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I primi incontri con le famiglie immigrate

A conclusione di questo capitolo sulla costruzione di luoghi d’incontro vogliamo parlare della genesi di un incontro che negli anni diventerà sempre più significativo, variegato e arricchente: l’incontro con le famiglie immigrate.

Ritorniamo alla fine degli anni ‘80 e partiamo dall’esperienza di ADM di due educatrici, Andreina Clerici e Gabriella Pietrogrande, che in quel periodo sono entrate in contatto con due famiglie immigrate: una egiziana e una senegalese. Lo facciamo a partire da uno studio di ricerca cui sono state spinte dalla constatazione della necessità di porre in atto una relazione davvero interculturale e più consapevole delle complessità esistenziali legate alle esperienze migratorie, alla cultura di provenienza e al rapporto con la realtà del nostro paese.

L’ho letto su un numero di Cominciance pubblicato nel febbraio del ’91, completamente dedicato al loro studio. È stata una lettura piacevole e stimolante, anche in considerazione di quanto è successo nei trent’anni intercorsi. Sono rimasto colpito dal desiderio di attrezzarsi e di favorire la competenza riguardo a questo fenomeno e dalla serietà dell’impegno. Per questo invito chi potesse essere interessato a dare un occhio al loro lavoro. Si parte dalla lettura del fenomeno a livello nazionale, con una lente sui dati che riguardano la nostra città, sui significati dell’essere migranti e sui cambiamenti che derivano dalla nascita di un figlio, per arrivare a definire ruolo e competenze richieste all’educatore che entra in rapporto con queste famiglie e con le difficoltà del loro inserimento nella nostra realtà, in particolare per quanto riguarda la scuola, i servizi sociali, il quartiere.

Da quella prima riflessione prese origine un confronto costante. Si costituì per prima cosa un ambito di confronto sulle famiglie straniere seguite in ADM o nelle comunità, che proprio nello stesso periodo avevano accolto i primi tre bimbi stranieri: tre fratelli cinesi. Il numero delle famiglie seguite di origine straniera è poi cresciuto rapidamente. 

Contemporaneamente si fece chiara in cooperativa anche l’esigenza di attuare un intervento specifico nel territorio. Nel tentativo di porre un argine seppur minimo al dilagare dei comitati contro gli stranieri e i Rom che pullulavano in quel periodo nella zona di Via Padova si prese contatto dapprima con il Comitato di solidarietà, che si era costituito in zona 10, per poi cercare di allargare il confronto all’interno del consiglio di zona 10, anche con l’intento di avviare confronti operativi con le scuole di zona, nel tentativo di favorire l’inserimento scolastico dei ragazzi appena arrivati. 

È emersa anche l’esigenza di costruire occasioni di confronto con altre realtà che si occupavano di accogliere o di favorire l’inserimento sociale di famiglie immigrate. Emblematica l’iniziativa denominata Mappamondo promossa dal nostro Centro Studi, assieme alla cooperativa Spazio Giovani di Monza e al consorzio Solco di Bergamo, con il patrocinio del Consiglio di zona 10. Si è trattato di alcune giornate di confronto con l’obiettivo di approfondire la conoscenza del fenomeno, in particolare nella città di Milano, raccogliendo contributi di diverso genere. A questo confronto hanno partecipato cooperative, scuole, servizi sociali, volontari, associazioni specifiche, università. Il prodotto di questo lavoro è stato poi raccolto dal nostro Centro studi in fascicolo alla cui lettura rimandiamo chi fosse interessato ad approfondire il contenuto. Sono stati forniti anche contributi specifici sui vari aspetti (giuridico, sanitario, sociale, didattico ….). Tra questi due contributi di nostri operatori: uno di Gabriella e Andreina sull’intervento domiciliare dal titolo: Il minore straniero: fattore di cambiamento di un progetto migratorio e l’altro di Cristina Benatti che riporta l’esperienza di un intervento domiciliare all’interno di un campo Rom.

Altre iniziative di studio si sono sviluppate nella nostra città, fin da quel periodo, per approfondire il fenomeno migratorio, al fine di favorire l’integrazione delle famiglie immigrate. Ci piace ricordare tra questi, per l’importanza del lavoro svolto, il Centro Come avviato dalla Provincia in collaborazione con la Caritas Ambrosiana.

Nella cooperativa proseguì in maniera sempre più rilevante sul piano quantitativo il lavoro specifico con le famiglie immigrate all’interno delle comunità e degli interventi domiciliari, come pure l’approfondimento di sensibilità e competenze specifiche. 

Tra le altre cose, da qui scaturirono nuovi progetti specifici attuati poi all’interno dei Piano Infanzia 285 o con altri finanziamenti quali: il Giro del mondo per favorire l’inserimento scolastico, il Progetto Cassiopea per agevolare i ricongiungimenti familiari e il progetto A casa di Amina che si poneva l’obiettivo ambizioso di avviare e sostenere esperienze di affido omoculturale in famiglie di origine straniera, ma di queste esperienze parleremo un’altra volta.