In questo articolo presentiamo alcune esperienze che hanno tentato di sperimentare percorsi educativi valorizzando in modo specifico l’inserimento attivo in ambiente naturale. Presenteremo come momento emblematico di queste esperienze il progetto Pan, attuato, con modalità diverse, dal 1999. Vi rimandiamo alla piacevole lettura dell’articolo Nuvole in viaggio sulle origini del progetto Pan, pubblicato di recente nel Diario di volo. L’idea ha preso poi forma dall’incontro con Massimo Zaina, un arte-terapeuta a mediazione corporea, con il quale negli anni in vari modi continueremo ad attuare esperienze significative e forti in ambiente naturale.
Il progetto si articola a partire dall’esperienza diretta di escursioni guidate rivolte agli educatori e ai ragazzi, in particolare del progetto Astrolabio.
Fin dalle prime uscite -che si sono rivelate molto positive per adulti e ragazzi-, alcuni educatori ed educatrici della Cooperativa hanno deciso di intraprendere un percorso formativo per appropriarsi delle capacità educative necessarie per comprendere più approfonditamente sul piano teorico le esperienze in corso e per gestire in proprio altri percorsi simili. Questo percorso di formazione ha portato gli educatori a sperimentare direttamente su di sé alcune esperienze in ambiente naturale e a confrontarsi, tra le altre cose, con un modo di leggere il movimento e l’interazione con l’esterno.
Questa necessità formativa nasce dalla consapevolezza che l’ambiente naturale è luogo, fisico e astratto, particolarmente ricco e stimolante nella relazione educativa, specialmente nella relazione di aiuto ad adolescenti in difficoltà: l’ambiente naturale può diventare uno strumento molto efficace principalmente perché permette di lavorare contemporaneamente su molti piani: la relazione interpersonale, il confronto con i propri limiti e il loro superamento, l’universo simbolico e immaginifico, le emozioni suscitate da tutto ciò.
Da questa esperienza formativa assunse maggior vigore l’intenzione di sperimentare questa metodologia con i ragazzi. Questa intuizione si attuò come azione del progetto 285, sotto la guida dello stesso Zaina, aprendo le uscite anche a ragazzi seguiti in ADM a Milano o a Paderno.
Visti gli esiti positivi di questa azione, a conclusione del finanziamento 285 fu possibile portare avanti questa istanza grazie alla preziosa collaborazione con l’associazione alpinistica Falc, una sezione del CAI di Milano, in cui alcuni volontari si sono messi a disposizione come accompagnatori in uscite in ambiente naturale.
È da questo incontro che prende nuova forma il Progetto Pan: “Pan”, il Dio-tutto, contiene nel nome, lo spirito libero e seducente che evoca la fusione con la natura. Da questa immagine di libertà s’è tratto spunto per individuare il titolo del progetto che appunto nasce con l’idea di offrire ai ragazzi un’opportunità di crescita e di conoscenza di sé mediante l’esplorazione del mondo naturale, con questi obiettivi principali:
- Accompagnare e sostenere i ragazzi a sperimentare le proprie difficoltà e a trovare le risorse necessarie ad affrontarle e superarle, in diversi ambienti naturali.
- Offrire loro la possibilità di provare a socializzare e mettersi in gioco in un contesto educativamente protetto e stimolante.
- A seconda del progetto educativo di ogni singolo ragazzo/a il percorso potrà permettere ad alcuni di relazionarsi con figure adulte diverse dal proprio educatore di riferimento, favorendone il processo di autonomia; ad altri di rendere più significativa la relazione educativa già esistente.
- Osservare i comportamenti in relazione ad ambienti naturali diversi per rielaborarli e valorizzarle assieme ai ragazzi nella vita quotidiana
- Far conoscere e avvicinare all’ambiente naturale e al rapporto con la bellezza
Per una trattazione più dettagliata dei contenuti del progetto rimandiamo alla lettura della Relazione conclusiva del progetto Pan e di un Estratto della tesi di Matteo Zanoletti presenti nella sezione approfondimenti.
Dal punto di vista della metodologia si intende raggiungere tali obiettivi mediante l’interazione dei singoli partecipanti con ambienti naturali diversi. La scelta di questi ambienti si basa sulla consapevolezza che ognuno di essi possa rievocare suggestioni ed emozioni che emergono attraverso il linguaggio del corpo. L’educatore ha così la possibilità di leggerlo e di interpretarlo per trovare traccia non solo del conflitto e del disagio, ma anche delle risorse presenti in ogni ragazzo. In questo modo l’adulto può accompagnare i ragazzi ad un cambiamento il più vicino possibile ad una condizione di benessere.
A questo scopo l’iter di lavoro prevede: programmazione generale annuale, incontri di preparazione di ogni uscita -durante cui vengono individuati stimoli e “provocazioni” attraverso qualche lettura-, incontri di verifica tra un’uscita e l’altra anche con le guide Falc; inoltre la metodologia messa a punto ha previsto anche la creazione di piccoli riti per favorire la creazione del gruppo: produzione di documentazione (foto, diario, video …) da condividere tra un’uscita e l’altra, la bevanda (ad ogni uscita è associata una bevanda specifica legata all’ambiente).
Le mete e gli ambienti delle gite sono vari e scelti in modo mirato. La cadenza delle uscite è mensile e sono quasi sempre limitate ad un piccolo gruppo di ragazzi, circa una decina. Camminata in pineta in ambiente marino, gita sulla neve, arrampicata in palestra di roccia, trekking in montagna, pernottamento in rifugio … Per soddisfare interessi e curiosità rimandiamo. in modo esemplificativo, alla lettura dei Diari delle uscite 2003 2004 nella sezione Approfondimenti.
Importante la cura del gruppo, sia nella sua composizione sia poi nella gestione dei momenti di difficoltà durante le uscite. Come detto è proprio la gestione dei momenti difficili, (la gestione della fatica prolungata, esperienze forti come il buio di una galleria da attraversare o di una grotta che appare terrorizzante…) che hanno come ricompensa la scoperta del bello: cogliere la bellezza, rimanere in estasi, senza parole di fronte all’incanto di ciò che ci precede e ci sovrasta. Di fronte alle Dolomiti o sotto un cielo stellato non si può non esclamare “Che bello! Ce l’abbiamo fatta, tutto questo è per noi!”. Una bellezza che diviene strada facendo gusto del camminare insieme, del fare lo stesso percorso in gruppo, ma ognuno a suo modo, cogliendo l’aspetto divertente, gioioso, “panico”, del sentirsi immersi nella natura.
Da sé ne discende la possibilità di sperimentare nuove modalità di relazione tra educatore e ragazzo: il sentiero attraversato assieme e la fatica condivisa, la meta raggiunta assieme, il sostegno nella difficoltà e nella fatica, scoprire assieme risorse sconosciute e insperate, il rispetto delle norme non scritte della montagna, il rispetto alle richieste delle guide da parte di tutti… diventano occasioni per riscoprirsi e approfondire il legame anche nella relazione e nella gestione delle fatiche quotidiane. Riprendere nel quotidiano ricordi e immagini che possono fungere da ulteriore stimolo per gestire situazioni difficili, per guardare oltre la difficoltà nel ricordo della bellezza trovata nella meta raggiunta.
Abbiamo citato più volte le guide dell’associazione Falc ed è opportuno sottolineare con riconoscenza la loro preziosa collaborazione che si è esplicata in diversi modi: progettare insieme le uscite, preparare gli educatori, recuperare attrezzatura quando serve, guidare con sicurezza le uscite, porsi educativamente come “tutori dell’ambiente naturale” …. Ancora oggi un grazie di cuore in particolare a Renato, Simona, Giorgio, Giuseppe.
Sono certo che chi avrà la pazienza di dedicarci ancora qualche minuto uscirà contento dalla lettura dei Racconti del progetto Pan di ragazzi, educatori, guide che hanno partecipato alle uscite che sono conservati nella sezione Approfondimenti.
Come detto all’inizio, abbiamo raccontato il Progetto Pan come esempio emblematico dell’importanza, nei nostri progetti educativi, del rapporto con la natura.
Naturalmente nel corso degli anni queste azioni sono continuate in modo differente ma con gli stessi intenti: le vacanze comunitarie, le gite in modo direi più quotidiano oppure esperienze “forti”, anche con la guida dello stesso Massimo Zaina, rivolte a gruppi di educatori oppure con la partecipazione di ragazzi. Come non ricordare: la traversata dell’Adige in canoa, una settimana fino all’arrivo al mare; oppure la traversata della Val Grande e tanto altro.
