Ci piace presentare questo capitolo richiamando il titolo del libro sulle comunità di accoglienza, per noi molto significativo, di cui abbiamo parlato nello scorso capitolo.
Ora, però, parliamo di altro: la creazione di spazi d’incontro che diventano luoghi per chi li frequenta è ormai per la cooperativa un impegno strettamente connesso al lavoro di accoglienza svolto nelle comunità e al lavoro di affiancamento domiciliare a famiglie che attraversano momenti di difficoltà nell’educazione dei figli. Abbiamo compreso che creare occasioni d’incontro per tutti ha a che vedere con il lavoro che svolgiamo per contenere il disagio familiare. Convivenze sociali poco sane sono infatti un ottimo incubatore per le situazioni di disagio che poi incontriamo nelle comunità, quando l’ultima possibilità rimane l’allontanamento.
In Comin, a partire da questa convinzione, si è costituito all’inizio degli anni novanta il Settore Prevenzione per riflettere e agire con questo orizzonte di senso. L’azione principale sviluppata è stata sicuramente l’esperienza del Centro di promozione al disagio adolescenziale di Turro, di cui vi abbiamo raccontato nel capitolo 6. Ora vi parleremo di tre Centri d’incontro avviati nella seconda metà del decennio: Il Centro di aggregazione giovanile Padova Tribe, il Picchio Rosso a Garbagnate Milanese e il Carcatrà di Paderno Dugnano.
Il CAG si sviluppa come evoluzione del Centro diurno avviato nei locali di via Padova 95, dapprima prevedendo la copresenza di ragazzi a libero accesso e di altri invece inviati dai servizi sociali e quindi con una presa in carico educativa specifica. Con l’andare del tempo, con il diminuire degli invii dal SSdF (Servizio sociale della famiglia) si strutturò come vero e proprio CAG, frequentato liberamente dai ragazzi del quartiere.
La gestione del Picchio Rosso a Garbagnate si è avviata in modo differente. Siamo subentrati ad una cooperativa in difficoltà che gestiva il Centro già da alcuni anni e quindi il Picchio Rosso era già conosciuto nel territorio. Un centro incontro aperto a bambini e ragazzi e alle loro famiglie che hanno contribuito in modo attivo allo svolgersi dell’esperienza. Ne sono prova le testimonianze nell’articolo in cui viene riportato dopo vent’anni il ricordo da parte di alcuni educatori, di ragazzini ora cresciuti e di famiglie che hanno vissuto quella esperienza significativa.
Diverso l’avvio del Centro Carcatrà. Si è trattato di un’esperienza significativa di coprogettazione attuata con l’amministrazione comunale e alcune realtà territoriali del quartiere in cui era situata la sede del Centro a Paderno Dugnano. L’obiettivo di partenza è stato quello di superare l’isolamento dei bambini e delle famiglie rendendo possibili occasioni di incontro e socializzazione. Si è costituito un comitato promotore composto da rappresentanti dell’amministrazione comunale, del Cag Ciao Ragazzi, della coop. Comin, dell’ass. Genitori della scuola, della scuola calcio Centro Schiaffino, del Comitato di frazione e dell’oratorio. Il comitato tracciò le linee generali che portarono all’avvio delle attività rivolte a bambini da 6 a 11 anni e alle loro famiglie. Si arrivò alla stesura definitiva del progetto che trovò i fondi necessari al proprio funzionamento all’interno del primo Piano triennale 285. È il primo progetto finanziato con fondi ex lege 285/97 che nominiamo. Vedremo nel corso della nostra narrazione quante nuove opportunità sono state rese possibili dalla Legge Turco del 1997. Per dare il nome al Centro si avviò un concorso all’interno delle scuole elementari del comune e la scelta ricadde su questo nome buffo che divenne molto importante alla fine degli anni 90 tra i bambini di Paderno Dugnano. Nel capitolo sentiremo la voce calda di uno degli operatori che ha vissuto quell’esperienza e che ce ne farà un racconto interessante e coinvolgente.
Concluderemo questo capitolo presentando in modo generale i primi incontri con le famiglie immigrate e le prime iniziative di sostegno per garantire anche a loro luoghi in comune in cui crescere.
