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Essere cooperativa per abitare le contraddizioni del lavoro sociali

In occasione dei quarant’anni di attività, Comin si è regalata una pausa di pensiero sulla propria storia. Ci siamo in particolare fermati a riflettere sul senso che nel nostro percorso ha avuto l’intenzione (forse il sogno) di costruire un’esperienza coerente di lavoro cooperativo.

Nel Codice Etico della nostra cooperativa, all’articolo 1, diciamo che:

è elemento basilare della nostra concezione del lavoro e pilastro su cui si fonda la nostra organizzazione, lavorare esclusivamente cooperando tra persone che

intendono il proprio lavoro come qualcosa che appartiene a loro stesse e di cui sono responsabili in ogni aspetto, e non come semplice prestazione fornita nell’interesse di altri, in cambio di denaro.

Abbiamo constatato che la nostra storia può anche essere riassunta come un tentativo di mettere in pratica questo principio: cioè la possibilità di un lavoro in cui le persone siano in grado di coinvolgersi in termini di senso. Un lavoro “fatto proprio” da chi lo svolge e perciò capace di contribuire a realizzare la sua identità “più propria”. Siamo infatti convinti che solo attraverso ciò è possibile realizzare fondamentali ricadute:

  • sul benessere e sulla felicità delle persone che operano;
  • sulla possibilità di costruire interventi sociali insieme ad altri soggetti, in modo tale da prendersi realmente cura delle comunità.

Ci sembra importante in questa fase ampliare il confronto su queste tematiche per proporre un ripensamento culturale all’interno del mondo del lavoro sociale, che possa contribuire a rilanciare convinzioni e consapevolezza. Ciò al fine di continuare a perseguire forme ed esperienze reali di lavoro cooperativo. Siamo infatti convinti che essere davvero cooperativa sia ancora la modalità più efficace per abitare le contraddizioni del lavoro sociale nelle comunità.

Da questo allargamento della riflessione ci aspettiamo sia contributi che verifichino e arricchiscano la nostra esperienza, sia soprattutto proposte collettive per rilanciare il pensiero cooperativo e costruire prassi maggiormente condivise.

In quest’epoca l’esperienza quotidiana ci pone in contatto con una sempre più accentuata marginalità del lavoro sociale, che riteniamo rappresenti un sintomo vergognoso della crisi di valore che attraversa la nostra civiltà, e che ha come conseguenza anche l’indebolimento costante dei sistemi di welfare.

In tale contesto, constatiamo d’altra parte che il mondo della cooperazione (nello specifico quella sociale) sta indubbiamente attraversando una fase di intensa crisi identitaria. Ci pare infatti che la scelta di essere cooperativa abbia manifestato in anni recenti derive fortemente opportunistiche: in alcuni casi l’identità cooperativa viene usurpata, in altri viene decisamente travisata.

La cosa che riteniamo allarmante è che questo genera il rischio di produrre schiere sempre più ampie di lavoratori insoddisfatti, non realizzati ed “esauriti”, e perciò una sempre minore iniziativa e capacità di assicurare cura e crescita nelle comunità sociali.

Abbiamo tuttavia constatato che le contraddizioni che quotidianamente affrontiamo, se vissute collettivamente, sono meno pesanti e possono diventare generative di cambiamento. È stato infatti proprio a partire dall’analisi di tali contraddizioni che abbiamo progressivamente definito quelli che possiamo considerare i fondamentali” su cui basarsi per continuare a costruire esperienze coerenti ed efficaci di lavoro cooperativo.

Presentiamo quindi di seguito i sette “fondamentali” che abbiamo rintracciato a partire dalla nostra esperienza.