Riprendiamo il filo del racconto iniziato nel capitolo 11, nel quale abbiamo ricordato l’avvio di interventi gestiti dalla cooperativa in collaborazione con famiglie accoglienti del territorio. In particolare abbiamo narrato la nascita della prima comunità familiare di Comin Il melograno a Zinasco e l’avvio delle prime reti di famiglie aperte all’accoglienza. Si rende ora necessario riprendere questo racconto poiché tante cose sono successe. E sicuramente dovremo farlo ancora in quanto la Storia nata da questi incontri continua con efficacia fino ad oggi.
In questo capitolo racconteremo per prima cosa la nascita di una nuova comunità familiare: La Piroga a Giussano, avviata grazie all’incontro con la famiglia Santambrogio. Una preziosa esperienza di accoglienza che ha fatto bene a molti ragazzi, ma che è stata anche occasione per l’incontro di Comin con un nuovo territorio. L’esperienza della Piroga si è sviluppata all’interno della comunità giussanese che ha partecipato in modo significativo alla sua navigazione, dando aiuto e contributo e ricevendo in cambio molto di più.
Torneremo poi a parlare di affido e in questo caso possiamo cominciare ad intuire come la nostra presenza in questo mondo sia stata propulsiva di innovazione. Racconteremo infatti l’avvio di tre progetti sperimentali che per motivi differenti hanno avuto un impatto innovativo e hanno anche incontrato polemiche e resistenze. Tre esperienze che si sono sviluppate in modo intrecciato: gli esiti positivi delle sperimentazioni attuate in un progetto hanno poi orientato le scelte e l’azione nella progettazione e nella crescita degli altri due.
Cominceremo raccontando la nascita del servizio Affido professionale che ha iniziato ad essere operativo dal 2003 e che tuttora è attivo. Infatti a settembre abbiamo festeggiato il ventennale di questo servizio. In questi vent’anni sono stati più di cento gli affidi attuati. Si tratta di affidi pensati soprattutto per casi di particolare complessità e le innovazioni principali previste in questo modello possono essere viste nella presenza di un tutor e nel fatto che alla famiglia disposta a collaborare in tempi e modi specifici viene riconosciuta una sorta di retribuzione. L’esperienza si è avviata in collaborazione con l’Amministrazione provinciale di Milano e in ATI con altre tre cooperative. Flavia Salteri, che ha coordinato per molti anni il servizio, ci racconterà, con la precisione e il calore che la contraddistinguono, la nascita e l’avvio di questa esperienza.
Parleremo poi nel quarto articolo del progetto A casa di Amina, che ha avuto un grosso impatto e una certa rilevanza mediatica più per i contributi culturali e sociali che ha portato che per l’impatto sul mondo dell’affido. L’obiettivo del progetto è quello di proporre l’affido familiare a famiglie immigrate che in questo modo diventano cittadini attivi per la comunità. Siamo convinti che A casa di Amina abbia portato un piccolo ma significativo contributo al percorso integrativo nella nostra società. Significativo l’impatto mediatico che ha messo in risalto i contenuti sociali dell’iniziativa e utili anche le sperimentazioni operative legate all’affido.
Abbiamo invece avuto più difficoltà a far accogliere e a rendere operativo il Progetto Unduetre a casa- pronta accoglienza in famiglia per minori 0-3. Pur essendo evidente ai nostri occhi l’importanza di garantire ai piccoli allontanati dalla famiglia nei primi anni di vita (non sono pochi) di poter vivere i primi momenti di vita in una famiglia (invece che in comunità o addirittura in un ospedale), in attesa delle decisioni del Giudice riguardo al proprio destino, e pur avendo formato un certo numero di famiglie disponibili al progetto, abbiamo incontrato resistenze e paure sia all’interno del Tribunale dei minorenni che nelle amministrazioni, animate da timori di diverso genere. C’è voluto infatti molto tempo e grande insistenza per rendere operativa questa sperimentazione che è poi diventata un modello di affido riconosciuto e ancora operativo.
Faremo inoltre il punto sull’esperienza delle nostre reti di famiglie. Alla fine dei progetti che hanno consentito la nascita dell’esperienza delle reti abbiamo cercato di stare vicini alle famiglie che si erano messe in gioco cercando di mantenere viva la nostra presenza anche senza finanziamenti specifici, ma senza mai smettere di ricercare collaborazioni o altri bandi che ci consentissero di continuare a rendere vitale questa proposta.
Due sono gli aspetti che ci piace sottolineare come frutto del confronto tra Comin e le reti di famiglie: la messa a punto del nostro modello di Affido accompagnato definito in questi anni e poi perfezionato fino ad oggi e la nascita di una Storia condivisa, costruita assieme e animata dal reciproco ascolto e dalla valorizzazione di posizioni e punti di vista specifici.
Nell’ultimo articolo racconteremo la nascita di un’altra comunità familiare: La Nostra Casetta di Zinasco. Una comunità di Pronta Accoglienza per bimbi 0-3 che si affianca e irrobustisce l’intervento avviato dal progetto Unduetre … a casa.
Prima di concludere l’introduzione a questo capitolo riteniamo opportuno fare due precisazioni.
La prima è per dare risalto, e lo facciamo con piacere, al contributo dato da fondazione Cariplo alla diffusione del nostro intervento accanto alle famiglie accoglienti. Il progetto A casa di Amina e diversi dei progetti sperimentali citati hanno potuto prendere il via grazie alla fiducia e al sostegno della Fondazione.
La seconda precisazione è di altro genere. Anche in questo capitolo parliamo della collaborazione con famiglie accoglienti. È bene, però, precisare come sia diventata sempre più consapevole la necessità e la capacità di porre collaborazioni efficaci anche in altre situazioni: con le famiglie accolte, con cui lavoriamo, per renderle il più possibile protagoniste del proprio percorso di emancipazione, ma anche con altre famiglie della comunità per costruire assieme processi di coesione nella comunità sociale.
