Questa azione, l’ultima che descriviamo tra quelle gestite da Comin all’interno di Orsa maggiore, è in realtà attuata dalla Joint venture Progettoinrete, composta anche da La Grande Casa, La Cordata e Archè. Il progetto Reazione a catena nasce infatti come continuazione del precedente “Progettoinrete”, sviluppato nella prima triennalità 285, che ha portato alla nascita dell’Associazione Pàzol – Rete di famiglie aperte all’accoglienza. Una prosecuzione che cerca di allargare lo sguardo per diffondere in maniera più ampia l’esigenza di costruire legami più solidali di vicinanza nei quartieri della nostra città in cui il progetto si sviluppa. Inizia così il testo del Progetto di Reazione a catena alla cui lettura vi rimandiamo: “Sviluppare competenze nella comunità, affinché questa per prima possa fornire risposta ai problemi presenti nel suo interno, costituisce una strategia necessaria per affrontare problemi sociali nei confronti dei quali l’intervento dei soli servizi si rivela non sufficiente”.
Obiettivo utopistico se non velleitario, in particolare in una metropoli. Da qui il titolo del progetto: l’intenzione è quella di innescare scintille che diano il via in vari contesti appunto ad una reazione a catena. Si intende infatti partire dalle famiglie e da alcuni luoghi di riferimento per loro identificati nel territorio. Con il termine famiglia si intende indicare non solo il nucleo familiare ma anche coppie di fatto e singole persone. Si intende partire dalla famiglia perché, sempre più frequentemente si chiede ad essa di attivarsi per far fronte, in maniera autonoma, alle situazioni di difficoltà che si generano al proprio interno e nelle sue “vicinanze” e dall’altra parte la situazione delle famiglie risulta ad oggi caratterizzata da una sempre maggior solitudine e isolamento sociale e se questo vale per tutti i territori a maggior ragione la situazione appare ancor più critica in una realtà sociale come quella rappresentata da Milano.
In questo contesto infatti, dal lavoro territoriale di rete svolto emerge la difficoltà di attribuire un significato univoco ai concetti di “territorialità” e “appartenenza sociale”. In riferimento agli adulti in età di lavoro, i legami di vicinanza territoriale e di quartiere diventano progressivamente meno significativi. Prevalgono invece legami di appartenenza connessi a identità culturali, legami professionali o, al contrario, si evidenzia una condizione di solitudine e progressivo isolamento, dove il rapporto con la società è prevalentemente gestito attraverso i MASS MEDIA e i social. Per i bambini, invece, (e in qualche misura anche per gli anziani) la dimensione territoriale del quartiere continua a mantenere un ruolo importante in riferimento alla costruzione della socialità, grazie alla frequenza scolastica, ai rapporti con le agenzie del tempo libero, le parrocchie, gli oratori…
Da questa analisi discendono alcune delle impostazioni che caratterizzano l’azione svolta da Reazione a catena:
- In primo luogo la costituzione del Comitato degli attori sociali copromotori composto da: AGESCI, Caritas, Arci-baby, Associazione Culturale S. Fedele, Associazione Comunità a Famiglia, con cui condividere la metodologia e il programma. È comunque importante sottolineare poi anche il contributo importante fornito nello svolgersi delle azioni anche da scuole, Parrocchie, servizi sociali di alcune zone di Milano, da altre realtà territoriali, in particolare di zona 2, a cominciare da Villa Pallavicini.
- Il concetto di sensibilizzazione permanente connesso appunto alle Reazioni a catena e la modulazione degli strumenti impiegati in questa azione: ambiti di diffusione (realtà aggregative già esistenti, cittadinanza …); diffusione delle iniziative (volantinaggio mirato, annuncio radiofonico, affissione di locandine, annuncio sulla stampa locale…); diversi tipi d’incontro (incontro informativo, testimonianze di famiglie affidatarie, cene e aperitivi letterari, spettacolo teatrale, festa…); momenti della giornata e della settimana (serate, pomeriggi festivi e feriali, cene, aperitivi…)
- Proporre reti tra le famiglie che si mettono in gioco, sostenendo i legami e lo sviluppo di competenza, anche attraverso proposte formative specifiche
- Favorire la soggettività delle famiglie e dei cittadini attivi
- Porre attenzione alla dimensione del tempo, sia nella strutturazione delle proposte che nello sviluppo di attivazioni o aperture all’accoglienza.
L’ambito territoriale privilegiato in cui si è sviluppato il progetto è stato la zona 2 del comune di Milano, ambito in cui Comin è radicata e connotato da molte situazioni di disagio.
Il Progetto allarga lo sguardo oltre al campo dell’affido familiare incentivando il lavoro per la coesione sociale che prenderà sempre maggior consapevolezza nel lavoro di Comin. Per conoscere i contenuti del lavoro svolto vi invito alla lettura della relazione sugli Esiti di Reazione a Catena presentata al Convegno conclusivo del progetto Orsa maggiore. Mi ha colpito la semplice lucidità di analisi con cui è stato rivisto il lavoro svolto, anche in riferimento all’analisi sulle difficoltà di porre in atto azioni di scelte di accoglienza familiari.
Passo ora la penna a Roberta che ci racconta l’esperienza di Spazio Idea, proposta di incontro per genitori attuata nei locali di Villa Pallavicini, in quanto esempio emblematico dell’operatività concreta sviluppata nel lavoro di Reazione a catena.
L’idea è quella di creare connessioni tra famiglie che abitano uno stesso territorio. Si riferisce prevalentemente a famiglie con bambini del ciclo materna-elementari e si prefigge come obiettivo quello di suscitare un senso di appartenenza al territorio e di condivisione della quotidianità, superando il senso di isolamento che caratterizza molti nuclei residenti in una grande città come Milano. Il luogo in cui prende avvio questo progetto è Villa Pallavicini in zona 2 in modo che Spazioidea possa essere un luogo di aggregazione svincolato da varie appartenenze e in cui ognuno possa identificarsi permettendo al gruppo di connotare la sua stessa identità.
L’idea portante è quella “di riempire gli spazi con i contenuti portati dalle famiglie stesse”; nascono quindi delle meravigliose esperienze di merende insieme in cui i genitori si rendono protagonisti delle attività proposte ai bambini, momenti di formazione/informazione per gli adulti tenute dagli operatori insieme alle famiglie, momenti di confronto -incontro tra bambini-bambini, genitori-genitori e genitori-bambini.
Il lavoro di noi operatori è sempre stato quello di ascolto e di accompagnamento alle iniziative, rendendole possibili. Ricordo molto bene quando le famiglie hanno organizzato una festa per un bimbo, compagno di classe di alcuni, figlio di giostrai che non aveva mai avuto modo di festeggiare il suo compleanno. Sono stati preparati dai bambini canzoni e balletti per l’occasione e i genitori si sono preoccupati di tutta l’organizzazione di giochi e cibarie varie.
Le famiglie si sono rese protagoniste, poi, nel tempo per fare conoscere Spazioidea sul territorio e hanno deciso di organizzare alcuni eventi con l’aiuto degli operatori e dei volontari che hanno avuto solo il compito di “tenere le fila”, ma il motore dell’esperienza erano ormai diventate le famiglie stesse. La “festa in mostra” è stata un esempio di questa apertura verso l’esterno, un’occasione per mostrare anche attraverso lavoretti, fotografie, filmati e scritti quanto fatto settimanalmente insieme all’interno di Villa Pallavicini.
Un piccolo progetto che ha dato il via a tanti nuovi legami e vicinanze tra famiglie.
Al termine del progetto “Reazione a catena ” Spazioidea viene sostenuto nel 2004 da un bando della L.R. 23/99 come progetto di promozione della genitorialità sociale.
