I Rapporti istituzionali
Prima di proseguire nell’esposizione degli interventi attuati nel territorio alla fine degli anni 80 è opportuno fare un accenno all’importanza riservata da Comin alla relazione con le istituzioni politiche che governano i territori. Fin dai suoi inizi infatti Comin non ha fatto consistere il proprio intervento (anche se di ciò ha preso via via consapevolezza con lo svolgersi dell’esperienza) solo nella risposta concreta a specifiche situazioni di disagio ma anche in questo impegno culturale, sociale e politico per la diffusione all’interno della società di un atteggiamento responsabile e attivo circa i bisogni e i diritti dei minori, in particolare di quelli in difficoltà.
Sarà un accenno sintetico che vuole riprendere in modo riassuntivo le attività svolte rimandando agli Approfondimenti per uno sguardo un po’ più analitico.
I RAPPORTI CON LA REGIONE LOMBARDIA
Il primo ambito in cui si sono concretizzate queste intenzioni è stato il rapporto con la Regione Lombardia. Proprio alla fine del ’79 l‘Assessore Perruzzotti aveva convocato in una assemblea i rappresentanti delle esperienze alternative esistenti in regione, con lo scopo di conoscere il variegato panorama delle esperienze di comunità e soprattutto di definire i diversi tipi di servizi di comunità. Infatti da questa assemblea regionale è poi scaturito un gruppo di lavoro composto da rappresentanti di alcune di queste comunità, fra cui anche un nostro socio. Tale gruppo di lavoro alla fine ha prodotto un documento stampato dalla Regione: “I servizi di comunità”. Lo scopo di questo documento era quello di definire i diversi tipi di comunità in tutti gli aspetti principali che li caratterizzavano. Una volta terminato questo lavoro di stesura del documento, le comunità decisero di restare coordinate e fondarono il Segretariato Regionale dei Servizi di Comunità che ebbe molta importanza, perché soprattutto nei primi anni ’80, riuscì ad instaurare una collaborazione fattiva con la Regione Lombardia. Ciò ha consentito, tra l’altro, la realizzazione di tre convegni:
– “I servizi di comunità”
– “Obiezione di coscienza e servizio civile”;
– “Cooperazione e servizi sociali”, una scelta per la persona
Il primo si è tenuto a Brescia nel 1981 gli altri due a Milano.
Oltre a questo è stato possibile essere consultati nella programmazione socio-assistenziale in ambito territoriale in quanto esperienze significative presenti sul territorio. Purtroppo dopo i primi anni ottanta venne meno un certo rapporto stretto con la Regione Lombardia anche in seguito alla decisione di concentrare l’attenzione su un rapporto con l’ente locale più decentrato (Comuni) e al risolversi del Segretariato regionale in coordinamenti provinciali. La collaborazione con la Regione si diradò quindi in collaborazioni saltuarie nel caso di alcuni progetti specifici.
RAPPORTO CON L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE DI MILANO
Abbiamo trattato nei primi capitoli del rapporto travagliato con l’amministrazione comunale di Sesto S. Giovanni che non ha mai recepito le nostre proposte portando Comin a scegliere di far “emigrare” le proprie comunità a Milano. Fino alla metà degli anni 90 è stata quindi Milano l’amministrazione comunale di riferimento.
In questa sede abbiamo trovato una risposta migliore ed è stato possibile trovare collaborazione fin dal principio sia con l’Assessore Cuomo che con il suo successore Schemmari.
Il primo ambito di collaborazione ha riguardato naturalmente lo sviluppo di una rete di comunità per i minori. Rimandiamo per questo ad una lettera inviata da Comin in cui sono sintetizzate le nostre proposte. Conseguenza anche di queste richieste è stata la costituzione di una commissione di lavoro per la definizione congiunta del testo di una convenzione tra Comune e comunità. Questa commissione non è riuscita a raggiungere l’obiettivo, nonostante le proposte elaborate. Negli anni la collaborazione a questo proposito ha visto principalmente queste azioni congiunte:
- L’organizzazione del convegno “Servizi di comunità ed ente pubblico: quale impegno per una risposta adeguata all’emarginazione” tenutosi nel giugno 1984
- La pubblicazione da parte del comune di Milano della ricerca su Le comunità per minori
- La proposta della costituzione di una consulta sulle problematiche minorili
Più efficace è stata la collaborazione attuata assieme ad altre realtà, in particolare l’ANFAA, che ha portato alla scelta di investire sull’ Affido familiare e nel 1983 all’approvazione del Progetto Affido.
Non possiamo non sottolineare l’importanza della collaborazione con Il comune di Milano che ha reso possibile l’avvio della sperimentazione del servizio di ADM nel 1985.
Concludiamo anticipando l’avvio di un altro intervento sperimentale. Il Centro di prevenzione al disagio adolescenziale di cui vi racconteremo il prossimo mese nel Capitolo 6.
Interventi nelle zone
INTERVENTO A SESTO.
I momenti “forti” dell’attività Comin sul territorio di Sesto San Giovanni possono essere riassunti nell’impegno per la costituzione di un gruppo di famiglie affidatarie (nei primi anni ’80) e per la costituzione di una consulta sull’emarginazione con tutte le realtà esistenti a Sesto. Tale consulta veniva convocata dal Comune che investi su questo lavoro solo per poco tempo. Progressivamente sul territorio di Sesto la Comin non ha più svolto attività promozionali.
INTERVENTO IN ZONA 7.
La partecipazione di Comin in zona 7 in questi anni si è limitata soprattutto alla gestione di uno spazio, definito genericamente Stanzetta, riservato ai minori in carico al servizio ADM. Situata al primo piano della sede del Consiglio di Zona in via Guerzoni, la Stanzetta misurava circa 20 mq e conteneva un tavolo da lavoro e un armadio con giochi e attrezzature per lavori manuali (creta, stampa, pittura). Finalità di questo spazio erano:
1) permettere a educatore e minore di avere un luogo dove poter interagire al di fuori della casa e della famiglia;
2) permettere al minore di lavorare, studiare, giocare, sperimentare cose nuove in uno spazio sufficientemente ampio da poter contenere anche attività creative;
3) dare la possibilità al minore di frequentare dei coetanei in un contesto né scolastico, né famigliare, né di strada.
Durante l’anno 1987 l’utilizzo della Stanzetta evidenziò numerosi problemi:
1) lo spazio era limitato e non poteva contenere un numero di bambini superiore a 4 o 5;
2) l’orario di utilizzo consentito dal Cdz non era confacente agli orari del servizio ADM (la Stanzetta chiudeva alle 18.00);
3) la vicinanza agli uffici creava delle difficoltà sia ai bambini sia a coloro che lavoravano.
La Stanzetta non rispondeva quindi alle esigenze dell’ADM, né come struttura, né come disponibilità. Fu dunque fatta una ulteriore richiesta al Cdz, che, l’anno successivo, per 5 mesi circa, offrì all’ADM la possibilità di utilizzare una sala al centro polivalente di via Livigno, da condividere con il gruppo anziani (gli anziani vi facevano corsi di ginnastica al mattino). La sala di via Livigno non fu mai attrezzata adeguatamente, e venne utilizzata soprattutto per organizzare delle feste con i minori a Natale e a Carnevale. Non fu creato nessun progetto in quanto gli educatori capivano che si trattava di una soluzione provvisoria. Infatti, la sala venne richiesta e riconsegnata al gruppo anziani e gli educatori ADM chiesero e ottennero dalla scuola media di via Ciaia l’utilizzo di un’aula di grandi dimensioni per poter lavorare con i minori. In questo spazio è stato programmato un lavoro di animazione teatrale. Per la realizzazione di tale progetto fu messa a disposizione dal Cdz la cifra di Lit. 2.000.000 per l’acquisto del materiale necessario e per pagare un’animatrice teatrale da affiancare agli operatori ADM nella ideazione e realizzazione del progetto. Lo spettacolo, intitolato La città e le nuvole, raccontava i desideri dei bambini riguardo via Imbonati, che, da grigia e sporca, si trasformava, nel disegno e nelle costruzioni di cartone dei bambini, in una strada coloratissima, piena di palloncini, fontane, alberi. L’anno successivo, a causa dei lavori di ristrutturazione all’interno della scuola, l’aula venne assegnata al sostegno pomeridiano per i bambini disagiati e quindi l’ADM dovette abbandonare tale spazio. Nel 1991, terminata la ristrutturazione dello stabile in via Brivio, occupato da SSMI, SIMEE, Consultorio, ADA, il Cdz ha deciso di destinare un locale all’ADM assegnandolo all’assessorato all’Assistenza del Comune. L’assegnazione è stata inizialmente contrastata dagli operatori del SIMEE che volevano utilizzare tali spazi per i loro uffici. L‘ADM ha steso un primo progetto di utilizzo di tale spazio .
Rispetto agli interventi in Zona 7 va ricordato che, nell’anno 1990, alcuni operatori ADM progettarono una Ricerca-Intervento per esaminare la condizione della donna immigrata, prendendo come parametri di analisi la “solitudine sociale” della donna e “il rischio della patologia”. Il Cdz appoggiò l’iniziativa, dichiarandosi disponibile non solo a finanziare il lavoro, ma anche a partecipare alla progettazione di un Centro Donna. Purtroppo l’iniziativa fallì in quanto non fu trovato un accordo di lavoro con i Servizi Sociali e di Igiene Mentale della Zona.
L’INTERVENTO IN ZONA 10. L’intervento in Zona 10 continua a svolgersi per lo più all’interno del gruppo minori, che raggruppa la maggior parte delle iniziative presenti in zona nel campo minorile, oltre ai Servizi Sociali, Distretto Scolastico, alcune scuole, rappresentanti di partiti. Il gruppo, avendo allargato la sua ottica di intervento alla complessità della problematica minorile (senza limitare il proprio interesse solo ai casi di grave disagio sociale), ha formato dall’87 tre sottogruppi di lavoro (scuola, lavoro, tempo libero), che sono arrivati all’organizzazione di un convegno di zona dal titolo: “Scuola – lavoro e tempo libero: quali opportunità ai giovani della zona?” Da questa iniziativa sono emerse alcune traiettorie di lavoro che, approfondite, hanno dato luogo alla formulazione di proposte di intervento che sono state presentate l’anno successivo in un secondo convegno zonale. Le altre principali iniziative svolte nell’ambito del gruppo minori sono:
1) la ricerca sulla condizione giovanile in zona e sulle risorse esistenti, commissionata per il 1987-1988 alla scuola per Operatori Sociali di via Daverio (Milano). Tale ricerca è stata divisa in due fasi, una sui gruppi formali e una sulle compagnie informali;
2) la festa per i giovani nel corso della quale sono state presentate le realtà zonali operanti nel settore;
3) la ricerca di spazi per creare servizi per minori: sono state ottenute due strutture delle quali una è stata utilizzata per l’avvio di un Centro Giovani gestito dalla Cooperativa Diapason, e l’altra per fornire una sede al Centro Tempo per l’Infanzia; 4) il lavoro per l’integrazione dei Servizi e delle realtà pubbliche e private presenti in zona, culminato in tre giornate di incontro e presentazione degli obiettivi e degli interventi delle diverse realtà, da cui è emersa l’esigenza di continuare il lavoro comune; 5) la collaborazione con l’iniziativa “In viaggio verso il lavoro” della Curia di Milano: una ricerca intervento (divisa in quattro fasi) sul problema della disoccupazione giovanile. La zona 10 (Decanato di Turro) è stata scelta come zona campione per la città di Milano.
