Era stato stampato da poco. Era un libro nuovo, con ancora addosso il profumo delle pagine intonse.
Il suo compito era quello di dare un suggerimento alle domande che pervadevano il cuore e la mente delle persone che lo sfogliavano. Era un libro delle risposte. Che emozione era per lui poter assolvere a quell’arduo compito. Si sentiva una grande responsabilità addosso. Si trovava in una piccola biblioteca di una piccola cittadina, riposto in primo piano sullo scaffale, pronto per essere sfogliato.
Un giorno una signora incuriosita lo prese in mano, e accarezzandogli la copertina sussurrò la sua domanda. Il libro era emozionato… “Ecco, è arrivato il momento di dare la mia prima risposta!”, pensò.
Il libro si sentiva una grande responsabilità addosso; “ne va della vita di tutte le persone che mi sfogliano!”. Così concentrò al massimo le sue forze per mettersi in ascolto della fatidica domanda e nervosamente cercò la risposta più adeguata tra le sue pagine. Ed eccola: aveva trovato la risposta che più si addiceva alla domanda della signora. Lei aprì il libro, lesse la risposta e se ne andò.
Il libro si impensierì; aveva dato la risposta giusta? La signora l’avrebbe seguita? Che cosa le sarebbe accaduto? A quelle domande non riuscì a trovare risposta.
Il giovane libro continuò a svolgere il suo compito, giorno dopo giorno.
Non sempre era felice delle risposte che sceglieva; anzi, spesso era sempre in apprensione e nei giorni successivi alla domanda si interrogava costantemente, ripensando alla risposta scelta.
Passò un po’ di tempo; il libro ormai era cresciuto e aveva maturato una certa esperienza: ormai bastava il tocco della mano sul dorso ruvido della sua copertina, per attivare il suo sensibile udito; egli sapeva riconoscere i pensieri delle persone dal calore delle loro mani e dallo stato di tensione che portava con sé quella domanda. Era diventato un libro esperto, sì, ma i suoi pensieri erano sempre lì, pronti a riaffiorare e a rattristarlo. La paura di sbagliare risposta, di influenzare così potentemente la vita delle persone, non lo aveva mai abbandonato.
Così un giorno decise di parlare di quel malessere al libro riposto accanto a lui sullo scaffale, l’Enciclopedia, ritenuto il più saggio tra tutti i libri della biblioteca. Le raccontò la sua storia e la paura che era celata dietro ad ogni risposta che dava. Le chiese come potersi liberare da quel grande peso. L’Enciclopedia lo ascoltò e poi, con la saggezza che la contraddistingueva, rispose ai dubbi del libro.
“Caro giovane libro, non ti rattristare. Stai svolgendo il tuo compito al massimo delle tue energie e con qualità. Ma tu lo hai capito di che compito si tratta?”, chiese.
“Certo! Dare delle risposte alle domande che le persone mi fanno, per le quali necessitano di una mano, dato che sentono di essere indecisi”, rispose il libro.
L’Enciclopedia sorrise: “no libro,” disse, “il tuo compito non è questo. È impossibile pensare che tu abbia sempre dato la risposta giusta, come è altrettanto impensabile che le persone che ti hanno rivolto la domanda abbiano sempre seguito con cieca fedeltà quanto letto tra le tue pagine. ma quello che hanno trovato in te è più ricco di una risposta alla domanda. Hanno dato voce alla loro curiosità, hanno dato vita alla riflessione e al cambiamento. Il tuo compito è quello di mettere in movimento la vita delle persone, non di definire la direzione che prenderanno!”, e dopo aver parlato si richiuse in silenzio.
Il libro era, per la prima volta, senza parole. Una piccola lacrima di commozione inumidì le sue pagine.
Ringraziò il saggio libro e subito si preparò a svolgere al meglio, come sempre, il suo compito. Una domanda lo stava aspettando. Una trasformazione stava per accadere. Grazie a lui.
