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un sasso lanciato nello stagno: ha creato onde che sono andate lontano

L’obiettivo del progetto A casa di Amina è duplice: da una parte si propone di diffondere all’interno delle comunità straniere, presenti nelle città proposte di accoglienza familiare per poter garantire a ragazzi soli non accompagnati o più in genere a minori allontanati dalla propria famiglia, l’accoglienza in nuclei di connazionali o più vicine per cultura e religione, in grado di offrire un clima familiare, che restituisca loro serenità e sicurezza. La seconda finalità è quella di proseguire l’impegno di facilitare i ricongiungimenti familiari, già in essere con il Progetto Cassiopea. Le due azioni hanno avuto uno sviluppo comune, offrendosi reciprocamente opportunità di incontri e di attività. Ne è prova anche il fatto che hanno condiviso la sede all’interno dello Spazio Cassiopea di cui abbiamo già parlato nel capitolo 14.

Nei fatti il progetto A casa di Amina è stato identificato nel lavoro con le comunità straniere per la diffusione di proposte di accoglienza familiare e in questa sede ci soffermeremo su questo aspetto. L’idea progettuale è maturata in cooperativa grazie al lavoro con le famiglie immigrate nei servizi domiciliari, nei progetti di accoglienza, nel lavoro nei centri diurni, nel lavoro con le reti di famiglie accoglienti, nel progetto Cassiopea ….

A casa di Amina, evoca un “luogo” nel quale le diverse comunità, insieme a quella italiana, si incontrino per dare una risposta al bisogno di queste famiglie e di questi minori di essere accolti e accompagnati.

Non è facile un’esposizione sintetica di questa esperienza che è stata ricca, impattante e, che ha avuto un’eco importante all’interno della comunità sociale in particolare, per il portato di tipo culturale e politico. Per un’articolazione delle finalità, degli obiettivi e degli aspetti metodologici rimandiamo ai contributi che alleghiamo nella sezione approfondimenti, a cominciare dal Progetto iniziale, finanziato dalla fondazione Cariplo, che ha dato il via all’operatività nel febbraio del 2005. 

In sintesi possiamo identificare l’assunto di base del progetto nel considerare la comunità straniera non tanto come parte estranea da inserire o integrare nel contesto cittadino, quanto come risorsa e potenzialità di sviluppo non solo per i propri membri, ma anche per la costruzione dell’identità del tessuto sociale della comunità. A partire da questo assunto queste le finalità principali: 

  • Promuovere, all’interno di comunità straniere, reti di famiglie attente ai minori soli non accompagnati e disponibili all’affido di minori appartenenti alla loro stessa nazionalità; 
  • A questo fine porre in atto azioni di informazione e formazione all’interno delle comunità;
  • Promuovere l’integrazione tra le famiglie accoglienti straniere, le famiglie accoglienti italiane ed il sistema dei servizi sociali locale, allo scopo di favorire la condivisione delle esperienze, creare un luogo di scambio e apprendimento reciproco sulle modalità relazionali di crescita e accoglienza, sostenere i processi di mediazione all’interno del sistema dei servizi sociali.
  • Garantire sostegno tecnico e vicinanza alle famiglie partecipanti in ogni fase del processo.

L’atteggiamento pedagogico di fondo è stato quello utilizzare un approccio laico, in modo che l’incontro con le comunità e con le famiglie avvenga sul terreno di valori condivisi e trasversali in risposta a bisogni riconoscibili e riconosciuti da tutti gli attori in gioco, senza che le matrici ideologiche possano essere di ostacolo al confronto e all’arricchimento reciproco. Al contempo costruire un’elaborazione condivisa del progetto attraverso un approccio aperto ad accogliere stimoli e proposte per favorire l’adesione delle comunità.

Il coinvolgimento delle comunità straniere è avvenuto attraverso molteplici strade e diverse sono state le istituzioni e le associazioni che hanno contribuito a questo obiettivo, sia italiane che straniere. 

Nella Tabella 5 -presentata all’interno della Relazione di rendicontazione dopo 18 mesi di attività che inseriamo nella sezione Approfondimenti–  è riportato l’elenco degli enti con cui abbiamo collaborato a questo proposito. Particolarmente preziosi ed efficaci si sono rivelati alcune persone immigrate che, affascinate personalmente dal progetto, hanno contribuito alla sua diffusione attraverso il “passaparola” tra conoscenti e promuovendolo in diversi contesti (riunioni di associazioni, feste, corsi per stranieri, incontri informali…), autonomamente o affiancando gli operatori. Vi invitiamo con convinzione a dedicare un po’ del vostro tempo per guardare il bellissimo video realizzato in quegli anni: potrete incontrare e conoscere i visi e le storie di alcune di queste famiglie coinvolte. Altre figure leader della comunità marocchina e di quella peruviana hanno favorito l’avvio della collaborazione con il Consolato del Regno del Marocco e con il Consolato generale del Perù che si è tradotta successivamente in diversi incontri con i funzionari di tali istituzioni (rispettivamente il vice console e un console aggiunto) finalizzati ad individuare possibili strategie comuni per promuovere il progetto e realizzare il materiale divulgativo da distribuire presso i consolati stessi. Anche l’Ufficio stranieri del comune di Milano ha facilitato il collegamento con alcuni altri consolati (Ecuador, Perù, Senegal, El Salvador, Venezuela).

Da evidenziare anche la collaborazione con la Pastorale dei migranti, presso la chiesa di Santo Stefano di Milano: ha garantito la collaborazione con i consigli pastorali di diverse etnie di religione cattolica e ha reso possibile il coinvolgimento di alcune famiglie.

Questo impegno promozionale (vedi i due dépliant di diffusione tradotti poi in diverse lingue) ha permesso di far conoscere l’istituto dell’affido familiare ad un numero molto significativo di immigrati di diverse nazionalità: Pakistan, Marocco, Tunisia, Algeria e Egitto, Senegal, Somalia, Costa d’Avorio, Perù, Ecuador, Salvador, Venezuela, Filippine, Sri Lanka, Romania e Bulgaria …

Durante lo svolgersi del progetto si è costituita un’efficace partnership con il Servizio Segretariato ed Emergenze Sociali dall’amministrazione provinciale di Milano. L’adesione formale della Provincia ad alcune azioni del progetto è stata sostanziata da un investimento in termini di risorse professionali ed economiche e si è tradotta operativamente nella presenza istituzionale al Comitato Scientifico, nel coinvolgimento nelle fasi di progettazione, nella realizzazione e verifica del percorso formativo e nell’istituzione di un gruppo di lavoro finalizzato alla costruzione e alla sperimentazione di un modello per la selezione e valutazione delle famiglie straniere candidate all’affido. 

A questo punto è opportuno segnalare l’importante lavoro svolto dal Comitato scientifico del progetto a cui hanno partecipato, oltre ai nostri rappresentanti: Marilena Garea (Ufficio Affidi del Comune di Milano), Paolo Formigoni e Rosanna Bossolasco (Provincia di Milano), Marco Mazzetti (cooperativa Terrenuove), Piergiorgio Reggio (Università Cattolica del Sacro Cuore), Daniele Cologna (Codici sc). Vi invitiamo alla lettura del volumetto: “A casa di Amina” Resoconto di un’esperienza (che trovate in Approfondimenti) pubblicato nel 2007 in Collaborazione con la Provincia di Milano e la Cooperativa Terrenuove, e curato dal nostro operatore Giovanni Romano. Nella prefazione del volumetto sottolineiamo come “A casa di Amina sia stata un’esperienza davvero preziosa, “…in primo luogo per la cooperativa Comin: la conoscenza, la collaborazione e, spesso, anche l’amicizia con famiglie immigrate e con alcune associazioni ci hanno consentito, giorno dopo giorno di cambiar ottica […]. La nostra storia, il nostro patrimonio si sono arricchiti sul piano professionale, ma soprattutto su quello umano e sociale. Siamo sicuramente cambiati”.

È stata un’esperienza preziosa per le famiglie accoglienti italiane: l’incontro con famiglie immigrate, più spontaneamente portate all’accoglienza e meno spaventate dalle difficoltà, ci ricordano un approccio alla vita dimenticato […]. Lo è stata anche per le famiglie immigrate che hanno aderito alla proposta: hanno trovato una nuova possibilità per costruire una presenza positiva nel nostro paese, un modo evidente per essere cittadini responsabili della nuova comunità sociale di cui fanno parte.

È stata un’esperienza preziosa anche per la stessa comunità sociale: gli esiti del progetto mostrano con semplice evidenza che le persone e le famiglie immigrate possono diventare per il nostro futuro […]importanti risorse.

È stato grande infatti l’interesse riscontrato dal progetto e sono state diverse le occasioni in cui la stampa lo ha raccontato. Infatti l’eco di questo nostro lavoro si è esteso anche oltre la nostra città e la stessa Lombardia: diverse volte siamo stati contattati da altre regioni per avere un confronto sull’esperienza. Vi invitiamo anche alla lettura di un articolo apparso su Animazione sociale che espone i contenuti di questo progetto.

Per una restituzione più completa degli esiti del progetto rimandiamo anche alla Relazione rendicontativa del 2008 e al documento scritto congiuntamente all’ufficio affidi del comune di Milano. Qui riportiamo solo che sono state complessivamente tredici le famiglie che hanno concluso i percorsi formativi e, di queste, sei (due sudamericane, una pakistana, tre nordafricane, tra cui una mamma sola e una donna single) hanno deciso di partecipare e concludere il percorso di conoscenza. Nei fatti poi sono stati molto lunghi i tempi di attesa e difficoltose le scelte per gli abbinamenti. Due sono stati i percorsi di affido avviati e due famiglie si sono coinvolte insieme a due famiglie italiane nella costituzione di una comunità di famiglie accoglienti “L’Albero della Macedonia”, ma questa è un’altra storia,…

A conclusione del primo corso di formazione si è costituita una rete di famiglie immigrate aperte all’accoglienza, a cui si sono aggiunte le famiglie provenienti dai corsi svolti successivamente. 

Un tema trattato durante gli incontri è stato anche quello del rapporto con le reti di famiglie italiane. Nei fatti le famiglie hanno partecipato portando riflessioni ed entusiasmo al percorso di costituzione dell’associazione La Carovana- famiglie accoglienti in movimento. Nel tempo poi le famiglie accoglienti straniere sono state inserite con le altre famiglie nelle reti territoriali.

Nel marzo del 2008 gli esiti del progetto sono anche stati presenti in un convegno organizzato da Comin in collaborazione con La Provincia di Milano e la Fondazione Cariplo. Vedi il dépliant con il programma.

Ma non è possibile concludere questo racconto senza ricordare Soued. Soued Benkhdim è stata testimonianza vivente e prova certa che il sogno di A casa di Amina era da perseguire. Nonostante la disabilità motoria che la costringeva a muoversi con le stampelle, a partire dalla collaborazione con il carcere minorile di Torino Ferrante Aporti, è stata punto di riferimento per molti ragazzi non accompagnati e per tutta la comunità marocchina torinese. È diventata consulente del Ministero di Grazia e Giustizia, Docente del master europeo sull’Intercultura di Venezia, membro della Commissione Integrazione del Consiglio europeo, Ideatrice del Centro Alma mater e fondatrice dell’associazione Diafa al Magreb, che ha collaborato con azioni accoglienti scaturite dal nostro progetto.

Ci siamo conosciuti in quegli anni, abbiamo scoperto affinità e siamo diventati amici. Nonostante la lontananza si è coinvolta nel sogno e nelle azioni di A casa di Amina. Forte il suo incoraggiamento, preziosi i suoi contributi formativi agli operatori e i suggerimenti operativi. Il suo ricordo è però anche pieno di dolore a causa del tragico evento che ce l’ha tolta. Era il giorno dell’inaugurazione delle Olimpiadi invernali di Torino e stava venendo da noi per una riunione nel percorso di costruzione di un nuovo progetto di accoglienza, assieme ad una giovane famiglia marocchina. Uno spaventoso incidente autostradale ha causato la fine per lei e per il figlio neonato della famiglia. Nonostante questo spicchio di amaro che non ci abbandona, concludiamo questo racconto con l’immagine del suo sorriso e il suo esempio e con il suo abbraccio che sussurrava: “Non lasciate cadere la speranza. Mai. Nonostante tutto”.