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La nascita del Melograno

La nascita della comunità familiare Il Melograno, come abbiamo sottolineato nella Intro, è un fatto molto importante nella storia di Comin, perché apre una strada nuova che si dimostrerà molto preziosa. Abbiamo chiesto a Giovanni e Daniela di raccontarci il ricordo dell’avvio di questa esperienza. Il nome della comunità deriva dall’albero presente nel cortile della Cascina.

Di seguito potete leggere la lettera che ci hanno inviato.

“”Pauper historia” ossia breve narrazione della comunità familiare “Il Melograno”

La comunità familiare il Melograno è nata a Zinasco Nuovo, dove inizia la Lomellina, in provincia di Pavia nel 1997.

La comunità nasce dal “ritrovarsi” (dopo 10 anni) tra la ormai storica cooperativa Comin e i “fuoriusciti” dalla stessa Comin (tra cui il fondatore Luigi Villa), fuoriusciti che avevano dato origine all’associazione “Il Sol-co” (solidarietà e cooperazione) da cui poi Luigi Villa, con altri, darà inizio prima al consorzio bresciano poi nazionale del SOL.CO.

La comunità nasce dalle istanze di professionalità educative, ormai consolidate, della Cooperativa Comin e dalla espressione di volontariato dell’associazione Solco.

La comunità nasce con l’idea di dare testimonianza di “famiglia” ai minori ospitati insieme alla presenza di figure educative professionali: essa diventa quindi il nocciolo di fusione tra famiglia-educatori-minori 

Come abbiamo detto la comunità nasce per la buona volontà della cooperativa Comin e per la disponibilità di una coppia (Convertino Daniela-Cappellini Giovanni) all’epoca sposati da 15 anni, genitori di tre figli e insegnanti, impegnati, come famiglia aperta, all’accoglienza di minori con l’associazione Solco.

La vita della comunità, nella cascina di proprietà della coppia (data in comodato d’uso a Comin), inizia con due coppie di fratelli, con una educatrice, un “operatore factotum” assunti da Comin e con l’appoggio esterno della famiglia di Renata de Robertis e il marito Luigi Villa.

Dopo solo un anno gli educatori diventeranno tre e nel corso del tempo i minori ospitati aumenteranno fino ad arrivare ad un numero massimo di nove. La presenza di un obiettore di coscienza e/o di una tirocinante universitaria completano la comunità.

La supervisione viene affidata ad una psicologa con cui gli incontri di lavoro si svolgono quindicinalmente sia in funzione dei minori che degli operatori.  Un momento importante di confronto è dato anche dall’equipe allargata dove si affrontano i problemi organizzativi ed educativi.

Si sono vissuti gli anni di comunità improntati ad un dialogo aperto e costruttivo nella ricerca continua di un equilibrio tra la coppia e gli educatori/trici, anche se non sono mancati momenti di tensione e di difficoltà; tutti hanno condiviso quotidianamente affetto, cura, sofferenze, relazioni, tempo e competenza.

La flessibilità di tutti, come capacità di adattarsi alle esigenze dell’altro e di “cambiare opinione”, se necessario per il bene comune, è stato di fondamentale importanza e ha caratterizzato la comunità nel tempo trascorso assieme.

Durante i 18 anni della comunità, come famiglia, abbiamo incontrato una settantina di minori, ognuno con il proprio percorso di vita e speriamo di aver contribuito alla loro crescita felice.

Questo cammino è stato condiviso anche dai nostri figli che con noi hanno vissuto gioie e dolori della vita comunitaria, creando amicizie o conflitti con i ragazzi e le ragazze ospiti. Tutti i loro nomi e le loro storie sono custoditi nei nostri cuori.

Nel mese di giugno era prassi fare una foto di gruppo con tutti i componenti della comunità presenti, che poi veniva appesa alla parete del soggiorno, parete che anno dopo anno, è stata occupata, quasi totalmente, da queste bellissime foto che sono diventate la memoria storica della comunità.

Un altro pezzo di memoria storica è stata l’iniziativa di scrivere su un quaderno le frasi, i pensieri buffi o le vicende spiritose di cui i ragazzi erano protagonisti. Il rileggere nel tempo le pagine del quaderno con loro è stato un momento di forte gioia e condivisione del vissuto in comunità; il quaderno aveva un titolo altisonante di biblica memoria “Dalla bocca dei bambini ti sei procurato una lode”.

Zinasco 18/08/2022                                                       Daniela e Giovanni                            

Ringraziamo davvero Giò e Dani per questo racconto, ma soprattutto per il grande dono che ci hanno fatto con la scelta di vita comunitaria. Rimandiamo chi volesse gustare di più la loro  testimonianza alla lettura di un racconto della esperienza, sempre pervaso da uno stile di leggerezza, presente in una pubblicazione del Cnca Lombardia del 2008 e riportato nella sezione Approfondimenti e al video intervista in cui ci parlano anche delle motivazioni della loro scelta.

Chiudendo sottolineiamo uno degli aspetti innovativi dell’esperienza del Melograno: l’essere un’esperienza di accoglienza nella quale una famiglia si inseriva con la propria potenzialità e specificità ma con pari dignità all’interno di un’equipe di educatori. Nei fatti il Melograno è stata autorizzata e definita come comunità educativa. Per chi è interessato può trovare di seguito il link del Progetto istituzionale.