Mentre mamma e papà si confrontano con gli altri genitori, nel gruppo di mutuo aiuto, e condividono le gioie e le fatiche dell’essere mamma e papà adottivi, i loro bambini giocano, si conoscono, ascoltano storie, crescono nella consapevolezza che la storia adottiva accomuna anche altri, come loro.
Questi ultimi due anni, segnati peraltro dalla pandemia che ha fatto irruzione nelle nostre vite, sono stati dedicati soprattutto al lavoro sulle emozioni. Si è ritenuto fondamentale lavorare sulla competenza emotiva dei bambini, perché sappiano riconoscere e nominare le proprie emozioni e imparare a esprimere se stessi, le loro domande e i loro bisogni in ogni momento della vita, anche in quelli di maggior fatica, che potranno venire, con l’emergere della consapevolezza della propria storia adottiva e di una identità ferita dall’abbandono.
Il lockdown non ci ha fermati, abbiamo iniziato a vederci da remoto con piccoli momenti (differenziati per età) di saluto, lettura di una fiaba, semplici lavori manuali, con l’aiuto di mamma e papà. Come quando, a seguito della lettura “I colori delle emozioni” di Anna Lenas, i genitori hanno accompagnato i bambini nella costruzione dei Barattoli delle emozioni nei quali riporre oggetti, frasi e fotografie che raccontano la rabbia, la gioia o la serenità del trovarsi tra le braccia della mamma e papà che ti hanno accolto, l’ansia e le paure del futuro.
I bambini in questo periodo sono molto cresciuti, hanno legato fra loro, nonostante la distanza, e hanno dimostrato di riuscire ad essere gruppo. Un gruppo che cresce e che accoglie costantemente nuovi bimbi al suo interno.
Calicantus per i bambini è un luogo dove crescere nella consapevolezza che la peculiarità della propria storia è una condizione condivisa con altri bambini, dove i più grandi imparano anche a mettersi al servizio dei più piccoli. L’esperienza degli “aiutanti di Daniela”, ragazzi tra i 10 e i 12 anni che gestivano con lei le attività, ha dato forza ad alcuni di loro, proprio nel momento del distacco dagli anni dell’infanzia. Uno di loro dice alla mamma: “anche io ero così, poi sono cresciuto”. E ci regala la consapevolezza che occuparsi dei più piccoli significa guardarli e riconoscere in loro le proprie stesse fatiche e le difficoltà del crescere, potendo rileggere questi momenti come una tappa nel percorso di maturazione e dando loro la giusta dimensione.
Il gruppo dei bambini delle elementari, via via sempre più numeroso, ha iniziato da un paio di mesi il lavoro sulla “Storia della gabbianella e del gatto che le insegnò a volare” di Luis Sepulveda, vicenda narrativa ricca di spunti per affrontare, con la delicatezza della favola, il tema del crescere accanto a qualcuno che ti accolto e ti insegna a “volare”, cosa che lui stesso non sa fare, perché quella è la tua natura e il suo compito è accompagnarti a diventare proprio quello che sei tu. I bambini affronteranno, attraverso la rappresentazione grafica e teatrale le tematiche dell’abbandono, dell’accoglienza, della diversità, della fatica che essa comporta e insieme della soddisfazione e della gioia che accompagnano il primo “volo” sia per chi lo compie, sia per chi lo accompagna e lo incoraggia. Nel gruppo dei pari, ormai coeso, attraverso le modalità espressive tipiche dello sguardo infantile, i piccoli saranno incoraggiati a vivere le emozioni proprie e dell’altro, in relazione all’esperienza adottiva e alle opportunità di crescita che essa offre.
