Sono già passati più di 7 anni da quando abbiamo pubblicato il fascicolo Come Sisifo? Questo fascicolo è il frutto di riflessioni condivise intorno al significato del nostro lavorare assieme in cooperativa, sviluppate all’interno delle azioni per valorizzare il quarantennale di Comin.
Abbiamo definito in modo chiaro i pilastri del nostro lavoro cooperativo, cercando di tratteggiare una strada per abitare in modo consapevole le contraddizioni del lavoro sociale, adoperandoci anche per fare in modo che il nostro lavoro fosse strumento di maggiore consapevolezza per tutta la società delle disuguaglianze e della sofferenza che essa produce, e della necessità che a farsene carico non fossero solo gli operatori sociali.
Queste riflessioni sono girate anche fuori da Comin. Si è tenuto anche un convegno, che ai nostri occhi è stato ricco di stimoli e ben partecipato; la rivista Animazione Sociale lo ha ripreso e ne ha fatto il centro di un Servizio speciale.
Ma quale ne è l’esito?
Ci sembra che ora, dopo pochi anni, le contraddizioni presenti nel nostro mondo non si siano risolte; anzi se abbiamo il coraggio di volgere lo sguardo in avanti per immaginarci qualche prospettiva, quello che ci prefiguriamo è uno scenario davvero fosco: facciamo fatica ad immaginare un futuro coerente e positivo per le attività che con convinzione e fatica abbiamo costruito assieme in questi anni.
Dobbiamo cambiare i nostri parametri di giudizio e di azione, le nostre istanze, le nostre speranze? Oppure la realtà sta già cambiando tutto ciò a prescindere da noi?
Cominciamo a sentirci come gli indiani che a poco a poco si sono trovati tutti rinchiusi in qualche riserva, senza più poter abitare liberamente la propria terra in connessione con il Grande Spirito o come quel soldato giapponese che continuava a stare nascosto nella foresta per sfuggire ai nemici e pronto a combattere, quando la guerra era ormai da molto tempo finita e dissolte anche le ideologie che l’avevano provocata.
Non vogliamo fare questa fine, ma nemmeno gettare le armi. Non ci rassegniamo alla grande fuga dal lavoro, e in particolare dal lavoro sociale. Non cediamo alla logica del lavoro come esclusiva merce di scambio per il denaro, crediamo come dice la Costituzione che il lavoro debba essere uno strumento di realizzazione personale e collettiva e quindi esiga di essere remunerato in modo che ciascuno possa vivere dignitosamente e realizzare i propri progetti di vita.
Per questo decidiamo di ripubblicare qui sul Blog il testo che presenta quelli che noi consideriamo i fondamentali per l’attuazione di un lavoro realmente cooperativo ed efficace. Usiamo le stesse parole non per essere dogmatici, ma -al contrario- per voler aprire un confronto, in primo luogo all’interno della nostra stessa cooperativa, per verificare la condivisione soprattutto tra i nuovi soci, quelli più giovani e giunti da poco tra noi. Lo facciamo per avere un ritorno nel tentativo di vivificare e rinnovare queste istanze con nuovi sguardi e nuovi respiri e per capire quali strade imboccare nei bivi che ci troviamo ad incrociare.
Consideriamo questo testo parte del patrimonio che la nostra storia ci ha consegnato. Un patrimonio che viene messo nelle nostre mani (mani di persone che lavorano e crescono in cooperativa) per diventare investimento produttivo e non per rimanere chiuso in un scrigno o sepolto nella terra sotto ad un albero.
Ci aspettiamo quindi una reazione da te che leggi: le impressioni, i commenti, le speranze, i dubbi, le aspirazioni, le disillusioni, qualche suggerimento e se ne hai voglia mandaceli in una mail a questo indirizzo: gro.nimocpooc@olovnimoc
Da parte nostra cercheremo di valorizzare quel che ci scriverai alimentando le riflessioni dentro e fuori Comin.
