Che le cooperative sociali siano attori che hanno essenzialmente (identitariamente) lo scopo di perseguire l’interesse generale della comunità lo dice la legge stessa che le istituisce. Per loro origine e natura sono soggetti della comunità in un doppio senso: fanno parte della comunità (partecipano ad essa), ma sono anche quella parte che si occupa in modo specifico di costruire, curare, riassettare, ricostruire e ricomporre i legami (sono animatori di comunità). Per questa particolare posizione – contemporaneamente nella e per la comunità – le cooperative sociali sono chiamate ad essere agenti di welfare, snodi essenziali della prospettiva secondo cui le comunità devono essere supportate – e non lasciate sole – nel loro sforzo di garantire a tutti condizioni di benessere e dignità.
Il fatto che questa prospettiva – il cosiddetto “welfare” – sia da tempo in crisi (una crisi di risorse, ma anche di cultura e di visione) ha però prodotto già oggi una inquietante deriva in cui anche le cooperative sociali e i loro operatori (chi più chi meno) hanno allentato il loro rapporto con la comunità e tendono sempre più ad interpretare il loro lavoro secondo una prospettiva neutra e tecnicistica, oppure nel quadro di una logica drasticamente “d’impresa” (compressa unicamente nel conto delle risorse).
Ci sembra che sia possibile contenere e contrastare in maniera efficace questa deriva mantenendo e alimentando consapevolezza circa il valore e il ruolo politico del lavoro sociale: non nel senso dello schieramento, ma nel senso del giocare un protagonismo all’interno delle comunità riguardo a valori e orientamenti in senso profondo “politici” (accoglienza, integrazione, apertura all’altro, ascolto e considerazione del diverso). In questa prospettiva, riteniamo sia un mandato fondamentale del nostro lavoro cooperativo l’essenziale intenzione di partecipare a “costruire la città (polis)”. Più in profondità crediamo che il nostro esser cooperativa sia una forma di autorganizzazione e di partecipazione diretta di una parte della comunità alla gestione di problematiche e di beni comuni (cioè della comunità stessa). In questa prospettiva, miriamo perciò fortemente a promuovere ed alimentare un reale coinvolgimento della comunità e dei suoi diversi attori (inclusi i destinatari dei servizi) in attività e progettualità sociali: fare emergere nuove energie, metterle in rete e rafforzarle attraverso la nostra esperienza e competenza professionale.
Tutto ciò deve avvenire nel quadro di un corretto rapporto (che non esclude momenti di conflittualità) con l’Ente Rappresentativo e le Istituzioni Pubbliche, per inserirsi in maniera adeguata nella rete dei servizi aperti a tutta la cittadinanza, e per partecipare alla costruzione delle politiche sociali anche in termini di co-progettazione di azioni, servizi e progetti, al di là di un semplice schema committente / gestore. Ci sembra infine che questa forma di partecipazione politica possa alimentare nuovi sguardi in grado di rintracciare possibili vie di uscita dalla crisi di senso delle democrazie occidentali.
