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Le prime reti di famiglie

I pilastri principali su cui questo progetto (vedi documento) si fondava erano principalmente due dai quali poi sono discese diverse ramificazioni operative:

  • Il diritto di ogni bambino di crescere in una famiglia: una comunità di accoglienza per quanto attenta non è strutturalmente in grado di rispondere pienamente a questo diritto. La comunità può venire incontro in maniera funzionale e appropriata alle esigenze di crescita dei ragazzi per 2-3 anni dall’inserimento, poi si rende necessariamente più confacente l’accoglienza in una famiglia, nel caso in cui non fosse possibile il rientro nella propria.
  • Il sostegno necessario all’esperienza delle famiglie accoglienti: ci si è resi immediatamente conto che le famiglie potevano rappresentare una valida risorsa se adeguatamente sostenute. Da qui la proposta di vivere in modo comunitario la scelta di accoglienza familiare, attraverso la costituzione della rete e l’impegno di Comin a garantire sostegno professionale alla rete e alle singole famiglie.

Un aiuto ad articolare la progettualità e gli interventi necessari ad attuare questi obiettivi ci è arrivato dal confronto, trovato all’interno del Cnca, nell’esperienza che stava svolgendosi a Vicenza denominata “reti di famiglie aperte all’accoglienza”, che è diventata un punto di riferimento grazie soprattutto alla collaborazione con Marco Tuggia. Rimandiamo alla lettura di un articolo apparso su “Animazione Sociale“.

L’operatività del progetto è stata poi resa possibile dall’approvazione di un progetto 285 presentato dall’Amministrazione provinciale di Milano.

Le prime iniziative si sono svolte in due territori già abitati dalla Comin.

A Cernusco sul Naviglio per la presenza preziosa di alcuni soci storicamente e stabilmente inseriti nella realtà sociale; a Paderno Dugnano dove la cooperativa aveva ormai sviluppato direttamente, come abbiamo visto, una significativa presenza sociale e dove ugualmente si poteva contare su alcuni soci abitanti nella città.

Il punto di partenza dell’operatività del progetto è cercare di coinvolgere nella proposta gli attori sociali della città a cui le famiglie fanno riferimento, dapprima organizzando serate informative e di sensibilizzazione per cercare di contattare famiglie interessate ad approfondire l’argomento. Vedi documento n.58 “Lavori in corso”. Questa prima fase si concludeva con la proposta di un corso di formazione e approfondimento per le famiglie interessate.

In concreto il percorso formativo(vedi documento n. 59), proposto con altri soggetti territoriali (a Paderno il progetto si è sviluppato coinvolgendo anche realtà di Bresso) era piuttosto articolato: cinque moduli di due incontri ciascuno, nei quali venivano affrontati questi aspetti: il disagio familiare e le ricadute sui figli; il sistema dei servizi; la situazione di un bambino che si trova a vivere tra due famiglie; cosa succede ad una famiglia che si apre all’accoglienza. L’ultimo modulo era incentrato sulla proposta della rete, per definire assieme alle famiglie interessate le caratteristiche specifiche e gli obiettivi concreti per dare avvio alla costituzione della rete e alla sua operatività. Vedi articolo “Stampa locale”.

Il confronto interno alla cooperativa aveva definito come atteggiamento di fondo della Comin nel rapporto con le nascenti reti quello di sostenere e rafforzare i gruppi nascenti nell’ipotesi fondamentale che le reti a un certo punto (una volta facilitate e animate) divenissero autonome nel loro ruolo di promozione dell’affido sul territorio e di supporto ai singoli percorsi di affido, e che anche fossero capaci progressivamente di darsi una veste formale autonoma (cioè che si costituissero in associazione).

Significativo quello che successe a Paderno e a Cernusco. Alla fine del percorso formativo si costituirono due reti. Su input della cooperativa le due reti inserirono nei propri obiettivi di lavoro anche quello di porre le condizioni per la costituzione di due associazioni. La rete di Cernusco per prima riuscì a produrre la bozza di uno statuto in cui veniva definita l’identità della nuova associazione.

In realtà successe poi un fatto paradossale. Dopo un anno di intense riflessioni, la rete di Cernusco si diede il nome di Mongolfiera ma decise di non costituire un’associazione formale, mentre la rete di Paderno fece proprio lo statuto elaborato a Cernusco e costituì l’associazione Il Gelso. Del resto poi, nella storia delle nostre reti di famiglie risultò preferibile per esse, nella maggioranza dei casi, mantenere un assetto informale senza costituirsi in associazione.