche essere responsabili gli uni degli altri.
Presenza: vuol dire esserci, essere dentro, non mettersi da parte a guardare.
PROPOSTE: Sono proposte per la presenza sul territorio e che richiedono dei cambiamenti. In una realtà che continua a cambiare, l’unico modo per continuare ad esistere è cambiare insieme ad essa. È come se si dovesse stare in piedi su un pavimento in movimento, l’unico modo per poterlo fare è continuare a muoversi, perché se ci si ferma si cade. Queste le tre proposte:
Autoimprenditorialità/progettualità. Significa impegnarsi per rendere il proprio lavoro sempre più vicino a ciò che ci piace; suggerire le direzioni in cui viaggiare, portare la propria idea perché la cooperativa possa accoglierla.
Comunicazione e circolarità. È un tema trasversale a tutti i gruppi ed esprime il bisogno di conoscersi. La proposta è quella di investire nella documentazione per raccontare ciò che si fa nei diversi servizi gestiti dalla cooperativa. Questo sarebbe importante per noi, ma anche per i servizi, per l’opinione pubblica, per le persone per cui lavoriamo.
Cerniera – ponte – traghetto. Nei gruppi molti hanno ribadito la funzione cerniera della Comin, tra gente e istituzioni. La Comin è un collegamento, un ponte, ma l’immagine del traghetto richiama meglio una realtà che deve continuamente ripartire e rimettersi in moto ed è un’immagine più adeguata di quella di ponte o di cerniera che sono realtà di collegamento statiche.
La proposta è quella di pensare forme di interventi che possano tenere insieme meglio le cose che facciamo: ad esempio dei centri per le famiglie, dei luoghi di incontro, un “luogo dei luoghi”.
Vista la varietà di interventi che fa Comin e la sua capacità di leggere i nuovi bisogni, il rischio che corre è quello della frammentazione, quindi la proposta è quella di pensare qualcosa che crei unitarietà.
Lo stage è stato un momento forte per i contenuti e per la partecipazione e diventa emblematico per comprendere i pensieri che ci agitavano in quel periodo.
Il richiamo iniziale a navigare con i piedi piantati nella terra oltre che evocare il terreno della nostra storia, delle aspirazioni e dei saperi costruiti sottolinea anche l’esigenza di mantenere il radicamento nei territori che abitiamo.
Importante a questo proposito segnalare l’implementazione dell’alleanza con diverse fasce della comunità sociale. Nei bilanci sociali annuali queste collaborazioni sono riportate in maniera dettagliata. Qui evidenziamo in sintesi:
- il rapporto con la gente: le reti di famiglie per l’affido o per la promozione dell’agio (per esempio il gruppo informale GentedellaMartesana, associazioni di famiglie immigrate (particolarmente la vicinanza con Diafa al Magreb);
- le appartenenze esterne. Continuano quelle già in atto, in primo luogo il Cnca, ma se ne aggiungono di nuove significative come Associanimazione e Fondazione I Care;
- l’aumento dei progetti cogestiti con altre realtà;
- la determinazione di mantenere un rapporto costruttivo con le Amministrazioni.
Si rifanno a questa visione gli slogan già citati scelti per sintetizzare gli obiettivi della cooperativa di quegli anni: ” La testa pensa dove stanno i piedi”- Alleanza con diverse parti della società e sedi territoriali e Con i piedi nella terra.
E, in linea con queste immagini, concludiamo ricordando una poesia di Todi Immaginati albero, usata come introduzione alla definizione degli obiettivi annuali 2005-2006, anche perché di recente è stata rielaborata come introduzione ad una nostra pubblicazione di scrittura collettiva sul lavoro sociale.
