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La nascita del consorzio sis e l’esperienza del gruppo di contatto

C’è anche una questione formale all’origine della scelta di sciogliere il Consorzio Milano solidarietà e di fondare un nuovo consorzio attraverso la Fusione con il Consorzio Città essenziale. MiSol non era infatti formalmente una cooperativa sociale e il Tribunale di Milano non ne aveva consentito la trasformazione. Per cambiare ragione sociale e diventare cooperativa sociale e godere quindi dei benefici previsti dalla legge 381 era necessario costituire un nuovo Consorzio in forma cooperativa. Vi era poi un altro input esterno, derivante dal consorzio nazionale CGM, consorzio composto da consorzi territoriali. Nel territorio di MiSol agiva un altro consorzio, anch’esso appartenente al CGM: Città Essenziale, un ex consorzio regionale che si era suddiviso in consorzi provinciali aderendo ai consorzi territoriali CGM, già esistenti (i vari SOLCO provinciali). Queste due situazioni hanno portato MiSol a deliberare il proprio scioglimento, per costituire un nuovo consorzio con le cinque cooperative di Città Essenziale operanti nello stesso territorio. Si decise di aderire sia a Lega coop che a Confcooperative e di avviare un percorso serrato di conoscenza tra le basi sociali dei due Consorzi. Questo nuovo consorzio aumentò in maniera significativa la propria identità in senso manageriale, diventando per lo più erogatore di servizi di tipo gestionale, rivolti alle proprie socie (ma non solo) e assumendo sempre più spesso il ruolo di general contractor in appalti pubblici di grandi dimensioni. Il nome stesso attribuito al nascente consorzio (Sistema di Imprese Sociali), a noi non molto gradito, era molto indicativo dell’identità preminente della nuova compagine. Rimasero in vita esperienze sporadiche di confronto contenutistico, ma la macchina del nuovo Consorzio era ben definita ed indirizzata. L’adesione di Comin è stata piuttosto tiepida e controversa, non riuscendo a trovare un’interlocuzione autorevole sulle tematiche a noi care. Sul piano concreto i servizi che Comin riceve in questo momento dal Consorzio riguardano la possibilità di attuare progetti formativi complessi e di ottenere l’utilizzo di obiettori di coscienza assegnati al Sis. Nel 1996 il Consorzio approvò inoltre l’avvio di un Centro studi consortile gestito anche da nostri operatori.

IL GRUPPO DI CONTATTO

La mancanza di un luogo capace di far crescere esperienze forti di cooperazione sociale e nel contempo il diffondersi di un’immagine di cooperazione come ambito di lavoro sottopagato senza anima sociale ha fatto nascere l’esigenza di trovare il modo di ridare fiato alle istanze che hanno dato vita alla nostra cooperativa come ad altre. Per questo a partire dalla primavera del 1995 ha preso vita un percorso di confronto con altre cooperative, a prescindere da una comune appartenenza consortile, ma basandosi piuttosto sulla percezione di un comune sostrato culturale e un’omogenea visione riguardo al compito sociale della cooperazione. I nodi che si intendeva approfondire all’avvio di questa esperienza erano variegati e si riferivano alla vita interna alla cooperativa, al rapporto con le istituzioni e con le altre realtà territoriali, per costruire una presenza politicamente efficace. Dopo alcuni anni, si è avvertita l’esigenza di dare visibilità pubblica. Nel marzo del 1999 si è costituito formalmente il Gruppo di contatto, definendosi come laboratorio culturale permanente con l’obiettivo di dare dignità di pensiero alle riflessioni e alle intuizioni e rielaborare nodi e contraddizioni che scaturiscono dalla vita quotidiana delle cooperative e per elaborare, in modo trasversale, proposte rivolte alle istituzioni e agli altri soggetti che concorrono alla gestione delle politiche sociali.

Questa necessità scaturiva dalla lettura condivisa della storia di quegli anni che portava ad evidenziare lo scarto creatosi tra le istanze personali, sociali e politiche di cambiamento che avevano mosso fin dalle origini l’impegno di molti cooperatori e il ruolo di semplici soggetti gestori di servizi in cui le cooperative sociali tendevano ad essere spesso relegate, sviluppando una cultura essenzialmente tecnicistica e manageriale. 

Da qui l’obbligo forte a ripensare perché la cooperazione sociale possa a buon diritto rivendicare un suo ruolo specifico recuperando in pieno l’ispirazione originaria al cambiamento e alla promozione del benessere di tutti i cittadini, in coerenza con il compito affidato ad essa dalla legge. Da qui lo slogan con cui è stata presentata la proposta del Gruppo di contatto. “Obbligàti a pensare – òbbligati a pensare” (Vedi depliant doc). Le prime riflessioni pubbliche proposte avevano questi fuochi: Oltre l’appalto; Lo strumento Bilancio sociale; Il rapporto con il territorio. Le cooperative che hanno dato vita alla proposta: Comin, Comunità del Giambellino, La Cordata, La Grande Casa, Farsi prossimo, Urbana, La Bottega creativa, Diapason (Rimandiamo alla lettura del fascicoletto specifico che presenta Il Gruppo di contatto).

L’esperienza del gruppo di contatto ha avuto una durata contenuta nel tempo, ma è stata significativa, in quanto ha favorito lo sviluppo di una visione coerente e condivisa tra queste cooperative che hanno poi potuto sviluppare negli anni iniziative, progetti e servizi condivisi.