Dal 1979 si sviluppò nella Cooperativa un processo di revisione delle linee di intervento e dell’attuazione dei servizi. Lavoro di revisione che ha portato, in seguito, ad una ristrutturazione organizzativa della Comin. Durante questo lavoro di revisione sono stati ripuntualizzati i vecchi valori da cui aveva tratto origine la nostra Cooperativa e sono state poste nuove istanze sulla base delle quali si sarebbe poi concretizzato il nuovo intervento della Cooperativa.
La vita comunitaria come modello educativo fondamentale
” La logica nella quale deve muoversi ogni tipo di risposta al bisogno è quella della realizzazione personale e sociale del minore a partire dal livello delle capacità, volontà e possibilità di ognuno”. (Vedi documento n.14).
” Per tanto l’azione della Comin si concretizza attualmente […] nell’organizzare e gestire comunità per affido di minori a breve e a lungo termine, strutturate in modo da poter fornire in modo elastico una risposta a situazioni di disagio del minore”(Vedi documento n.8).
” Una prima condizione è che all’interno del servizio si realizzi una vera e propria comunità che consideri la globalità della persona. Ne deriva che la prestazione assistenziale è inserita in un contesto di forte solidarietà e l’operatore assume una responsabilità nei confronti di chi è assistito. Il modello di convivenza comunitaria costituisce così la modalità educativa fondamentale”(Vedi l’intervento di Claudio Figini in occasione del ciclo di incontri sull’affido organizzato dal Comune di Milano e dall’ANFAA nel maggio 1984, disponibile presso il Centro Studi Comin).
Verifica e revisione continua delle linee di intervento
“L’impegno fornito dalla Comin e dalle altre iniziative private per creare lo stimolo e attuare la sperimentazione (sperimentare interventi alternativi all’istituto) dando luogo ad una larga presa di coscienza da parte del “pubblico”, obbliga le stesse iniziative a riqualificarsi e a perfezionarsi per dare una testimonianza nel metodo di lavoro e nei contenuti”(Vedi il documento di Luigi Villa “Premessa alla ristrutturazione della Cooperativa” dell’ottobre 1979, disponibile in sede).
“Ciò richiede di impostare il discorso non su “a cosa educhiamo”, ma su “a cosa vogliamo educarci”; da ciò discende la necessità di aderire alla realtà globale e al quotidiano (maggior senso della realtà, visione globale dei problemi, ridimensionamento personale)”.(Vedi documento n.11)
“Il costante sforzo di adeguamento e di attenzione ai bisogni del bambino, come pure un’apertura alla sua realtà globale, necessitano di una continua rimessa in discussione dei propri valori e comportamenti”(Vedi documento n.11).
“È dovere di ogni socio della Cooperativa sottoporre a critica l’operato degli altri in vista dell’obiettivo comune e, d’altra parte, ciascuno deve atteggiarsi in modo da recepire queste critiche come contributo indispensabile al miglioramento del proprio operato”(Vedi il documento “Cooperazione e condivisione nella COMIN, proposte per una riflessione” dell’anno 1982, disponibile in sede).
Corresponsabilità e collegialità nella gestione del servizio
Importanza di una preparazione personale al lavoro di gruppo.
“Educarci a:
- cooperare per cambiare;
- accoglierci/re;
- conoscerci/re;
- aderenza alla realtà globale e al quotidiano;
- aderenza alla realtà globale e al quotidiano;
Corresponsabilità all’interno dell’équipe educativa
“Tale scelta è resa necessaria dalla specificità del servizio da rendere: infatti [… ] è importante poter condividere l’ansia che deriva dalla difficoltà e novità delle scelte quotidiane e dalla continua revisione della strategia educativa”.(Vedi documento n.13)
“L’équipe non può restare isolata nell’affrontare la complessità del progetto globale, in quanto è necessaria una scelta corresponsabile di tutta la Cooperativa, né, a maggior ragione, nell’affrontare la problematicità della gestione educativa. Ecco la necessità di:
1) proporre un coinvolgimento da amici ai componenti della Cooperativa nella vita delle comunità, tale da poter originare anche una corresponsabilità diretta come educatori esterni facenti parte dell’équipe;
2) un confronto ed un lavoro comune tra le équipe che porti ad una gestione collegiale del problema educativo”(Vedi documento n.11).
Professionalità nel servizio reso
“Si rende necessario adottare un corretto metodo di lavoro che tenga presente la complessità relazionale del progetto educativo e si articoli in;
- analisi del bisogno;
- analisi delle risorse in possesso e da acquisire;
- progettazione dell’intervento;
- attuazione;
- verifica”(Vedi documento n.11)
“Su questo punto (la professionalità degli operatori), che è molto delicato, va tenuto presente che non è possibile dissociare il livello motivazionale da quello professionale. Infatti sulla scelta di base di condivisione con chi è nel bisogno si devono inserire alcune precise capacità professionali quali:
1) la capacità di orientarsi consapevolmente nel contesto sociale ed istituzionale in cui si орега;
2) la capacità di promuovere una dinamica di rispondenza continua al bisogno nei servizi in cui si opera;
3) la capacità di relazione in rapporto al gruppo di lavoro, agli utenti del servizio e alla realtà sociale.
Risulta chiaro come questa capacità professionale e soprattutto la scelta motivazionale di base non siano facilmente riconducibili ad un semplice titolo di studio. Preferiamo piuttosto considerare come garanzia di professionalità un preciso e costante progetto di formazione permanente degli operatori, inteso come strumento di rilettura del proprio operato e di verifica dei risultati che si ottengono”(Vedi l’intervento di Claudio Figini in occasione del ciclo di incontri sull’affido organizzato dal Comune di Milano e dall’ANFAA nel maggio 1984, disponibile presso il Centro Studi Comin).
Servizio non sostitutivo nei confronti della famiglia d’origine
“La comunità alloggio è una delle varie possibilità di risposta al bisogno di minori con problemi familiari che ne sconsigliano la permanenza in famiglia. Essa si caratterizza per essere integrativa nei confronti della famiglia di origine, senza presentare il rischio di porsi come sostitutiva o conflittuale nei confronti della stessa”(Vedi documento n.13).
“Essendo la famiglia di origine, alla pari del bambino, un nostro obiettivo di intervento, ci rivolgiamo soprattutto a casi in cui sia possibile un lavoro con la famiglia d’origine in vista di un rientro a breve, medio o lungo termine”(Vedi documento n.11).
Sensibilità bipolare
“L’esperienza mi ha persuaso dell’opportunità di avere costantemente nel nostro agire una sensibilità bipolare: vale a dire non porre i problemi in termine di contrapposizione (aut-aut), ma di compresenza (et-et) (questa impostazione si può riferire ad esempio ai binomi motivazione – professionalità o bisogni del minore – bisogni dell’educatore)”(Vedi la relazione sulla storia della cooperativa del settembre 1987, disponibile presso il Centro Studi Comin).
Territorialità
“Il servizio della Comin dovrebbe attuarsi sul territorio in cui sorge il bisogno, per evitare di sradicare il bambino dal suo ambiente familiare e sociale”(Vedi documento n.13), ‘Più che il nostro intervento personale, preso asetticamente, è la vita comunitaria che offre strumenti educativi per noi e per i bambini. Mi sembra più corretto considerare il nostro compito come quello di “attivatori” di risorse educative già esistenti sia all’interno della comunità (nei bambini), sia al di fuori (scuola, famiglia, agenzie del tempo libero, amici, servizi…)”(Vedi l’intervento di Claudio Figini in occasione del ciclo di incontri sull’affido organizzato dal Comune di Milano e dall’ANFAA nel maggio 1984, disponibile presso il Centro Studi Comin).
Integrazione della rete dei servizi
“La Comin si è sempre prefissata di essere “servizio pubblico”, pur mantenendo quell’elasticità e disponibilità che sono garantite da una struttura privata”(Vedi documento n.16).
“Per portare il nostro contributo si è sempre cercato di privilegiare un forte porto con l’Ente Pubblico per non perdere di vista il taglio di servizio pubblico che si vuol dare a questa iniziativa e per l’esigenza di professionalità indispensabile allo stesso” (Vedi l’intervento di Gianni Julitta al convegno “Servizi di comunità ed Ente Pubblico” del giugno 1984, disponibile in sede).
“Questa scelta si inquadra anche nella consapevolezza di essere inseriti nella rete dei servizi ed offre la possibilità di un rapporto più proficuo con gli altri operatori e con la realtà istituzionale e sociale del territorio” (Vedi l’intervento di Claudio Figini in occasione del ciclo di incontri sull’affido organizzato dal Comune di Milano e dall’ANFAA nel maggio 1984, disponibile presso il Centro Studi Comin).
Promozionalità
“Allo scopo di promuovere nuove forme di presenza e di intervento nel campo minori, in vista di un reale processo di deistituzionalizzazione, si rende necessaria un’azione della Cooperativa così articolata:
a) verso gli enti locali:
- coordinamento con le altre comunità della Lombardia in modo da sensibilizzare la Regione ad un ruolo di stimolo nei confronti degli enti locali, riguardo la loro politica assistenziale;
- collaborazione con le amministrazioni comunali, in modo da avviare un progetto di servizi di comunità territoriali;
- sensibilizzazione verso altre strutture istituzionali (Tribunale per i Minorenni ecc.) nelle forme e occasioni che si presenteranno;
b) verso la popolazione:
- azione di coscientizzazione sul territorio per sensibilizzare l’opinione pubblica in generale sul problema dei minori e in particolare su quello degli affidi familiari”(Vedi documento n.13).
Prevenzione
“Questo ulteriore aspetto dell’attività della Cooperativa è da intendersi soprattutto rivolto alle origini e alle cause dell’abbandono. La Cooperativa assume tra i suoi compiti quello di una maggiore presenza nella scuola e nel quartiere, facendo attenzione all’insorgere dei bisogni, a forme di abbandono nascenti, al disadattamento scolastico, per promuovere, in collaborazione con altre persone e con servizi sociali, la ricerca di soluzioni adeguate”(Vedi documento n.13).
Coordinamento con le altre comunità
“Collegamento con altre comunità – iniziative spontanee o collegate all’ente locale – per partecipare, in maniera coordinata, al dialogo con l’ente pubblico sull’evoluzione che si sta verificando nel campo dell’assistenza ai minori”(Vedi documento n.8).
Tra utopia e quotidiano: superamento di un intervento solo riparatorio nei confronti dell’emarginazione
“Il significato ultimo di questa scelta di condivisione non è soprattutto quello di evitare che individui esclusi dalla vita sociale possano danneggiare il sistema che li ha esclusi, quanto piuttosto cercare le modalità per cui l’emarginazione divenga significativa per il sistema ingiusto che l’ha prodotta, affinché questo sistema possa essere modificato. So benissimo che questa affermazione rischia di essere solo un’inutile asserzione teorica […] mi sembra però che all’interno di queste contraddizioni sia possibile e doveroso individuare quotidianamente l’atteggiamento positivo nei confronti dei ragazzi, nei confronti delle loro famiglie, delle istituzioni con le quali sia loro che noi abbiamo a che fare, per individuare le vere cause dei disagi presenti, per evitare di aggiungere nuove ingiustizie a ingiustizie mai superate” (Vedi l’intervento di Claudio Figini in occasione del ciclo di incontri sull’affido organizzato dal Comune di Milano e dall’ANFAA nel maggio 1984, disponibile presso il Centro Studi Comin).
