Ero lì preso dalla scrittura di un articolo della Storia di Comin: quello che narra del progetto Pan. Andate a leggerlo, quando sarà pubblicato. Parla della bellezza e della forza educativa del rapporto con la natura.
Entra Emanuele e si accorge di quello che sto facendo. Si illumina e se ne va. Gli si è accesa la “memoria del cuore”. Dopo una mezzoretta mi arriva una mail che racconta un ricordo di quando era un giovane educatore ADM a Paderno. È un racconto breve e dolce ma, secondo me anche istruttivo. Oltre alla bellezza del fatto specifico raccontato per me è un ulteriore esempio di una situazione che mi è capitato di cogliere nello svolgersi del racconto della Nostra storia: spesso piccoli gesti, fatti quotidiani coraggiosi possono diventare nel tempo alberi che producono frutti preziosi quanto inattesi. Il segreto spesso sta nel mettersi in gioco e condividere il proprio agire con gli altri.
Questo racconto ne è un esempio. Grazie Emanuele per il ricordo che ci hai mandato e per il frutto che la tua intuizione condivisa ha fatto nascere. Per questo lo inseriamo nel nostro Diario di volo: è stato immediato il desiderio di fare in modo che altri potessero leggerlo.
Seguivo Patrick, mio primo caso di adm a Paderno. Non voleva mai mettersi a fare i compiti perché pensava di non riuscirci e mi scervellavo a pensare a come far scattare una molla… dalla finestra di camera sua si vedeva la cima del Resegone e quindi mi si è accesa una lampadina: questo qui non ha mai fatto una fatica soddisfacente in vita sua, sempre la pappa pronta e mai il gusto di vedere i frutti buoni della fatica. Decido di portarlo in cima al Resegone. Una domenica di inizio primavera partiamo. Non ti dico le madonne che ha tirato verso di me e tutto l’universo. Saliamo dal versante bergamasco, più graduale ma lungo. Siamo avvolti da nebbia e nuvole e ad un certo punto mi dice che basta, non avrebbe mosso più un passo. Come solo la natura sa architettare, un potente colpo di vento spazza le nuvole e Patrick scopre di essere a meno di 100 metri dalla vetta. Si illumina e in quattro passi abbraccia la croce e poi me. In auto al ritorno questo ragazzetto dall’aria dura si addormenta come un bambino.
Due giorni dopo ha un po’ di esercizi di matematica e tira fuori il quaderno con la solita aria insofferente e sfiduciata. Io scosto la tenda della finestra e guardo fuori, lui segue il mio sguardo e vede il Resegone. Gli si illuminano gli occhi e dice “cazzo Manu, ma se sono salito fino là, posso farcela a fare ‘ste operazioni”. Poi non è che sono state rose e fiori, ma quell’avventura del suo corpo, quel mettersi in moto hanno sicuramente avuto un potente effetto e creato discontinuità in una storia dal finale già scritto. Così mi dico che su questo strumento si può lavorare. Qualche giorno dopo racconto questa cosa ad Emilia e condivido con lei questi pensieri. Sorride e mi dice che lei conosce un “pazzo furioso”, dice proprio così, che può aiutarci a studiare e praticare percorsi educativi e formativi in ambiente naturale. Così conosciamo Massimo Zaina e piano piano nasce quello che sarebbe diventato il progetto Pan…
