CRONACHE DAL CARCATRA’
Qualche sera fa, mentre cercavo delle vecchie foto delle elementari, mi sono capitati per le mani alcuni scatti del Carcatrà… Debora, Valeria ed io (i Carcatrè) truccati per una festa… una bellissima foto di gruppo alla fine della prima mitica Carcavacanza… il montaggio di un enorme castello di cartone sulla facciata del centro (25 metri di larghezza per sei di altezza) per la festa medievale… il laboratorio “Vietato non toccare” alla Bruno Munari… i ricordi rotolano veloci indietro nel tempo e non mi fermerei più!
Ma facciamo un passo per volta.
Il Carcatrà è un centro incontro per bambini delle scuole elementari e per le loro famiglie nato da una collaborazione tra il Comune di Paderno Dugnano e Comin, nel lontano 1998 in seguito ad un lavoro di confronto e co progettazione con le realtà del quartiere, da una prima idea di Claudio e Loredana (che ha organizzato la prima grande festa di lancio dell’idea) e grazie ai primi finanziamenti della L. 285 e inaugurato proprio il 25 Aprile con una grande festa, alla presenza della Ministra Turco autrice della legge in questione.
Perché si chiama così? Prima dell’apertura è stato fatto un concorso tra i bambini delle scuole elementari. Sono arrivate tante proposte e Carcatrà è stato il nome alla fine più votato! E se all’inizio mi convinceva poco questo nome che non vuole dire niente, da un certo momento in poi mi ha fatto particolarmente piacere perché Carcatrà… beh, vuol dire Carcatrà! E come si fa a capire cosa significa? Leggi queste poche righe!!
La piccola struttura era in mezzo ad una piazza, al centro di un parchetto con una grande tettoria antistante… nessun cancello, nessun confine con il quartiere perché il Carcatrà ha sempre cercato di svilupparsi in tutto il paese e con la partecipazione di tutti.
Le attività si dipanavano lungo due filoni.
Sul piano ordinario il centro era aperto tutti i pomeriggi dalle 16.30 alle 19.00. Dopo un primo momento di accoglienza e di tempo libero organizzato ad “angoli” (lettura, travestimenti, lavori manuali, chiacchiere…) c’era una programmazione laboratoriale basata su alcuni capisaldi: sviluppo della dimensione creativa e del gusto e dello stile personale; apprendimento di tecniche e strumenti; conoscenza di materiali diversi, del loro possibile utilizzo e libero accostamento e mescolamento; attenzione al processo creativo più che al prodotto finale; attenzione alla relazione tra pari e con gli educatori; ruolo degli adulti di facilitazione più che di guida; autonomia nella gestione del tempo; collaborazione nella cura dei materiali e degli spazi.
Quindi che si trattasse di dipingere, di costruire con il traforo, di cucire, di fare giochi all’aperto, di comporre quadri tattili… tutto seguiva questi principi guida.
Il momento dell’accompagnamento e della ripresa da parte dei genitori era occasione di scambio di pensieri rispetto ai figli, di ascolto di preoccupazioni, di suggerimento di strategie educative, di orientamento ai servizi del territorio, di raccolta di gusti-desideri-suggerimenti per nuove attività. Spesso capitava che alcune idee avevano “bisogno” dell’esperienza di alcune mamme, o di alcuni papà o dei nonni, e quindi anche loro diventavano parte dei laboratori.
Oltre a ciò un sabato pomeriggio al mese il Carcatrà programmava un’attività speciale: con un tempo più lungo era possibile organizzare laboratori più articolati; collaborazioni con la biblioteca cittadina per letture animate e attività creative; laboratori teatrali.
Ma questo orario era assai stretto… come diceva il genio della lampada di Aladin? Una forza straordinaria in un minuscolo spazio vitale! Ecco quindi che nel giro di breve sono arrivate attività straordinarie, ad ampliare le possibilità offerte a bambini, bambine e alle loro famiglie.
Con la chiusura della scuola iniziavano i preparativi per la Carcavacanza: una decina di giorni con un gruppo di circa 25-30 bambini in una casa/rifugio in autogestione, insieme a qualche genitore a supporto della cucina. La Carcavacanza dava modo di stare in uno stretto rapporto con la natura, fare gite, accendere falò serali attorno a cui cantare e fare giochi notturni… Non vi potete immaginare -e io non scorderò mai- la meraviglia dei bambini che, dopo aver letto una storia sulle stelle cadenti, dovevano cercare frammenti di stelle sparse in un prato… sassi dipinti con vernice fluorescente disseminati alla chetichella intanto che Valeria raccontava la storia.
Oltre al divertimento, la vacanza permetteva ai partecipanti di sviluppare autonomie emotive e concrete nella gestione del proprio materiale, nell’ordine della casa, nella partecipazione ai turni di pulizia; era occasione per stringere amicizie, sciogliere piccole e grandi difficoltà nel rapporto con i coetanei, imparare la fatica del sentiero e la felicità di una fonte alpina. Picchi di surrealtà e divertimento nella giornata al contrario, dove ci si svegliava con la fiaba della buonanotte, si sparecchiava prima di mangiare e si cenava con latte e biscotti… Cibi inverosimili nella cena di gala della Carcavacanza spaziale, con pastasciutta blu, frittate verdi e cotolette rosse. Sì, perché dimenticavo di dire che ogni Carcavacanza aveva un suo tema, una storia che faceva da filo conduttore a tutte le attività.
Tornati dalla Carcavacanza, ancora con la testa tra i boschi si attrezzava tutto per far partire la Carcaestate: 4 settimane nel mese di luglio in cui ogni pomeriggio c’erano attività diverse. Non mancavano giochi all’aperto, battaglie con acqua e schiuma, pittura di grandi murales, giocoleria, laboratori di giardinaggio, partite infinite con giochi costruiti in formato gigante…
Un giorno alla settimana una gita di tutta la giornata alla scoperta di vari angoli della Lombardia, rigorosamente con i mezzi pubblici. La settimana finiva con una cena con tutte le famiglie, all’insegna della condivisione in cui ognuno portava qualcosa… grandi mangiate, tante chiacchiere e legami che diventavano sempre più profondi.
Il Carcatrà ha sempre avuto una stretta collaborazione con le scuole elementari (ora primarie), la storia del Signor Carcatrà è stata rappresentata davanti a tutte le classi delle cinque scuole. Durante l’anno venivano proposti laboratori in orario scolastico che affiancavano il lavoro degli insegnanti per sviluppare i temi della diversità, dell’esplorazione sensoriale, della gestione delle emozioni e della paura o laboratori teatrali veri e propri…
Con lo stesso spirito almeno una volta all’anno si organizzava una grande festa a tema, intorno a fine aprile, che era anche il compleanno del centro. Tra tutte come dimenticare la Festa Medievale? Insieme a un folto gruppo di genitori abbiamo dedicato interi fine settimana a realizzare la sagoma di un castello per ricoprire la facciata del centro, che sotto il portico aveva stanze ad ambientazione medievale: la sala del trono, la stanza del tesoro, il banchetto. Nella piazza il mercato con le bancarelle e i laboratori: panificazione, lavorazione dei metalli, laboratorio della creta, filatura della lana, fabbrica delle candele, stamperia, cartiera… tutto in costume, tutto gestito da genitori volontari che affiancavano noi educatori… un gran viavai di adulti e bambini fino alla nomina di cavalieri e cavaliere da parte del sindaco vestito da re, seguita da grandi danze popolari e un banchetto per duecento e più persone in un grandissimo ferro di cavallo lungo tutta la piazza. Chi c’era se lo ricorda ancora!
Non so se serve dirlo, ma queste feste erano solo un grandissimo pretesto per favorire l’aggregazione tra cittadini, la partecipazione alla vita del quartiere e della città, la possibilità per genitori e figli di lavorare gomito a gomito nei laboratori di preparazione, coinvolgere anche i papà più restii con la scusa del trapano o di qualche altro attrezzo da bricolage. E così Baraggiole, la periferia della periferia della cittadina della cintura metropolitana era un crocevia di relazioni e sorrisi e “ci vediamo domani, allora”.
Nel tempo, infine, quelle chiacchiere con i genitori intorno ai figli e alle sfide dell’educazione sono diventate prima delle serate a tema, introdotte e gestite da noi educatori, a volte con qualche esperto. E poi si sono trasformate in laboratori di genitorialità per gruppi di adulti in cui noi educatori avevamo il ruolo di facilitatori e accompagnatori. Un incontro di apertura era necessario a raccogliere i temi che i partecipanti sentivano come urgenti (esempi: le regole, la televisione, i no, la sessualità…). A distanza di qualche settimana, necessaria ad organizzare gli argomenti in un percorso logico e a prepararsi con il supporto di ricercatrici dell’Università Bicocca esperte di metodo autobiografico, partivano gli incontri che si aprivano con una lettura, uno spezzone di film con funzione di stimolo; a ciò seguiva una attività di riflessione individuale a piccolo gruppo e poi un momento di confronto plenario in cui i contributi di ciascuno erano affiancati ad alcune “incursioni” più teoriche che servivano ad inquadrare i temi anche sul piano pedagogico e informativo, che alcuni genitori sentivano come necessario. Grande partecipazione, grande soddisfazione.
Epilogo triste, luglio 2011: la giunta di centro-destra dell’ex sindaco Alparone con un blitz decide la chiusura del Carcatrà dopo tredici intensi anni di attività, non rinnovando la convenzione a Comin, che già da un paio di anni lavorava con ridottissimi finanziamenti pubblici e con rette per le attività. Da quell’ anno la sede del centro versa in uno stato di abbandono sempre maggiore, con il corollario di qualche incursione vandalica che non manca quando i luoghi non sono più abitati in modo costruttivo dai cittadini.
Epilogo bello: pochi anni fa ho scoperto che Alice è autrice e disegnatrice di manga, gira tutto il mondo (frequenta Brera) e si diverte molto; Laura suona il basso ed è impegnata in associazioni ambientaliste, nel “tempo libero” lavora in posta ed è una fervente antifascista; Filippo ha fatto una scuola di fumetto e scatena tutta la sua creatività; Tiberio gira per il mondo in canoa filmando la natura e i disastri di plastica causati dall’uomo; di molti altri bambini e bambine diventati giovani uomini e giovani donne abbiamo avuto notizie che scaldano il cuore, di altri abbiamo perso i riferimenti, ma per ciascuno credo che qualche buon seme il Carcatrà lo abbia piantato… Per non parlare delle mamme che ancora ci scrivono i loro ricordi ….
Infine… io non ci passo più da tempo, ma sono sicuro che sotto quel portico si può ancora sentire riecheggiare la musica di quella meravigliosa festa medievale, intrecciata con le risate di qualche bambino e il chiacchiericcio degli adulti seduti in quella lunghissima tavolata, alla luce delle fiaccole o le grida eccitate dei bambini che alla prima festa si sono ritrovati sotto un mare frusciante…
