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È un Natale diverso, questo. È il mio ultimo Natale in comunità. Sono quasi sette anni che apro la porta di questa casa, salgo le scale imprecando contro i ragazzi che lasciano scarpe e ciabatte in giro, creando un percorso ad ostacoli di un livello notevole, ed entro salutando in un finto spagnolo che non so, dicendo “Hola que tal?”

Sette anni di un universo di emozioni difficilmente sintetizzabile, impossibilmente definibile. Come il lavoro educativo d’altronde…che cosa lavoro fai, se fai l’educatore? Vai a spiegarlo in poche parole…e allora cerchi immagini, parole chiave che possano aiutarti a dire che cosa fai professionalmente ogni giorno, oltreché salire le scale imprecando e salutando in spagnolo. Immagino una strada impervia, con ostacoli, scorciatoie, buche e radure in cui riposare, e qualcuno accanto a te. Immagino un dizionario in grado di tradurre in tutte le lingue del mondo, per tutte le volte che i nostri ragazzi hanno bisogno di qualcuno che sappia comunicare con loro.  Per il mio ultimo Natale, ho sentito l’urgenza di salutare i miei colleghi, compagni di viaggio, fratelli di professione, con delle immagini che possano ricordargli la bellezza che in questi anni ho visto in loro. Nei momenti di fragilità, come nei momenti di lucentezza.