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Nei paragrafi precedenti abbiamo parlato di fatica, fragilità e anche potere. Lo abbiamo fatto perché sono situazioni che viviamo pienamente ogni giorno. Abbiamo però osservato che certe condizioni rendono possibile la “buona fatica”, quella che produce e dà senso al lavoro e alla vita.

Guardare assieme la nostra fragilità e la complessiva marginalità del lavoro sociale ci ha fatto comprendere che la differenza sta nel gestire queste situazioni come problema comune, perseguendo l’interesse collettivo. La consapevolezza e la condivisione dei “mali comuni” – in questo caso la precarietà del lavoro sociale – come dimensioni nelle quali riconoscersi tra “fragili” per lavorarci insieme rafforza la posizione di ciascuno. Il potere condiviso aumenta infatti la possibilità di produrre cambiamenti desiderati, sia nella vita individuale che in quella collettiva. Attraverso la presa in carico condivisa di mali comuni (personali e sociali) ci rendiamo conto del potere che abbiamo come singoli e come organizzazione, per difendere beni comuni nell’interesse nostro e di tutta la comunità sociale.

Fatiche sensate, fragilità e potere condivisi ci hanno permesso in questi anni di raggiungere molti degli obiettivi comuni e personali di ciascuno. Questa convergenza nella realizzazione di obiettivi comuni e obiettivi individuali diventa cammino verso la felicità. È per questo che ora diciamo che la ricerca della felicità è uno dei pilastri su cui poggiano le nostre prassi di lavoro cooperativo. È per questo che diciamo che la felicità è o può essere un valore aggiunto nella ricompensa al nostro lavoro. Nelle risposte all’ultimo questionario sul benessere del socio – lavoratore l’86% dei nostri soci afferma di ritenere che il lavoro in Comin incida molto o moltissimo sulla propria felicità.

Lo abbiamo detto: la fatica assume senso solo a certe condizioni. La condivisione di potere e fragilità per essere reale richiede condizioni specifiche e oggettive nell’organizzazione del lavoro e della cooperativa. Il primo obiettivo di queste condizioni è mantenere viva e forte, nella fatica quotidiana, la motivazione al lavoro e alla relazione. Senza di essa nessun percorso di felicità nel lavoro diventa possibile. Per questo possiamo dire che ogni socio, a partire dal lavoro d’équipe, è in certo senso anche responsabile della condizione di felicità dei colleghi nella gestione del lavoro, e che tutta la cooperativa nel suo insieme agisce in questa prospettiva. Ciò significa anche cercare per quanto possibile di facilitare un clima organizzativo sereno, che permetta chiarezza e autenticità, insieme a spontaneità e informalità nelle relazioni interpersonali.

Del resto anche nella relazione educativa la ricerca della felicità può rappresentare un luogo di convergenza: tenere conto delle rappresentazioni e delle prospettive di felicità delle persone a cui si presta aiuto – e anche delle proprie – facilita la costruzione di una relazione di aiuto rispettosa e pertanto più feconda. Luogo di convergenza nel quale ci si scopre simili, parte della stessa condizione di umanità.